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Dissodamenti

Sotto la sorveglianza di un signore (sul margine sinistro), dei contadini compiono lavori di dissodamento. Particolare dello Specchio sassone, manoscritto (1330 ca.) di Eike von Repgow (Universitätsbibliothek Heidelberg, Cod. Pal. germ. 164, fol. 26v).
Sotto la sorveglianza di un signore (sul margine sinistro), dei contadini compiono lavori di dissodamento. Particolare dello Specchio sassone, manoscritto (1330 ca.) di Eike von Repgow (Universitätsbibliothek Heidelberg, Cod. Pal. germ. 164, fol. 26v).

Termine improprio ma ampiamente diffuso, riferito al processo di colonizzazione interna che nell'Europa medievale portò, mediante azioni di disboscamento e di bonifica, alla conquista di nuovi spazi d'insediamento e di nuove superfici produttive ai fini agrari. Oltre a modificare su vasta scala il Paesaggio naturale e coltivato, tale processo ebbe anche ripercussioni durature sulle strutture economiche e sociali e sulla situazione politico-signorile. In Svizzera esso cominciò probabilmente già nel VII-VIII sec. e raggiunse la massima intensità nel XII e XIII sec., per poi spegnersi nel XIV-XV. Sul piano demografico il fenomeno fu consentito da una crescita continua, ma con impennate irregolari, della Popolazione: sulla base di estrapolazioni statistiche si suppone che la Svizzera contasse 300'000 ab. nel IX sec. e 600'000 nel XIII. Poiché nel ME i mezzi a disposizione consentivano di aumentare le rese agricole unitarie solo in misura trascurabile (per esempio con la marnatura dal XIII sec.), ogni incremento demografico costringeva la pop. in eccedenza da un lato ad ampliare le superfici coltivabili, dall'altro a emigrare. La colonizzazione interna comportò pertanto non soltanto interventi di disboscamento ma anche movimenti migratori (Migrazioni interne). Nelle fonti scritte il processo è attestato - per lo più solo in forma puntuale - da documenti giur. su singole opere di dissodamento, spec. in relazione a situazioni di conflitto (conflitti di Marca); ne danno chiara testimonianza, inoltre, i Toponimi di tutte e quattro le lingue nazionali. Poiché però risulta arduo suddividere la tradizione toponomastica in strati temporali, in mancanza di altre attestazioni, per esempio documentali, dal nome di una zona dissodata difficilmente si riesce a risalire a una datazione. Benché talvolta reperti edafici come accette o zappe da scasso segnalino attività di dissodamento, l'archeologia è ben lontana dall'aver esaurito le sue possibilità di seguire il fenomeno con indagini sul terreno (fra cui le datazioni al radiocarbonio degli orizzonti che rivelano dissodamenti a mezzo incendio). Se si considerano la dispersione delle fonti scritte, la ripartizione dei toponimi nelle quattro aree linguistiche e l'insufficienza delle ricerche archeologiche, non sorprende l'assenza di uno studio complessivo sul processo della colonizzazione interna in Svizzera.

Mutamenti del paesaggio

Nel territorio dell'odierna Svizzera l'attività colonizzatrice si concentrò sul disboscamento delle ampie zone forestali che agli inizi del ME circondavano le aree insediative di antica colonizzazione; ne restarono escluse le fasce golenali, soggette a inondazioni, e le terre paludose intorno ai laghi dell'Altopiano e della cintura perialpina (Correzione dei corsi d'acqua). In Svizzera l'assetto collinoso e montagnoso del territorio impedì la scomparsa di vaste formazioni forestali come invece avvenne in altre regioni europee, perché ovunque la messa a coltura trovava limiti topografici nei pendii ripidi e a bacìo, negli affioramenti rocciosi e nei letti torrentizi; i dissodamenti, perciò, consentirono solo un ampliamento circoscritto delle zone insediative e agricole di antica data. Poiché spesso i colonizzatori dovevano evitare luoghi ostili all'insediamento, vennero a crearsi aree dissodate di dimensioni variabili, circondate da Boschi ancora intatti. Nel Giura, nelle zone collinose dell'Altopiano e in particolare nelle Prealpi la pratica del disboscamento selettivo ha lasciato nel paesaggio un'impronta ancora oggi percepibile. Nelle Alpi, spec. nelle valli profondamente incise dai ghiacciai, dove i boschi esercitano un effetto protettivo contro valanghe e cadute di sassi, dal 1300 ca. specifiche ordinanze posero un freno alla deforestazione (Bosco sacro); nelle fasce montane intorno ai 2000 m, dove già nell'XI e XII sec. le superfici a pascolo per l'estivazione del bestiame erano divenute scarse, il bosco venne scalzato dal suo limite superiore naturale mediante dissodamenti dall'alto verso il basso (alpeggi da dissodamento).

Tecniche di dissodamento, toponomastica

Per il pesante lavoro di colonizzazione i contadini disponevano solo di mezzi tecnici semplici. I principali attrezzi per la vera e propria attività di disboscamento erano l'accetta, la roncola e la zappa da scasso; il processo era favorito dall'ipersfruttamento del bosco con bestiame al pascolo e dallo scortecciamento artificiale degli alberi, che in tal modo disseccavano e morivano. Il principio del "taglio raso" si riflette in molti toponimi e agronimi, come Rasa o in rom. Rasoira (e analogamente in ted. Schwand o Schwendi, da schwenden, ossia "dissodare"). Il dissodamento per incendio artificiale di boschi e sterpaglie (Debbio) è ricordato da toponimi in it. (Arzo), in rom. (Ars) e in franc. (Ars, Arcs, Arses), tutti derivati dal lat. ardere, ma anche in ted. (Brand, cioè "incendio"). Presupposto per una messa a coltura durevole era la rimozione degli apparati radicali per mezzo della zappa da scasso, attività evocata con particolare frequenza dai toponimi: a Ronco e al rom. Rongg (dal lat. runcare, "tagliare con la ronca") si affiancano in franc. Essert ed Essart (da exsartum, "terreno dissodato" e sarire, "dissodare") o Eterpis ed Eterpas (da exstirpare), in ted. Rüti, Rütli ecc. (da reuten o roden, "disboscare") nonché Stock (da [aus]stocken, "estirpare ceppaie"). Nei testi in lat. la terra dissodata di fresco è chiamata per lo più novale ("terra nuova"), nome poi conservatosi anche in it. Dopo il disboscamento, in alcuni terreni occorreva procedere allo spietramento e al terrazzamento del pendio; la messa a coltura richiedeva, inoltre, la costruzione di abitazioni e l'allestimento di un'infrastruttura (creazione di una rete di sentieri, captazione di sorgenti, escavazione di pozzi, marcatura di confini ecc.). Poiché si riteneva che il bosco inviolato fosse popolato da dèmoni, spiriti e mostri, nelle zone dissodate i santi uccisori di draghi (Giorgio, Michele, Beato, Margherita ecc.) erano oggetto di particolare venerazione.

Formazione di signorie ecclesiastiche e secolari

L'opera di colonizzazione mediante dissodamento era compiuta dalla pop. contadina nel quadro di strutture soprattutto signorili, dal XII e XIII sec. anche collettive. Sulla base di fondazioni regie e altonobiliari (proprietà fondiarie e annessa servitù contadina), a partire dall'alto ME molte abbazie (Romainmôtier, Moutier-Grandval, Disentis, San Gallo, Einsiedeln, Engelberg ecc.) svilupparono un'intensa attività di disboscamento. Dal XII sec. ai benedettini si affiancarono i cistercensi e i premostratensi come fondatori di conventi dediti al lavoro di dissodamento (per esempio Lützel, Sankt Urban, Hauterive, Kappel, Frienisberg, Bellelay, Churwalden, Rüti).

La fortezza di Waldenburg, costruita dai conti von Frohburg alla fine del XII secolo in una zona in cui furono effettuati ampi dissodamenti. Disegno a penna realizzato nel 1754 da Emanuel Büchel (Kunstmuseum Basel, Kupferstichkabinett).
La fortezza di Waldenburg, costruita dai conti von Frohburg alla fine del XII secolo in una zona in cui furono effettuati ampi dissodamenti. Disegno a penna realizzato nel 1754 da Emanuel Büchel (Kunstmuseum Basel, Kupferstichkabinett).

Nel X sec. i re di Borgogna intrapresero alcuni tentativi di colonizzazione nel Giura e nelle Prealpi. La maggior parte dei dissodamenti, tuttavia, fu avviata da signori fondiari e territoriali della bassa o alta nobiltà. A partire dal X sec. nelle zone disboscate sorsero le prime fortezze, che sostituirono come centri di signoria le curtes altomedievali, situate in prevalenza nelle terre di antico insediamento. Le dinastie dell'alta nobiltà con dominio su vasti territori (duchi von Zähringen, conti von Lenzburg, conti di Savoia ecc.) tendevano a guidare la colonizzazione da lontano e creavano nuovi poli d'insediamento attraverso la fondazione di Città nuove. I membri dell'alta nobiltà titolari di complessi signorili minori (baroni von Vaz, conti von Toggenburg, von Frohburg, d'Asburgo, de Fenis-Neuchâtel, de Gruyère ecc.) fondavano nuovi centri di potere edificando fortezze e nuclei urbani in zone appena dissodate. In modo analogo, ma su scala più modesta, operavano i piccoli baroni del contado e - in misura crescente dal tardo XII sec. - i cavalieri della bassa nobiltà. Nel XIII sec. anche signori nobili di città parteciparono alla colonizzazione erigendo fortezze in piccole aree di territorio dissodato. I gruppi di coloni che compivano dissodamenti su base collettiva (Walser) dipendevano sempre dalla protezione del signore territoriale.

Dato che i nobili coinvolti nella colonizzazione rivendicavano un massimo di autonomia e uno status giur. privilegiato, in vaste parti della Svizzera si formò un variegato intreccio di aggregati signorili ampiamente indipendenti e di diverse dimensioni, il che rese notevolmente più difficile il processo tardomedievale di territorializzazione.

Insediamento ed economia

I dissodamenti avevano effetti duraturi sulla realtà insediativa e sulle strutture economiche. Conventi e fortezze (queste ultime spesso raggruppate in spazi ristretti) venivano edificati anche su terreni poveri, mentre le città nuove venivano fondate solo in zone produttive e con un numero relativamente alto di nuclei abitati; per questo motivo la fascia endoalpina restò in gran parte priva di centri urbani. Per l'Insediamento contadino erano determinanti la qualità e l'estensione dei terreni coltivabili situati nelle zone appena dissodate. Il Villaggio, ossia un abitato con molte aziende contadine, si poteva fondare solo su terreni estesi e di buona qualità. Le terre magre si prestavano unicamente alla creazione di piccoli insediamenti e agli Insediamenti sparsi, che avrebbero connotato l'aspetto del paesaggio spec. nelle Prealpi e nelle fasce elevate del Giura.

All'inizio gli abitati delle zone dissodate erano spesso privi di una chiesa propria (in particolare con diritto di battesimo e di sepoltura) e venivano quindi per lo più incorporati in una Parrocchia dei dintorni, di antica data; solo con il processo tardomedievale di filiazione ecclesiastica (XIII-XV sec.) nelle zone colonizzate si formò una rete più fitta di chiese parrocchiali. Nel mettere a coltura le nuove terre si mirava, se possibile, alla produzione di cereali e di vino; sui terreni marginali del Giura e delle Alpi l'agricoltura doveva forzatamente ripiegare soprattutto sull'allevamento da carne e da latte, ma prima che la Piccola era glaciale peggiorasse il clima (dalla fine del XVI sec.) nelle Alpi fu possibile praticare la cerealicoltura anche fino ai 1500 m. L'avvicendamento triennale delle colture, affermatosi su vasta scala nell'Europa del X-XII sec., dopo i dissodamenti era però praticabile solo su terreni di buona qualità; zone marginali e spazi ristretti costringevano a forme di campicoltura estensive (economia agricola mista) o adatte ad appezzamenti ridotti (coltivazione a zappa).

Fra il IX e il XIII sec. l'attività mineraria, in particolare l'estrazione di argento e di ferro, esercitata in diverse regioni sviz. (Giura, Alpi) influì, per lo più a breve termine, sui dissodamenti. Nei pressi delle miniere sorsero insediamenti provvisori - ancora insufficientemente studiati sul piano archeologico - che vennero presto abbandonati per il rapido esaurirsi dei filoni (salvo sul Gonzen, presso Sargans). Dato che erano di breve durata, difficilmente le attività minerarie medievali causavano uno sfruttamento eccessivo del patrimonio forestale.

Migrazioni

La maggior parte dei movimenti migratori legati ai dissodamenti è difficile da documentare. La penetrazione dei coloni alemanni nella futura Svizzera ted., fra il VI e il X sec., è conosciuta e ha lasciato tracce linguistiche nei toponimi terminanti in -ingen, -heim, -hof, -wil e -dorf (analoghi ai toponimi franc./borgognoni in -ens e it./longobardi in -engo); va tenuto presente, però, che non si tratta sempre di abitati sorti su zone appena dissodate.

Le migrazioni compiute dai Walser fra il XII e il XV sec. sono oggetto di intensi studi. È ormai un dato acquisito che questi gruppi germanofoni abbiano colonizzato, sotto la protezione del rispettivo signore territoriale, le aspre valli d'alta quota, partecipando quindi in misura essenziale ai dissodamenti nell'area alpina. Tuttavia le migrazioni medievali nelle Alpi non furono un fenomeno circoscritto solo a loro. Guidati da titolari del potere locale (fra cui conventi e signori minori, ma anche i conti di Savoia o i vescovi di Coira), coloni di lingua e provenienza diversa si spostarono da regioni sovrappopolate in valli laterali poco sfruttate, il che comportò un graduale infittimento della pop. nell'area endoalpina.

Nel basso ME erano esposte a una pressione migratoria particolarmente forte le zone ricche di boschi nell'alto Giura e nelle Prealpi (Appenzello, Paesi forestali, Napf, Schwarzenburg, Gruyère). Il Giura fu colonizzato da contadini provenienti dal bacino dell'Aar, dall'Alsazia e dalla Franca Contea; la penetrazione nelle Prealpi, prima quasi disabitate, prese avvio dalle vicine regioni di antico insediamento. Talvolta il percorso migratorio si riflette nel trasferimento di toponimi dalle zone originarie ai nuovi insediamenti nelle zone appena dissodate.

Diritto colonico e allodi dissodati

In tutta Europa, i dissodamenti portarono alla creazione di speciali norme per i coloni, con privilegi che ebbero un chiaro effetto di richiamo sui gruppi desiderosi di emigrare. Per i contadini tali privilegi consistevano soprattutto nel consenso del signore territoriale alla loro autoamministrazione sotto l'autorità di un Ammann e nel manso ereditario sul terreno dissodato (Uomini liberi); questo diritto colonico è ben documentabile nel caso dei grandi insediamenti walser in territorio retico (Rheinwald, Davos, Safien, Langwies ecc.). Fenomeni analoghi si riscontrano anche in altre zone colonizzate per volontà dei signori territoriali: per esempio nelle Franches-Montagnes, dove la pop. aumentò solo dal tardo XIV sec. grazie ai privilegi concessi dai vescovi di Basilea, e a Neuchâtel, dove i nuovi coloni, titolari di diritti speciali, erano detti francs habergeants. Anche la concessione di privilegi a città nuove fondate da signori territoriali riposava, in gran parte, sui principi del diritto colonico medievale. Nelle signorie formate con dissodamenti intorno a fortezze di baroni e cavalieri della bassa nobiltà, la situazione era diversa in quanto i contadini soggetti al signore, impegnati nell'opera di colonizzazione, non godevano dei vantaggi legati al diritto colonico: i nobili stessi consideravano le terre dissodate sotto la loro guida come loro allodio e cercavano di sottrarle al controllo del signore territoriale o alle norme del diritto feudale. A lungo andare, tuttavia, solo poche di queste signorie poterono conservare il loro status di allodi: a partire dal tardo XIII sec., la maggioranza fu assorbita da aggregati feudali di un signore territoriale. Fonti di conflitto erano i dissodamenti compiuti in forma autonoma sulle terre dei conventi dai loro stessi protettori, che poi sulle zone disboscate avanzavano pretese allodiali.

Fine dei dissodamenti

Attorno al 1400, in Svizzera non c'erano quasi più terre da colonizzare. Nel XIV sec. la crescita demografica, solo temporaneamente frenata dalla peste, proseguiva comunque; per ovviare all'eccedenza demografica occorrevano tentativi di soluzione nuovi (esodo rurale, servizio mercenario). Già nel XIV sec. parecchie terre di recente dissodamento erano state abbandonate (fortezze, piccoli insediamenti, fattorie sparse), ma non è chiaro in che misura questo processo di abbandono si possa ricondurre a una crisi agraria generalizzata dello stesso sec. La maggior parte delle colture e dei Villaggi abbandonati del XIV sec. si situava in terreni marginali, soggetti a rapido esaurimento; la cosiddetta crisi agraria risulta piuttosto un processo di ristrutturazione insediativa ed economica da cui derivò, in ultima analisi, un incremento della produzione. Nella fase finale della colonizzazione interna, a partire dal tardo XIV sec., aumentarono i conflitti per le terre ancora dissodabili, con conseguenze negative - fino al XV sec. inoltrato - per la pace interna del sistema conf. di alleanze (in particolare nell'area alpina). Le zone abbandonate nel tardo ME subirono una nuova ondata di colonizzazione nel XVII-XVIII sec., con la fondazione di fattorie isolate (Steckhöfe) in zone periferiche del territorio della comunità rurale.

Veduta del borgo di Frick da ovest. Disegno a penna acquerellato realizzato nel 1819 da Christian Oelhafen (Staatsarchiv Aargau, Aarau, Grafische Sammlung, GS/00527-3).
Veduta del borgo di Frick da ovest. Disegno a penna acquerellato realizzato nel 1819 da Christian Oelhafen (Staatsarchiv Aargau, Aarau, Grafische Sammlung, GS/00527-3). […]

Riferimenti bibliografici

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