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Statalismo

In origine, in Svizzera, il termine di statalismo designava una concezione politica e le conseguenti misure volte ad ampliare le competenze dello Stato fed. In seguito fu spesso utilizzato con un'accezione polemica soprattutto dai liberali per criticare le misure interventiste ai diversi livelli dello Stato (Conf., cant., com.).

Dagli anni 1880-90, il liberalismo tradizionale che mirava a uno Stato fed. debole perse molto della sua forza di persuasione. Il Radicalismo, rafforzato dal movimento democratico, chiese interventi statali non solo in ambito sociale ma anche in altri settori (politica agraria, monopolio dei biglietti di banca, statalizzazione delle principali ferrovie). Fu probabilmente l'ex Consigliere fed. Numa Droz a introdurre il termine franc. di statalismo nel dibattito politico sviz., che vedeva i rappresentanti del liberalismo classico opporsi all'ala sinistra del radicalismo, ovvero i partigiani di Ludwig Forrer e del cosiddetto socialismo di Stato. Lo spunto fu fornito dal dibattito sull'istituzione di un'assicurazione sociale, il cui primo progetto (Lex Forrer) fu respinto dagli oppositori perché ritenuto troppo centralistico.

Negli anni precedenti la prima guerra mondiale l'interventismo incontrò il crescente scetticismo dei radicali, conquistando invece i favori di una più solida socialdemocrazia, che divenne il bersaglio preferito dei denigratori dello statalismo. Nel periodo tra le due guerre, esposto a crisi economiche, i partiti borghesi non poterono più permettersi di difendere posizioni liberali estreme dato che il loro elettorato proveniva dal mondo rurale e dal ceto medio, incline al protezionismo. Inoltre, negli anni 1930-40, le idee corporativistiche costituirono un contrappeso non trascurabile al liberalismo. In alcuni momenti gli schieramenti furono fluidi: nei primi anni della crisi economica mondiale, ad esempio, Consiglio fed. e parlamento respinsero una politica congiunturale attiva in nome della teoria del sovrainvestimento, mentre l'industria orologiera tradizionalmente favorevole al libero scambio reclamò aiuti statali. Di fronte alla minaccia bellica, verso la fine degli anni 1930-40 crebbe il consenso a favore di un interventismo più marcato, che conobbe poi uno sviluppo senza precedenti nel quadro dell'Economia di guerra.

Il secondo dopoguerra generò una situazione ambivalente. Da una parte, l'economia d'esportazione, che durante la crisi economica mondiale e la guerra aveva perso terreno nei confronti dell'economia interna, sostenne un'offensiva liberale; condotta da William Emmanuel Rappard e Wilhelm Röpke (Neoliberalismo), ottenne il rapido ridimensionamento del dirigismo dell'economia di guerra. D'altra parte, la costruzione dello Stato sociale comportò un forte aumento delle misure interventiste spec. nella politica sociale, ma anche nella politica agraria, ambientale, dei trasporti, del mercato del lavoro, dell'istruzione e della sanità. Nonostante l'aumento della quota d'incidenza della spesa pubblica, la critica, anche dei partiti borghesi, rimase moderata fintanto che perdurò l'alta congiuntura.

La situazione cambiò quando, dalla fine degli anni 1960-70, una parte dei nuovi movimenti sociali (a sinistra), e poi, dalla fine degli anni 1970-80, i radicali (a destra) ridefinirono la loro posizione nei confronti dello Stato. Se le critiche della sinistra rimasero marginali, lo slogan promosso dai radicali negli anni 1980-90, "più libertà, meno Stato", riscosse invece un'attenzione durevole. L'UDC lo riprese negli anni 1990-2000 e lo radicalizzò sotto forma di rivendicazioni fiscali pur sostenendo misure interventiste a favore del suo elettorato proveniente dal mondo rurale e dal ceto medio. La crescente messa in questione dell'interventismo ha prodotto profondi mutamenti sul piano politico ed economico (trasformazione delle FFS in una soc. anonima, separazione tra Swisscom e PTT), ma non ha ancora provocato una riduzione della quota statale. In questo senso, parallelamente ai maggiori costi delle assicurazioni sociali, hanno avuto un ruolo anche alcune misure, come il decreto Bonny e la sua proroga, che hanno permesso di liberare mezzi finanziari per il sostegno delle aziende private nelle regioni periferiche. Di fronte alle difficoltà economiche sorte dopo il 2000, l'appello all'aiuto statale si è fatto vieppiù pressante e nell'autunno del 2001 si è giunti a un primo importante intervento statale a favore di una singola impresa privata, cioè all'iniezione di capitali nella compagnia di trasporti aerei Swissair, poi Swiss. Nel 2008, con un'operazione senza precedenti, la Conf. è invece intervenuta nel salvataggio di UBS con un prestito di 6 miliardi di frs.

Riferimenti bibliografici

  • N. Droz, La démocratie fédérative et le socialisme d'Etat, 1896
  • W. E. Rappard, Des origines et de l'évolution de l'étatisme fédéral en Suisse, 1938
  • B. Degen, «Genossenschaft, Verstaatlichung, Staatsintervention oder freier Markt», in Arbeit in der Schweiz des 20. Jahrhunderts, 1998, 511-534