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Archivi

Il termine designa sia i documenti conservati, sia i luoghi di conservazione degli stessi, sia le istituzioni che ne hanno la responsabilità.

Aspetti storici

Gli archivi più antichi conservati in Svizzera sono quelli dei monasteri benedettini. Annotazioni sul retro delle pergamene dell'abbazia di San Gallo provano che già a partire dal IX secolo veniva effettuata una classificazione dei documenti in base a criteri topografici; i documenti più antichi risalgono all'VIII secolo. Gli archivi diocesani e quelli dei capitoli cattedrali, più recenti, recano tracce di classificazioni e di inventari risalenti ai primi anni del XIII e soprattutto al XIV secolo, allorché la rinascita del diritto romano e lo sviluppo del notariato obbligarono le amministrazioni al riordino dei loro fondi (atti amministrativi, inventari di beni, documenti). Quanto ai principi laici, sin dal XIII secolo l'attuale territorio svizzero subì l'influenza di due famiglie che introdussero nuovi criteri di amministrazione: i Savoia nella Svizzera occidentale e gli Asburgo nella Svizzera centrale e orientale. I primi si ispirarono al modello inglese e forse anche a quello italiano e furono ben presto imitati dagli altri signori della regione e dai comuni in via di formazione. I secondi adottarono un tipo moderno di classificazione attraverso la suddivisione dei loro territori in distretti amministrativi (Ämter), il rilevamento sistematico dei loro diritti, possedimenti e guadagni (urbario degli Asburgo) e, a partire dal 1384, la classificazione degli archivi della fortezza di Baden in base alle signorie. Sin dal XV secolo le esigenze in campo militare e fiscale delle signorie laiche ed ecclesiastiche e delle comunità cittadine furono all'origine di nuovi sviluppi che portarono una diversificazione dei documenti: libri contabili, atti giudiziari, protocolli dei Consigli, atti d'ufficio, atti notarili, censimenti militari e fiscali riempivano gli uffici, obbligando i principi e le collettività pubbliche a creare nuove classificazioni e a redigere inventari.

Con la secolarizzazione dei monasteri e dei loro beni seguita alla Riforma, vari archivi fondiari furono trasferiti nelle città riformate (Zurigo, Berna, Basilea, Sciaffusa e in particolare Ginevra); ciò rese necessarie alcune riorganizzazioni e l'elaborazione di nuovi criteri per l'archiviazione dei documenti. D'altro canto la fuga degli ecclesiastici contrari alla nuova fede causò varie perdite e la dispersione di documenti negli archivi di istituzioni che erano state soppresse o costrette a cambiar sede. Dalla fine del XVII secolo la reazione assolutista e il messaggio razionalistico dell'Illuminismo crearono le premesse per la riorganizzazione, favorendo il raggruppamento in servizi centralizzati dei documenti che fino ad allora erano dispersi in varie cancellerie e uffici. Considerato a torto come un frutto della Rivoluzione elvetica, l'incremento del volume dei documenti prodotti dall'apparato amministrativo si era già verificato durante il XVIII secolo. Gli anni che seguirono il 1798 produssero però altri effetti importanti sugli archivi: in seguito alla liquidazione dell'ancien régime in alcuni cantoni si arrivò persino alla distruzione di documenti (Bourla-Papey). Oltre a ciò il periodo rivoluzionario aveva modificato le basi giuridiche sulle quali poggiava la società e il congresso di Vienna aveva dato un nuovo assetto agli Stati europei, in particolare ricomponendo quelli che formavano la neocostituita Confederazione elvetica. Ciò rese caduchi, quindi esposti alla negligenza, al furto e alla dispersione i documenti e gli atti risalenti al Medioevo e, in parte, quelli dell'età moderna; vennero in questo modo a costituirsi collezioni private di documenti pubblici. La classificazione e la valorizzazione degli archivi come fonte storica è legata, all'interno degli Stati cantonali, all'attività delle Società di storia, sorte durante la Restaurazione; da allora e fino ai nostri giorni si è proceduto a un importante lavoro di raccolta, di classificazione e di inventariazione.

Le classificazioni risalenti al XIX secolo si ispirarono spesso al principio cosiddetto "di pertinenza", che stabilisce il riordino degli archivi per argomento. L'esempio più illustre è quello di Basilea Città, dove l'archivista Rudolf Wackernagel ricompose interamente, mediante un lavoro colossale e solitario, il fondo ereditato dai suoi predecessori; l'inventario fu pubblicato nel 1904. Tuttavia la ricchezza di nuovi fondi, che esclude qualsiasi lavoro di analisi, e le esigenze degli studiosi, che vogliono disporre di serie continue e complete, hanno convinto gli archivisti svizzeri ad adottare il principio cosiddetto "di provenienza", che rispetta la completezza dei singoli fondi. Per guadagnare spazio si è recentemente iniziato a catalogare i nuovi fondi seguendo l'ordine di entrata, senza considerare la struttura delle istituzioni che li hanno prodotti e accumulati. Il diritto di consultare gli archivi per la ricerca storica, concesso eccezionalmente durante l'ancien régime solo ai membri del governo o ai loro mandatari, è oggi riconosciuto come un diritto democratico negli archivi delle collettività pubbliche. In taluni casi tale diritto si fonda su basi legali, ma non su una base costituzionale.

Organizzazione e contenuto degli archivi

Gli archivi delle collettività pubbliche (Confederazione, cantoni e comuni) non sono organizzati in modo gerarchico. Non esistono disposizioni costituzionali che regolano il diritto di consultazione, l'obbligo di conservazione o di comunicazione. Soltanto cinque cantoni dispongono di una legge sugli archivi pubblici: Ginevra (1925), Giura (1984), Neuchâtel (1990), Zurigo (1995) e Basilea Città (1996). La legge federale sull'archiviazione (1998) regola l'archiviazione dei documenti della Confederazione (Archivio federale). Negli altri cantoni la gestione degli archivi si fonda a livello giuridico su leggi riguardanti l'organizzazione amministrativa, la protezione del patrimonio o la tutela dei beni culturali. Ogni autorità organizza i suoi archivi in modo autonomo – i comuni sotto la sovrintendenza degli archivisti cantonali – e nomina il personale incaricato della gestione secondo criteri propri. Dal 1993 l'Associazione degli archivisti svizzeri, creata nel 1922, e la conferenza degli archivisti cantonali assicurano una certa coordinazione tra i diversi servizi. Archivisti, documentalisti e bibliotecari curano inoltre la pubblicazione della rivista Arbido.

Archivi cantonali o archivi di Stato

Gli archivi cantonali o archivi di Stato sono i più antichi depositi pubblici. Essi contengono le fonti essenziali per la storia dei territori cantonali dall'apparizione dei primi documenti amministrativi ai nostri giorni, nonché le fonti riguardanti la storia della Confederazione dal 1291 al 1798 e dal 1815 al 1848 (per gli altri periodi si fa riferimento all'Archivio federale). L'archivio di Stato di Zurigo, che quale cantone direttore assicurava buona parte delle relazioni della Confederazione con gli Stati stranieri, conserva molti documenti essenziali per la storia della vecchia Confederazione nel suo insieme.

Gli archivi dei diversi cantoni offrono un quadro variegato. Quelli dei cantoni urbani e delle città alleate (Berna, Basilea, Zurigo, Lucerna, Ginevra, Soletta e Sciaffusa), che detenevano diritti di sovranità non solo sui territori situati nelle loro vicinanze ma anche su territori più discosti, custodiscono ricche serie di documenti governativi, amministrativi e giudiziari. In taluni casi la gestione e la conservazione di questi archivi subirono interruzioni in seguito a rivoluzioni che assegnarono ai comuni, in particolare alle antiche capitali cantonali, una forte autonomia rispetto al governo cantonale; i fondi furono allora suddivisi per permettere il funzionamento delle nuove istituzioni comunali (è il caso di Basilea, Berna e Zurigo, che possiedono archivi comunali notevoli). Gli archivi dei cantoni rurali, in particolare quelli dotati di Landsgemeinde, molto decentralizzati, nei quali i comuni dispongono di una larga autonomia e le amministrazioni cantonali sono poco sviluppate (Uri, Svitto, Obvaldo, Nidvaldo, Zugo, Glarona, Appenzello Interno e Appenzello Esterno), sono più poveri. Vanno completati mediante collezioni private, archivi comunali, fondi appartenenti a famiglie di magistrati o di alti funzionari, archivi dei grandi monasteri situati sul territorio cantonale, come pure gli archivi dei cantoni urbani vicini. Gli archivi dei cantoni nati nel 1803 e che in precedenza erano Paesi soggetti (Vaud, Argovia, San Gallo, Turgovia e Ticino) e quelli di Basilea Campagna e del Giura sono confrontati con un altro problema. Alle nuove autorità cantonali furono infatti consegnati solo i documenti e le sezioni degli archivi dei cantoni sovrani che riguardavano direttamente il territorio dei neocostituiti cantoni, mentre i registri e gli atti concernenti gli antichi cantoni nell'insieme rimasero negli archivi di questi ultimi. Durante l'ancien régime i baliaggi comuni come Ticino e Turgovia non avevano archivi governativi: le fonti relative a quel periodo si trovano negli archivi comunali, in quelli degli antichi cantonali sovrani e nei recessi delle Diete che dovevano render conto dell'amministrazione dei baliaggi. Anche nel caso di Grigioni e Vallese, cantoni formatisi in base al modello federativo, gli archivi sono dispersi. Costituiscono una fonte importante per l'ancien régime gli archivi dei comuni di grandi dimensioni (giurisdizioni grigionesi, decanie vallesane) e i recessi delle Diete di questi cantoni.

La composizione degli archivi cantonali, che riflette la struttura politica, amministrativa e le competenze dei cantoni, è invece abbastanza uniforme per il periodo che va dal 1803 ai nostri giorni. Con l'aumento delle competenze dell'amministrazione federale a scapito dei cantoni, soprattutto a partire dal 1848 gli archivi cantonali presentano un minore interesse per quanto concerne la storia della Confederazione in generale; in compenso custodiscono le principali fonti della storia cantonale, locale e regionale.

Archivi comunali

Anche gli archivi comunali non offrono un quadro omogeneo. Gli archivi parrocchiali, i più antichi, sono importanti per il Medioevo poiché non di rado i documenti essenziali del comune erano affidati al parroco. Spesso vi sono conservati, in particolare nei cantoni cattolici, i registri dei battesimi, dei matrimoni e delle sepolture fino al 1875.

Gli archivi dei comuni patriziali contengono soprattutto documenti riguardanti la gestione dei beni comuni (per esempio boschi e pascoli) durante l'ancien régime e, se il comune esiste tuttora, fino ai nostri giorni. Nel caso di città come Berna, Ginevra, Zurigo ecc., che hanno visto i loro comuni patriziali assurgere al rango di repubbliche sovrane o a quello di cantoni, gli archivi patriziali si confondono con quelli cantonali. Talvolta i fondi del comune patriziale sono custoditi negli archivi del comune politico o del comune degli abitanti.

Creati nel XIX secolo, questi ultimi comprendono tutti i documenti relativi all'amministrazione locale, più o meno sviluppata a seconda del grado di centralizzazione del cantone. In conformità alla legge federale del 1875, sono tenuti a conservare i registri più recenti dello stato civile e i registri di base dell'amministrazione: contabilità e registri dei Consigli. Non di rado custodiscono anche i fondi degli antichi comuni patriziali, i cui materiali hanno a volte costituito il primo nucleo dell'archivio comunale. Dal 1850 gli archivi delle grandi città svizzere (ad esempio quelli di Zurigo, Losanna e Ginevra) hanno conosciuto un importante sviluppo, beneficiando spesso di una gestione professionale e di buone strutture.

Archivi ecclesiastici

In alcuni casi gli archivi vescovili, la cui storia è descritta nei volumi di Helvetia Sacra, hanno subito spoliazioni durante la Riforma e il periodo rivoluzionario. Quello dell'antica diocesi di Basilea, situato a Porrentruy, rappresenta un caso particolare, poiché si tratta di una fondazione di diritto pubblico creata nel 1985, che dipende dai cantoni Giura, Berna e Basilea Campagna; vi sono custoditi fondi non più alimentati, a carattere puramente storico, comprendenti essenzialmente documenti che riguardano gli affari temporali della diocesi. Gli archivi riguardanti gli affari spirituali delle diocesi di nuova fondazione o ricomposte durante la Restaurazione si trovano nelle attuali sedi vescovili.

Gli archivi dei grandi monasteri benedettini o agostiniani, tra cui quelli di San Gallo, Einsiedeln, Engelberg, Disentis, Saint-Maurice, nonché la prepositura del Gran San Bernardo, che detennero diritti fondiari e territoriali fino al 1798, conservano fonti indispensabili per la storia dei rispettivi cantoni. Il contenuto dei fondi interessa soprattutto la storia economica, sociale e politica; più rari sono invece i documenti a carattere spirituale. Costituiti a partire dal XIII secolo, gli archivi dei conventi di ordini mendicanti o militanti comprendono un minor numero di fondi, riguardanti in primo luogo la storia intellettuale e religiosa. I monasteri tuttora esistenti sono proprietari dei loro archivi. Gli archivi provenienti da conventi secolarizzati durante la Riforma, alla fine del XVIII secolo, durante l'Elvetica o negli anni del Kulturkampf, sono in genere stati integrati negli archivi cantonali. Gli archivi dell'abbazia di San Gallo, soppressa nel 1805, costituiscono un'istituzione autonoma, dipendente dalle due collettività che hanno ereditato i diritti dell'abbazia, ossia il canton San Gallo e la comunità cattolica del cantone. Gli archivi delle Chiese riformate sono conservati dalle Chiese stesse quando queste sono separate dallo Stato; se si tratta di Chiese di Stato sono invece depositati negli archivi cantonali.

Archivi privati

Lo statuto degli archivi privati non è regolamentato da nessuna legge, ad eccezione degli articoli del Codice delle obbligazioni relativi ai libri contabili e ad altri documenti delle società. Ne consegue che lo stato di conservazione e le condizioni di consultazione degli archivi di società e associazioni economiche (sindacati operai e associazioni padronali, camere di commercio), di formazioni politiche (partiti e altri gruppi), di aziende industriali, bancarie o commerciali e di famiglia variano a seconda dei casi. I fondi più accessibili sono quelli donati o depositati negli archivi pubblici o nei gabinetti dei manoscritti delle grandi biblioteche.

Prospetto dello Schweizerisches Sozialarchiv di Zurigo della fine degli anni 1990-2000 (Schweizerisches Sozialarchiv, Zurigo).
Prospetto dello Schweizerisches Sozialarchiv di Zurigo della fine degli anni 1990-2000 (Schweizerisches Sozialarchiv, Zurigo).

Esistono istituzioni specializzate nel riunire e conservare i documenti di archivi privati. Dalla sua fondazione, nel 1910, lo Schweizerisches Wirtschaftsarchiv di Basilea raccoglie gli archivi di aziende industriali o commerciali che hanno cessato l'attività e archivi di economisti svizzeri. Nello Schweizerisches Sozialarchiv, creato a Zurigo nel 1906, sono custoditi gli archivi di vari partiti e movimenti politici, tra cui quelli del partito socialista, nonché documenti a stampa e manoscritti riguardanti la storia sociale. L'Archiv für Zeitgeschichte (1966), che dipende dall'istituto di storia del Politecnico federale di Zurigo dal 1974, comprende pubblicazioni, documenti a stampa o manoscritti e materiali di archivi privati riguardanti la storia svizzera dal 1920. Nell'Archivio svizzero di letteratura, che dipende dalla Biblioteca nazionale svizzera (BN) a Berna, sono depositati i fondi donati, lasciati in eredità o venduti dagli scrittori alla Confederazione. Altri archivi conservano i documenti di un solo autore; tra questi l'Archivio Thomas Mann (1956) e l'Archivio Johanna Spyri (1967) a Zurigo. Gli archivi della Fondazione Gosteli (Gosteli-Foundation) a Worblaufen sono consacrati alla storia del movimento femminista. I Politecnici federali di Zurigo e Losanna hanno entrambi un proprio archivio per l'architettura. Attualmente queste istituzioni tendono a confondere le loro vocazioni di centri di conservazione archivistica e di documentazione storica, rendendo difficile la distinzione tra pubblico accesso agli archivi, diritto all'informazione e protezione della sfera privata.

Problemi attuali

La questione della proprietà degli archivi pubblici è stata risolta: essi non possono essere alienati senza il consenso esplicito del popolo svizzero. Questa disposizione permette teoricamente di rivendicare documenti senza che i loro detentori possano invocare un diritto di prescrizione acquisitiva.

A partire dal XIII, ma soprattutto dal XIX secolo, i progressi dell'alfabetizzazione, lo sviluppo del diritto e delle istituzioni, il perfezionamento delle tecniche di produzione materiale di documenti, l'assunzione di nuovi compiti e di nuove competenze da parte dello Stato e la crescita demografica hanno notevolmente contribuito ad accrescere la quantità di materiale archiviato. Confrontati con la scarsità di spazio a disposizione per la conservazione dei documenti, i servizi che producono materiale d'archivio si separano dai documenti scaduti sia attraverso la loro distruzione sia cedendoli agli archivi. Si pone allora il problema della selezione: da un lato i criteri che permettono di pronunciarsi sull'interesse storico dei documenti devono essere talvolta elaborati per fondi ancora poco indagati; dall'altro i documenti riguardano spesso la storia recente e lo storico non dispone del distacco necessario per giudicarne il valore. Perciò sempre più frequentemente le grandi istituzioni dispongono di depositi intermedi, i cosiddetti depositi di prearchiviazione, nei quali i documenti sono conservati in attesa di essere valutati in base al loro interesse storico.

L'importanza che assume oggi la nozione di protezione della personalità si spiega con l'afflusso nei depositi degli archivi pubblici di documenti sempre più recenti. La gestione degli archivi giudiziari, delle pratiche dei servizi sociali e degli uffici esecuzioni e fallimenti, degli incartamenti della polizia, delle cartelle mediche degli ospedali pubblici e più in generale dei documenti contenenti dati relativi alla sfera personale, accumulati dai servizi delle collettività pubbliche e in seguito archiviati, presenta nuove difficoltà. Una tendenza molto diffusa, che si riflette in una legislazione e in una regolamentazione incurante delle esigenze della ricerca storica o sociologica, incoraggia la distruzione dei documenti se questi non sono più ritenuti utili all'istituzione che li ha prodotti. La conservazione di tali dati e soprattutto il loro eventuale sfruttamento per ricerche storiche o sociologiche può infatti essere recepita come un attentato alle libertà dei cittadini. Esistono tuttavia vari modi di impedirne la distruzione: una precisa regolamentazione della comunicazione e della consultazione, l'introduzione di termini prima dei quali non è possibile avere accesso ai materiali, l'obbligo per gli studiosi di attenersi a precise regole deontologiche, in primo luogo il rispetto dell'anonimato dei dati, e disposizioni del Codice penale riguardanti la diffamazione e i delitti contro l'onore.

Nel campo delle conoscenze e delle tecniche di conservazione e di restauro dei documenti antichi in pergamena o in carta di stracci sono stati registrati notevoli progressi. Problematica si rivela invece la conservazione a lungo termine di documenti recenti come i fogli in pasta di legno, che si autodistruggono a causa della loro acidità, e dei nuovi supporti per la conservazione dei dati, la cui durata nel tempo non può essere stabilita con precisione (microfilm, nastri magnetici o dischi informatici). Ad eccezione della rilettura dei vecchi documenti conservati su supporti elettronici, questi problemi possono venire gradualmente risolti sia tramite la collaborazione tra gli archivi e i servizi federali e cantonali di protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato (la Svizzera ha aderito alla convenzione dell'Aia del 14.5.1954), sia facendo ricorso ai restauratori privati, ma soprattutto grazie agli studi approfonditi e ad azioni concertate, cui partecipano archivisti, bibliotecari e conservatori di musei.

In Svizzera non esiste ancora una formazione che si conclude con un diploma di archivista riconosciuto dalla Confederazione e dai cantoni. Gli archivisti svizzeri sono per la maggior parte universitari laureati in lettere, più raramente in diritto o in scienze economiche e sociali. Alcuni completano la loro formazione professionale nelle scuole dei paesi vicini (ad esempio all'Ecole des Chartes di Parigi o all'Archivschule di Marburgo in Germania), più spesso effettuando corsi pratici di aggiornamento (come il corso tecnico internazionale organizzato dalla Direzione degli Archivi di Francia), nella maggioranza dei casi grazie all'esperienza acquisita sul posto di lavoro. La scuola di ingegneria di Coira e il dipartimento informazione e documentazione (ex scuola superiore di informazione documentaria) dell'alta scuola di gestione di Ginevra si sforzano di mettere a punto una formazione per assistenti archivisti, tentando di equilibrare le esigenze specifiche della professione e l'accostamento con discipline vicine, ma a volte fondamentalmente diverse, quali quelle del bibliotecario e del documentalista.

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