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Stazioni palafitticole

Stazioni litorali 

Le stazioni palafitticole preistoriche costituiscono un tipo di insediamento particolare, determinato essenzialmente dalle condizioni ambientali della loro collocazione e della loro conservazione. Sono note, tra l'altro, anche come siti palafitticoli, palafitte, stazioni litorali, villaggi litorali o villaggi lacustri.

Questo tipo di struttura insediativa è conosciuto a partire dal Neolitico medio, attorno al 4500 a.C., e risulta poi quasi totalmente scomparso alla fine dell’età del Bronzo, tra l’850 e l’800 a.C. Presenti sulle rive dei laghi e delle paludi attorno alle Alpi, in Austria, Germania, Francia, Italia, Slovenia e Svizzera, il maggior numero di stazioni palafitticole è concentrato in Svizzera, principalmente sull’Altopiano, ma se ne conoscono anche nelle regioni prealpine (lago dei Quattro Cantoni, lago di Thun). Per quanto riguarda il canton Ticino, i reperti finora portati alla luce non permettono di trarre delle conclusioni definitive sull’esistenza di stazioni palafitticole in questa regione.

Due vedute aeree dei pali della stazione palafitticola di Chabrey-Pointe de Montbec I, nel comune vodese di Vully-les-Lacs, sulla riva meridionale del lago di Neuchâtel. Fotografie, 02.04.2011 (Forze aeree svizzere, Payerne; fotografie maggiore Aldo Wicki).
Due vedute aeree dei pali della stazione palafitticola di Chabrey-Pointe de Montbec I, nel comune vodese di Vully-les-Lacs, sulla riva meridionale del lago di Neuchâtel. Fotografie, 02.04.2011 (Forze aeree svizzere, Payerne; fotografie maggiore Aldo Wicki). […]

Contrariamente all'opinione degli archeologi del XIX e dell’inizio del XX secolo, questi villaggi appartenevano alle stesse culture neolitiche e dell’età del Bronzo di quelli ubicati su terreni asciutti o lontano dai laghi.

Scoperte e prime interpretazioni

Creazione di un mito: la rappresentazione delle stazioni lacustri da parte di Ferdinand Keller. In alto: Villaggio di Kouaouï nel porto di Dorey (Nuova Guinea), disegno di Louis Auguste de Sainson, litografia pubblicata nell’opera di Jules Dumont d’Urville, Voyage de la Corvette l’Astrolabe, exécuté par ordre du Roi pendant les années 1826-1829, 1830-1833 (New York Public Library Digital Collections). In basso: Rappresentazione della stazione di Obermeilen di Ferdinand Keller pubblicata in “Die keltischen Pfahlbauten in den Schweizerseen”, in: Mitteilungen der Antiquarischen Gesellschaft in Zürich, 9/2.3, 1853-1856, tavola 1/figura 4 (ETH-Bibliothek Zürich, Rar 9180, e-rara.ch, DOI: 10.3931/e-rara-49149).
Creazione di un mito: la rappresentazione delle stazioni lacustri da parte di Ferdinand Keller. In alto: Villaggio di Kouaouï nel porto di Dorey (Nuova Guinea), disegno di Louis Auguste de Sainson, litografia pubblicata nell’opera di Jules Dumont d’Urville, Voyage de la Corvette l’Astrolabe, exécuté par ordre du Roi pendant les années 1826-1829, 1830-1833 (New York Public Library Digital Collections). In basso: Rappresentazione della stazione di Obermeilen di Ferdinand Keller pubblicata in “Die keltischen Pfahlbauten in den Schweizerseen”, in: Mitteilungen der Antiquarischen Gesellschaft in Zürich, 9/2.3, 1853-1856, tavola 1/figura 4 (ETH-Bibliothek Zürich, Rar 9180, e-rara.ch, DOI: 10.3931/e-rara-49149). […]

La scoperta storica delle stazioni palafitticole, denominate negli studi più datati anche «città lacustri», risale all’inverno 1853-1854 sul lago di Zurigo. La siccità eccezionale che caratterizzò quell’anno provocò l’abbassamento del livello delle acque nella maggior parte dei laghi attorno alle Alpi, portando alla luce dei pali di quercia conficcati nella melma delle rive emerse, come pure tutta una serie di reperti archeologici, identificati come precedenti all’epoca romana. Ferdinand Keller, presidente della Società antiquaria di Zurigo, chiamato sul sito di Meilen sulla riva destra del lago di Zurigo, interpretò i pali e gli oggetti neolitici rinvenuti come resti di un antico villaggio costruito su una piattaforma sovrastante le acque. Questa immagine si ispirava a incisioni di villaggi lacustri dell’Indonesia, pubblicate in seguito alla recente spedizione dell’esploratore francese Jules Dumont d'Urville in Oceania. Da tale interpretazione nacque il mito delle stazioni lacustri e dei loro abitanti, i palafitticoli, in risposta alla ricerca di antenati identitari che accompagnò la creazione dello Stato federale nel 1848. Questo mito si fissò per lungo tempo nell’immaginario della Svizzera preistorica. I palafitticoli furono contrapposti agli abitanti della terraferma, che si supponeva appartenessero a popolazioni meno evolute e spesso bellicose. Oggi questa interpretazione è stata interamente respinta, ma ne sussiste ancora traccia nell’inconscio collettivo.  

Sin dalla loro scoperta, diversi ricercatori si appassionarono a questi misteriosi villaggi sommersi. Al seguito di Keller, Frédéric Troyon fu il primo nella Svizzera occidentale a ricercare tali vestigia nei laghi di Ginevra e di Neuchâtel. Fu poi Edouard Desor a rendere popolari le stazioni palafitticole del lago di Neuchâtel. Un po’ più tardi, Paul Vouga presentò la prima cronologia del Neolitico lacustre, fondata su rigorose osservazioni stratigrafiche. Nella Svizzera orientale l’agricoltore Jakob Messikommer scoprì ed esplorò il sito di Wetzikon-Robenhausen, una stazione palustre sulle rive del lago di Pfäffikon, che grazie a lui acquisì grande notorietà. François-Alphonse Forel propose una sintesi originale sulle palafitte del Lemano nella sua monografia in tre volumi dedicata a questo lago (1892, 1896 e 1904). La teoria che contrapponeva i cosiddetti lacustri ai terrestri fu infine messa in discussione e criticata da Emil Vogt nel 1955.

Caratteristiche delle stazioni palafitticole

La particolarità dei villaggi palafitticoli risiede nella loro adattabilità ai periodi di relativa siccità. Durante queste fasi di regressione delle acque, i terrazzi litoranei dei laghi attorno alle Alpi affioravano, risultando quindi favorevoli all’insediamento umano, data la loro prossimità a riserve d’acqua permanenti. L’evoluzione del clima a livello globale, che ha visto l’alternarsi per quasi quattro millenni di periodi umidi e periodi più secchi, è dunque all’origine delle stazioni palafitticole, realizzate in terreni temporaneamente emersi. Questa situazione non escludeva tuttavia l’occupazione contemporanea di altri villaggi, situati su terreni più elevati.

La differenza tra insediamenti terrestri e palafitticoli si basa principalmente sull’eccezionale stato di conservazione dei resti organici nei sedimenti lacustri o paludosi. Questa particolare condizione permette di ritrovare oggetti in legno, tessili o lavori d’intreccio e di ottenere, grazie alla dendrocronologia, datazioni molto precise delle strutture architettoniche.

Cronologia delle interpretazioni delle palafitte. Fonte e infografica: Pierre Corboud, Università di Ginevra, 2019.
Cronologia delle interpretazioni delle palafitte. Fonte e infografica: Pierre Corboud, Università di Ginevra, 2019. […]

Nelle stazioni palafitticole studiate, l’eterogeneità di materiali, strutture e oggetti di origine organica raccolti consentono di fare luce sull’organizzazione dei villaggi, sullo stile di vita e sulle attività domestiche dei loro abitanti. Le case, i cui pavimenti dovevano essere per la maggior parte sopraelevati, ponendole al riparo dagli innalzamenti stagionali del livello delle acque, dal lato verso il lago sono spesso delimitate da una palizzata frangiflutti, a protezione del villaggio durante le tempeste. Talvolta una o più palizzate circoscrivono il villaggio anche verso la terraferma. In alcuni siti il villaggio è collegato all’entroterra mediante vie di accesso su pali e tavole come pure da sentieri in ciottoli, che permettevano di attraversare le zone più instabili o paludose. Quando in seguito a un deterioramento del clima il livello delle acque risaliva durevolmente, il villaggio sommerso veniva abbandonato e dislocato su un terreno più elevato. Gli strati e i resti organici sono pertanto stati protetti dall’acqua e dal limo lacustre, diversamente dalle zone terrestri, in cui sarebbero scomparsi rapidamente.

È difficile stimare la superficie di un villaggio durante ogni singolo periodo di occupazione a causa dei continui spostamenti delle abitazioni. Gli esempi di siti studiati e datati nella loro totalità mostrano insiemi di case coeve che possono raggiungere un’estensione di quasi 1 ettaro, corrispondente a qualche decina di abitazioni.

Gli agricoltori-allevatori del Neolitico e dell’età del Bronzo

Lo stile di vita, la cultura, il pensiero e l’economia degli abitanti di questi villaggi dovevano essere molto simili a quelli degli insediamenti costruiti al di sopra della linea di costa. Le popolazioni del Neolitico e dell’età del Bronzo vivevano soprattutto di agricoltura e di allevamento (animali domestici), da cui traevano la maggior parte della loro alimentazione, integrata dai frutti della caccia e della raccolta. Si praticava anche la pesca, come testimoniano i rinvenimenti di ami e di frammenti di reti, ma le risorse del lago costituivano senza dubbio un mero complemento.

Parte della ricostruzione di un affresco, scoperto sulla parete interna di una casa incendiata del villaggio lacustre di Ludwigshafen-Seehalde, sulla riva tedesca del lago di Costanza, cultura dello Pfyn tardo, ca. 3860 a.C. (Regierungspräsidium Stuttgart, Landesamt für Denkmalpflege; ricostruzione digitale di Monika Erne secondo disegni e indicazioni di Helmut Schlichtherle e Manuela Fischer, 2015).
Parte della ricostruzione di un affresco, scoperto sulla parete interna di una casa incendiata del villaggio lacustre di Ludwigshafen-Seehalde, sulla riva tedesca del lago di Costanza, cultura dello Pfyn tardo, ca. 3860 a.C. (Regierungspräsidium Stuttgart, Landesamt für Denkmalpflege; ricostruzione digitale di Monika Erne secondo disegni e indicazioni di Helmut Schlichtherle e Manuela Fischer, 2015). […]

Salvo qualche eccezione, il mondo simbolico e funerario è mal rappresentato nei villaggi palafitticoli. Vanno comunque segnalate alcune eccezioni, come ad esempio le rappresentazioni femminili simboliche sulle pareti delle case in siti neolitici della riva settentrionale (tedesca) del lago di Costanza, i depositi votivi di oggetti di parure in bronzo negli insediamenti palafitticoli del Bronzo finale o ancora gli oggetti in ceramica, interpretati come altari domestici, rinvenuti negli abitati sempre di questa epoca. Le tombe e i luoghi di culto sono tendenzialmente ubicati al di fuori dell’abitato e su terreni al riparo dalle esondazioni. Esistono tuttavia sepolture e siti cultuali vicini agli insediamenti palafitticoli che possono essere relazionati a quest’ultimi, come ad esempio i menhir della Promenade des Anglaises a Yverdon-les-Bains-Baie de Clendy.

Sintesi cronologica 

La durata delle fasi di regressione del livello dei laghi e delle paludi coincidenti con quelle di occupazione delle palafitte varia da alcune decine di anni a qualche secolo. Di frequente su uno stesso sito si sono susseguite diverse fasi di occupazione. In questi casi le vestigia dei diversi villaggi sono talora separate solo da pochi centimetri di sabbia o di limo lacustre.

Sull’Altopiano svizzero si conoscono quattro periodi principali di occupazione delle stazioni palafitticole: il Neolitico medio (4300-3400 a.C.), il Neolitico finale (3300-2450 a.C.), l’età del Bronzo antico (1810-1490 a.C.) e l’età del Bronzo finale (1080-850 a.C.). Essi corrispondevano a fasi climatiche più secche, con prolungate recessioni dei laghi, interrotte comunque da brevi periodi di innalzamento delle acque.

La porta di Wetzikon-Robenhausen nel canton Zurigo, risalente al 3700 a.C. (Museo nazionale svizzero, A-432).
La porta di Wetzikon-Robenhausen nel canton Zurigo, risalente al 3700 a.C. (Museo nazionale svizzero, A-432). […]

Per il Neolitico medio si distinguono due fasi culturali. La più antica, chiamata cultura di Egolzwil, data all’incirca dal 4300 al 4100 a.C. ed è ben rappresentata sul sito eponimo di Egolzwil 3 (torbiera del Wauwilermoos). È presente anche nella Svizzera occidentale sotto la denominazione di Cortaillod antico, ma risulta ancora mal identificata. La fase più recente si estende dal 3900 al 3400 a.C. in relazione con la cultura del Cortaillod classico nella Svizzera occidentale e con la cultura di Pfyn nella Svizzera orientale, per esempio sul sito di Thayngen-Weier. I siti più emblematici del Cortaillod classico sono quelli di Twann-Tüscherz-Bahnhof, nel lago di Bienne, di Auvernier-La Saunerie nel lago di Neuchâtel e di Corsier-Port nel lago di Ginevra.

Nell’ambito degli insediamenti palafitticoli il Neolitico finale inizia verso il 3300 a.C. con la cultura di Horgen, originaria della Svizzera orientale. Nella Svizzera occidentale la diffusione di questa cultura non si spinge oltre Yvonand, nella parte ovest del lago di Neuchâtel (Yvonand-Le Marais). Per questo stesso periodo sono noti anche alcuni insediamenti situati ancora più a ovest, tuttavia il loro profilo culturale non è stato identificato in maniera precisa. Nella Svizzera orientale la stazione di Zugo-Riedmatt è uno dei siti rappresentativi di questa cultura.

Nella Svizzera occidentale si verifica una rottura culturale, che prende piede attorno al 2950 a.C. a partire da sud-ovest, con la cultura di Lüscherz. Ad essa farà seguito quella dell'Auvernier-Cordé, che integra degli elementi della cultura della ceramica cordata, sviluppatasi parallelamente nella Svizzera orientale e centrale (per esempio a Zugo-Oterswil-Insel Eielen). Più a ovest i siti più caratteristici della cultura di Lüscherz sono quelli di Sutz-Lattrigen-Rütte e di Lüscherz-Dorfstation.

Le fasi di occupazione palafitticole e le culture dal Neolitico all’età del Ferro nella Svizzera occidentale e orientale. Fonte: Corboud, Pierre; Schaeren, Gishan F.: Le palafitte in Svizzera, 2017, p. 12. Infografica di Pierre Corboud, Università di Ginevra e DSS, 2019.
Le fasi di occupazione palafitticole e le culture dal Neolitico all’età del Ferro nella Svizzera occidentale e orientale. Fonte: Corboud, Pierre; Schaeren, Gishan F.: Le palafitte in Svizzera, 2017, p. 12. Infografica di Pierre Corboud, Università di Ginevra e DSS, 2019. […]

La transizione dalla cultura del bicchiere campaniforme all’età del Bronzo antico, ossia dal 2400 al 1800 a.C., coincide con l’innalzamento generalizzato dei laghi del nord delle Alpi legato a un deterioramento del clima. Per quel periodo non è noto alcun insediamento palafitticolo, contrariamente ai siti terrestri, spesso mal conservati. Per contro, dal 1800 a.C., nuovi insediamenti occupano le rive nuovamente prosciugate, pertinenti al Bronzo antico, talvolta sugli stessi sedimi abbandonati al termine del Neolitico finale. Si tratta per esempio degli insediamenti di Arbon-Bleiche 2, sulle rive del lago di Costanza, di Concise-Sous-Colachoz sulle rive del lago di Neuchâtel (Corcelles-près-Concise-Stations de Concise) e di Morges-Les Roseaux sulla riva settentrionale del Lemano. Si tratta di una fase relativamente breve poiché i villaggi più recenti non vanno oltre il 1500 a.C. ca. L’età del Bronzo medio/recente non ha invece restituito vestigia di villaggi litorali. La causa è da ricercare nell’ulteriore mutamento del clima che, tra il 1500 e il 1100 a.C. ca., provoca l’aumento del livello dei laghi, perlomeno a nord delle Alpi.  

Il periodo meglio conservato per quanto riguarda le stazioni palafitticole è senza dubbio l’età del Bronzo finale (sull’Altopiano svizzero, dal 1080 all’850 a.C.). Le vestigia di questa epoca hanno subito meno esondazioni lacustri, ma anche la dimensione dei villaggi e la qualità architettonica delle case hanno facilitato la loro conservazione fino ai nostri giorni. Lo sviluppo di utensili in bronzo ha probabilmente determinato un maggiore sfruttamento del bosco e dunque dell’agricoltura. Nella Svizzera orientale sono i siti di Zurigo-Kleiner Hafner e di Zurigo-Enge-Alpenquai a risultare i più emblematici, mentre per il lago di Neuchâtel i villaggi di Chabrey-Pointe de Montbec I e di Bevaix-L'Abbaye 2 presentano un abbozzo di proto-urbanizzazione. Nel lago di Ginevra il villaggio di Versoix-Bourg occupa una superficie di quasi 4 ettari, con un sentiero di pali e ciottoli che lo collega alla riva attuale attraverso una zona più instabile.

Scavo preventivo nella stazione palafitticola di Grandson-Corcelettes-Les Pins, datata al Neolitico finale (cultura di Lüscherz), gennaio 2018 (Archéologie cantonale, Losanna; fotografie Yves André).
Scavo preventivo nella stazione palafitticola di Grandson-Corcelettes-Les Pins, datata al Neolitico finale (cultura di Lüscherz), gennaio 2018 (Archéologie cantonale, Losanna; fotografie Yves André). […]

Patrimonio mondiale e prospettive di ricerca

Le stazioni palafitticole costituiscono una fonte di dati eccezionalmente ben conservati riguardanti le culture del Neolitico e dell’età del Bronzo, ma risultano molto fragili e minacciate sia dai fenomeni naturali che dall’intervento dell’uomo (navigazione motorizzata, prosciugamento delle paludi, cementificazione delle rive ecc.). Per rafforzare la loro tutela, ma anche diffondere le conoscenze che hanno restituito, i siti palafitticoli preistorici attorno alle Alpi sono stati iscritti nel 2011 nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. Complessivamente sono 111, di cui 56 si trovano in Svizzera.

I 56 siti palafitticoli in Svizzera iscritti nella lista dell'Unesco

SitoCantone
Arbon - Bleiche 2-3TG
Äschi - Burgäschisee OstSO
Auvernier - La SaunerieNE
Auvernier - Les GraviersNE
Beinwil am See - ÄgelmoosAG
Bevaix - L'Abbaye 2NE
Biel/Bienne - Vingelz-HafenBE
Bolken / Inkwil - Inkwilersee InselSO/BE
Chabrey - Pointe de Montbec IVD
Chevroux - La BessimeVD
Chevroux - VillageVD
Collonge-Bellerive - Bellerive IGE
Corcelles-près-Concise - Stations de ConciseVD
Corsier - PortGE
Egolzwil - Egolzwil 3LU
Erlenbach - WinkelZH
Eschenz - Insel WerdTG
Freienbach - Hurden RosshornSZ
Freienbach - Hurden SeefeldSZ
Gachnang - Niederwil-EgelseeTG
Gletterens - Les GrèvesFR
Gorgier - Les ArgilliezNE
Grandson - Corcelettes Les ViolesVD
Greifensee - Storen-WildsbergZH
Greng - SpitzFR
Haut-Vully - Môtier IFR
Hitzkirch - SeematteLU
Hüttwilen - NussbaumerseeTG
Lüscherz - DorfstationBE
Meilen - RorenhaabZH
Morat - SegelboothafenFR
Morges - Les RoseauxVD
Morges - Stations de MorgesVD
Mur - Chenevières de Guévaux IVD
Noréaz - En Praz des GueuxFR
Rapperswil-Jona - TechnikumSG
Rapperswil-Jona / Hombrechtikon - FeldbachSG/ZH
Saint-Aubin-Sauges - Port-ContyNE
Seedorf - LobsigenseeBE
Seengen - RiesiAG
Stansstad - KehrsitenNW
Sursee - HalbinselLU
Sutz-Lattrigen - RütteBE
Thayngen - Weier I-IIISH
Twann-Tüscherz - BahnhofBE
Versoix - BourgGE
Vinelz - StrandbodenBE
Wädenswil - Vorder AuZH
Wetzikon - RobenhausenZH
Yverdon-les-Bains - Baie de ClendyVD
Yvonand - Le MaraisVD
Zoug - Oterswil-Insel EielenZG
Zoug - RiedmattZG
Zoug - SumpfZG
Zurich - Enge-AlpenquaiZH
Zurich - Kleiner HafnerZH
  
I 56 siti palafitticoli in Svizzera iscritti nella lista dell'Unseco – Pierre Corboud, 2019.

In occasione della preparazione del dossier per la candidatura delle stazioni palafitticole al patrimonio Unesco, è stata stilata una selezione dei siti più rappresentativi e meglio conservati. Sull’insieme del territorio svizzero, oltre ai siti inseriti nella lista, si conoscono almeno ulteriori 394 insediamenti palafitticoli, meno significativi o meno ben conservati, ma che partecipano ugualmente, in qualità di siti associati, alla conoscenza complessiva di questo fenomeno eccezionale. Salvaguardare e indagare anche questi siti è altrettanto importante e rappresenta una responsabilità per archeologi e autorità. Lo stesso vale per eventuali futuri ritrovamenti. Se l’iscrizione nella lista dell’Unesco segna una tappa importante per il riconoscimento e la valorizzazione dei siti palafitticoli, i lavori e gli studi in questo ambito dovranno proseguire, seguendo in particolare due principali filoni di ricerca. Anzitutto va approfondito e meglio compreso il legame tra l’evoluzione ambientale e le scelte delle popolazioni preistoriche di fronte agli importanti cambiamenti climatici avvenuti sull’arco di più di quattro millenni. In secondo luogo, l’insieme dei dati raccolti permette oggi di affrontare alcune questioni interpretative sovraordinate riguardanti la cultura materiale, ad esempio le relazioni sociali tra le diverse culture identificate, non solo fra i vari gruppi stabilitisi attorno alle rive dei laghi, ma anche con le popolazioni di tutto il continente europeo, come testimoniato dagli scambi materiali e simbolici già evidenziati.

Siti palafitticoli nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco
Siti palafitticoli nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco […]

Riferimenti bibliografici

  • Keller, Ferdinand: Pfahlbauten. Zweiter Bericht, 1858 (Mitteilungen der Antiquarischen Gesellschaft in Zürich, 12/3). Online: e-periodica, consultato il 27.09.2018.
  • Desor, Edouard: Les palafittes ou constructions lacustres du lac de Neuchâtel, 1865.
  • Vogt Emil: "Pfahlbaustudien", in: Guyan, Walter Ulrich (a cura di): Das Pfahlbauproblem, 1955, pp. 119-129 (Monographien zur Ur- und Frühgeschichte der Schweiz, 11).
  • Sur les traces des palafittes, 2004 (= Archeologia svizzera, 27/2). Online: e-periodica, consultato il 12.02.2019. 
  • Kaeser, Marc-Antoine: Les Lacustres. Archéologie et mythe national, 2004 (Le savoir suisse, 14).
  • Suter, Peter J.; Schlichtherle, Helmut: Palafitte. Candidatura a patrimonio mondiale dell’UNESCO "Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino", 2009.
  • Honegger, Matthieu; Mordant, Claude (a cura di): L'Homme au bord de l'eau. Archéologie des zones littorales du Néolithique à la Protohistoire. Actes du 135e congrès national des sociétés historiques et scientifiques, Neuchâtel, 6-11 avril 2010, section de Pré- et Protohistoire, 2012 (Cahiers d'archéologie romande, 132).
  • Service archéologique du canton de Berne (a cura di): Les lacustres au bord de l’eau et à travers les Alpes, 2013 (tedesco 2013).
  • Archäologisches Landesmuseum Baden-Württemberg; Landesamt für Denkmalpflege im Regierungspräsidium Stuttgart (a cura di): 4000 Jahre Pfahlbauten, 2016.
  • Corboud, Pierre; Gowen, Margaret: "Protection of the World Heritage against archaeological research. The case of the Prehistoric Pile Dwellings around the Alps registered at UNESCO", in: Annuario d'archeologia svizzera, 99, 2016, pp. 157-164.
  • Corboud, Pierre; Schaeren, Gishan F.: Le palafitte in Svizzera, 2017 (Guide storico-artistiche della Svizzera, 99/988-989).
  • Kaeser, Marc-Antoine: "Les palafittes au Patrimoine mondial de l'Unesco. Eléments pour un bilan d'étape", in: Archeologia svizzera, 2017, n. 4, pp. 16-23.