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Catasto

La distribuzione del suolo e l'esazione di un'imposta fondiaria sono alla base della catastazione (realizzazione di un catasto) fin dalla Preistoria. In Svizzera, tuttavia, sistemi catastali anteriori alla conquista romana, quali ad esempio i celtic fields, che prevedevano la suddivisione delle superfici coltivabili in campi di diverse dimensioni, perlopiù quadrati, non hanno lasciato alcuna traccia.

La centuriazione romana e la forma

La ricerca in Svizzera si è confrontata unicamente con la centuriazione (o limitazione), tralasciando finora gli altri metodi di misurazione menz. nei trattati degli agrimensori romani. Il procedimento della centuriazione serviva in epoca repubblicana e all'inizio dell'età imperiale a organizzare i rapporti fra un centro urbano e il territorio circostante, a ripartire le terre fra i coloni, spesso dei veterani, nelle coloniae (Colonia) di nuova fondazione e fungeva probabilmente da base di calcolo per l'imposizione fiscale nelle province. La centuriazione (o limitazione) è una rete di misurazione corrispondente a un sistema di coordinate; gli assi principali sono chiamati decumanus maximus e cardo maximus, i restanti in genere limites, decumani e cardines e gli spazi da essi delimitati centuriae. Veniva realizzata dagli agrimensori o gromatici, che utilizzavano la groma - uno strumento di visione, che permetteva di tracciare allineamenti ortogonali - e stadie o nastri metrici per la misura delle distanze. Dopo essere stato stabilito, il reticolo di misurazione veniva assicurato con speciali termini (cippi) muniti di dicitura, che dichiaravano la posizione delle centurie nel sistema di coordinate, per esempio dextra decumanum I citra cardinem IV ("a destra del primo decumano al di qua del quarto cardine"). In seguito le parcelle - nettamente più piccole delle centurie - venivano assegnate mediante sorteggio ai coloni e si redigeva la forma, un registro fondiario o mappa catastale, in cui si menz. le dimensioni e i beneficiari dei terreni. La forma era conservata nell'archivio della colonia e, in copia, nel tabularium imperiale a Roma; essa fungeva da prova giur. in taluni casi di contestazione di proprietà.

Le centuriazioni venivano effettuate con grande pragmatismo: ad esempio, se la teoria degli agrimensori romani prescriveva di orientare gli assi principali a partire dai punti cardinali, nella pratica li si allineava spesso alla dimensione massima del territorio da misurare. In alcuni territori tutti i limites avevano una funzione di strada, in altri solo gli assi principali. Accanto alla centuria quadrata corrente di 200 iugeri (ca. 710 x 710 m; 1 iugero = ca. 35,5 x 71 m = 2 acti quadrati; 1 actus quadratus = 35,5 x 35,5 m), ne sono attestate di grandi il doppio o la metà, come pure di rettangolari. Spesso la messa a punto del sistema avveniva non attraverso cippi in pietra con iscrizione, ma per mezzo di pali in legno privi di diciture. La forma potrebbe derivare da liste di beneficiari con le dimensioni delle spettanti parcelle; più tardi fu a volte accompagnata da rilievi cartografici. Inoltre poteva includere diversi complementi, per esempio un catalogo di fondi di beneficiari particolarmente privilegiati. La forma era talora incisa su bronzo o legno o scritta su pergamena; a Orange (Provenza) il catasto è inciso su pietra.

Diversi autori hanno ricostruito le reti di centuriazione della Colonia Iulia Equestris, di Aventicum e di Augusta Raurica. Secondo Georges Grosjean sull'Altopiano tra Losanna e Soletta vi sarebbero due vaste reti principali e diverse centuriazioni locali, a volte sovrapposte. Nathalie Pichard e Marie Andres-Colombo hanno ricostruito un reticolo principale a nord del lago Lemano che si estendeva da Ginevra a Echallens e a cui si sovrapponevano cinque reticoli più piccoli. Partendo dalla considerazione che i limites si sono parzialmente conservati in tratti di strada, confini amministrativi e delimitazioni fondiarie o sotto forma di muretti, siepi, argini, recinzioni ecc., gli autori di questi studi analizzano carte e fotografie aeree alla ricerca di linee parallele o perpendicolari fra loro. Parallelamente analizzano le planimetrie conservate negli archivi e scartano le tracce più recenti. Se si constata a quel punto che talune linee sembrano formare un reticolo e che la distanza che le separa corrisponde più o meno a un multiplo dell'actus romano o proprio ai ca. 710 m della centuria corrente, l'esistenza della centuriazione è considerata comprovata. Questa procedura viene affinata tramite il ricorso a immagini satellitari e all'analisi informatica dei dati topografici.

Questo metodo genera risultati accettabili in numerosi territori dell'Impero romano (pianura padana, Francia meridionale, Tunisia), dove la centuriazione ha lasciato nel paesaggio tracce reperibili ancora oggi su vaste superfici. Nell'Altopiano sviz. i reticoli proposti si rifanno a un ridotto numero di linee; sono oltretutto difficilmente verificabili, poiché presentati selettivamente sulle carte a piccola scala. Nei 1500 anni che vanno dal principato romano al XVII-XVIII sec., epoca alla quale risalgono i primi piani recanti un'immagine sufficientemente esatta del terreno, vennero a crearsi molti confini, strade ecc., potenzialmente associabili a precedenti limites. È dunque possibile che anche tracce apparse indipendentemente le une dalle altre, in epoche diverse, finiscano per essere considerate frutto di una centuriazione romana. A oggi in nessuna colonia dell'odierno territorio sviz. sono stati ritrovati dei termini muniti di diciture o dei frammenti di formae. Questa lacuna non esclude tuttavia l'esistenza di centuriazioni (i termini o le formae potrebbero non aver lasciato traccia in quanto di legno), ma altresì non parla a favore della storicità di queste ricostruzioni. Risulta inoltre discutibile ammettere, per spiegare gli accavallamenti, che certi territori sono stati oggetto di diverse centuriazioni. Il sovrapporsi di nuove limitazioni su reticoli precedenti è attestato sporadicamente nel Corpus Agrimensorum; ma si tratta di casi legati essenzialmente alle guerre civili in Italia, i cui aspetti problematici (probabile confisca di parcelle prima di una ridistribuzione) sono ancora poco studiati e che non possono essere trasposti tali e quali sul territorio sviz.

Data la discussione suscitata, i tentativi di ricostruzione di vasti sistemi catastali fondati su rari allineamenti sollevano scetticismo. Risultano per contro più plausibili i piccoli reticoli attestati da numerosi elementi del paesaggio, come ad esempio le quattro diverse grigliature postulate da Annette Combe attorno ad Aventicum. Il fatto che questi quattro sistemi vicini presentino un orientamento e delle dimensioni di centuria diversi si spiega facilmente con il pragmatismo degli agrimensori romani. Inoltre i recenti lavori hanno mostrato che il territorio delle colonie includeva, accanto al reticolo principale, diversi piccoli reticoli secondari come pure delle zone in cui ci si limitava a rilevare il perimetro (mensura per extremitatem) o che non venivano misurate affatto. Infine non si può escludere che gli agrimensori romani avessero fatto ricorso non al metodo classico di centuriazione, ma ad altre procedure di rilevamento non considerate dai ricercatori sviz., come il sistema della scamnatio, che suddivideva il territorio in parcelle rettangolari parallele o perpendicolari disposte nel senso della lunghezza o della larghezza. Mancando testimonianze epigrafiche, attualmente non è dato sapere in che misura questi sistemi di misurazione servissero pure ad autentificare i rapporti di proprietà.

Dal Medioevo

Il catasto romano, costituito da testi, descrive la superficie delle terre, il loro statuto giur. e, all'occorrenza, i tributi che erano loro associati. Si tratta di un notevole e importante strumento per l'amministrazione fiscale e la pianificazione del territorio, in quanto permette la pianificazione dei dissodamenti, dei prosciugamenti o delle irrigazioni, l'inventario delle risorse agricole e il controllo delle pop. rurali. Per quanto siano molto meno completi e precisi, i polittici carolingi, i cartulari e i registri censuari di epoca feudale ne rappresentano la continuazione.

Il grande ospedale e il vessillo del quartiere di Pont, f. 40 e 41 del piano catastale di Losanna realizzato nel 1690; penna e inchiostro di china (Musée historique de Lausanne).
Il grande ospedale e il vessillo del quartiere di Pont, f. 40 e 41 del piano catastale di Losanna realizzato nel 1690; penna e inchiostro di china (Musée historique de Lausanne). […]

Nel ME e durante l'ancien régime la situazione giur. delle terre era resa complessa dalla gerarchia dei poteri signorili, dal groviglio geografico dei feudi e dalla concomitante esistenza di statuti fondiari multipli, legati sia a persone sia a terre. I documenti sulla base dei quali venivano riscosse le imposte erano gli estratti degli Inventari di beni o delle terre, lunghi testi in cui i possessori riconoscevano di detenere una determinata terra, dettagliatamente descritta, e di dover pagare per essa una tassa. Queste descrizioni, che non contenevano praticamente mai rappresentazioni grafiche, erano compilate da ufficiali giurati particolari che agivano per conto del signore del feudo, che curava di giustificare le sue pretese fiscali attraverso documenti scritti. Poiché le realtà giur. divennero presto inestricabili, questi commissari iniziarono a completare il testo con uno o più schizzi, secondo l'idea che un disegno potesse essere più esplicito di lunghe frasi.

È in prosecuzione di questa logica che dalla metà del XVII sec. apparvero i primi piani catastali, in un primo momento semplici piani a vista e poi piani geometrici. Il Paese di Vaud (con i piani delle terre di Denens e di Villars-sous-Yens del 1651, e il piano di Losanna degli anni 1670-80) e Ginevra (il piano Billon del 1726 è il primo vero catasto urbano) si distinsero per la loro precocità. La modifica inevitabile dello stato catastale determinata dal gioco delle compravendite e delle divisioni successorie impose un suo aggiornamento, periodico e complesso, che l'ancien régime cercò di gestire attraverso riforme, tuttavia spesso vane.

Con la Rivoluzione apparve la nozione di diritto reale, su cui si regge il diritto fondiario moderno. Un nuovo catasto fiscale basato su un rilievo geometrico delle parcelle venne definito in Francia nel 1790. Si dovette comunque attendere fino al 1807 per una sua messa in pratica effettiva, che avvenne dapprima per gruppi di colture e poi per parcella. L'esempio fu seguito da altri Dip. o paesi satelliti dell'Impero (l'attuale Belgio, i Paesi Bassi, la Lombardia, le province renane, Ginevra); dal cant. Vaud sin dal 1803, e poi, durante il XIX sec., dalla maggioranza degli altri cant., con modalità d'applicazione diverse e che riflettevano le scelte cant. e l'evoluzione delle tecniche dell'agrimensura. In generale, le regioni montuose furono le ultime a essere catastate.

L'introduzione del Codice civile sviz. nel 1912 comportò la creazione del registro fondiario fed., basato sull'esecuzione di un piano catastale. Il nuovo catasto non aveva più un sostrato fiscale ma giur.: la trasmissione della proprietà fondiaria poteva avvenire solo attraverso un'iscrizione al registro fondiario, iscrizione che godeva della fiducia pubblica. L'alta sorveglianza sul catasto spettava alla Conf., mentre la sua esecuzione era affidata a ingegneri geometri specializzati, sotto la sorveglianza dei cant. Nel 1993, grazie a una profonda riforma che riguardava spec. la tecnica (riforma della misurazione ufficiale o RIMU) e ai progressi dell'informatica, la misurazione catastale ha perso il suo carattere strettamente giur. per evolvere verso il concetto di catasto polivalente, utile a tutti gli aspetti della gestione del suolo, quali ad esempio la pianificazione del territorio, la protezione dell'ambiente, le costruzioni, le statistiche, il catasto delle condotte sotterranee.

Riferimenti bibliografici

La centuriazione romana
  • G. Grosjean, «Jagd und Quadrate», in Jagen und Sammeln, a cura di R. Fellmann et al., 1985, 147-156
  • AA. VV., «Recherches préliminaires sur la cadastration romaine dans la région lémanique», in ASSPA, 1987, 133-143 (con bibl.)
  • P. von Cranach, «Ein Beitrag zur Limitationsforschung in der Schweiz», in ASSPA, 1990, 113-123
  • A. Combe, «Les cadastres romains dans la région d'Avenches», in BPA, 38, 1996, 5-22 (con bibl.)
  • P. von Cranach, Die Opuscula agrimensorum veterum und die Entstehung der kaiserzeitlichen Limitationstheorie, 1996
  • G. Chouquer, La terre dans le monde romain, 2010
  • C. Schucany, «Faut-il envisager une centuriation dans la vallée moyenne de l'Aar (CH) au Ier siècle après J.-C.? Un cas prometteur», in Sistemi centuriali e opere di assetto agrario tra età romana e primo ME, a cura di P. L. Dall'Aglio, G. Rosada, 2011, 45-54
Dal Medioevo
  • L. Hegg, Etude sur le cadastre, 1923
  • A. Radeff, Lausanne et ses campagnes au 17e siècle, 1980
  • H. Froemelt, Die thurgauischen Kataster- und Herrschaftspläne des 18. Jahrhunderts, 1984
  • T. Monition, Le cadastre vaudois au XIXe siècle, 1989