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Servizio attivo

Con servizio attivo si intende l'impiego, decretato dalle autorità civili fed. di propria iniziativa o su richiesta dei cant., di tutto o parte dell'Esercito per la difesa da pericoli esterni o interni. Nel XIX sec. veniva identificato con altre espressioni, quali armamento fed., chiamata delle truppe per la difesa della neutralità armata, occupazione delle frontiere o intervento fed. Il termine appare la prima volta in un'ordinanza del 1887 sulla convocazione delle truppe al servizio militare attivo. L'organizzazione militare (OM) del 1907 introdusse per la prima volta una distinzione tra servizio d'istruzione e servizio attivo. Quest'ultimo era svolto per sostenere l'indipendenza della Svizzera verso l'esterno o per mantenere la tranquillità e l'ordine all'interno. Per regolamentare le competenze, l'OM del 1907 distingueva inoltre la neutralità armata dalla guerra.

Aspetti generali

Chiamata in servizio per la mobilitazione generale del settembre del 1939 (Biblioteca nazionale svizzera).
Chiamata in servizio per la mobilitazione generale del settembre del 1939 (Biblioteca nazionale svizzera). […]

Secondo la legge militare (LM) del 1995 (modificata nel 2002 con la riforma Esercito XXI) il servizio attivo mira a difendere la Svizzera e la sua pop. (servizio di difesa nazionale) tramite l'impiego di truppe, coadiuvare le autorità civili nel far fronte a gravi minacce alla sicurezza interna (Servizio d'ordine dell'esercito) e aumentare il livello d'istruzione dell'esercito in caso d'aggravamento della minaccia. Il concetto della neutralità armata non è più presente nella LM del 1995, che tuttavia introduce, accanto al servizio attivo e a quello d'istruzione, il servizio d'appoggio a favore di autorità civili in caso di situazioni straordinarie, come le catastrofi. La LM del 1995 definisce inoltre le conseguenze legali del servizio attivo prima e dopo il verificarsi dello stato di guerra. Rispetto all'OM del 1907 sono stati apportati solo leggeri adeguamenti. All'Assemblea fed. compete di ordinare il servizio attivo e di chiamare in servizio l'esercito o parte di esso. Quando le Camere non sono riunite, il Consiglio fed. può ordinare, in casi d'urgenza, il servizio attivo e la Mobilitazione dell'esercito. Se la chiamata in servizio concerne oltre 4000 militari (Costituzione fed. del 1999, in precedenza 2000) o dura più di tre settimane, il Consiglio fed. chiede la convocazione immediata dell'Assemblea fed., che decide circa il mantenimento del provvedimento. Il Consiglio fed. può ordinare la messa di picchetto di truppe. I militari chiamati in servizio attivo prestano giuramento o fanno promessa solenne. Non appena è prevista o decretata una mobilitazione di truppe più importante, l'Assemblea fed. elegge il Generale. In stato di guerra quest'ultimo dispone, nel rispetto del diritto intern. pubblico, di tutti i mezzi necessari per adempiere la sua missione, nella misura in cui questi non siano esclusi dalla legge o dal Consiglio fed. oppure assegnati ai settori civili della difesa integrata. Nel caso in cui la Conf. chiami truppe in servizio attivo, ognuno è obbligato, per l'adempimento dei compiti militari, a mettere a disposizione delle autorità militari e della truppa i propri beni mobili e immobili e la proprietà intellettuale, nonché a sopportare la messa fuori uso di beni materiali in caso di guerra. Durante il servizio attivo il Consiglio fed. può decretare l'esercizio militare per le imprese private che svolgono compiti pubblici, ad eccezione delle imprese di trasporto titolari di una concessione della Conf. Nel servizio di difesa nazionale il Consiglio fed. può inoltre differire l'età del proscioglimento dall'obbligo di prestare servizio militare, tenendo conto delle esigenze della cooperazione nazionale per la sicurezza. In stato di grave necessità tutti gli Svizzeri possono essere obbligati a mettersi a disposizione del Paese e a concorrere con tutte le loro forze alla sua difesa.

Servizio attivo a difesa del Paese dal 1848

Truppe del neocostituito Stato fed. vennero chiamate in servizio attivo la prima volta durante i moti rivoluzionari del 1848-49. Durante il sollevamento della Lombardia e di Venezia contro l'Austria sostenuto dal regno di Sardegna (marzo 1848-aprile 1849) quattro brigate furono poste a protezione dei confini nazionali nei Grigioni e nel Ticino. In seguito al fallimento della rivoluzione nel granducato del Baden, 10'000 insorti furono spinti verso la frontiera sviz. e vennero disarmati dalla divisione 5 comandata da Dominik Gmür. La penetrazione di una compagnia dell'Assia nell'enclave badense di Büsingen portò allo schieramento di due ulteriori divisioni e all'elezione di Guillaume-Henri Dufour a generale.

Nel 1853 il governo austriaco ritenne la prassi liberale in materia d'asilo delle autorità ticinesi all'origine di un tentativo insurrezionale a Milano, decretò l'espulsione dei Ticinesi residenti in Lombardia e il blocco delle frontiere. Il Consiglio fed. ordinò ai cant. di tenere pronti i loro contingenti, fece ampliare lo sbarramento a valle di Bellinzona e mobilitò una compagnia di carabinieri ticinesi.

Durante l'affare di Neuchâtel (1856-57) il re di Prussia minacciò misure militari dopo la repressione dell'insurrezione realista a Neuchâtel. Di conseguenza, da metà dicembre del 1856 30'000 uomini sotto il comando del generale Dufour furono schierati lungo il Reno. La crisi fu superata nella primavera del 1857 grazie alla mediazione dell'imperatore Napoleone III.

Durante la seconda guerra d'indipendenza it. (1859) reparti di una divisione, rinforzati da una brigata e da corpi di truppe regionali, difesero il confine meridionale da aprile ad agosto agli ordini del generale Dufour. La guarnigione austriaca di Laveno, forte di 650 uomini, fuggì attraverso il lago Maggiore verso Magadino, dove fu internata.

Nel 1860 il regno di Sardegna cedette la Savoia alla Francia quale indennizzo per l'aiuto prestato durante le campagne risorgimentali (affare della Savoia). La Svizzera possedeva tuttavia il diritto di tutelare la sicurezza di Ginevra tramite la neutralizzazione della Savoia settentrionale. L'imperatore Napoleone III si mostrò dapprima disposto a cedere alla Conf. lo Chablais e il Faucigny, ma i conservatori savoiardi si opposero. Per difendere Ginevra da possibili aggressioni, il Consiglio fed. vi fece stazionare, da aprile a luglio del 1860, tre battaglioni rinforzati che, sotto il comando del colonnello Paul Karl Eduard Ziegler, svolsero il loro corso di ripetizione.

Nel 1866, durante il conflitto che oppose l'Italia all'Austria, il Consiglio fed. da giugno ad agosto mobilitò ca. 2000 uomini agli ordini del colonnello Eduard von Salis per prevenire violazioni di confine in Engadina e nella Val Müstair.

Durante la guerra Franco-prussiana (1870-71) 37'000 uomini guidati dal generale Hans Herzog si schierarono da Sciaffusa all'Ajoie, in particolare nella regione di Basilea, per proteggere la frontiera da tentativi di attraversamento effettuati da truppe straniere. Quando nel gennaio del 1871 l'esercito di Bourbaki venne respinto da truppe ted. verso il confine sviz, il generale Herzog spostò a marce forzate le due divisioni (21'000 uomini) mobilitate dal Consiglio fed. verso i punti di valico nel Giura occidentale. 87'000 soldati franc. furono internati.

Esercitazione delle truppe del treno nei pressi di Sankt Moritz durante l'occupazione delle frontiere del 1914-1918. Fotografia di Rudolf Zinggeler (Biblioteca nazionale svizzera, Archivio federale dei monumenti storici, Collezione Zinggeler).
Esercitazione delle truppe del treno nei pressi di Sankt Moritz durante l'occupazione delle frontiere del 1914-1918. Fotografia di Rudolf Zinggeler (Biblioteca nazionale svizzera, Archivio federale dei monumenti storici, Collezione Zinggeler).

Allo scoppio della prima Guerra mondiale 238'000 uomini e 50'000 cavalli entrarono in servizio attivo agli ordini del generale Ulrich Wille allo scopo di prevenire eventuali tentativi di aggiramento attraverso la Svizzera da parte dei belligeranti. I soldati prestarono in media tra i 500 e i 600 giorni di servizio attivo.

Guardia di frontiera lungo la linea ferroviaria Porrentruy-Delle-Belfort. Fotografia di Hans Staub, 1940 (Fotostiftung Schweiz, Winterthur) © Fotostiftung Schweiz.
Guardia di frontiera lungo la linea ferroviaria Porrentruy-Delle-Belfort. Fotografia di Hans Staub, 1940 (Fotostiftung Schweiz, Winterthur) © Fotostiftung Schweiz.

Nella seconda Guerra mondiale la mobilitazione generale, che avvenne dopo l'invasione della Polonia da parte di Hitler (inizio settembre del 1939), fu preceduta dalla chiamata alle armi delle truppe di frontiera e copertura e dall'elezione di Henri Guisan a generale. Furono mobilitati 430'000 militari e 200'000 ausiliari, che durante i mesi invernali prestarono servizio secondo un sistema di rotazione. L'inizio della campagna di Francia richiese una seconda mobilitazione generale (11.5.1940): entrarono in servizio 450'000 soldati, 250'000 ausiliari, 53'000 cavalli e 16'000 autoveicoli. In giugno vennero internati 43'000 militari franc. Da luglio del 1940 a maggio del 1945 i reparti mobilitati svolsero a turno servizi di istruzione e guardia. I soldati accumularono in media 800 giorni di servizio attivo.

Riferimenti bibliografici

  • H. R. Kurz, Cento anni di esercito svizzero, 1981 (ted. 1978)
  • R. Beck, Roulez tambours, 1982
  • L'Etat-major, 5; 7
  • C. Dejung, Aktivdienst und Geschlechterordnung, 2006
Scheda informativa
Contesto Occupazione del confine