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Cultura diLa Tène

Il concetto di cultura o "civilizzazione" di La Tène viene utilizzato per definire la seconda età del Ferro in Europa; si parla anche di periodo o "epoca" di La Tène, in successione alla cultura di Hallstatt (la prima età del Ferro). La cultura di La Tène si sviluppa dal secondo quarto del V sec. e termina alla fine del I sec. a.C.; in Svizzera le date limite utilizzate convenzionalmente per il periodo sono quelle del 480 e del 30 a.C. La nozione di cultura si riferisce espressamente alla "cultura materiale" analizzata dagli archeologi, in questo caso definita sulla base di criteri artistici, tecnici e tipologici comuni e attribuita ai Celti. È tuttavia consigliabile non identificare la cultura materiale di La Tène con un'"etnia", o proporre l'appartenenza a una pop. che utilizza una lingua celtica, soprattutto in quelle zone marginali dell'Europa considerate celtiche nella seconda età del Ferro.

Origine e fonti

La proposta di dividere l'età del Ferro in due facies culturali e di nominarle Hallstatt e La Tène fu formulata nel 1874 dallo svedese Hans Hildebrand. Queste espressioni vennero presto utilizzate quali sinonimi della prima e della seconda età del Ferro. Le scelta del nome di La Tène (com. Marin-Epagnier) si impose a seguito dei numerosi oggetti metallici, spec. armi in ferro, rinvenuti in questo sito dal 1857. Dal XX sec. l'aggettivo laténien indica, soprattutto in Francia, tutto quanto può essere ricollegato con differenti gradi di certezza ai Celti della seconda età del Ferro.

Quinta tavola fotografica dell'Antiquarium di Friedrich Schwab con reperti rinvenuti a La Tène, mostrati all'Esposizione universale di Parigi nel 1867 (Nouveau Musée Bienne).
Quinta tavola fotografica dell'Antiquarium di Friedrich Schwab con reperti rinvenuti a La Tène, mostrati all'Esposizione universale di Parigi nel 1867 (Nouveau Musée Bienne).
Ottava tavola fotografica dell'Antiquarium di Friedrich Schwab con reperti rinvenuti a La Tène, mostrati all'Esposizione universale di Parigi nel 1867 (Nouveau Musée Bienne).
Ottava tavola fotografica dell'Antiquarium di Friedrich Schwab con reperti rinvenuti a La Tène, mostrati all'Esposizione universale di Parigi nel 1867 (Nouveau Musée Bienne).

Le fonti archeologiche a disposizione variano a seconda del periodo e del contesto geografico. In generale, il corredo funerario (elementi dei vestiti, ornamenti, armi, offerte, oggetti accessori) e la sua organizzazione all'interno della tomba costituiscono una fonte di informazioni privilegiata su cui gli archeologi basano le loro interpretazioni.

In Svizzera, le prime testimonianze della cultura di La Tène, ossia l'espressione di un'arte nuova legata all'apparizione di nuovi tipi di oggetti, rappresentano una sorta di rottura, benché pur sempre all'interno di un ambiente hallstattiano: si tratta infatti di ornamenti provenienti da inumazioni secondarie (dette accessorie) all'interno di tumuli della prima età del Ferro, nella regione del Giura e sull'Altopiano sviz. In poco tempo, dalla seconda metà del V sec. a.C. si diffusero nuove pratiche funerarie, caratterizzate anch'esse dall'inumazione, ma in tombe piatte riunite in necropoli create in nuovi siti. Alcune di esse furono utilizzate senza interruzione fino alla prima metà del II sec. a.C.

Sul finire della cultura di La Tène ricomparve sull'Altopiano l'incinerazione, praticata accanto all'inumazione; i siti funerari del II e I sec. a.C. sono rari e situati in nuove aree, mentre nello spazio alpino e a sud delle Alpi l'inumazione rimase la regola. Ciononostante, la pratica contigua dei due riti è talvolta attestata nella medesima necropoli fino all'epoca romana. A differenza dell'area alpina (Briga, Coira, Bellinzona), sull'Altopiano e nel Giura non vi è quasi traccia di insediamenti risalenti al periodo tra l'inizio della cultura di La Tène e il II sec. a.C., salvo qualche rara eccezione.

Dal II sec. a.C. invece gli oppida dell'Altopiano, con la loro quantità di oggetti della vita quotidiana, permettono di descrivere con più precisione la fine della cultura di La Tène. I depositi, compresi i ritrovamenti qualificati talvolta come "isolati", in particolare le masse di oggetti rinvenuti nei luoghi umidi (come nel sito che diede il nome a La Tène), offrono uno spaccato della loro ricchezza tecnico-tipologica e artistica e danno informazioni sulla dimensione culturale e religiosa.

Tipologia e cronologia

Fasi regionali della cultura di La Tène in Svizzera
Fasi regionali della cultura di La Tène in Svizzera […]

La cronologia della cultura di La Tène si affina e si precisa contestualmente ai progressi della ricerca nelle diverse regioni dell'Europa. Nell'Altopiano, nel Giura e nella valle del Rodano si utilizzano i concetti e la terminologia introdotti all'inizio del XX sec. dallo studioso ted. Paul Reinecke: La Tène antico (LT A: ca. 480/450-400; LT B1: ca. 400-320; LT B2: ca. 320-260), La Tène medio (LT C1: ca. 260-200; LT C2: ca. 200-150), La Tène finale (LT D1: ca. 150-80; LT D2: ca. 80-30). Le differenti fasi sono oggetto di ulteriori suddivisioni (D1a: ca. 150-120; D1b: ca. 120-80), suscettibili di essere perfezionate in futuro. Alla base delle date assolute vi sono evidentemente i pochi dati certi a disposizione, di natura dendrocronologica o storica.

La sequenza lateniana inizia nel Ticino e in alcune valli alpine da LT B1, con l'espansione della cultura di La Tène, che si sovrappone a un substrato regionale, sicuramente di origine celtica nel caso della cultura di Golasecca, o che può essere collegata allo spostamento di pop. verso sud.

Lo studio della cultura di La Tène si basa dunque principalmente sull'analisi dei corredi funerari, la cui evoluzione tipologica può essere seguita, quasi generazione dopo generazione, grazie al metodo, utilizzato nelle necropoli, dell'analisi spazio-temporale (o stratigrafia orizzontale) unita allo stabilimento di matrici d'associazione dei tipi (o combinazione statistica). La necropoli più celebre è quella di Münsingen-Rain, con più di 220 tombe e ca. 1200 oggetti, la cui estensione spaziale può essere ricostruita per quasi 300 anni. Altre necropoli, come quelle di Saint-Sulpice (VD), Vevey o Andelfingen, ma anche Gudo, Giubiasco, Solduno o Castaneda, utilizzate lungo periodi diversi, permettono di approfondire le conoscenze sulle diversità regionali della cultura di La Tène.

Fibula ad arco ripiegato terminante a testa di drago, staffa decorata con cerchietti concentrici. La Tène antico (IV secolo a.C.). Fibula di tipo Duchov (Dux), variante Carzaghetto, rinvenuta nella tomba 145 ad Arbedo (Museo nazionale svizzero).
Fibula ad arco ripiegato terminante a testa di drago, staffa decorata con cerchietti concentrici. La Tène antico (IV secolo a.C.). Fibula di tipo Duchov (Dux), variante Carzaghetto, rinvenuta nella tomba 145 ad Arbedo (Museo nazionale svizzero).

La fibula è senza dubbio l'elemento decorativo che riassume in sé questa evoluzione tecnologica, tipologica e cronologica (con piede libero nel La Tène antico, con piede attaccato in cima all'arco nel La Tène medio, con piede e arco fusi in un pezzo nel La Tène finale). È anche un supporto privilegiato di espressione artistica e simbolica, che si sviluppò dallo stile arcaico di La Tène (LT A) allo stile detto di Waldalgesheim (LT B1) e poi allo stile plastico (LT B2), per limitarci alle tendenze più importanti dell'insieme del complesso lateniano. Alcuni tipi di fibule ebbero una larga diffusione in Europa, come la fibula detta di Dux (o Duchcov, Repubblica Ceca), con il suo piede libero, la molla a sei spirali, la corda interna e l'arco appiattito, segmentato e ornato di motivi geometrici stampati, caratteristica di un orizzonte della metà del IV sec., o quella detta di Nauheim, ugualmente in bronzo, con arco triangolare, molla a quattro spirali e corda interna e, soprattutto, con porta-ardiglione rettangolare fuso in un unico pezzo con l'arco. Questo esemplare è tipico per un orizzonte cronologico del La Tène finale (LT D1b) e rimanda al mondo degli oppida, tra la fine del II e l'inizio del I sec. a.C.

Gli oggetti d'ornamento (braccialetti, anelli da caviglia, torques o anelli digitali), indossati essenzialmente dalle donne secondo regole molto rigorose, subirono anch'essi un'evoluzione tecnica e tipologica. Mentre le collane di perle in vetro e ambra erano frequenti all'inizio di La Tène, i braccialetti in vetro colorato comparvero all'inizio di LT C1, così come le cinture ad anelli bronzei, anch'esse indossate dalle donne dell'élite sociale. Le armi dei guerrieri seguirono un percorso evolutivo indipendente: nel III e all'inizio del II sec. a.C. la spada, sempre più lunga con il passare dei sec., con il fodero in ferro spesso decorato, era generalmente associata a una punta di lancia con tallone e a un umbone (parte centrale) dello scudo. A partire da LT C2, si osserva un impoverimento del corredo funerario. La ceramica è di nuovo presente durante LT D1, come offerta o urna funeraria in alcune incinerazioni.

Nelle Alpi e nel Ticino, l'evoluzione culturale si evince in parte da ritrovamenti differenti: appartenenti alla cultura di Golasecca, gli oggetti e i materiali sudalpini sono caratteristici per il periodo Ticino D, la cui parte finale corrisponde alle fasi iniziale e media del periodo LT A nordalpino. Nel corso di LT B e C, gli orecchini, la ceramica - ben rappresentata durante tutta l'età del Ferro con la presenza inoltre di vasellame in metallo (assente sull'Altopiano) - o ancora alcuni tipi di fibule presentarono sempre caratteristiche regionali e seguirono un'evoluzione propria. Le monete sono molto rare nei contesti funerari dell'Altopiano. I primi esemplari noti sono gli oboli massalioti in argento della fine del III sec. a.C., gli oboli detti padani dell'Italia settentrionale e i quarti di statere in oro; monete locali fuse (potin) fecero la loro apparizione nella seconda metà del II sec. a.C.

Le conoscenze sugli utensili domestici del La Tène antico e medio sono molto più limitate, anche a causa dei pochi insediamenti sull'Altopiano. La ceramica fine, tornita (quale sviluppo della produzione nell'Hallstatt finale), affianca i vasi e le scodelle tradizionali. A Sévaz, alcuni cocci di ceramica attica a figure rosse, risalenti al terzo quarto del V sec. a.C., sono stati rinvenuti assieme all'arredo di un'officina di fabbro dell'inizio di La Tène. Alcune forme di ceramica grigia fine tornita dell'Üetliberg sono anch'esse attribuite a LT A. Le attività della vita quotidiana acquisiscono contorni più nitidi solo a partire dal La Tène medio (LT C2), con la concentrazione degli insediamenti durante LT D1 nelle località in altitudine definite oppida, le prime città dell'Europa lateniana; da allora le ceramiche fini, dipinte, incise o più grossolane contribuiscono alla cronologia del tardo La Tène. Oltre a questo repertorio locale, alcune anfore da vino importate dall'Italia o la ceramica a vernice nera forniscono elementi di datazione assoluta, che si ottiene attraverso il cross dating con il mondo mediterraneo. Le monete di potin sono numerose negli oppida e nei siti del La Tène finale, a fianco delle monete derivate da modelli della Repubblica romana, come il denaro o il quinario in argento. Interazioni di questo tipo sono naturalmente presenti, se non addirittura in misura maggiore, anche al sud delle Alpi, nel Ticino in particolare, dove utensili e pratiche sembrano indicare che la cultura romana si sostituì alla cultura di La Tène già all'inizio del I sec. a.C.

Fotografia degli scavi presso La Tène, eseguiti nell'antico corso della Thielle nel 1916 (Laténium, Hauterive).
Fotografia degli scavi presso La Tène, eseguiti nell'antico corso della Thielle nel 1916 (Laténium, Hauterive). […]

La cronologia assoluta della fine di La Tène si basa su alcune date dendrocronologiche. Tra i rinvenimenti figurano ad esempio uno scudo in legno di quercia (abbattuta verso il 225 a.C.), su cui è fissato un umbone in ferro risalente a LT C1, proveniente dal sito di La Tène; alcuni gruppi di ceramiche di Yverdon-les-Bains anteriori al 161/158 a.C.; il bastione dell'oppidum di Yverdon-les-Bains dell'80 a.C. ca., con ritrovamenti stratificati posteriori; il porto di Ginevra con l'installazione di un grande pontile nel 123 a.C. e alcune risistemazioni posteriori. I materiali dell'epoca augustea, su cui le numerose fonti storiche forniscono informazioni molto dettagliate, permettono di cogliere con precisione (quasi al decennio) il passaggio dal repertorio lateniano a quello galloromano alla fine dell'ultimo millennio prima della nostra era.

Insediamenti, economia e società

La società lateniana, composta essenzialmente da agricoltori e allevatori, ricalcava i tradizionali modi di vita dei periodi precedenti. Nonostante gli scavi estensivi condotti contestualmente alla costruzione delle autostrade (fine XX sec.), la realtà rurale è poco nota; per il La Tène antico le conoscenze si limitano ad alcune case su pali e pareti a graticcio, granai di immagazzinamento sopraelevati (ad esempio ad Alle), silos (fra l'altro a Gelterkinden e a Orbe) e alcune costruzioni, generalmente a una navata, che nelle Alpi poggiavano su uno zoccolo di pietra. Alla fine del periodo di La Tène, gli edifici con una struttura a travi orizzontali erano più frequenti sull'Altopiano (ad esempio a Pomy-Cuarny).

I primi centri di tipo urbano, gli Oppida, presentavano un'organizzazione in quartieri, destinati a specifiche attività artigianali (fabbri, ceramisti ecc.), alla fabbricazione di monete (un conio per la produzione dei quinari detti Kaletedou è venuto alla luce sul Mont Vully), a manifestazioni culturali, a santuari. Gli oppida erano muniti di un massiccio bastione di terra con un'armatura in legno e un paramento di pietre a secco, le cui varianti principali erano il Pfostenschlitzmauer, muro a pali frontali (Mont Vully, colle della cattedrale di Basilea), e il murus gallicus, muro a travatura orizzontale (Gressy-Sermuz).

L'oppidum più importante della Svizzera attuale (o meglio dell'Altopiano, dato che questo tipo di città non era presente nelle Alpi), attribuito agli Elvezi, è quello di Berna (Brenodurum), sulla penisola di Enge. Gli altri insediamenti indicati come oppida hanno avuto probabilmente ruoli politici, economici e religiosi differenti, alcuni forse con una vocazione più difensiva o di raggruppamento. Altri insediamenti aperti, come il celebre sito della Gasfabrik a Basilea, offrono un'immagine complessiva di tutte queste attività.

I prodotti degli artigiani lateniani, su cui sono state raccolte numerose informazioni, erano di grande qualità, sia che si trattasse di oggetti lavorati di ferro, bronzo, vetro, metalli e altri materiali preziosi (oro, corallo, ambra, lignite), sia di prodotti di ceramica e di recipienti in legno, sia di oggetti di vimini e di manufatti tessili. Come risulta dal quadro cronologico, vi sono molte prove materiali che attestano gli scambi con i vicini del nord, dell'est e soprattutto del sud; la presenza di ambra del Baltico o di corallo mediterraneo cui si è fatto riferimento ne costituisce una testimonianza. Prove tangibili sono rappresentate anche da alcune vie di comunicazione, tratti di strade (Kallnach, Bevaix), ponti (Cornaux-Les Sauges) ed elementi di carri. È però soprattutto il corredo archeologico che permette di mettere in luce questi contatti, anche all'interno del medesimo mondo lateniano. All'inizio di La Tène, si trovano fibule o ciondoli provenienti dall'attuale cant. Ticino (cultura di Golasecca) in alcune sepolture dell'Altopiano, mentre altre fibule "ticinesi" (del tipo della Certosa) sono decorate da motivi del cosiddetto stile di Waldalgesheim (il sito eponimo si trova nel Palatinato); al di là delle relazioni che lasciano supporre, non è escluso che questi oggetti siano la testimonianza della presenza stessa di persone di quelle regioni. Tale eventualità potrebbe essersi verificata nel caso di una giovane ragazza sepolta a Saint-Sulpice (VD) attorno alla metà del IV sec. che, su entrambi i lati della testa, portava in particolare due piccole maschere fenicie in pasta di vetro multicolore, originarie dell'odierna Tunisia. Le peculiarità della coppa a due anse (detta kylix) rinvenuta a Ollon (ceramica a vernice nera dell'Etruria, assolutamente estranea alla realtà di La Tène) permettono di ipotizzare che il guerriero a cui probabilmente apparteneva fosse in realtà un mercenario ritornato nel suo Paese natale. Le fibule a maschera umana dotate di elmo scoperte a Niederwichtrach rimandano forse anch'esse alla presenza di una donna proveniente dal Ticino. Le tombe contenenti monete potrebbero essere spiegate con l'esogamia, dato che nell'area mediterranea era diffusa la pratica di versare un obolo a Caronte. Da un punto di vista strettamente commerciale, le prime importazioni in grande stile di prodotti stranieri, come il vino italico nelle anfore, risalgono solo alla fine della cultura di La Tène.

Brocca con manico. Ceramica del tardo La Tène, rinvenuta nella tomba 99 a Giubiasco (Museo nazionale svizzero).
Brocca con manico. Ceramica del tardo La Tène, rinvenuta nella tomba 99 a Giubiasco (Museo nazionale svizzero).

Allo stesso modo, i gioielli rinvenuti nelle sepolture e le norme che ne regolamentavano l'utilizzo evocate in precedenza permettono di individuare, all'interno dello stesso mondo lateniano, costumi differenti da regione a regione: gli anelli da caviglia vennero ad esempio indossati dalle donne e dalle ragazze di Münsingen fino al termine di LT B2, mentre a Saint-Sulpice (VD) scomparvero all'inizio di LT B1; le torques a tamponi riccamente decorate con motivi floreali o a forma di "s" sono caratteristiche della zona centro-orientale dell'Altopiano e dell'alto Reno durante LT B.

Se l'archeologia funeraria evidenzia da una parte le differenze nei corredi dei singoli individui inumati nel corso del La Tène antico e medio, dall'altra mette in risalto un elemento che accomunava coloro che accedevano a una sepoltura di questo tipo, cioè l'appartenenza all'élite sociale. Le informazioni a disposizione sulla società della fine dell'età del Ferro si sovrappongono dunque alle descrizioni dell'organizzazione della società celtica fornite da Cesare, Posidonio e altri: ne risulta pertanto l'immagine di una società fortemente gerarchizzata, secondo un modello oligarchico, con Divico o Orgetorige quali degni rappresentanti delle potenti fam. aristocratiche. D'altronde, alcune catene rinvenute a Basilea-Gasfabrik e sulla collina di Mormont (com. Eclépens e La Sarraz) confermano la diffusione della schiavitù menz. nei testi.

Arte, religione e storia

I differenti modi di espressione artistica (i già menz. stili) che si succedono nel corso di La Tène, con le maschere umane, le figure di animali mitici, i motivi geometrici o di ispirazione vegetale e i relativi ornamenti (lire, linee a forma di "s", fogliami e intrecci) sono difficilmente dissociabili da una componente religiosa, onnipresente. Alcuni simboli dovevano rivestire un valore riconosciuto nella maggior parte del mondo celtico lateniano, così come i pendenti e gli amuleti che si trovano associati alle sepolture di alcuni individui. Allo stesso modo, negli insediamenti gli elementi religiosi e relativi ai culti erano intimamente mescolati agli aspetti della vita quotidiana.

I raggruppamenti di oggetti sono considerati rappresentativi di luoghi a vocazione cultuale o sacrificale. In effetti, l'abbondante deposito della Tiefenau nell'oppidum di Berna-Enge presenta una serie di oggetti (armi, frammenti di carro, gioielli ecc.) che, manipolati, rovinati, spezzati e piegati, ossia privati della loro finalità profana, vennero forse sacrificati e dedicati a una divinità. I ritrovamenti del sec. scorso in ambienti umidi, a iniziare da quelli dei siti di La Tène e di Port, sono oggi considerati dei depositi destinati a riunire le offerte, in maniera paragonabile ai santuari della Francia settentrionale. La maggior parte dei ricercatori concorda nel collegare a questo tipo di pratiche gli oggetti rinvenuti presso il ponte di Cornaux-Les Sauges. Luoghi consacrati di questo genere sono stati utilizzati nel corso del III e del II sec. a.C. secondo una tempistica e delle regole proprie a noi ignote. Sono stati scoperti depositi più modesti a Wauwil, o tesori monetari del II o del I sec. a.C., fra cui il blocco calcinato di 17'000-18'000 monete di potin del cosiddetto tipo zurighese (recante un'ancora), rinvenuto nel sito di Zurigo-Alte Börse. Anche al celebre tesoro di Erstfeld, allo sbocco delle Alpi, sotterrato attorno al 400 a.C., viene assegnato un significato votivo. Il santuario scoperto nel 2006 sulla collina di Mormont a La Sarraz sembra essere stato un luogo di culto importante.

Si suppone che le sculture in legno prodotte tra la fine del II e l'inizio del I sec. a.C. rappresentino delle divinità, forse tutelari. A un simile contesto cultuale si collegano la statua che troneggiava all'entrata del porto di Ginevra, che la dendrocronolgia fa risalire all'80 a.C. ca., quella rinvenuta nel fossato davanti al bastione dell'oppidum di Yverdon-les-Bains (ca. 60-50 a.C.) e anche quella di Villeneuve (senza data e non localizzata). In quest'ultima località sono così emerse alcune pratiche rituali, sull'esempio delle tre piccole monete in argento inserite in una fessura di legno della statua. A Yverdon-les-Bains, un cumulo di mandibole di bovidi è collegato all'omaggio alla divinità, mentre nel porto di Ginevra sono emerse tracce di sacrifici umani. Al contesto rituale e sacro vanno ricondotti anche la manipolazione dei resti antropologici, i mucchi di ossa umane, l'esposizione e la conservazione di trofei nei santuari. Pratiche simili sono state riscontrate anche all'interno degli insediamenti: a Basilea in particolare ne sono un buon esempio i depositi di anfore di vino nei magazzini, la rottura rituale di queste anfore in occasione di feste e cerimonie e la presenza di resti umani in alcuni fossati.

I dati propriamente storici concernenti la cultura di La Tène, come quelli relativi all'ambito religioso, si sovrappongono in ampia misura con la storia dei Celti. I cinque sec. scarsi di civilizzazione lateniana sono stati caratterizzati da grandi migrazioni e dallo spostamento più modesto di gruppi di uomini. La migrazione più nota che toccò il territorio attuale della Svizzera fu quella degli Elvezi nel 58 a.C., seguita dalla loro sconfitta di fronte a Giulio Cesare e dal loro ritorno forzato, preludio all'integrazione, qualche decennio dopo, delle Alpi, della Rezia e dell'Altopiano nell'orbita di Roma.

Riferimenti bibliografici

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