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Incendi

Probabilmente nessuna Città e nessun Villaggio sono stati risparmiati da incendi di ampie o modeste dimensioni. Le catastrofi causate dal fuoco, che hanno distrutto in parte o completamente numerosi insediamenti e le loro infrastrutture e provocato un elevato numero di vittime, hanno tuttavia al tempo stesso comportato il rinnovamento degli Insediamenti, così come in natura gli incendi dei boschi restituiscono vigore alla vegetazione. Inoltre gli incendi, come altre catastrofi, rafforzano il senso di appartenenza comune delle diverse componenti della pop. e del territorio; gli atti di solidarietà e le azioni di soccorso superano spesso i confini politici. Notizie circa gli incendi sono state tramandate dal tardo ME grazie alle cronache e ai documenti amministrativi (per esempio i conti delle città, i protocolli dei Consigli, gli inventari di beni). Altre catastrofi provocate dal fuoco, ma non attestate da fonti scritte, sono documentate dagli strati di materiale carbonizzato portati alla luce dalle ricerche archeologiche.

Cause

Gli incendi erano causati da negligenza e imprudenza nella produzione di fuoco e luce (Polizia del fuoco), da atti di piromania, considerati crimini gravi puniti con la morte o con multe elevate, e dalle conseguenze di guerre, faide, disordini politici e fenomeni naturali (venti tempestosi, fulmini, terremoti). Nel corso degli scontri bellici, diverse località furono volutamente date alle fiamme - la minaccia d'incendio era un mezzo di ricatto comune durante le faide -; ciò avvenne ad esempio a Sion, in lotta con il vescovo, nel 1352 e nel 1392. Nella Conf. le distruzioni causate dal fuoco appiccato durante le guerre private cessarono quasi completamente grazie alle paci del XV e XVI sec. Le cause naturali d'incendio più frequenti erano i fulmini e i venti tempestosi, soprattutto la Bise e il Favonio. In alcuni casi, gli incendi erano originati da Terremoti, come a Basilea, distrutta nel 1356.

L'incendio che colpì Zurigo nel 1280. Illustrazione nella Schweizer Chronik (1576) di Christoph Silberysen (Aargauer Kantonsbibliothek, Aarau, MsWettF 16: 1, p. 121, e-codices).
L'incendio che colpì Zurigo nel 1280. Illustrazione nella Schweizer Chronik (1576) di Christoph Silberysen (Aargauer Kantonsbibliothek, Aarau, MsWettF 16: 1, p. 121, e-codices). […]

L'eccessiva confidenza con il fuoco fu ancora nel XX sec. la causa principale dei sinistri, come mostra l'incendio della chiesa del convento di Kreuzlingen nel corso dei lavori di restauro del 1963. Altre cause legate ai diversi periodi storici sono il consumo di tabacco (XVII e XVIII sec.), i giochi dei bambini con i fiammiferi (XIX sec.) e le operazioni di saldatura sui cantieri edili (XX sec.).

Incendi di città e villaggi

Le città erano colpite regolarmente dagli incendi; alcune lo erano a intervalli piuttosto ampi, come San Gallo, bruciata nel 1215, 1314 e 1418, altre secondo tempi molto più ravvicinati, come Berna, bruciata quattro volte tra il 1286 e il 1309 e ben sette volte tra il 1367 e il 1391. Sono stati tramandati fino a oggi soprattutto i resoconti dei grandi incendi, che distruggevano interi quartieri causando elevate perdite in vite umane. Berna lamentò nel 1405 la perdita di oltre 100 vite e di 600 edifici, Sion nel 1788 di 226 case; gli incendi a Coira del 1574 e del 1674 causarono ognuno 14 vittime. Mentre sono ben conosciuti gli incendi che provocarono un duraturo stato di precarietà alla pop., come quello di Altdorf del 1799, altrettanto non si può dire degli innumerevoli piccoli sinistri che si limitavano a colpire un numero ridotto di abitazioni: fu infatti solo dal XVII sec. che liste ufficiali dei danni e delle perdite documentarono statisticamente i fatti (per esempio nel caso di Willisau, nel 1704).

Le città erano particolarmente esposte al fuoco soprattutto a causa della densità delle costruzioni, della mancanza di mura antincendio, dell'utilizzo di materiali facilmente infiammabili (legno, struttura portante a intelaiatura lignea, tetti a scandole, rivestimento interno in legno nelle case in sasso) e dell'impotenza quasi totale dei Vigili del fuoco. Anche le piccole città e i borghi di mercato bruciavano, in qualche caso a più riprese, come avvenne a Rheineck (1407, 1445 e 1470), Sargans (1405, 1445 e 1811) e Romont (FR; 1434, 1476, 1577 e 1681).

Gli incendi causarono immensi danni ai beni privati e com., ma diedero pure il via al rinnovamento architettonico delle città, rendendo possibile l'allargamento delle strade, l'apertura di piazze e la costruzione di nuovi edifici: per esempio, la rimozione delle file di abitazioni bruciate nel 1419 e nel 1477 permise la realizzazione dell'ampia piazza del mercato di Aarberg. I Consigli cittadini prescrissero dal XIV sec. la costruzione di edifici in sasso con tetti in tegole, meno infiammabili di quelli in legno, e di muri antincendio, la rettifica degli allineamenti degli edifici e l'aumento delle distanze tra gli stessi, il trasferimento delle officine con focolari aperti, stalle e fienili ai margini della città. Altri provvedimenti furono il rifornimento dei quartieri cittadini con acqua corrente. Queste misure diminuirono notevolmente il numero e la dimensione degli incendi nelle città a partire dal XVI sec.

L'incendio di Winterthur nel 1749. Incisione anonima pubblicata nel 1750 nel Neujahrsblatt der Stadt Winterthur (Winterthurer Bibliotheken).
L'incendio di Winterthur nel 1749. Incisione anonima pubblicata nel 1750 nel Neujahrsblatt der Stadt Winterthur (Winterthurer Bibliotheken). […]

Anche i villaggi erano facile preda delle fiamme: lo spazio a disposizione era spesso assai ridotto e densamente popolato, e vi predominavano gli edifici in legno con tetti a scandole o in paglia. Inoltre, in genere si cucinava su focolari senza canna fumaria, vicino alle scorte infiammabili (fieno, cereali) immagazzinate in parte nelle case stesse, in parte nei fienili e granai annessi alle case o posti nelle immediate vicinanze. Gli incendi di villaggio sono però attestati nelle fonti solo dal XV e XVI sec., quando le autorità signorili cominciarono ad aiutare le località distrutte e i com. a organizzare autonomamente la difesa dal fuoco.

Fino al XX sec. le fattorie isolate in località discoste non potevano fare affidamento su grandi soccorsi; i contadini che le abitavano, per paura del fuoco (popolarmente detto, nelle zone germanofone, roter Hahn, "gallo rosso"), accettavano di ospitare i vagabondi.

Nel XIX sec. si ebbero numerosi incendi che devastarono villaggi e insediamenti industriali, piccoli borghi di mercato, città e quartieri cittadini in tutta la Svizzera: Sargans (1811), Herisau (1812), Schüpfheim (1829), Büron e Knutwil (1830), Lucerna (1833), Huttwil (1834), Rebstein (1844 e 1891), Buttisholz (1861), Glarona (1861), Burgdorf (1865), Travers (1865), Fontana (1868), Airolo (1877), Bätterkinden (1882), Vallorbe (1883) e Bonaduz (1908). Alcune località bruciarono più volte, come Romont (FR) nel 1843, 1844 e 1863. Gli incendi colpirono particolarmente il cant. Grigioni, dove tra il 1800 e il 1945 sono attestati 108 sinistri in 80 diversi villaggi. Numerosi incendi scoppiarono anche nelle vallate soggette al favonio: a Glarona nel 1861 bruciarono 593 edifici, a Meiringen nel 1879 105 e nel 1891 194, a Rüthi (SG) nel 1890 227.

La ragione di quest'aumento fu l'incontrollata concentrazione di edifici nei nuclei, causata dall'aumento della pop. e non accompagnata da un contemporaneo miglioramento delle tecniche di spegnimento. La ricostruzione, imposta allora dagli uffici cant. preposti, contemplava nuovi concetti insediativi con piante regolari, che caratterizzano ancora oggi i villaggi che vennero ricostruiti allora e i moderni e vasti centri cittadini di La Chaux-de-Fonds (1795) e Glarona (1861).

Protezione delle persone e dei beni, aiuto alla ricostruzione

Un elemento tipico degli incendi delle città e dei villaggi, che raggiungevano in alcuni casi dimensioni notevoli, era l'elevata velocità di diffusione del fuoco. Mentre le perdite umane erano rare, gli animali nelle stalle erano spesso vittime delle fiamme; nelle case di solito bruciava il mobilio. Per questo motivo in tutti i regolamenti di polizia del fuoco erano contemplate misure per la protezione dei beni salvati: ogni com. aveva un rifugio obbligatorio (chiesa, sagrato, ospedale cittadino, convento o piazza del villaggio), che gli uomini armati difendevano dai saccheggiatori; anche il luogo dell'incendio era sottoposto a sorveglianza fino al suo sgombero, effettuato collettivamente.

In una prima fase, l'aiuto in caso d'incendio era organizzato a livello esclusivamente locale: i vicini ospitavano i senza tetto e offrivano loro una parte dei beni distrutti (soprattutto indumenti e cibo). Si trattava di un aiuto immediato, prestato dapprima nella propria località e già il giorno seguente nei com. vicini. Dal XV sec. le autorità territoriali sostennero i com. con privilegi, ad esempio il diritto di tenere mercato concesso per due anni a Langenthal dopo l'incendio del 1476, o le lettere ufficiali (Brandbriefe) che permettevano ai sinistrati di effettuare delle collette, oppure le tasse speciali (Brandsteuern) sotto forma di legname da costruzione o denaro. Le somme raccolte (con contributi a volte sovraregionali) erano spesso elevate: Lucerna per esempio nel 1735 donò a Sursee 10'000 fiorini, nel 1771 a Frauenfeld 5000 fiorini.

Nel 1782 Zurigo fu la prima città sviz. a introdurre l'assicurazione facoltativa contro gli incendi (Assicurazioni). L'assicurazione cant. obbligatoria si impose solo lentamente nel XIX sec. Il primo cant. con un obbligo di questo genere fu Argovia, che introdusse nel 1805 l'imposta obbligatoria contro gli incendi, attraverso la quale i sinistrati erano risarciti con un procedimento collettivo. L'ultimo cant. (escluso il Giura) a dotarsi di un'assicurazione sugli edifici fu nel 1912 il cant. dei Grigioni. Le assicurazioni si batterono per prescrizioni edilizie e di polizia del fuoco più severe ed efficaci. Questi provvedimenti, uniti al miglioramento delle tecniche di spegnimento, portarono nel XX sec. a una netta diminuzione del numero di incendi; in ciò ebbe un ruolo importante anche la progressiva eliminazione dei focolari aperti dalle abitazioni e dalle officine.

Riferimenti bibliografici

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  • AA. VV., L'incendie de Bulle en 1805, 2005
  • R. Peduzzi, «Brucian le case: la storia di Fontana e Airolo», in Dati: statistiche e società, 2005, n. 1, 51-56