de fr it

Pensioni

Nel 1523 alcuni preti zurighesi giurano di fronte al borgomastro di Zurigo di non accettare pensioni. Disegno a penna colorato tratto dalla copia, realizzata nel 1605 da Heinrich Thomann, della storia della Riforma di Heinrich Bulliger (Zentralbibliothek Zürich, Ms. B 316, fol. 64v).
Nel 1523 alcuni preti zurighesi giurano di fronte al borgomastro di Zurigo di non accettare pensioni. Disegno a penna colorato tratto dalla copia, realizzata nel 1605 da Heinrich Thomann, della storia della Riforma di Heinrich Bulliger (Zentralbibliothek Zürich, Ms. B 316, fol. 64v). […]

In origine, secondo il diritto canonico, la pensione era il diritto concesso a un ecclesiastico di usufruire delle rendite di un beneficio senza l'obbligo di contropartite, a vita o per la durata del suo mandato. Dalla metà del XV sec. il termine designò, in ambito secolare, le somme versate a intervalli regolari da un principe - sulla base di un contratto e in via ufficiale (spesso però in forma confidenziale) - sia a laici sia a ecclesiastici, in aggiunta alle retribuzioni ordinarie. Nella Conf. le prime pensioni di questo genere apparvero nell'ultimo terzo del XV sec., in relazione alle alleanze contro Carlo il Temerario (guerre di Borgogna). Offrendo pensioni, indipendentemente dal fatto che fossero ufficiali e versate alle casse pubbliche dei cant. oppure segrete e corrisposte a singoli privati, i sovrani in guerra miravano a influenzare le decisioni politiche e ad assicurarsi il diritto di reclutare mercenari sviz., assai apprezzati (Servizio mercenario). Le pensioni favorirono l'ascesa di notabili e di Imprenditori militari benestanti; i "signori delle pensioni", come il borgomastro di Zurigo Hans Waldmann, rappresentavano in forma non ufficiale gli interessi dei loro committenti e distribuivano il denaro ricevuto alla loro clientela locale (Clientelismo). Le pensioni furono da subito contestate; i primi tentativi di vietarle risalgono agli inizi degli anni 1470-80. Dopo la caduta di Waldmann e la sua esecuzione (1489), la Dieta fed. si pronunciò nuovamente per il divieto di tale pratica, decisione che rimase però lettera morta (come il trattato sulle Pensioni del 1503). Liste ufficiali franc. e austriache di beneficiari di pensioni segrete menzionano numerosi rappresentanti di alto rango dei cant. conf., tra cui cancellieri e cronisti (ad esempio Petermann Etterlin e Diebold Schilling). All'inizio del XVI sec. le pensioni, i cui beneficiari erano accusati di corruzione e tradimento, ebbero un ruolo centrale in occasione di conflitti interni, tra l'altro nel 1513 a Berna (affare di Köniz), Soletta e Lucerna (guerra delle Cipolle), nel 1515 a Zurigo e nel 1521 a Basilea (rovesciamento del borgomastro). Fogli volanti e libelli deplorarono, ricorrendo a drastiche metafore sessuali, gli effetti delle pensioni, definite come "regali avvelenati" e "paghe di Giuda". Tra il 1521 e il 1525 Ulrich Zwingli riprese questi argomenti, esacerbandoli, nelle sue prediche contro i Mercenari e le pensioni; a suo avviso queste ultime, oltre a essere fonte di tradimento, indebolivano e corrompevano i Conf. favorendo nuovi vizi, lo sfarzo e l'ozio. Nei cant. rif. furono emanati rigorosi divieti; sospettato di aver accettato pensioni, Jakob Grebel, ex sostenitore di Zwingli, fu giustiziato a Zurigo nel 1526.

Dal XVI alla fine del XVIII sec. le pensioni straniere rimasero tuttavia un'importante risorsa finanziaria, soprattutto nei cant. catt., dove in alcuni periodi costituirono oltre la metà delle entrate pubbliche regolari. I magistrati rif. non accettavano pensioni e i sovrani stranieri, al fine di esercitare comunque il proprio influsso, concedevano loro redditizi privilegi commerciali (spec. per le forniture di sale). Nel XVI-XVII sec. le pensioni straniere permisero ai cant. conf. di accumulare riserve finanziarie e di rinunciare in parte al prelievo di imposte dirette. Nei cant. catt. le pensioni divennero un elemento determinante della vita politica: monopolizzando la loro distribuzione e le attività connesse (servizio mercenario, forniture di sale), alcune fam. si assicurarono una preponderanza secolare a livello locale (gli Zurlauben a Zugo, i Reding a Svitto e gli Schmid a Uri). Dal XVI al XVIII sec. nei cant. catt. i problemi legati alla ripartizione equa delle pensioni e la concorrenza tra sostenitori e avversari della Francia diedero vita a violente dispute di politica interna. Fino all'inizio del XVIII sec., oltre che dalla Francia, le pensioni venivano versate soprattutto dalla Spagna, da Venezia, dalla Savoia e da Milano. Dopo il 1710 sono documentabili solo quelle franc.; l'alleanza con la Francia fu rinnovata l'ultima volta nel 1777.

Le pensioni illustrano non solo il carattere oligarchico della Conf. durante l'ancien régime e l'importanza delle relazioni clientelari e di patronato, ma anche l'integrazione di regioni alpine, ritenute a torto isolate, nella rete di scambi intern. (militari e finanziari) dell'epoca moderna. Il sistema delle pensioni era in evidente contrasto con l'immagine che la Svizzera del XIX e dell'inizio del XX sec. elaborò del proprio passato; questo aspetto, unito al riemergere di vecchie polemiche confessionali, influenzò e distorse notevolmente, fino alla seconda metà del XX sec., la maniera in cui fu presentata la storia dell'antica Conf.

Riferimenti bibliografici

  • K. Messmer, P. Hoppe, Luzerner Patriziat, 1976
  • M. Körner, Solidarités financières suisses au XVIe siècle, 1980
  • R. Bolzern, Spanien, Mailand und die katholische Eidgenossenschaft, 1982
  • U. Kaelin, «Salz, Sold und Pensionen», in Gfr., 149, 1996, 105-124
  • V. Groebner, Gefährliche Geschenke, 2000
  • H. Braun, «Heimliche Pensionen und verbotener Reislauf», in Personen der Geschichte, Geschichte der Personen, a cura di C. Hesse et al., 2003, 25-42
  • C. Windler, «"Ohne Geld keine Schweizer"», in ZHF, suppl. 36, 2005, 105-133
  • P. Rogger, Geld, Krieg und Macht, 2015