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Cooperazione intercomunale

Per adempiere ad alcuni compiti che gli sono propri o gli vengono attribuiti, un Comune autonomo può stringere accordi formali con altri com.; la cooperazione avviene nell'ambito di ass. di diritto privato o, più in generale, all'interno di collettività di diritto pubblico, dette anche consorzi di com. In alcuni cant. della Svizzera ted. la legge distingue fra consorzi con uno (Zweckverbände) o più (Gemeindeverbände) compiti.

La cooperazione (o anche, ad esempio nella Svizzera it., la collaborazione) intercom. presuppone collettività ben definite e con un proprio apparato decisionale. Si tratta dunque di un fenomeno dell'età moderna, sebbene i primi tentativi fatti in questa direzione risalgano al ME, in parallelo alla formazione dei com. Scopo delle ass. era, inizialmente, la tutela degli interessi collettivi, e segnatamente il mantenimento della pacifica convivenza, indispensabile ai commerci. In campagna, nel caso in cui la struttura insediativa poneva in contatto diverse comunità di villaggio, esse si occupavano di regolare alcuni aspetti della vita quotidiana (beni comuni, boschi, alpeggi, chiese, ospizi di mendicità, strade e ponti); da queste ass. nacquero in alcuni casi quelli che Karl Siegfried Bader ha definito "com. raggruppati" (Samtgemeinden). Una collaborazione fra comunità di villaggio occorreva, in particolare, per mantenere in buono stato le strade di valico e rendere possibile il trasporto delle merci; nei Grigioni, diversi com. fondarono le cosiddette soc. dei Porti (o Porten), cooperative di somieri riunite all'inizio del XVI sec. in vaste ass. regionali che regolavano a maggioranza i dettagli del traffico (Someggiatura).

Nell'età moderna e contemporanea, l'ampliamento dei compiti affidati ai com. ha favorito lo sviluppo della cooperazione intercom., che si rivelò inevitabile nel XIX sec., quando i piccoli com. dovettero introdurre la scuola obbligatoria senza avere né il personale né i mezzi finanziari necessari. Nel 1909 il cant. Zurigo adottò una modifica costituzionale che autorizzò la formazione di consorzi com., posti sotto la sorveglianza del cant., ma con organi amministrativi propri. Nel 1965 il cant. Nidvaldo diede inizio a una fase di revisioni totali, che introdussero nelle costituzioni cant. la collaborazione intercom. a titolo facoltativo (Neuchâtel, 1965; Obvaldo, 1968; Svitto, 1969). Oggi l'adesione di un com. a un consorzio (anche in forma coattiva) è spesso fissata nella legge fondamentale cant. (Vallese, 1975; Giura, 1977; Soletta, 1986; Turgovia, 1987). Gli statuti dei consorzi sono frequentemente sottoposti all'approvazione del governo cant. (Uri, 1984; Glarona, 1988; Ticino, 1997); altre costituzioni obbligano anche a garantire la partecipazione democratica, spesso limitata nei consorzi (Soletta, 1986; Turgovia, 1987; Berna, 1993; Vaud 2003).

Alla fine del XX sec. ca. l'85% dei com. faceva parte di un consorzio. Questa forma di cooperazione, più diffusa nella Svizzera ted. che in quella franc., riscontra i maggiori successi nei cant. Grigioni, Zurigo, Appenzello Esterno e Berna, mentre i meno interessati sono i cant. di Ginevra e Zugo. Nel 2000 esistevano ca. 1500 consorzi, per lo più attivi nei settori della depurazione delle acque, dei rifiuti solidi e della scuola. Alla forma organizzativa consortile si affianca dal 1953 anche l'Ass. dei com. sviz., comprendente ca. 2000 com.

Riferimenti bibliografici

  • P. Grüter, Die schweizerischen Zweckverbände, 1973
  • K. S. Bader, Dorfgenossenschaft und Dorfgemeinde, 1974
  • H. M. Allemann, Gemeinde- und Regionalverband im bündnerischen Recht, 1983
  • B. Tobler, «Der Gemeindeverband», in KPG-Bulletin, n. 6, 1995, 28-33
  • R. Steiner, «Collaboration intercommunale et fusion de communes en Suisse», in Gouvernance locale, coopération et légitimité, a cura di J.-P. Leresche, 2001, 105-142