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Necropoli

Nell'antichità, Nekropolis (letteralmente "città dei morti") era il nome di un quartiere funerario della città ellenistica di Alessandria d'Egitto. Dal XIX sec., il termine necropoli designa un complesso di sepolture a carattere monumentale, disposte in modo analogo agli edifici di una città. Nel linguaggio specialistico dell'archeologia, esso viene spesso utilizzato con un'accezione più ampia per indicare ogni importante gruppo di sepolture allestito fuori dei centri abitati, anche in assenza di monumenti o di segnacoli in superficie.

L'archeologo Albert Naef sul sito degli scavi del cimitero neolitico di Pully-Chamblandes nel 1910. Fotografia su vetro realizzata da Rodolphe Archibald Reiss (Archives cantonales vaudoises, Chavannes-près-Renens).
L'archeologo Albert Naef sul sito degli scavi del cimitero neolitico di Pully-Chamblandes nel 1910. Fotografia su vetro realizzata da Rodolphe Archibald Reiss (Archives cantonales vaudoises, Chavannes-près-Renens). […]

Legata a preoccupazioni sia sanitarie sia religiose, l'usanza di seppellire i morti in aree esterne agli abitati è antica quanto la pratica funeraria stessa (Riti funerari) e si perpetuò dalla Preistoria fino all'alto ME. Dato che per i periodi anteriori all'epoca romana soltanto in pochi casi sono stati individuati gli insediamenti correlati alle necropoli, risulta difficile risalire alla percentuale di pop. - senza dubbio esigua - che veniva inumata in questi luoghi specifici e determinare i criteri di selezione utilizzati. Con tutta evidenza, in ogni epoca sussisterono strette relazioni fra la struttura delle necropoli, le pratiche funerarie e l'organizzazione sociale e/o politica delle varie comunità. Queste complesse problematiche costituiscono peraltro uno dei principali oggetti del dibattito scientifico.

Rappresentazione di una tomba a cista rinvenuta nella necropoli neolitica di Pully-Chamblandes, realizzata nel 1901 da Albert Naef (Musée cantonal d'archéologie et d'histoire, Losanna).
Rappresentazione di una tomba a cista rinvenuta nella necropoli neolitica di Pully-Chamblandes, realizzata nel 1901 da Albert Naef (Musée cantonal d'archéologie et d'histoire, Losanna). […]

La più antica sepoltura isolata rinvenuta sull'attuale territorio sviz. risale al periodo compreso fra il 5400 e il 5000 a.C. (Arlesheim). Dal V millennio (Neolitico antico) sono attestati, in particolare nella regione lemanica e nella valle del Rodano, piccoli gruppi di sepolture a inumazione, sovente in tombe a cassa (ciste) costituite da lastre di pietra o tavole, in cui i defunti venivano deposti in posizione rannicchiata. Fra il 4300 e il 3200 a.C. si svilupparono necropoli più importanti, che riunivano alcune decine di tombe a cista, spesso destinate ad accogliere più defunti (Pully-Chamblandes, Corseaux). I corredi funerari, in precedenza piuttosto rari, conobbero una maggiore diffusione.

Tra la fine del IV millennio e il 2200 a.C. si sviluppò un'architettura a livello del suolo, sotto forma di dolmen nel Giura e nelle Alpi. Nel noto sito del Petit-Chasseur, a Sion, furono eretti veri e propri monumenti che comprendevano camere funerarie collettive per inumazioni successive.

All'inizio dell'età del Bronzo (ca. 2200-1500 a.C.), l'inumazione individuale tornò a essere la pratica usuale di sepoltura. Diffusasi nel Neolitico finale, la sepoltura a tumulo (collinetta circolare di terra e/o di pietre) perdurò nel Bronzo antico e medio (ca. 2200-1400 a.C.; Vufflens-la-Ville, Châbles). In seguito l'incinerazione (Cremazione) si affermò progressivamente e ai tumuli subentrarono piccoli gruppi di tombe, senza monumenti visibili, che contenevano spesso un'urna cineraria e diverse offerte (Möhlin, Tolochenaz, Losanna-Vidy). Nella prima età del Ferro (cultura di Hallstatt, ca. 800-480 a.C.) ricomparvero i tumuli. Le necropoli dell'epoca, tra cui quella di Unterlunkhofen, ne comprendevano a volte diverse decine. Durante il medesimo periodo si osserva pure, con l'eccezione del Ticino, un progressivo ritorno dell'inumazione, che costituì la pratica corrente di sepoltura fino al La Tène medio (IV-II sec. a.C.). Dalla metà del primo millennio sono inoltre attestate diverse sepolture privilegiate a tumulo, talvolta definite principesche e caratterizzate da un corredo particolarmente pregiato (Anet, Grächwil, Payerne).

Durante la seconda età del Ferro (cultura di La Tène, ca. 480-30 a.C.), i tumuli caddero nuovamente in disuso per lasciare spazio a gruppi di tombe a inumazione di varia importanza e generalmente prive di sovrastruttura monumentale ("tombe piatte"). Le modalità utilizzate per segnalare le sepolture in superficie sono pressoché sconosciute, eccezion fatta per il Ticino, dove sono attestati tumuli circolari di pietre, stele di forma allungata oppure coperture rettangolari con lastre di pietra. Diversi dei grandi Cimiteri di epoca celtica rinvenuti nell'Altopiano sviz. furono utilizzati dal La Tène antico fino al La Tène medio (IV-inizio del II sec. a.C.; Münsingen, Saint-Sulpice VD, Gempenach); altri, meno numerosi, si svilupparono durante la prima metà del La Tène finale (ca. 150-80 a.C.; Berna-Enge, Losanna-Vidy). Tra il I sec. a.C. e il primo terzo del I sec. d.C., per ragioni ignote la sepoltura in necropoli cadde praticamente in disuso sull'Altopiano. A sud delle Alpi, per contro, alcune necropoli continuarono a essere utilizzate fino all'epoca romana (Locarno-Solduno).

In epoca romana, dal secondo quarto del I sec. d.C., le necropoli conobbero un notevole sviluppo. Ogni insediamento civile e militare, ogni villa ne possedeva almeno una. Nelle città, la scelta della loro ubicazione sottostava da un lato al rispetto della legislazione romana, che proibiva le sepolture all'interno del territorio urbano, e dall'altro alla volontà di mantenere un contatto regolare fra il mondo dei morti e quello dei vivi. Per questa ragione esse sorgevano per lo più all'uscita dei centri abitati, lungo le vie di comunicazione. Cimiteri o gruppi di tombe si trovavano abitualmente anche nelle villae romane, spesso ai margini delle proprietà, talvolta lungo la strada. Anche i grandi proprietari terrieri avevano le loro tombe e monumenti funerari di fam. Nella maggior parte dei casi questi edifici, di carattere ostentativo, erano siti in posizione privilegiata.

L'organizzazione interna dei cimiteri galloromani è poco conosciuta. La maggior parte dei complessi funerari trasmette di primo acchito l'impressione di una certa anarchia. Questa sensazione, talvolta probabilmente dovuta al loro lungo utilizzo, si spiega soprattutto con la scomparsa quasi totale degli elementi di ripartizione interna (sentieri, siepi, fossati, recinzioni, ecc.). Le sepolture dovevano essere segnalate per lo più in modo molto discreto (tumuli, steli, ecc.) e l'erezione di veri e propri monumenti in pietra o in muratura rimaneva un fatto eccezionale.

In generale, è raro osservare raggruppamenti in base al sesso o all'età, anche se l'esistenza di settori riservati alle sepolture infantili è stata segnalata a più riprese. Gruppi di tombe abbastanza isolati potrebbero corrispondere a sepolture fam., ma si tratta di un'ipotesi non avvalorata da dati concreti. Fino al III sec. d.C., la pratica di uso corrente fu quella dell'incinerazione, se si eccettua il mondo alpino, tradizionalmente conservatore. A partire dal basso Impero (IV-V sec. d.C.) e fino all'alto ME, con la diffusione dell'inumazione e la regolamentazione dell'orientamento delle sepolture, si svilupparono, sempre a margine dei centri abitati e talvolta all'interno di antiche rovine, grandi necropoli con tombe allineate (tombe a schiera), che comprendevano diverse centinaia di sepolture (Avusy-Sézegnin, Yverdon-les-Bains, Sion, Kaiseraugst, Bonaduz). Gli elementi che segnalavano le tombe, per gran parte dispersi, erano generalmente molto sobri (tumuli, lastre orizzontali, stele di legno, ecc.). In alcuni luoghi sorsero anche chiese cimiteriali, costruite sul sito di antichi memoriali (memoria) o di una o più sepolture privilegiate. Dall'epoca carolingia, si diffuse in maniera duratura l'inumazione in cimiteri attigui alle chiese parrocchiali.

Riferimenti bibliografici

  • G. Kaenel, Recherches sur la période de La Tène en Suisse occidentale, 1990
  • SPM, 2, 231-258; 3, 309-326; 4, 249-282; 5, 305-355; 6, 145-180