Il termine di campicoltura designa lo sfruttamento del suolo finalizzato alla produzione attraverso piante coltivate. A seconda del tipo di attrezzi agricoli utilizzati si distingue tra coltura con il bastone da scavo, coltivazione a Zappa e aratura (Aratro). La campicoltura comprende, accanto alla Cerealicoltura, anche la coltivazione delle Leguminose, delle tuberose (barbabietola da zucchero, Patata), di alcune Piante industriali, di Foraggi e del Tabacco.
1 - Dalla Preistoria all'epoca romanaLa storia della campicoltura inizia con il passaggio dall'economia di appropriazione all'economia di produzione (Agricoltura), che in epoca preistorica sostituì progressivamente la caccia e la raccolta. La transizione tra i due tipi di economia avvenne nella cosiddetta Mezzaluna fertile mediorientale, sul finire della glaciazione di Würm (ca. 10'000-8000 a.C.); la campicoltura iniziò ad essere praticata nel territorio sviz. fra il 6000 e il 5000 a.C. (Neolitico). I luoghi in cui sono stati rinvenuti i reperti più antichi (granaglia carbonizzata, ceramica) sono quelli di Bellinzona (Castel Grande) e Sion (spec. place Planta, chemin des Collines, avenue Ritz). A nord (Bottmingen, Gächlingen) compare su terreni a löss la cultura della ceramica decorata a nastro; diagrammi pollinici di questo periodo segnalano attività di campicoltura. Si ipotizza che l'area sviz. fu colonizzata più intensamente da gruppi di campicoltori solo a partire dal Neolitico recente (ca. 4300 a.C.), con l'inizio degli insediamenti lacustri e palustri (siti importanti spec. sui laghi di Zurigo, Bienne e Costanza). Già nel Neolitico si coltivavano vari cereali - frumento tenero, farro, orzo, raramente piccolo farro - nonché lino, papavero e leguminose; anche avvicendamenti (frumento tenero-orzo) hanno potuto essere dimostrati.
Fin dalla prima età del Bronzo la campicoltura raggiunse nelle Alpi quote piuttosto elevate. Si accrebbe in misura crescente la coltivazione della spelta, e dal Bronzo finale aumentò bruscamente soprattutto l'importanza delle leguminose (Zurigo-Mozartstrasse, Zugo-Sumpf, Hauterive-Champréveyres); verso la fine dell'età del Ferro fece la sua comparsa la coltivazione dell'avena (Basilea-Gasfabrik), mentre quella della segale è attestata con certezza solo dall'epoca romana. In questa epoca sul territorio sviz. venivano coltivati grano tenero (più di rado grano turgido) e spelta, meno spesso il farro; il piccolo farro si ritrova regolarmente, ma mai in quantità importanti. Segale e avena aumentarono, l'orzo rimase importante; fra le leguminose vi erano le fave, le lenticchie e i piselli. Vennero coltivati altri nuovi prodotti: verdura (ad esempio spicchi d'aglio in corredi funerari ad Augusta Raurica), frutta fresca e secca (uva, pesche, albicocche, noci, castagne). Siti rilevanti di epoca romana studiati dal profilo archeobotanico sono Augusta Raurica, Vindonissa, Oberwinterthur, Neftenbach-Steinmöri e Biberist-Spitalhof.
Autrice/Autore: Stefanie Jacomet / vfe
2 - Dal Medioevo al XVIII secoloPer quanto fosse diffusa fino ad alta quota (nell'area alpina meridionale e centrale talora anche fino a 2000 m), nell'alto ME la campicoltura era praticata in forma estensiva, volta a garantire la sussistenza; la sua importanza, spec. rispetto all'Allevamento, non deve pertanto essere sopravvalutata. Il suo peso divenne invece più consistente soprattutto dall'XI sec., quando sulla spinta dello sviluppo demografico i Dissodamenti resero disponibili alla coltivazione molte nuove terre nell'Altopiano e le rese furono migliorate da progressi tecnici (quali l'introduzione dell'aratro semplice) o da sistemi di Sfruttamento del suolo più redditizi, come l'Avvicendamento delle colture secondo un ritmo triennale, che sostituì la semplice Economia agricola mista praticata in precedenza.
Come cereale invernale prevaleva la spelta nell'Altopiano svizzeroted., ricco di precipitazioni, mentre nella Svizzera occidentale, un po' più secca, era maggiormente coltivato il frumento; dappertutto la segale, talora mescolata a spelta o a frumento (il cosiddetto grano misto), predominava in zone più elevate, con clima mite e poco piovoso (Vallese, Grigioni centrale). Come cereali estivi erano diffusi nelle regioni basse l'avena, in quelle alte, grazie al suo ciclo più rapido, l'orzo. Nell'area alpina la campicoltura era praticata prevalentemente con criteri orticoli, in terreni particolari sottoposti ad avvicendamenti triennali (spelta-avena/orzo-maggese) o biennali (avena/orzo-maggese); in genere si alternava a colture foraggere, ma nel Vallese, nel Ticino e nel Grigioni meridionale era anche continuata, cioè utilizzava sempre le stesse parcelle (segale-orzo) grazie a una Concimazione intensiva. L'avvicendamento regolato in forma collettiva, come si verificava in parte in Bassa Engadina, era un'eccezione.
Decisivi per l'ulteriore sviluppo della campicoltura furono da un lato l'accresciuta importanza, dal XIII sec., dei mercati urbani, dall'altro il fatto che dal tardo ME l'area alpina e prealpina si orientò in misura sempre crescente verso un'economia zootecnico-lattiera; per queste ragioni la campicoltura nell'Altopiano cessò di essere un'attività di sussistenza e divenne un'attività in funzione del Mercato agricolo. Ai bisogni della pop. urbana furono orientate anche le zone a speciale coltivazione intensiva che, negli immediati dintorni delle città tardomedievali, fornivano fra gli altri vino, verdura, frutta, piante tessili e coloranti. Sul finire del ME e poi nei primi sec. dell'epoca moderna, e spec. negli anni di crisi, i terreni comuni di uso collettivo o i campi rimasti a maggese finirono spesso con l'essere arati, permettendo ad esempio la produzione di avena, orzo o fave.
Autrice/Autore: Martin Leonhard / vfe
3 - Dal XVIII al XX secoloFino alla metà del XIX sec. la tipologia dei cereali coltivati rimase sostanzialmente immutata. Come coltura intercalare veniva utilizzato, in piccole quantità, il cosiddetto seme fine (spec. pisello, fagiolo, lenticchia, miglio, panìco); era diffusa anche la rapa. Nelle zone prealpine della Svizzera centrale e settentrionale, dal 1730 ca. in poi si affermò come coltura da pieno campo la patata, che dal 1770 si diffuse anche a ovest e a sud ma solo verso la fine del sec. a est (prima Rivoluzione agricola); nello stesso periodo il Mais comparve anche nel Ticino meridionale e nel Rheintal sangallese. La campicoltura continuò a essere praticata in tutte le Zone agrarie del Paese, sia nella vera e propria fascia cerealicola - cioè nei campi che seguivano l'avvicendamento triennale delle colture dell'Altopiano, nei terreni bassi del Giura e nel Ticino meridionale - sia nelle regioni prealpine ed endoalpine, anche a oltre 1000 m; nelle zone cerealicole furono preponderanti fino alla prima metà del XIX sec. gli avvicendamenti comprendenti il maggese, mentre nella fascia alpina era frequente la rotazione continua.
La superficie coltivata a pieno campo subì forti modifiche dopo il ME: da un lato si ridusse a causa dell'espansione dell'Orticoltura, dall'altro si estese a scapito di boschi e pascoli. Parcelle speciali recintate servivano in parte per colture particolari a pieno campo (bietole di vario tipo, patata, piante tessili), ma in parte anche per colture prative. Verso la fine dell'ancien régime, la superficie dei campi pro capite nella fascia cerealicola era forse minore di quanto fosse all'inizio dell'epoca moderna; era tuttavia coltivata più intensamente, perché meglio concimata e perché il terreno era sollecitato con maggiore frequenza a produrre attraverso la coltivazione estiva del maggese.
La Rivoluzione elvetica avviò attorno al 1800 importanti cambiamenti nella fascia cerealicola. L'abolizione delle decime e la riscattabilità dei censi modificarono le condizioni di base dell'agricoltura. I contadini ebbero maggiori margini di libertà nelle scelte produttive, e poterono orientare le coltivazioni in base ai bisogni del mercato e alle condizioni locali del terreno e del clima; i vecchi sistemi di avvicendamento e la rotazione obbligatoria vennero di conseguenza a cadere. In questa nuova situazione, in una prima fase le aziende contadine in alta quota si convertirono all'allevamento puro; la zootecnia da carne e da latte si spostò dalla zona prealpina verso l'Altopiano e conquistò, nelle zone piuttosto elevate, molti campi a cereali. L'epoca delle ferrovie eliminò quella rete protettiva chiusa che in precedenza aveva tutelato, isolandola, la cerealicoltura sviz. dal mercato mondiale, aprendo la campicoltura tradizionale a una difficile situazione di concorrenza; dopo la metà del XIX sec. molti campicoltori furono costretti a passare, loro malgrado, all'allevamento da latte e da carne.
Agli inizi del XX sec., spec. la cerealicoltura sembrava avviata in Svizzera al tramonto: nel 1905, 255'180 ettari sul 1'059'930 ettari di superficie agraria complessiva erano coltivati a campo, 134'220 a cereali. La prima guerra mondiale, e il conseguente ristagno delle importazioni, portò a una svolta; misure attuate dallo Stato quali il monopolio sull'importazione e la protezione fed. dei prezzi cerealicoli cercarono di ridare slancio alla campicoltura e soprattutto alla cerealicoltura (Politica agraria). La campicoltura sviz. è determinata ancora attualmente in parte dalla legge del 1959 sui cereali (con garanzie di ritiro e di prezzo), cui si accompagna il piano specifico del 1992 sulle superfici a coltura alternata, che prescrive ai cant. superfici minime da tenere a pieno campo.
| Anno | Terreno coltivo | Cereali | Patate | Barbabietole da zucchero | Colza | Granturco da insilamento | Tabacco |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1917 | 191 668 | 117 338 | 51 620 | 407 | 255 | - | 225 |
| 1939 | 209 301 | 136 906 | 47 321 | 3 207 | 41a | - | 770 |
| 1945 | 355 249 | 216 506 | 83 575 | 5 559 | 8 514 | - | 1 272 |
| 1955 | 259 820 | 170 440 | 50 997 | 5 520 | 3 249 | 2 968 | 989 |
| 1965 | 248 901 | 173 683 | 37 203 | 8 372 | 6 651 | 5 226 | 686 |
| 1975 | 262 530 | 177 803 | 23 811 | 10 641 | 9 283 | 27 119 | 713 |
| 1985 | 287 049 | 183 918 | 20 063 | 14 247 | 14 532 | 42 218 | 723 |
| 1996 | 308 924 | 196 438 | 16 666 | 16 045 | 13 998 | 43 352 | 734 |
La massima estensione dell'area a pieno campo fu raggiunta intorno al 1945 (352'879 ettari) a seguito del Piano Wahlen adottato durante la seconda guerra mondiale; nel 1990, dopo un netto calo intermedio, i campi erano tornati a occupare 316'189 ettari (29% dell'intera superficie agraria), di cui almeno i 2/3 a cereali. L'aumento dei raccolti - grosso modo quintuplicati dal 1910 al 1990 nel settore cerealicolo - dipende in primo luogo dall'aumento delle rese unitarie, dovuto al progresso tecnico-biologico (seconda e terza rivoluzione agraria).
Autrice/Autore: Markus Mattmüller / vfe
Riferimenti bibliografici