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Santa Sede

L'espressione S., o Sede apostolica, indica il papato come istituzione permanente, il pontefice che ne è il titolare e le congregazioni, i tribunali e gli uffici della curia romana preposti al governo della Chiesa catt.

Medioevo

Per l'alto ME sono attestate solo poche missive papali alle chiese sviz., tra cui quelle a Saint-Maurice d'Agaune (857), Losanna (878), Ginevra (882) e San Gallo (904). L'esempio di Losanna, dove era avvenuta un'elezione vescovile contestata, dimostra come il pontefice venisse consultato in casi difficili per un consiglio o una decisione. I rapporti tra la S. e l'attuale territorio sviz. si intensificarono non prima della metà dell'XI sec. La maggior parte delle lettere papali rubricate nei registri o tramandate come copie od originali (dal 1080) risalgono al periodo successivo al 1050, quando l'autorità pontificia mutò profondamente il suo orientamento e si trasformò da un'istituzione prevalentemente romana a vertice monarchico della Chiesa universale. Gli scritti più antichi erano per lo più privilegi di protezione o conferme di possedimenti.

Attorno al 1050 si formò il collegio cardinalizio, comprendente i principali consiglieri del papa, di cui però non fecero parte "Svizzeri" fino a Matthäus Schiner (1465-1522, cardinale dal 1511), se si eccettua il conte Roberto di Ginevra, nato ad Annecy, cardinale dal 1371 e poi antipapa ad Avignone con il nome di Clemente VII dal 1378 al 1394. A partire dalla cappella pontificia si formarono entro il XII sec. gli uffici curiali della cancelleria (per la stesura di documenti) e della Camera apostolica (per le finanze). Nel XIII sec. si aggiunsero la penitenzieria (per assoluzioni e dispense in foro interno ed externo) e, quale supremo tribunale pontificio, l'Audentia sacri palatii (la futura Rota). La progressiva differenziazione degli uffici apostolici rispondeva all'aumento delle richieste indirizzate alla S. per ottenere giustizia e per attingere, tramite suppliche, al tesoro delle soddisfazioni.

Dalla Riforma medievale dell'XI sec. la curia romana assurse a massima istanza giur. all'interno della Chiesa. Molti dei suoi pronunciamenti assumevano quindi la forma di decretali e non rappresentavano decisioni politiche. Per ragioni storiche il papa disponeva di ampie competenze nella nomina dei vescovi e, dal XIII sec., nell'attribuzione delle prebende minori. Il pontefice inoltre si riservava alcuni particolari diritti e costituiva la suprema istanza di appello (la possibilità di appellarsi al Concilio fu abolita nel 1418). La S. rappresentava al tempo stesso un potere temporale (Stato della Chiesa nell'Italia centrale, dal 1348 anche ad Avignone) in concorrenza con altre entità politiche (soprattutto il Sacro Romano Impero) su cui cercava di affermare i propri interessi.

Scontri politici e conflitti

L'importante ruolo esercitato dai vescovi quali feudatari dell'imperatore nell'XI sec. provocò tensioni tra il papa, i vescovi e l'Impero, che sfociarono nella cosiddetta lotta delle Investiture. A Como e Costanza questi contrasti portarono a scismi, a Basilea, Coira e Losanna alla scomunica dei vescovi. Quasi tutto l'odierno territorio sviz. si schierò a favore dell'antipapa Clemente III. Durante lo scisma del 1159-77, dovuto al mancato riconoscimento dell'elezione del pontefice Alessandro III da parte di Federico I Barbarossa, in base ai documenti tramandati, l'antipapa Vittore IV (1159-64) fu riconosciuto a Basilea, Einsiedeln e Ginevra, mentre l'antipapa Pasquale III (1164-68) solo a Basilea. Sion seguì Alessandro III già nel 1163. Nuove tensioni nell'episcopato si ebbero quando Innocenzo IV durante il primo Concilio di Lione (1245) dichiarò deposto l'imperatore Federico II. I vescovi di Basilea, Costanza (dalla metà del 1246), Losanna e Sion e i conti von Kyburg appoggiarono il pontefice; il Ticino era diviso. Durante il Grande scisma d'Occidente (1378-1417), dopo una breve esitazione il Ticino e i cant. conf. sostennero il papa di Roma, mentre i territori asburgici e Basilea quello di Avignone. La morte di Leopoldo III d'Asburgo nella battaglia di Sempach (1386) accelerò il declino dell'obbedienza avignonese nella Svizzera ted. Dal 1409 al posto del papa romano furono riconosciuti i pontefici eletti dal Concilio di Pisa, Alessandro V e Giovanni XIII. Nella Svizzera franc., Ginevra rimase fedele al partito avignonese fino al 1408, e Losanna fino al 1410.

I Concili svoltisi a Costanza (1414-18) e Basilea (1431-49) portarono membri della curia romana ad acquisire un numero crescente di benefici ecclesiastici nella Conf. Il conflitto tra Pio II e il duca Sigismondo d'Asburgo per la diocesi di Bressanone, che culminò nella scomunica di Sigismondo, permise ai Conf. di occupare la Turgovia nel 1460. Per reclutare mercenari per le sue previste campagne militari in Italia settentrionale, nel 1479 papa Sisto IV concesse ampi diritti in materia di attribuzione di prebende minori ai cant. conf., diritti che questi ultimi mantennero anche dopo la sua morte. Il tentativo di Andrea Zamometic, arcivescovo della Krajina, di convocare nel 1482 a Basilea un concilio rivolto contro Sisto IV suscitò irritazioni, ma non ebbe conseguenze pratiche. Il diritto di assegnare i benefici divenuti vacanti nei mesi dispari (i "mesi papali") venne confermato ai cant. conf. nel 1499 da Alessandro VIII, che necessitava di truppe per la conquista del ducato di Milano.

Visite nella Confederazione del papa e dei suoi inviati

Nei loro viaggi verso l'Europa settentrionale, i pontefici attraversavano la Svizzera lungo la strada Gran San Bernardo-Saint-Maurice-Giura. Così fece Stefano II, il quale, fuggito dall'Italia per raggiungere il re franco Pipino il Breve, nel novembre/dicembre del 753 soggiornò a Romainmôtier. Lo stesso tragitto venne utilizzato da Leone IX nel 1050, e - in senso contrario - da Eugenio III e dal cardinale Giacinto (il futuro Celestino III) nel maggio del 1148. Al ritorno dal secondo Concilio di Lione, Gregorio X nell'ottobre del 1275 soggiornò a Losanna, dove consacrò la cattedrale, e a Sion, prima di proseguire per Milano. Per raggiungere Costanza, alla fine di ottobre del 1414 l'antipapa Giovanni XXIII si imbarcò a Rheineck per Kreuzlingen. Quando fuggì dal Concilio nel marzo del 1415, passando da Kreuzlingen e Steckborn raggiunse Sciaffusa, da dove nell'aprile dello stesso anno si diresse a Friburgo in Brisgovia via Laufenburg. Nel suo viaggio di ritorno a Roma, Martino V fece tappa a Sciaffusa, Baden, Lenzburg, Olten, Soletta, Berna (dove fu ricevuto solennemente), Friburgo, Losanna e Ginevra (maggio-agosto 1418). Conobbero la Svizzera per esperienza personale anche i pontefici Enea Silvio Piccolomini (Pio II), Felice V e Pio III, che nel 1471 in veste di cardinale attraversò il passo del San Gottardo. Giulio II, per contro, vescovo di Losanna dal 1472 al 1476, non mise mai piede nella sua diocesi.

Dalla metà dell'XI sec., alle corti europee gli interessi del papato vennero difesi da legati (per lo più cardinali) e nunzi (Nunziatura), che nei loro viaggi verso Francia e Germania visitarono regolarmente la Svizzera. Dal 1460 è attestata la presenza di nunzi presso i cant. conf.; tuttavia non esiste ancora uno studio scientifico sugli inviati papali in Svizzera nel tardo ME. Alcuni di loro, come Gentile da Spoleto (1478-80), Angelo Gerardini (1482-84) o Raimondo Peraudi (1504), soggiornarono per periodi prolungati nella Conf. Contatti regolari con la S. si ebbero anche nell'ambito delle visite ad limina dei vescovi. Dall'inizio del XIV sec. numerosi ecclesiastici si rivolsero direttamente alla curia romana (recandovisi di persona o tramite un intermediario) per ottenere delle prebende. Già prima dell'istituzione del giubileo (o anno santo), celebrato per la prima volta nel 1300, erano molti i pellegrini che si recavano a Roma.

Epoca moderna

All'inizio del XVI sec., questioni politiche e militari assunsero un ruolo dominante nelle relazioni tra la Conf. e la S. Giulio II (1503-13) cercò soprattutto di reclutare mercenari per rafforzare la coesione politica dello Stato della Chiesa e garantirne l'indipendenza dalle potenze straniere. Per ricompensarli del loro sostegno, nel 1512 omaggiò i Conf. con il titolo onorifico di Defensores libertatis ecclesiae. I legati pontifici (tra cui Matthäus Schiner) e i nunzi soggiornavano in Svizzera per brevi periodi, di solito per la conclusione di capitolazioni militari e il loro finanziamento. Soprattutto nel periodo delle guerre d' Italia i rapporti militari furono molto stretti. La S. non rinunciò ad arruolare truppe sviz. per perseguire i suoi scopi politici nemmeno dopo la sconfitta dei Conf. a Marignano (1515) o l'avvento della Riforma a Zurigo. Solo il Sacco di Roma per opera di truppe imperiali rappresentò una cesura da questo punto di vista.

Le ricompense offerte da papa Giulio II ai Confederati nel 1512. Silografia del 1513 attribuita a Hans Rüegger (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv).
Le ricompense offerte da papa Giulio II ai Confederati nel 1512. Silografia del 1513 attribuita a Hans Rüegger (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv). […]

La Riforma e la Riforma cattolica

Fino al 1531 la S. non prese in pratica contromisure per frenare la diffusione della Riforma nella Conf., lasciando privi di sostegno i cinque cant. della Svizzera centrale, Friburgo e Soletta. Si ebbe una reazione solo dalla metà del XVI sec., in cui il Concilio di Trento (1545-47, 1551-52, 1562-63), spec. nella sua ultima fase, ebbe un ruolo essenziale. I cant. catt., che disponevano di un'ampia autonomia in materia ecclesiastica - tutti i vescovi risiedevano al di fuori del loro territorio -, dopo alcune esitazioni decisero di sostenere le riforme tridentine in materia di fede (Riforma cattolica), senza però rinunciare alle loro prerogative. Le riforme implicavano una collaborazione con Roma, la cui manifestazione più importante fu l'istituzione, nel 1586, di una nunziatura permanente a Luzerna (cant. direttore catt.), proposta nel 1579 dall'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo. Il vescovo di Como Giovanni Antonio Volpe, nunzio straordinario dal 1560 al 1564, favorì la partecipazione sviz. al Concilio di Trento e il riconoscimento dei provvedimenti tridentini; Giovanni Francesco Bonomi, nunzio dal 1579 al 1581, si adoperò per la loro attuazione pratica.

Nella promozione della Riforma catt. i nunzi e i cant. catt. poterono contare sull'appoggio dei nuovi ordini dei cappuccini e dei gesuiti. La loro diffusione andò di pari passo con il rinnovamento del clero secolare e degli ordini monastici tradizionali, e in particolare dei benedettini. Già all'inizio del XVII sec. l'efficace collaborazione tra gli inviati papali, i cant. catt. e i nuovi ordini diede i suoi frutti. Nella diocesi di Basilea, l'energico principe vescovo Jakob Christoph Blarer von Wartensee, che concluse un'alleanza con i cant. catt. nel 1579 (confermata con un giuramento solenne nel 1580), riuscì a imporre le riforme tridentine e, inoltre, fu in grado di riportare al cattolicesimo il Laufental. In Vallese i nunzi riuscirono a introdurre la Riforma catt. solo verso la metà del XVII sec., grazie al sostegno dei cant. catt. e contro le resistenze del governo locale, che non voleva rinunciare alle proprie prerogative in materia ecclesiastica, e dei simpatizzanti segreti del protestantesimo, numerosi all'interno dell'élite vallesana.

Dalla metà del XVI sec. la S. mostrò particolare interesse per la Valtellina, Bormio e Chiavenna, Paesi soggetti delle Tre Leghe, poiché considerava questi territori alpini italofoni come un canale di propagazione dell'eresia in Italia. La lenta diffusione della nuova fede nei Grigioni, che durò per tutto il XVI sec., fu quindi seguita con viva preoccupazione. Solo nel XVII sec., quando le Tre Leghe e i loro Paesi soggetti furono coinvolti nei grandi conflitti europei, la S. riuscì, in parte con il sostegno delle grandi potenze (Asburgo austriaci e spagnoli, Francia), a rafforzare nuovamente il cattolicesimo nella Valtellina e a Bormio e Chiavenna, a garantire la sopravvivenza della diocesi di Coira e a imporre, prima del 1650, le riforme tridentine nei territori grigionesi rimasti catt.

Rapporti conflittuali fino al 1798

Conflitti di competenza in materia ecclesiastica avevano reso più difficile la collaborazione tra la S. e i cant. catt., senza tuttavia mai impedirla del tutto. Nel corso del XVII sec. le difficoltà però aumentarono, provocando un deterioramento delle relazioni. Dopo diversi tentativi, solo nel 1688 il vescovo di Losanna si stabilì definitivamente a Friburgo, che divenne così la prima sede episcopale nel territorio dei 13 cant. Al periodo della Controriforma (1560-1650) seguì una fase di contrasti tra autorità laiche, vescovi e nunziatura su questioni di minore importanza (diritti di collazione dei laici, esenzione di alcuni conventi dalla giurisdizione episcopale, diritto di visita dei nunzi e competenze di questi ultimi in materia di dispense matrimoniali), che esacerbarono tuttavia i rapporti quotidiani. I nunzi dovevano in primo luogo promuovere l'unità dei cant. catt. e, in caso di conflitti tra questi ultimi, mantenere una posizione rigidamente neutrale. Dopo la prima guerra di Villmergen, il nunzio Federico Borromeo (1654-65) fece un appello alla moderazione per consolidare la posizione catt. acquisita in seguito alla seconda guerra di Kappel. Successivamente alla sconfitta catt. nella seconda guerra di Villmergen (1712), l'infelice operato del nunzio Giacomo Caracciolo (1710-16) mise a dura prova i rapporti con la curia romana. Soprattutto Lucerna si oppose a qualsiasi ingerenza nella sua politica e richiese la rimozione di Caracciolo. Contro il volere di quest'ultimo, nel 1714 Lucerna nominò un agente a Roma per difendere meglio le proprie posizioni presso la S. L'affare di Udligenswil, in ragione del quale il nunzio trasferì temporaneamente la propria sede ad Altdorf (UR), rappresentò uno dei momenti di maggiore tensione tra Chiesa e Stato nel XVIII sec. L'Illuminismo e l'ostilità verso i gesuiti furono per contro largamente estranei ai cant. catt.; la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773 non pose particolari problemi. Anche l'intransigenza dei nunzi nei confronti delle soc. segrete (ad esempio logge massoniche) e della Soc. elvetica, confessionalmente mista, non provocò dissidi degni di nota. La maggior parte dei cant. catt. impose la censura sugli scritti illuministi come richiesto dalla curia romana. Solo i rivolgimenti del 1798 portarono a una temporanea interruzione delle relazioni, poiché il governo elvetico revocò le credenziali diplomatiche al nunzio Pietro Gravina (1794-98). Su incarico di quest'ultimo, diversi sacerdoti inviarono rapporti alla S. sulla situazione nella Conf., fino alla ripresa delle relazioni nel 1803.

XIX e XX secolo

Se il processo di modernizzazione iniziato alla fine del XVIII sec. portò tra l'altro a un graduale superamento del confessionalismo che permeava tradizionalmente la politica e la società sviz., il rapporto tra Chiesa e Stato continuò comunque a rivestire un ruolo centrale. Di conseguenza anche le relazioni tra la S. da un lato e la Conf. e i cant. dall'altro mantennero una forte rilevanza politica fino a XX sec. inoltrato. La nunziatura rappresentò il canale privilegiato per i contatti che i cant., la Dieta fed. e, dal 1848, il Consiglio fed. intrattennero a proposito di questioni rilevanti di politica interna e, in misura minore, estera.

La nunziatura (1803-1873)

Con la nomina di un nunzio presso la Conf., la S. abbandonò il vecchio principio di mantenere rapporti ufficiali solo con i cant. catt. Durante i negoziati per il Patto fed. del 1815, il nunzio Fabrizio Sceberras Testaferrata (1803-16) si prodigò con successo per l'inserimento di un articolo sulla tutela dei conventi. La Restaurazione costituì un periodo favorevole per la curia romana, che in stretto contatto con i cant. promosse il riassetto dell'organizzazione ecclesiastica in Svizzera. La ricostituzione della diocesi di Basilea fu completata nel 1828. La diocesi di San Gallo venne istituita progressivamente dal 1823 al 1847. I confini diocesani vennero adeguati ai confini nazionali, cosicché a nord delle Alpi non vi furono più territori sviz. soggetti a una diocesi straniera.

"Arrivo del nunzio a Lucerna. 1843"; caricatura anticlericale per il mese di gennaio pubblicata nello Schweizerischer Bilderkalender für das Jahr 1844 di Martin Disteli (Collezione privata).
"Arrivo del nunzio a Lucerna. 1843"; caricatura anticlericale per il mese di gennaio pubblicata nello Schweizerischer Bilderkalender für das Jahr 1844 di Martin Disteli (Collezione privata). […]

Anche in un Paese segnato dal confessionalismo come la Svizzera, il liberalismo emergente mise in discussione il principio per il quale la religione e la sfera ecclesiastica dovessero essere regolamentate dallo Stato risp. essere legate a esso. Esponenti radicali di primo piano sostennero sempre più apertamente tesi anticlericali e tentarono di subordinare la Chiesa catt. all'autorità pubblica (Anticlericalismo). Dopo il 1830 la contrapposizione crescente tra liberali, radicali e conservatori, quest'ultimi sicuri dell'appoggio della S., riguardò la riorganizzazione delle diocesi, i conventi e i gesuiti (Ultramontanismo). Nel 1834 i cant. liberali adottarono gli articoli di Baden nella speranza di riuscire a ridimensionare l'influenza della S. attraverso l'istituzione di un'arcidiocesi sviz. Papa Gregorio XVI condannò tali misure nell'enciclica Commissum divinitus, che indirizzò il 17.5.1835 al clero sviz. Per protestare contro la politica anticlericale del governo lucernese, che aveva convocato la conferenza di Baden, il nunzio si trasferì a Svitto. L'iniziativa liberale non ebbe comunque conseguenze pratiche dato che gli articoli di Baden non entrarono mai in vigore, non da ultimo per le pressioni delle potenze straniere. Dopo il ritorno al potere dei conservatori a Lucerna (1841), cant. direttore della Svizzera catt., nel 1843 il nunzio fece ritorno nella sua vecchia sede, accolto trionfalmente dalle autorità e dalla pop. Il governo lucernese inviò anche al papa la nuova Costituzione di ispirazione conservatrice, approvata dal popolo l'1.5.1841. Nel 1844 anche la S. appoggiò il ritorno dei gesuiti a Lucerna. Al termine della guerra del Sonderbund, nel 1848 il nunzio Alessandro Macioti abbandonò definitivamente la Svizzera. Papa Pio IX, inizialmente di orientamento liberale, inviò al suo posto il delegato straordinario Jean-Félix-Onésime Luquet, che intrattenne stretti rapporti con l'ultima Dieta fed. Fautore di una distensione del conflitto, quest'ultimo si dichiarò favorevole a una soluzione della questione dei conventi che tenesse conto delle necessità e delle sensibilità del momento; inoltre lasciò intravedere la disponibilità a un compromesso nel problema diocesano. Già nel giugno del 1848 venne però richiamato a Roma. Dopo la fondazione dello Stato fed. nell'autunno del 1848, la curia romana si fece rappresentare solo da un incaricato d'affari con sede a Lucerna.

Se nei primi 20 anni dello Stato fed. non si arrivò a uno scontro aperto tra la Conf., i cant. e la S., con il Kulturkampf le tensioni confessionali tornarono a inasprirsi. La proclamazione del dogma dell'infallibilità papale (1870) e l'anticlericalismo della maggioranza degli uomini politici radicali sfociarono in uno scontro aperto. Dopo la soppressione dello Stato della Chiesa (1870), anche il Consiglio fed. iniziò a mettere in discussione la necessità di una nunziatura in Svizzera, benché la S. continuasse a esistere come soggetto di diritto intern. L'azione talvolta violenta di cant. come Berna, Ginevra e Argovia indusse Giovanni Battista Agnozzi, incaricato d'affari apostolico residente a Lucerna, a protestare vivamente presso le autorità fed. Il 21.11.1873 Pio IX intervenne di persona nel Kulturkampf, condannando, nella sua enciclica Etsi multa luctuosa, gli eccessi anticatt. in Svizzera perpetuati su iniziativa dello Stato. Il Consiglio fed. reagì rompendo le relazioni diplomatiche con la S. il 12.12.1873.

Gli anni della rottura (1873-1920)

I contatti con la curia romana non si interruppero comunque mai del tutto. Dopo l'affievolimento del Kulturkampf, nel 1878 il Consiglio fed. si congratulò con il nuovo pontefice Leone XIII per la sua elezione, malgrado l'assenza di rapporti ufficiali. Nel 1883-84 si svolsero negoziati e venne raggiunto un accordo circa la nomina di un successore del vescovo di Basilea Eugène Lachat, deposto dal governo cant. radicale nel 1871, e l'istituzione di un'Amministrazione apostolica in Ticino, poi affidata allo stesso Lachat. Nel luglio del 1888 una delegazione sviz. straordinaria si recò a Roma per lo scambio dei relativi strumenti di ratifica, una procedura curiosa vista l'assenza di rapporti diplomatici. L'affare che coinvolse Gaspard Mermillod, nominato vicario apostolico di Ginevra dal pontefice nel 1873 e successivamente espulso dal Consiglio fed. malgrado fosse cittadino sviz., trovò una soluzione soddisfacente per entrambe le parti dapprima con la sua nomina a vescovo di Losanna e Ginevra residente a Friburgo (1882), e infine con la sua elevazione a cardinale (1890), che implicò il suo trasferimento a Roma. In occasione della scomparsa di Leone XIII nel 1903 il Consiglio fed. inviò un telegramma di cordoglio, e in seguito al decesso del suo successore Pio X nel 1914 espose pure la bandiera a mezz'asta a Palazzo fed. Non da ultimo la Guardia svizzera pontificia testimonia il legame della Svizzera catt. con il pontefice.

Grazie alle iniziative umanitarie, nel corso della prima guerra mondiale si assistette a un riavvicinamento tra Berna, risparmiata dal conflitto, e la S. Quest'ultima, anch'essa neutrale, inviò una missione umanitaria in Svizzera, che presto si trasformò in una rappresentanza ufficiosa e che beneficiò di tutti i privilegi che le autorità fed. solitamente riservavano ai diplomatici. Dopo la fine della guerra Luigi Maglione, capo della missione, rimase in Svizzera, poiché sia la curia romana sia politici catt. sviz. auspicavano la permanenza nella Conf. del rappresentante apostolico ufficioso.

Il ripristino della nunziatura (1920)

Il 20.6.1920 il Consiglio fed. decise di riammettere la nunziatura dopo 47 anni d'assenza. Malgrado i persistenti pregiudizi confessionali il nuovo capo della diplomazia sviz. Giuseppe Motta era riuscito, senza suscitare grande clamore, a convincere i suoi colleghi radicali e rif. della necessità di riallacciare rapporti ufficiali con la S. Tale provvedimento fu favorito dal fatto che dopo il 1918 l'opinione pubblica era assorbita da problemi ben più importanti come le conseguenze dello sciopero generale, la difficile situazione economica e la modifica degli equilibri politici. Inoltre alla fine della prima guerra mondiale era cresciuto il prestigio intern. del papa. Malgrado il ripristino della nunziatura - ora con sede a Berna - i rapporti bilaterali rimasero improntati all'eccezionalità, poiché la Conf. rinunciò volutamente a istituire una missione presso la S. In questo Motta fu facilitato dalla circostanza che già in passato i cant. catt. e poi lo Stato fed. avevano rinunciato a un rappresentante permanente presso la curia romana.

Anche dopo la conclusione dei Patti lateranensi e l'istituzione del minuscolo Stato della Città del Vaticano nel 1929, la nunziatura a Berna rimase l'unico tramite ufficiale per i rapporti bilaterali tra i due Paesi. Se sul piano del diritto intern. lo status della S. non conobbe modifiche, grazie alla creazione dello Stato vaticano la curia e il pontefice accrebbero il loro prestigio. Il primo nunzio apostolico fu Maglione (1920-26), futuro cardinale segr. di Stato. Anche se la maggioranza dei catt. accolse positivamente il ritorno della nunziatura, nel 1923-24 vi furono tensioni con la Conferenza dei vescovi sviz., che non aveva invitato Maglione nella sua veste di visitatore apostolico alle proprie riunioni annuali. Il conflitto fu risolto con un compromesso: il nunzio venne formalmente invitato alle assemblee, ma la loro direzione e le deliberazioni rimasero prerogativa esclusiva della Conferenza, che difese così la propria indipendenza. Le visite ufficiali del nunzio nei cant. negli anni 1922-24 vennero seguite con attenzione dall'opinione pubblica. Mentre i cant. catt. accolsero Maglione con entusiasmo, nei cant. confessionalmente misti e rif. le reazioni furono eterogenee; nel 1924 Maglione rinunciò a ulteriori visite. Tra i suoi compiti vi fu anche quello di riacquisire il ruolo di decano del corpo diplomatico, privilegio che spettava tradizionalmente al nunzio apostolico.

La normalizzazione definitiva dei rapporti

Papa Giovanni Paolo II a Einsiedeln durante la sua visita in Svizzera. Fotografia di Jean-Claude Gadmer, 1984 © Bibliothèque cantonale et universitaire Fribourg, Fonds CIRIC.
Papa Giovanni Paolo II a Einsiedeln durante la sua visita in Svizzera. Fotografia di Jean-Claude Gadmer, 1984 © Bibliothèque cantonale et universitaire Fribourg, Fonds CIRIC.

Nel periodo tra le due guerre mondiali la posizione degli inviati pontifici si consolidò notevolmente. Nonostante i timori, soprattutto da parte rif., la nunziatura non acuì i contrasti confessionali. Nel 1939 il Consiglio fed. si fece rappresentare per la prima volta durante un'incoronazione papale (Pio XII). Nel secondo dopoguerra le relazioni bilaterali divennero un tema meno controverso sul piano della politica interna. Dopo il Concilio Vaticano II l'ecumenismo fece progressi, e la diffidenza tra catt. e rif. si ridusse; anche nella società sviz. i vincoli confessionali persero di importanza nella seconda metà del XX sec. Nel 1969 il pres. della Conf. Ludwig von Moos accolse Paolo VI a Ginevra; si trattò del primo soggiorno di un pontefice in territorio sviz. dalla nascita dello Stato fed. La visita pastorale di papa Giovanni Paolo II in Svizzera (12-17.6.1984) è considerata uno dei punti culminanti della distensione delle relazioni confessionali e della normalizzazione dei rapporti con la S. Il viaggio apostolico del pontefice toccò Lugano, Ginevra, Friburgo, Flüeli, Einsiedeln, Sion e Berna, dove fu ricevuto dal Consiglio fed. in corpore.

Solo negli anni 1990-2000 le polemiche sorte attorno a Wolfgang Haas, vescovo ausiliario e poi ordinario di Coira, portarono a nuove tensioni. La S. e la nunziatura assunsero un ruolo controverso, che suscitò critiche anche da parte catt. La stragrande maggioranza dei catt. sviz. fu urtata dal sostegno assicurato dalla curia romana al vescovo Haas e alla sua cerchia di orientamento fortemente conservatore. Fu avanzata l'ipotesi che il papato disponesse solo di informazioni parziali sul cattolicesimo sviz., per cui si sollecitò la creazione di una rappresentanza ufficiale presso il Vaticano. Il Consiglio fed. nell'ottobre del 1991 nominò allora un ambasciatore in missione speciale presso la S., ponendo così fine all'unilateralità dei rapporti diplomatici. La missione speciale rimase tuttavia circoscritta, sia per quanto riguarda i suoi compiti sia sul piano temporale. Solo alla fine di maggio del 2004, alla vigilia della seconda visita di Giovanni Paolo II a Berna (5-6 giugno), si è arrivati alla piena normalizzazione delle relazioni diplomatiche con la nomina, da parte del Consiglio fed., di un ambasciatore straordinario e plenipotenziario presso la S.; si è trattato però di un accreditamento speciale.

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