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Televisione

Grazie a tecnologie in parte già note nel XIX secolo, i primi prototipi di televisore furono costruiti negli anni 1920, periodo a cui risale anche lo sviluppo della radio. Attorno al 1925 Charles Jenkins negli Stati Uniti e John Logie Baird in Inghilterra presentarono per la prima volta in pubblico dei sistemi televisivi. Nel 1931 la British Broadcasting Company (BBC) trasmise i primi programmi. Lo sviluppo internazionale e la diffusione della televisione conobbero tuttavia una battuta d'arresto fino agli anni 1940 a causa della concorrenza tra i paradigmi meccanico ed elettronico; quest'ultimo si impose solo negli anni 1930 con il catodo termoelettronico e la definizione dello standard del numero di righe di analisi sullo schermo.

Sviluppo e organizzazione

Durante l'Esposizione nazionale del 1939 il Politecnico federale di Zurigo effettuò il primo esperimento televisivo in Svizzera, adottando lo standard di trasmissione di 405 righe per immagine. La Società svizzera di radiodiffusione (SSR), fondata nel 1931 e rinominata nel 1960 Società svizzera di radiotelevisione, fece filmare e poi trasmettere sullo schermo di un televisore lo spettacolo di una compagnia teatrale. Nel 1943 Fritz Fischer presentò la tecnologia basata sul cosiddetto proiettore eidophor, in seguito a lungo utilizzata per proiezioni su schermo gigante. Nella seconda metà degli anni 1940 le Poste, telefoni e telegrafi (PTT) e la SSR discussero intensamente sulla televisione, osservandone gli sviluppi specialmente all'estero. Si giunse in tal modo ai primi esperimenti realizzati congiuntamente da PTT e Politecnico federale di Zurigo.

In seguito all'entrata in vigore del decreto federale sul finanziamento di una azienda televisiva pilota, nel 1953 la SSR intraprese a Zurigo i primi test e inaugurò un programma sperimentale della durata di un'ora, in onda cinque giorni alla settimana. Altri esperimenti ebbero luogo a Basilea e nella Svizzera francese. Il servizio televisivo regolare prese il via nel 1958. Dal 1960 a Zurigo, Ginevra e Lugano furono allestiti studi televisivi, Basilea e Losanna vennero per contro scartate.

Uno dei primi televisori presentati a Losanna nel 1951 (Biblioteca nazionale svizzera, Collezione Photopress).
Uno dei primi televisori presentati a Losanna nel 1951 (Biblioteca nazionale svizzera, Collezione Photopress). […]

Sul piano organizzativo la televisione svizzera fu strettamente legata alla radio nel quadro della SSR, benché resistenze all'introduzione del nuovo medium venissero proprio dagli ambienti radiofonici, preoccupati per la sopravvivenza del loro strumento di comunicazione. Questo legame strutturale, conforme alle usanze europee, era espressione del desiderio di rimanere fedeli al concetto di service public, basandosi sull'esperienza della radio. In campo televisivo, come già in quello radiofonico, le PTT furono incaricate della gestione di tutti gli aspetti tecnici. Solo dalla revisione della concessione per l'emittenza di programmi televisivi del 1988 la SSR è tenuta a provvedere direttamente all'attrezzatura dei propri studi; alla Swisscom, succeduta alle PTT, compete unicamente la messa a disposizione e la manutenzione delle stazioni trasmittenti e dei dispositivi di collegamento, così come la riscossione del canone, affidata alla società Billag, rispettivamente dal 2019 alla Serafe AG. Gli abbonati al servizio televisivo erano solo 920 (principalmente gestori di bar e ristoranti) nella fase sperimentale, salirono a 50'000 nel 1959 e superarono la soglia del milione nel 1968, anno del passaggio alle trasmissioni a colori.

Le relazioni della televisione svizzera con le emittenti estere furono fin dall'inizio improntate alla collaborazione; le modeste dimensioni del mercato elvetico e la sua frammentazione linguistica incoraggiarono la conclusione di contratti di produzione e convenzioni di diffusione con gli Stati confinanti. Dagli anni 1980 si affermò progressivamente il principio della concorrenza. In tutti i Paesi limitrofi all'iniziale monopolio delle emittenti statali seguì un sistema misto con aziende di diritto pubblico e privato. Ne derivò un profondo mutamento nell'utilizzazione dei programmi. Alla SSR si affiancarono canali televisivi privati, locali e tematici. Un'ulteriore concorrenza risultò tuttavia anche da nuove modalità di diffusione (via cavo, satellite, Pay-TV: Teleclub dal 1984) e dall'introduzione sul mercato di nuovi utilizzi dei terminali televisivi (teletext, visione di videocassette e DVD, console per videogiochi). La digitalizzazione della produzione e della distribuzione produsse ulteriori mutamenti incisivi dell'offerta e delle tipologie di utilizzo. La SSR reagì a questi sviluppi con l'esternalizzazione dei mezzi di produzione (Telepool) e la partecipazione ad aziende mediatiche estere (Telvetia).

Programmi

Il servizio di trasmissione regolare iniziò nel 1958 in tedesco e francese, in italiano nel 1961. La televisione svizzerotedesca produsse anche servizi periodici per la minoranza romancia (Il balcun tort, dal 1963; Per nos pigns, dal 1974). Dal 1964, con Un'ora per voi, propose pure un programma per gli immigrati italiani.

Nella concessione rilasciata alla SSR nel 1964 figurano come compiti, e quindi indirettamente come generi di programma, la cultura, l'informazione e l'intrattenimento. Questa ripartizione rimase invariata anche in seguito, ma mutò l'ordine delle priorità: il servizio di informazione è passato in primo piano, mentre la cultura e l'intrattenimento restano campi obbligatori. La realizzazione interna di programmi di intrattenimento rimase a lungo confinata quasi esclusivamente a spettacoli di varietà e giochi, mentre per gli sceneggiati si ricorse prevalentemente a produzioni estere, di Paesi confinanti o degli Stati Uniti. Film e serie televisive furono realizzati in proprio in modo continuativo solo dagli anni 1990. Questa evoluzione tardiva è riconducibile da un lato agli alti costi di investimento, dall'altro al fatto che la SSR, quale istituzione finanziata dal canone, fino ad allora non aveva avuto accesso ai fondi per la promozione del cinema. In ragione del suo mandato culturale, la SSR divenne per contro, accanto alla Confederazione, la principale istituzione di promozione del cinema svizzero.

Il moderatore di Bericht aus Bern Hans Ulrich Büschi nello studio di Palazzo federale, 20.9.1976 (Schweizer Radio und Fernsehen, Zurigo).
Il moderatore di Bericht aus Bern Hans Ulrich Büschi nello studio di Palazzo federale, 20.9.1976 (Schweizer Radio und Fernsehen, Zurigo). […]

La SSR svolse un ruolo di primo piano nella creazione di Eurovisione, organizzazione di promozione dello scambio internazionale di programmi. Marcel Bezençon propose nel 1947 la creazione di una borsa internazionale di programmi televisivi; nel 1954 la telecronaca della Festa dei narcisi di Montreux fu trasmessa anche in Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Germania e Italia. Il campionato mondiale di calcio, tenutosi lo stesso anno in Svizzera, contribuì a consolidare il successo delle trasmissioni televisive internazionali. Nel 1962 ebbe luogo il primo scambio intercontinentale di programmi via satellite (Telstar). Il progetto di un secondo canale della televisione svizzerotedesca (Schweizer Fernsehen DRS, dal 2011 Schweizer Radio und Fernsehen SRF) avviato nel 1993 – dapprima S plus, poi Schweiz 4– si arenò, ma fu relizzato in forma durevole con SF 2. Dal 1997 anche la Télévision Suisse Romande TSR (dal 2010 Radio Télévision Suisse RTS) e la Radiotelevisione Svizzera Italiana RTSI (dal 2009 Radiotelevisione Svizzera RSI) dispongono di un secondo canale. L'idea iniziale di un canale per tutto il Paese, destinato in primo luogo all'integrazione nazionale, dovette tuttavia essere rivista.

L'allentamento del monopolio

Il conflitto tra la televisione svizzera da un lato e dall'altro gli editori di giornali e le agenzie pubblicitarie, preoccupati soprattutto da una maggiore concorrenza sul mercato pubblicitario, fu risolto nel 1957 con un accordo in base al quale la SSR avrebbe ricevuto per lo sviluppo della televisione 2 milioni di frs. all'anno, per un massimo di dieci anni o fino al raggiungimento dei 180'000 abbonati, in cambio della rinuncia a finanziarsi attraverso la réclame. Nel 1965 la promozione commerciale televisiva fu autorizzata, ma limitata inizialmente a 12 minuti al giorno. La pubblicità durante la domenica e i giorni festivi così come le cosiddette interruzioni pubblicitarie lo furono solo dal 1992.

L'articolo costituzionale sulla radiotelevisione fu introdotto nel 1984; in seguito servì da base alla legislazione in materia. Ad eccezione di alcuni tentativi locali all'inizio degli anni 1970, la SSR detenne a lungo il monopolio dell'offerta di programmi televisivi in Svizzera. Solo la legge federale sulla radiotelevisione del 1991 rese possibile il cauto passaggio a un sistema dualistico, all'interno del quale la SSR, cui era affidato un ampio mandato di prestazione nell'ambito del service public, godeva di vantaggi rispetto alle emittenti private specialmente sul piano nazionale. La prima stazione televisiva privata diffusa su tutto il territorio svizzero, Tele 24, entrò in funzione nel 1998, seguita nel 1999 da TV 3; entrambe prive di sostegni statali non riuscirono però a raggiungere un pubblico sufficientemente ampio sul ristretto mercato svizzerotedesco e nel 2001 cessarono l'attività. Ebbero maggiore successo emittenti tematiche come Star TV (fondata nel 1995) e Viva Schweiz (creata nel 1999 con il nome Viva Swizz); anche quest'ultima, tuttavia, sospese le trasmissioni nel 2018. A queste si affiancano numerose stazioni locali che trasmettono solo in determinate fasce orarie. Una partecipazione al mercato televisivo svizzero, modesta per dimensione ma lucrativa, risulta dalle finestre pubblicitarie e di programma di emittenti svizzere e straniere. Nel 2003 quasi tutte le stazioni private tedesche (RTL, RTL 2, Pro Sieben, SAT 1, Kabel 1, Vox) nella Svizzera tedesca e quella francese M6 nella Svizzera romanda offrivano blocchi pubblicitari regionali svizzeri, in parte in combinazione con trasmissioni popolari e di attualità. Finestre di questo tipo vengono proposte o alimentate anche da grandi aziende mediatiche svizzere (ad esempio NZZ Format, Cash TV, Basler Zeitung). All'Ufficio federale delle comunicazioni, attivo dal 1992 a Bienne, compete la regolamentazione e la vigilanza sul rispetto delle linee direttrici per i programmi e la pubblicità.

Rilevanza politica e sociale

II servizio pubblico affidato alla SSR (SRG SSR idée Suisse dal 1999 al 2010, SRG SSR dal 2011) consistette a lungo in primo luogo nella completa copertura radiofonica via terra, impresa complessa considerata la topografia svizzera. Tuttavia le condizioni tecniche di ricezione migliorarono progressivamente, così che alla fine del 2008 il 92% ca. dei 3,4 milioni di nuclei familiari svizzeri disponeva di almeno un televisore. La densità della rete (numero degli allacciamenti via cavo), pari al 97%, era una delle più alte in Europa; agli allacciamenti via cavo si aggiungeva un numero crescente di antenne satellitari private. Per effetto di questa evoluzione anche il servizio pubblico ha conosciuto un riorientamento. All'inizio del XXI secolo esso offriva una considerevole varietà di programmi, il sostegno attivo alla cultura e una funzione di riequilibrio delle diverse componenti federali, per quanto conciliare gli obiettivi culturali e il mandato di prestazione risulti talvolta difficile. Centrale per la SRG SSR è la perequazione finanziaria interna: complessivamente la SRF cede ca. il 30% delle sue entrate a favore della RTS (19%), della RSI (10%) e della Radiotelevisiun Svizra Rumantscha RTR (1%, fino al 2010 Televisiun Svizra Rumantscha TvR).

Fotografia scattata durante le riprese della trasmissione dedicata al gioco del jass Stöck-Wys-Stich del 1968 (Schweizer Radio und Fernsehen, Zurigo).
Fotografia scattata durante le riprese della trasmissione dedicata al gioco del jass Stöck-Wys-Stich del 1968 (Schweizer Radio und Fernsehen, Zurigo). […]

Indicative dell'importanza sociale della televisione sono le critiche di cui fu oggetto sin dai suoi esordi. Fu in particolare la programmazione a essere ripetutamente presa di mira dalla politica. All'inizio degli anni 1970 l'UDC lamentò per la prima volta un presunto orientamento a sinistra della televisione, scatenando un dibattito ancora vivo al'inizio del XXI secolo (cosiddetto Hofer-Club). La sinistra e voci critiche del mondo della cultura imputavano per contro alla televisione di contribuire all'alienazione della società e al mantenimento dei rapporti sociali vigenti. L'autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva, iscritta nella Costituzione federale dal 1984, registra ogni anno ca. 30 ricorsi presentati da istituzioni e privati su questioni relative a uno dei due mezzi di comunicazione, due terzi dei quali riguardano la televisione. L'autorità constata una violazione delle disposizioni in materia di programmi in poco meno di un quarto dei casi.

Per molti la televisione rimane un esempio di incultura, benché da tempo si sia affermata come principale medium sociale, che condiziona gli argomenti di conversazione, anche a schermo spento, struttura il corso della giornata, stabilisce gli orari delle grandi manifestazioni sportive e, almeno per qualche tempo, rende celebri persone comuni.

Riferimenti bibliografici

  • Archivio RSI, Comano
  • Archivio RTS, Ginevra
  • Archivio SRF, Zurigo
  • Archivio SRG SSR, Berna
  • U. Saxer, U. Ganz-Blättler, Fernsehen DRS: Werden und Wandel einer Institution, 1998
  • M. T. Drack (a cura di), La radio et la télévision en Suisse. Histoire de la Société suisse de radiodiffusion SSR jusqu'en 1958, 2 voll., 2000
  • 50 Jahre Schweizer Fernsehen, 2003
  • T. Mäusli et al. (a cura di), La radio e la televisione in Svizzera. Storia della Società svizzera di radiotelevisione SSR 1958-1983, 2006
  • T. Mäusli (a cura di), Voce e specchio, 2009
  • T. Mäusli et al. (a cura di), La radio e la televisione in Svizzera. Storia della Società svizzera di radiotelevisione SSR dal 1983 al 2011, 2012

Suggerimento di citazione

Ganz-Blättler, Ursula; Mäusli, Theo: "Televisione", in: Dizionario storico della Svizzera (DSS), versione del 08.06.2020(traduzione dal tedesco). Online: https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/010986/2020-06-08/, consultato il 18.01.2021.