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Sinodi

Il termine sinodo indica un'assemblea di rappresentanti ecclesiali che si riunisce per stabilire le linee di condotta di una Chiesa. Nell'antichità il termine greco synodos definiva un'adunanza di persone; dal II sec. vennero chiamate sinodi le assemblee cristiane. Dal IV sec. il termine sinodo e la sua traduzione lat. concilium sono sinonimi (Concili).

Durante il ME sinodi e concili assunsero, nelle loro diverse varianti (diocesani o nazionali), un'importanza giur. crescente e costituirono un modello di vita ecclesiale contrapposto a quello, centralizzato, della corte pontificia. Dall'XI sec. il modello centralizzatore prevalse in Occidente, mentre in Oriente venne privilegiata la forma sinodale (sinodi delle Chiese ortodosse). Il conflitto si riaccese in Occidente alla fine del ME quando alcuni teologi attribuirono alla struttura sinodale l'autorità direttiva e magisteriale della Chiesa. La dichiarazione della propria supremazia sul pontefice proclamata dal Concilio di Costanza (1414-18) non impedì a Pio II di dichiarare eretica la teoria del conciliarismo (1460).

Rappresentazione del sinodo di Zurigo alla metà del XVIII secolo. Acquaforte di David Herrliberger riprodotta nella sua opera Explication des cérémonies sacrées et des coutumes religieuses de l'église réformée de la ville et du canton de Zurich, 1752 (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv).
Rappresentazione del sinodo di Zurigo alla metà del XVIII secolo. Acquaforte di David Herrliberger riprodotta nella sua opera Explication des cérémonies sacrées et des coutumes religieuses de l'église réformée de la ville et du canton de Zurich, 1752 (Zentralbibliothek Zürich, Graphische Sammlung und Fotoarchiv). […]

La Riforma colmò il vuoto istituzionale venutosi a creare con la soppressione dell'episcopato e del pontificato trasferendo perlopiù il potere decisionale in ambito ecclesiale ad autorità temporali territoriali; ne furono un esempio Berna e Zurigo, dove i sinodi dei pastori ebbero un ruolo limitato, come quello di Berna del 1532. In assenza di un'autorità politica in grado di assumere tale potere, le Classi ricoprirono da sole questo ruolo, come a Neuchâtel, dove la loro commissione ecclesiastica rivestì la funzione di sinodo riunendo unicamente membri del corpo pastorale e alcuni insegnanti di scuola. Venne inoltre riconosciuta l'autorità dottrinale di alcuni sinodi intern. convocati in via straordinaria, come nel caso del sinodo di Dordrecht (1618-19).

Dopo le rivoluzioni liberali del XIX sec., all'interno delle Chiese rif. sviz., l'autorità passò al sinodo, assemblea di rappresentanti democraticamente eletti; a Neuchâtel e Berna ciò accadde con le rispettive leggi ecclesiastiche del 1848 e 1852. L'autorità politica ne garantiva la legittimità e ne controllava il funzionamento, ad eccezione delle Chiese libere o indipendenti, che a loro volta si costituirono tuttavia quasi sempre in sinodi. Il sinodo, che deteneva il potere legislativo, eleggeva il Consiglio sinodale, cui competeva quello esecutivo; quest'ultimo si componeva di laici e pastori rif. All'inizio del XXI sec. 24 Chiese facevano parte della Federazione delle Chiese evangeliche della Svizzera, la cui autorità suprema era l'assemblea dei delegati, anch'essa a struttura sinodale.

All'interno del cattolicesimo romano la tendenza sinodale si manifestò con forza durante il Concilio di Trento (1545-63). Tuttavia, non godendo di un potere decisionale sul piano giur., il sinodo svolse un ruolo minore limitandosi principalmente alla discussione e all'applicazione delle decisioni pontificie e conciliari sul piano nazionale o diocesano. Ciò accadde, ad esempio, nel sinodo di Costanza (1567 e 1609) o nel sinodo di Delémont (1581). Nel solco del Concilio Vaticano II, il sinodo delle diocesi della Svizzera del 1972 (Sinodo 72) ebbe comunque grande risonanza, anche perché nel 1967 la Conferenza dei vescovi sviz. aveva rinnovato i propri statuti in linea con lo spirito del Concilio (nuova revisione nel 2001). Nel 1983 fu infine promulgato un nuovo Codice di diritto canonico romano, che permetteva ai laici di partecipare alle assemblee sinodali in qualità di membri a tutti gli effetti. In numerosi cant. (tra cui Berna, Zurigo, Basilea Campagna, Argovia e Soletta) esistono un sinodo e un Consiglio sinodale.

Conformemente alla sua costituzione, la Chiesa catt.-cristiana dispone di un sinodo nazionale in cui ecclesiastici e laici (questi ultimi in maggioranza) deliberano e decidono degli affari della Chiesa insieme al vescovo; quest'ultimo è membro della Conferenza intern. dei vescovi catt.-cristiani, anch'essa organo di tipo sinodale.

Riferimenti bibliografici

  • R. Pfister, Kirchengeschichte der Schweiz, 3 voll., 1964-1984
  • H. J. Sieben, Vom Apostelkonzil zum Ersten Vatikanum, 1996
  • G. Hammann, «"Synode" et "synodalité"», in Positions luthériennes, 46, 1998, 131-155
  • TRE, 32, 559-584
  • P. Gisel (a cura di), Encyclopédie du protestantisme, 20062, 1379 sg.