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Rudolf vonTavel

Con la moglie Adele von Tavel-Stettler sulla terrazza della loro villa nella Schosshalde a Berna. Olio su tela di Wilhelm Balmer, 1909 (Collezione privata) © Fotografia Burgerbibliothek Bern, Porträtdok. 6118.
Con la moglie Adele von Tavel-Stettler sulla terrazza della loro villa nella Schosshalde a Berna. Olio su tela di Wilhelm Balmer, 1909 (Collezione privata) © Fotografia Burgerbibliothek Bern, Porträtdok. 6118.

21.12.1866 Berna, 18.10.1934 in treno fra Chexbres e Berna, rif., di Berna. Figlio di Alexander (->). Fratello di Albert (->) e di Franz (->). (1894) Adele Stettler. Dopo la scuola Lerber a Berna (dal 1885), studiò diritto a Losanna, Lipsia, Berlino e Heidelberg, conseguendo il dottorato a Heidelberg nel 1891. Fu redattore del Berner Tagblatt (1892-96 e 1905-15) e segr. di direzione presso la soc. di assicurazioni La Mobiliare (1896-1905). Membro conservatore del consiglio com. di Berna (1902-12), fu attivo nella Croce Rossa sviz. e come pres. della commissione amministrativa ecclesiastica di Berna. Nel 1917 fondò con l'editore Friedrich Reinhardt la rivista per fam. Die Garbe, che curò fino al 1934. Dal 1920 fu attivo come scrittore indipendente.

Dopo le prime opere (tra cui i drammi storici Major Davel, 1892, e Der Twingherrenstreit, 1899), si affermò nel 1901 con Jä gäll so geit's, prima parte di una trilogia ispirata al periodo di sconvolgimenti politici tra il 1798 e il 1831. Questo romanzo, assai apprezzato da Josef Viktor Widmann, fu seguito da Der Houpme Lombach (1903) e Götti und Gotteli (1906). Nei suoi altri 14 romanzi in dialetto bernese, in cui evoca la storia del patriziato bernese dal ME (Meischter und Ritter, 1933) fino alla metà del XIX sec. (Der Donnergueg, 1916), T. rimase fedele al proprio stile. Contrariamente a Jeremias Gotthelf e ai contemporanei Simon Gfeller e Josef Reinhart, descrisse la realtà cittadina, riferendosi al mondo rurale - fatto salvo per alcuni suoi romanzi più tardivi - con una certa supponenza, che si manifestava anche nel linguaggio. Difese, anche in ambito pubblicistico, il dialetto della città di Berna da quello della campagna, secondo lui povero e volgare. Se con i suoi romanzi storici rispose all'esigenza coeva di rievocare una realtà ormai scomparsa, dalla seconda metà del XX sec. scemò progressivamente l'interesse per il mondo del patriziato bernese, già anacronistico all'epoca di T.

Riferimenti bibliografici

  • Fondo presso BBB
  • H. Marti, R. von Tavel, 1935 (19844)
  • W. Günther, Dichter der neueren Schweiz, 1, 1963, 331-383
  • G. Küffer, Vier Berner, 1963, 49-68
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Scheda informativa
Dati biografici ∗︎ 21.12.1866 ✝︎ 18.10.1934