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Pavia

Città della Lombardia, capoluogo dell'omonima provincia (70'207 ab. nel 2008). Sviluppatasi da un castrum romano situato alla confluenza del fiume Ticino nel Po, la città ebbe una posizione politico-economica di primo piano in età tardoimperiale e altomedievale (residenza della corte imperiale dopo il 493, capitale del regno ostrogoto di Teodorico). Tra il VI e l'VIII sec. la denominazione Papia si sostituì a quella antica di Ticinum. Conquistata dai Longobardi nel 572, fu il centro effettivo del regno, estese il suo influsso fino alle Alpi ed entrò in concorrenza con Milano. Grazie al favore regale, alcuni enti ecclesiastici pavesi formarono estesi patrimoni fondiari dotati di ampie immunità. Il monastero benedettino di S. Pietro in Ciel d'Oro acquisì numerosi possedimenti dal Sottoceneri alla valle di Blenio, fatti risalire a una leggendaria donazione di re Liutprando (712); di difficile gestione in assenza di centri amministrativi (ad eccezione di una curtis a Magliaso), vennero alienati nel XIII sec. Il convento femminile di S. Maria del Senatore mantenne invece diritti di decima a Rancate fino al XVI sec. Nella tarda età com. P., caposaldo ghibellino, vide ridotta la sua area di influenza politico-amministrativa, ma diede vita a un duraturo sviluppo manifatturiero e commerciale; dal 1360-61 fu integrata nello Stato regionale lombardo (ducato di Milano), di cui condivise in seguito le sorti.

Sin dall'antichità P. trasse vantaggi dall'itinerario fluviale lungo il Ticino, che conduceva al lago Maggiore e da lì verso i passi del San Bernardino e del Lucomagno, e in seguito del San Gottardo, del Gries e del Sempione. Il collegamento fu una dorsale importante del sistema di comunicazioni lombardo anche in epoca moderna, capace di assicurare i contatti con le fiere e i mercati dell'area verbanese, e dunque i traffici con i territori ticinesi e sviz.

Grazie allo Studium generale, fondato nel 1361 dai signori milanesi, P. fu un centro intellettuale di rilevanza europea. L'ateneo attrasse sin dagli inizi molti studenti (spec. di diritto, medicina e filosofia) provenienti non solo dai territori del ducato, ma anche dalla Conf., e nel XV sec. fu uno snodo eminente nella rete intern. di contatti fra i cultori degli studia humanitatis. Con le tensioni politico-confessionali si rafforzarono i legami con le élite dei cant. catt., che ebbero in P. un punto di riferimento culturale e un luogo di scambio con il ceto dirigente della Lombardia: in quest'ottica, nel capitolato di Milano del 1587 fu inserita la garanzia di posti gratuiti per gli studenti dei cinque cant. Anche per numerosi ecclesiastici l'Univ. offrì la possibilità di carriere acc., spesso avviate dopo studi al Collegio Elvetico di Milano. Sul piano quantitativo, la tradizione migratoria verso l'ateneo fu forte soprattutto nella Svizzera it., e raggiunse l'apice tra la fine del XVIII e la metà del XIX sec., prima della creazione delle univ. milanesi, del Politecnico fed. di Zurigo e dell'Univ. di Friburgo. Le oscillazioni del numero di studenti e docenti sviz. a P. fra il XIX e il XX sec. vanno anche messe in relazione con i provvedimenti delle autorità politiche e acc. tesi a favorirne l'afflusso (fra queste spicca l'istituzione di una cattedra di diritto privato sviz. nel 1921) oppure a scoraggiarlo (ad esempio con l'introduzione di un esame supplementare in Svizzera per i medici laureati in Italia). Soprattutto in Ticino, l'intensità delle relazioni con P. rifletteva il confronto fra tendenze politico-culturali opposte, miranti le une a una più intensa coesione tra le diverse aree linguistiche sviz. e le altre alla definizione di un'identità culturale specifica svizzeroit.

Riferimenti bibliografici

  • Schaefer, Sottoceneri, 108-111
  • R. Bolzern, Spanien, Mailand und die katholische Eidgenossenschaft, 1982
  • Storia di Pavia, 2-5, 1987-2000
  • G. Negro, Gli studenti ticinesi all'Università di Pavia, 1993
  • G. Andenna, Linea Ticino, 2002
  • S. Castro, Tra Italia e Svizzera: la presenza degli studenti svizzeri nell'Università di Pavia (1860-1945), 2004
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