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FlavioCotti

18.10.1939 Muralto,16.12.2020 Locarno, cattolico, di Prato-Sornico. Avvocato, politico ticinese popolare democratico, Consigliere di Stato, Consigliere nazionale e Consigliere federale. 

Il Consigliere di Stato Flavio Cotti durante un discorso di fronte all'assemblea dei delegati dell'Ufficio nazionale svizzero del turismo. Fotografia scattata al palazzo dei congressi di Lugano, 26 maggio 1976 (KEYSTONE/Photopress, immagine 436836477).
Il Consigliere di Stato Flavio Cotti durante un discorso di fronte all'assemblea dei delegati dell'Ufficio nazionale svizzero del turismo. Fotografia scattata al palazzo dei congressi di Lugano, 26 maggio 1976 (KEYSTONE/Photopress, immagine 436836477).

Primo dei due figli di Leone Cotti, commerciante di tessuti, e di Agnese nata Chiappini, telefonista e poi casalinga, Flavio Cotti frequentò la scuola elementare a Locarno, il collegio Papio ad Ascona e il collegio dei benedettini a Sarnen, dove ottenne la maturità nel 1958. Dopo un soggiorno nella Svizzera francese, studiò diritto all'Università di Friburgo, conseguendo la licenza nel 1962. Membro di Lepontia, nel 1961-1962 fu vicepresidente della Società degli studenti svizzeri (SSS). Attivo dapprima presso lo studio legale di un parente, nel 1965 ne aprì uno proprio di avvocato e notaio a Locarno. Nel 1966 sposò Renata Naretto, figlia di Giovanni Naretto, commerciante, e di Hermine nata Von Ah, casalinga; la coppia ebbe una figlia. 

Cotti diede avvio alla sua carriera politica, ispirata a ideali democratici-cristiani e federalisti, come presidente della sezione giovanile del Partito conservatore cristiano-sociale ticinese (1962-1967), in seno alla quale si impegnò in particolare per una modernizzazione del partito, analogamente a quanto stavano facendo i Giovani liberali radicali e la Gioventù socialista. Consigliere comunale a Locarno (1964-1975) e deputato al Gran Consiglio ticinese (1967-1975), nel 1975, a soli 36 anni, fu eletto in Consiglio di Stato, in cui sedette fino al 1983 (presidente nel 1977 e nel 1981). Diresse i Dipartimenti dell'economia pubblica, di giustizia, del militare e, per pochi mesi, anche quello dell’interno.

A metà degli anni 1970, in un contesto di recessione economica, si stava rafforzando la tutela della Confederazione sui cantoni. Come responsabile del Dipartimento dell’economia pubblica, verso la fine del 1975 Cotti cercò, con un successo solo parziale, di ottenere un moderato allentamento delle norme della cosiddetta Lex Furgler, che limitava l'acquisto di immobili da parte di persone residenti all'estero (svendita del territorio). Nel settembre 1976 conseguì l’approvazione della nuova legge sul promovimento delle attività industriali e artigianali e l’anno successivo vide accolta la legge di applicazione e di complemento dell'innovativa normativa federale sull'aiuto agli investimenti nelle regioni montane del 1974. Nel 1978 fu migliorata la legge sul turismo del 1970, mettendo a disposizione considerevoli mezzi finanziari e puntando su una strategia turistica globale che guardava anche al turismo invernale. Cotti intervenne con autorevolezza anche sui rimedi per uscire dalla crisi economica, pronunciandosi sulla pianificazione cantonale e sul piano finanziario. Conseguì inoltre l'approvazione della legge sulla salvaguardia e sul promovimento dell’agricoltura nel 1982 e una riforma di quella sul notariato nel 1983. 

Retrospettiva sulla carriera del Consigliere federale Flavio Cotti nella trasmissione Controluce della televisione della Svizzera italiana del 29 dicembre 1996 (Radiotelevisione svizzera, Comano, Play RSI).
Retrospettiva sulla carriera del Consigliere federale Flavio Cotti nella trasmissione Controluce della televisione della Svizzera italiana del 29 dicembre 1996 (Radiotelevisione svizzera, Comano, Play RSI). […]

Eletto presidente cantonale del Partito popolare democratico (PPD) il 30 aprile 1981, in un momento di crisi della politica e di difficoltà dello Stato, Cotti intraprese un’azione di rinnovamento che permise al partito di conservare ancora per qualche anno la sua tradizionale forza elettorale (pari a un terzo circa dei votanti). Il 23 ottobre 1983 fu eletto in Consiglio nazionale (Assemblea federale), dove sedeva anche suo cugino Gianfranco Cotti. Nel febbraio dell'anno successivo fu designato all’unanimità presidente del PPD svizzero, nomina che gli aprì ottime prospettive per una successione nel governo elvetico. Nell'autunno del 1986 si dimisero a sorpresa dal Consiglio federale sia il sangallese Kurt Furgler sia il lucernese Alphons Egli, entrambi del PPD. Il partito propose allora, in rappresentanza della Svizzera orientale, la candidatura di Arnold Koller, mentre per il secondo seggio designò Cotti anche per rivendicare il diritto della Svizzera italiana a tornare nell’esecutivo federale dopo l'uscita di Nello Celio nel 1973. Il 10 dicembre 1986 Koller e Cotti furono entrambi eletti senza sorprese al primo turno. Con 163 voti su 239 (maggioranza assoluta 120) Cotti si impose nettamente sui suoi colleghi di partito: Judith Stamm (33 voti), Consigliera nazionale lucernese che si era candidata per protestare contro la scelta del suo partito di non proporre alcuna donna, Fulvio Caccia (26), Consigliere di Stato ticinese, e Markus Kündig, Consigliere agli Stati zughese (13).

Cotti subentrò a Egli alla guida del Dipartimento federale dell'interno (DFI), che riorganizzò profondamente. Nel 1989 istituì l'Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio, accorpando le due istituzioni che si erano occupate in precedenza di queste tematiche. Negli anni 1990 ottenne concreti miglioramenti nella protezione dell'ambiente, in particolare di acque, aria, boschi e paludi. Concesse poi maggiore autonomia ai Politecnici federali di Zurigo e Losanna con la nuova legge in materia del 1991, creando così le premesse per la loro affermazione fra le migliori università al mondo. Lo stesso anno venne costituito, grazie anche alla donazione del fondo Friedrich Dürrenmatt, l'Archivio svizzero di letteratura della Biblioteca nazionale svizzera. Sempre nel 1991 Cotti portò rapidamente a conclusione la revisione dell’articolo sulle lingue (70) della Costituzione federale, che gli stava particolarmente a cuore. In qualità di responsabile della socialità, ereditò il delicato dossier della decima revisione dell’assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS), al quale diede un forte impulso.

Il Consigliere federale Flavio Cotti, direttore del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), presenta Thomas Borer, segretario generale supplente del DFAE (a destra), quale capo della Task force Svizzera – seconda guerra mondiale. Fotografia scattata a Palazzo federale, 25 ottobre 1996 (KEYSTONE, immagine 33148118).
Il Consigliere federale Flavio Cotti, direttore del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), presenta Thomas Borer, segretario generale supplente del DFAE (a destra), quale capo della Task force Svizzera – seconda guerra mondiale. Fotografia scattata a Palazzo federale, 25 ottobre 1996 (KEYSTONE, immagine 33148118).

All’inizio del 1993 il responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), René Felber, si dimise per motivi di salute. Alla sua successione Cotti fu preferito a Koller dagli altri membri dell'esecutivo. In quel momento l’Europa stava vivendo profonde trasformazioni a causa del crollo dell'Unione Sovietica e del rapido allargamento della Comunità europea (CE). Nella Confederazione, le dimissioni della Consigliera federale Elisabeth Kopp (1989) e l'affare delle schedature (1990) avevano minato la credibilità delle istituzioni; con la rapida crescita dell'Unione democratica di centro (UDC) si osservò una polarizzazione del clima politico, in particolare attorno ai temi della politica d’asilo e dei rapporti con la CE. In questo scenario, Cotti assunse la guida del DFAE, che si trovava in piena ristrutturazione. Nel 1995 fu istituita la nuova Direzione della cooperazione allo sviluppo, dell’aiuto umanitario e della cooperazione tecnica con l'Europa centrale e orientale, ridenominata l'anno successivo Direzione dello sviluppo e della cooperazione. Le rotazioni nelle ambasciate suscitarono malcontento e Cotti fu criticato per lo stile di conduzione del dipartimento. D’altro canto, la politica europea della Svizzera stava attraversando una fase di disorientamento dopo l’esito negativo, nel 1992, del voto sullo Spazio economico europeo. In cerca di un'alternativa a questa soluzione, Cotti non riuscì ad assicurare al Paese una politica di apertura, come aveva fatto in precedenza Giuseppe Motta sostenendo l'adesione alla Società delle Nazioni. Alla piena integrazione nella CE, con cui le trattative si conclusero nel 1998, preferì la via bilaterale, un compromesso che considerava realistico e teso anche a preservare la coesione nazionale. Dovette però confrontarsi con ostacoli su alcuni accordi e con l’ostilità dell’UDC.

Il Consigliere federale Flavio Cotti stila un bilancio del suo viaggio in Bosnia-Erzegovina in qualità di presidente dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Servizio nell’edizione principale del telegiornale 19:30 della televisione della Svizzera francese del 24 giugno 1996 (Radio Télévision Suisse, Ginevra, Play RTS).
Il Consigliere federale Flavio Cotti stila un bilancio del suo viaggio in Bosnia-Erzegovina in qualità di presidente dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Servizio nell’edizione principale del telegiornale 19:30 della televisione della Svizzera francese del 24 giugno 1996 (Radio Télévision Suisse, Ginevra, Play RTS). […]

Con lo scoppio nel 1995 dell'affare dei cosiddetti averi ebraici non rivendicati, Cotti dovette affrontare una crisi senza precedenti dell'immagine della Svizzera nel mondo. Il suo dipartimento reagì nel 1996 istituendo la Task force Svizzera – seconda guerra mondiale e designando una Commissione indipendente di esperti presieduta da Jean-François Bergier, cui fu affidato il compito di studiare il comportamento della Svizzera durante la seconda guerra mondiale, avviando così una profonda revisione storica. Le critiche internazionali si attenuarono nel 1998, dopo la conclusione di un accordo di risarcimento tra le banche svizzere coinvolte e le organizzazioni ebraiche. A parziale compensazione delle difficoltà incontrate nelle relazioni internazionali, la designazione alla presidenza dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) nel 1996 consentì a Cotti di consolidare la partecipazione della Svizzera alla politica europea e di sicurezza. 

Cotti fu presidente della Confederazione nel 1991 e nel 1998, ossia in occasione del 700esimo anniversario della Confederazione e del 150esimo dello Stato federale, che lo stimolarono a compiere un’analisi approfondita del sistema politico elvetico e di sostenere con passione l’importanza della Svizzera plurilingue (plurilinguismo). All’inizio del 1999 Cotti e Koller annunciarono le loro dimissioni per la fine di aprile. Cotti si ritirò nel suo cantone di origine e si attenne sempre al più stretto riserbo sulle questioni di politica federale; accettò solo alcuni mandati amministrativi e onorifici. Nel 1999 fu insignito del premio Nanny ed Erich Fischhof della Fondazione contro il razzismo e l'antisemitismo.

Riferimenti bibliografici

  • Cotti, Flavio: Federalismo, sussidiarietà, protezione delle minoranze. Quanto di più attuale per la crescita dell’Europa unita, 1994 (I quaderni dell’Associazione Carlo Cattaneo, 36).
  • Cotti, Flavio: «I cantoni svizzeri di fronte all’evoluzione del diritto internazionale in ambito economico», in: Caimi, Carlo Luigi; Cometta, Flavio; Corti, Guido (a cura di): Il Ticino e il diritto. Raccolta di studi pubblicati in occasione delle Giornate dei giuristi svizzeri, 1997, pp. 345-369.
  • Futterlieb, Werther: Qui Berna. Otto parlamentari ticinesi. Domande e risposte, 1987.
  • Bernasconi, Moreno; Cotti, Flavio: La Svizzera nell'ora della verità. Flavio Cotti a colloquio con Moreno Bernasconi. Con i principali discorsi del presidente della Confederazione nell'anno del 700o, 1992 (seconda edizione ampliata nel 2021).
  • Altermatt, Urs: «Flavio Cotti», in: Altermatt, Urs (a cura di): Das Bundesratslexikon, 2019, pp. 605-611.
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Suggerimento di citazione

Fabrizio Panzera: "Cotti, Flavio", in: Dizionario storico della Svizzera (DSS), versione del 29.11.2022. Online: https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/004738/2022-11-29/, consultato il 19.04.2024.