de fr it

Valutazione monetaria

In un sistema di cambi fissi le autorità monetarie possono aumentare o abbassare il valore della loro valuta rispetto alle altre divise. Per le monete metalliche ciò avviene modificando la quantità intrinseca di metallo prezioso (contenuto di fino); in quelle non vincolate al contenuto di fino il tasso di cambio è stabilito per legge o decreto. In un regime di cambi fluttuanti l'apprezzamento e il deprezzamento delle monete è determinato dalla domanda e dall'offerta sui mercati valutari.

Medioevo ed epoca moderna

Per il tardo ME e l'epoca moderna è più opportuno parlare di svilimento risp. miglioramento che di svalutazione o rivalutazione. In quel periodo infatti il Denaro era perlopiù costituito da Monete, il cui valore di scambio era determinato in linea di principio e, anche se non sempre in maniera assoluta, pure nella pratica dal loro valore intrinseco, vale a dire dal contenuto di oro e argento fino. Se si eccettuano le monete divisionali realizzate del tutto o quasi in rame (Biglione), il sistema monetale si suddivideva in tre categorie principali. La prima era costituita da monete auree e monete di grosso taglio d'argento, utilizzate su scala intern. e anche per pagamenti di notevole entità in ambito nazionale (monete di scambio, pezzi grossi), caratterizzate da un contenuto di fino elevato e relativamente stabile nel corso dei sec. Esistevano poi piccole specie d'argento che servivano come mezzo di pagamento di uso quotidiano (monete correnti), accettate solo nel territorio delle rispettive autorità di emissione, dal contenuto di fino ridotto e in forte diminuzione sul lungo periodo. In terzo luogo vi erano le monete di conto o le valute nazionali, in cui erano espressi debiti, crediti e la maggior parte dei prezzi. Si trattava di unità astratte, con un rapporto di valore fisso tra loro (ad esempio 1 lira = 20 soldi = 240 denari). Le specie correnti di un Paese non erano altro che la forma concreta assunta dalle unità di conto risp. loro frazioni o multipli. Se il loro contenuto di fino veniva abbassato o alzato, il valore di tutte le unità di conto rispetto ai pezzi grossi, stabili, calava o cresceva in misura equivalente. Lo svilimento consisteva quindi nella riduzione del contenuto di fino delle monete correnti corrispondenti alle unità di conto. Il valore reale di debiti e crediti espresso in grammi d'oro o argento diminuiva così in proporzione analoga; i prezzi scendevano e i pezzi grossi subivano una rivalutazione. In caso di miglioramento avveniva l'esatto contrario. Beneficiari e perdenti di simili manipolazioni valutarie tentavano, attraverso pressioni politiche, di influenzare il momento dell'entrata in vigore e il grado di intensità dei singoli provvedimenti, per cui si avevano conflitti tra importatori ed esportatori, creditori e debitori, titolari di rendite fondiarie e salariati ecc.

Storicamente prevalsero di gran lunga gli svilimenti. A causa del deterioramento naturale delle monete e dell'attività di tosatori e falsari (i cosiddetti Kipper und Wipper), che limavano i bordi delle monete pregiate e utilizzavano bilance truccate, il contenuto di fino delle monete circolanti diminuiva continuamente. Quando le monete svilite erano tolte dalla circolazione e sostituite da nuove coniazioni dal peso conforme a quello nominale, l'autorità emittente subiva una perdita, che cercava perlopiù di compensare riducendo il titolo di fino. Questa tendenza era anche favorita dal fatto che la produzione di monete comportava costi e che nella politica monetaria prevalevano in genere gli interessi dei debitori (non da ultimo perché tra questi ultimi figuravano molto spesso lo Stato e i ceti dirigenti).

Nonostante l'esiguità del suo territorio, la vecchia Conf. non formava un'area monetaria uniforme. I singoli cant. e Paesi alleati erano sovrani in ambito monetario e quasi tutti coniavano denaro corrente, spesso del medesimo tipo e nome, anche se in parte con leggere differenze nel contenuto di fino. Poiché gli ab. delle diverse aree monetarie commerciavano quotidianamente tra di loro e dato che sarebbe stato molto complicato convertire le valute a ogni passaggio di frontiera (Cambio), alle monete correnti dello stesso tipo veniva attribuito il medesimo valore in ampie parti della Conf., senza che gli utenti si curassero delle divergenze nel contenuto di fino. Per lo stesso motivo in Svizzera circolavano anche le specie analoghe di uso quotidiano dei Paesi limitrofi, con cui i Conf. intrattenevano regolari scambi commerciali. Se però una delle autorità di emissione riduceva il contenuto di fino della propria valuta corrente oltre un certo limite, le altre erano costrette prima o poi a seguirne l'esempio se volevano evitare che le loro monete correnti di maggior valore venissero tolte dalla circolazione e rifuse o tesaurizzate (legge di Gresham). Solo raramente si riusciva infatti a ritirare in tempo i pezzi sviliti. Inoltre la Conf. non disponeva di significativi giacimenti di oro e argento e doveva acquistare i metalli da conio a prezzi in parte elevati. Nel complesso le monete si svilirono di continuo.

Perdita di valore della valuta di Friburgo rispetto all'oro e all'argento 1480-1800
Perdita di valore della valuta di Friburgo rispetto all'oro e all'argento 1480-1800 […]

Tra il 1480 e il 1620, il tasso medio annuo di svalutazione fu molto più elevato che dopo il 1630. A Berna ad esempio dal 1492 al 1612 il contenuto di fino dei Batzen diminuì del 47,6%. Rispetto ai tassi di svalutazione del XX sec. si tratta comunque di un valore contenuto (ca. 0,4% annuo). La seconda metà del XVII e il XVIII sec. si caratterizzarono per una stabilità monetaria ancora maggiore. Tracolli come negli anni 1530-40 o nel 1621-22 furono rari; quest'ultima crisi fu direttamente legata all'inizio della guerra dei Trent'anni. Per finanziare le operazioni belliche, i principi e le città ted. svilirono le loro monete correnti. L'imperatore Ferdinando II diede il cattivo esempio affidando, dopo la vittoria della Lega catt. nella battaglia della Montagna Bianca nei pressi di Praga (8.11.1620), la coniazione di monete a un consorzio di finanziatori di dubbia reputazione, a cui apparteneva anche Alberto di Wallenstein, che fondò la propria ricchezza tra l'altro su questa operazione. Tali emissioni svilite circolarono anche in Svizzera, scalzando le monete locali di maggior valore intrinseco. Questo provocò una crescita più che proporzionale del corso dei pezzi grossi e dei prezzi. Per contrastare il fenomeno furono stabiliti corsi legali, ma con scarso successo; i cant. e i Paesi alleati, in parte dopo lunghe esitazioni (Vallese), furono di conseguenza costretti a svilire le rispettive monete correnti. Nel 1621 e 1622 a Berna si contarono in totale 27 coniazioni di Batzen, ciascuna con un contenuto di fino inferiore alla precedente. Dal 1618 al 1622 il valore intrinseco del Batzen si ridusse di ca. il 50%, cioè quanto nei 120 anni tra il 1492 e il 1612. Le conseguenze economiche furono devastanti. Quando la situazione si calmò nell'autunno del 1622, i cant. conf. decisero perciò di migliorare le loro monete correnti. In prevalenza fu ripristinato il contenuto di fino precedente alla crisi; Friburgo, Soletta e il Vallese lo incrementarono però solo del 50%. Berna seguì invece una strada completamente diversa. Lasciò in circolazione i Batzen sviliti e impose un corso legale per le monete d'oro e i grandi pezzi d'argento pari a quello antecedente la crisi, malgrado il valore intrinseco del Batzen fosse stato ridotto del 50%. Questo modello si avvicinò quindi alla situazione odierna, in cui il valore di scambio del denaro è del tutto slegato dal valore materiale delle banconote e delle monete. L'esperimento riuscì soprattutto perché Berna chiuse la zecca e cessò la coniazione di monete correnti, garantendo così alla pop. che la Massa monetaria non sarebbe cresciuta. In assenza di inflazione, la pop. acquisì fiducia nel nuovo sistema, che funzionò fino al 1652, quando Berna decise di riportare il contenuto di fino delle nuove monete correnti ai livelli dell'anteguerra e di lasciare in circolazione i Batzen sviliti del periodo di crisi come mezzi Batzen. Ciò avvenne spec. perché la via solitaria adottata aveva fortemente ostacolato i pagamenti e gli scambi con le zone limitrofe e provocato una penuria di monete con effetti deflazionistici. Evidentemente l'audace tentativo bernese alla lunga non era sostenibile in un'area monetaria così piccola. La rottura della promessa "un Batzen rimane un Batzen" ebbe però pesanti conseguenze politiche interne e fu una delle cause della guerra dei contadini del 1653.

Dal 1654 al 1798

Mandato sul rapporto legale tra oro e argento, cancelleria di Soletta, 8.3.1786 (Staatsarchiv Solothurn).
Mandato sul rapporto legale tra oro e argento, cancelleria di Soletta, 8.3.1786 (Staatsarchiv Solothurn).

Dopo quest'ultima crisi monetaria, nella Conf. non si verificarono più svalutazioni maggiori fino alla fine dell'ancien régime. Gli anni tra il 1660 e il 1798 costituirono quindi uno dei periodi più stabili della storia monetaria sviz. I rappresentanti dei cant. e dei Paesi alleati avevano frequenti contatti nell'ambito di conferenze monetarie conf., dove venivano discusse misure atte a contrastare valute estere di scarso pregio ma anche a disciplinare le nuove coniazioni locali. Erano spec. i cant. urbani di Zurigo, Basilea e Berna a delegare i propri esperti finanziari e monetari a queste riunioni. La maggior parte dei cant. rispettò le direttive concordate, con cui si voleva evitare che i costi di coniazione fossero riversati sugli utenti.

XIX e XX secolo

Nel programma del governo della Repubblica elvetica figurava anche una riforma monetaria di ampia portata. Il 19.3.1799 le Camere elvetiche optarono per un tallone argenteo. Quale peso di riferimento scelsero il marco di Parigi (244,752 g di argento fino); la nuova unità monetaria, il Franco sviz., fu equiparata a 1/37 del marco di Parigi (6,6149 g di argento fino). Il rapporto tra argento e oro, all'epoca di 1:15,359, in seguito subì forti oscillazioni, ciò che destabilizzò ripetutamente la valuta sviz. così come altre divise. A causa della costante instabilità politica, durante l'Elvetica la riforma non poté comunque essere attuata. Sulla base dell'Atto di mediazione del febbraio del 1803, nell'agosto dello stesso anno la Dieta fed. stabilì il valore della valuta sviz. esattamente a una volta e mezza quello del franco germinale appena introdotto in Francia. Il nuovo franco sviz. fu coniato sulla base di 6,77025 g di argento fino, cioè migliorato del 2,4%. Dopo la Restaurazione, 19 cant. decisero di adeguare nuovamente il franco sviz. alla valuta franc.; per farlo corrispondere a 1,5 lire tornesi, nel 1819 il suo peso fu ridotto a 6,665 g di argento fino. Poiché solo pochi cant. rispettarono questa nuova regola, nella Conf. si accentuò ulteriormente la confusione in ambito monetario, a cui non si riuscì a porre rimedio nemmeno tramite Concordati monetari.

Solo lo Stato fed. attuò una riforma monetaria. La legge fed. sulle monete del 1850 mantenne un tallone puramente argenteo. Il franco sviz., di 5 g, ebbe inizialmente un titolo di 900/1000, pari a un contenuto di argento fino di 4,5 g, ciò che corrispose a un'ulteriore svalutazione del 32% ca. Su questa base furono coniati pezzi da cinque, due, uno e mezzo franco. Dopo il 1850 su scala mondiale mutò però la proporzione tra la produzione di oro e argento. Il prezzo dell'oro scese sempre di più, soppiantando così l'argento secondo la legge di Gresham. Per contrastare il pericolo di una carenza di monete, nel 1860 le monete auree franc. e sarde furono autorizzate come mezzi di pagamento in Svizzera a un corso di 1 g d'oro per 15,5 g d'argento. La Svizzera passò così a un sistema bimetallico in cui l'oro aveva un ruolo predominante. Vista l'evoluzione dei prezzi dei metalli preziosi, al fine di arginare il deflusso d'argento il titolo del franco fu ridotto a 800/1000, cioè a 4 g di argento fino per un pezzo di 5 g, pari a una svalutazione dell'11%. Nei Paesi del franco si registrò così una discrepanza nei contenuti di fino: in Belgio il titolo del franco era di 900/1000, in Francia e in Italia di 835/1000. L'Unione monetaria latina, fondata nel 1865 da Belgio, Francia, Italia e Svizzera, si proponeva il ripristino della parità precedente. La Conf. si impegnò quindi a incrementare il contenuto di fino delle proprie monete: il titolo sarebbe dovuto aumentare a 835/1000 (4,175 su 5 g) per i pezzi da uno (5 g) e due franchi (10 g) e a 900/1000 (4,5 su 5 g) per i pezzi da cinque franchi (25 g). Di fatto la rivalutazione corrispose al miglioramento del pezzo da cinque franchi, cioè al 12,5%, dato che i pezzi più piccoli erano già considerati monete divisionali, il cui valore intrinseco e monetario differiva. Questa soluzione ebbe inoltre il vantaggio di evitare la rifusione dei numerosissimi pezzi da uno e due franchi in circolazione. Alla Svizzera fu accordato un termine fino al 1878 per adeguare le sue coniazioni. Poiché il trattato dell'Unione monetaria lat. prevedeva pure pezzi da cinque franchi in oro da 1,6129 g con un titolo di 900/1000, un franco corrispondeva anche a 0,29032 g di oro fino. Il rapporto tra argento e oro tornò quindi a 1:15,35. Negli anni 1870-80 l'argento riprese però il sopravvento nella produzione mondiale di metalli preziosi, per cui il suo prezzo diminuì costantemente, provocando una moltiplicazione delle emissioni di monete argentee. Gli Stati dell'Unione decisero quindi di sospenderle, così da impedire il deflusso dell'oro. Con la cessazione delle coniazioni argentee nel novembre del 1878, anche in Svizzera si passò a una fase transitoria di "bimetallismo zoppo". Nell'immediato si riuscì perlomeno a evitare una modifica del corso del franco sviz. Il rapporto tra argento e oro continuò a evolvere a favore del secondo, raggiungendo un livello di 1:36,2 sul mercato londinese (1905). Di conseguenza la quota dell'oro sulle riserve metalliche delle Banche di emissione in Svizzera salì a oltre il 90%. Malgrado l'evoluzione dei prezzi dei metalli preziosi, la Svizzera mantenne il contenuto di oro e argento del pezzo da cinque franchi come base della propria moneta. Con la regolamentazione giur. e la forte diffusione delle banconote, a cui venne attribuito valore legale, fu sempre più la loro convertibilità in oro a servire da garanzia per la stabilità della moneta. Nel corso degli anni 1920-30, spec. dopo lo scioglimento dell'Unione monetaria lat., la Politica monetaria sviz. passò a un monometallismo aureo puro (Sistema monetario aureo). Il passo decisivo fu compiuto con la nuova legge fed. sulle monete del 1931, che istituì come unità monetaria il franco da 0,29032 g di oro fino (9/31). Già nel 1929 il pezzo da cinque franchi era stato dichiarato moneta divisionale e il suo titolo ridotto a 835/1000.

In questo modo, il principio, valido per sec., secondo cui la valuta era definita in rapporto a monete metalliche realmente circolanti e al loro contenuto di fino venne definitivamente superato. A livello monetario si aprirono così nuove possibilità in materia di politica commerciale e dei prezzi. Quando, nel corso della crisi economica mondiale, diversi Paesi europei e gli Stati Uniti svalutarono le loro divise e anche la Francia, che aveva stabilizzato la propria moneta appena nel 1928, il 24.9.1936 informò la Svizzera dell'imminente deprezzamento del 30% del franco franc., il Consiglio fed., contravvenendo alle sue promesse solenni, tre giorni dopo prese un provvedimento analogo. Il franco sviz. fu a sua volta svalutato del 30%, con una riduzione del contenuto di fino a un livello compreso tra 0,19 e 0,215 g, e inoltre fu sospesa la convertibilità interna delle Banconote, ossia l'obbligo per la BNS di cambiare i biglietti in monete auree (Svalutazione del 1936). In seguito la Svizzera riuscì a evitare ulteriori rivalutazioni o svalutazioni, fino alla fine del 1946 nell'ambito degli accordi di pagamento e compensazione (Clearing), poi adattandosi al sistema istituito con gli accordi di Bretton Woods e, dal 1957-58, nel quadro dell'accordo monetario europeo, che sancì il ritorno alla libera convertibilità delle valute. Quando la Repubblica fed. ted. rivalutò il marco del 9,3% (1969), il sistema di Bretton Woods fu posto sempre più sotto pressione. Il 9.5.1971 la Svizzera reagì con una rivalutazione del franco del 7,07%, che entro la fine del 1971 raggiunse addirittura il 13,9% nei confronti del dollaro statunitense. Con il passaggio ai Cambi fluttuanti nel 1973, il corso delle valute fu determinato dal libero mercato. Da allora il valore nominale esterno del franco si è apprezzato costantemente rispetto alle monete dei 15 maggiori partner commerciali della Svizzera, raggiungendo un valore di 164,4 punti nel 1995, per poi scendere a 152,3 nel 2000 (novembre 1977 = 100). I timori di una forte rivalutazione del franco sviz. con l'introduzione dell'Euro si sono rivelati infondati fino al 2008. In seguito alla crisi finanziaria (dal 2007) la sua quotazione è però salita notevolmente, per cui la BNS nel settembre del 2011 ha stabilito un cambio minimo di 1,20 frs. nei confronti dell'Euro.

Riferimenti bibliografici

Medioevo ed epoca moderna
  • F. Bürki, Berns Wirtschaftslage im Dreissigjährigen Krieg, 1937
  • C. M. Cipolla, Mouvements monétaires dans l'Etat de Milan (1580-1700), 1952
  • A. Dubois, Die Salzversorgung des Wallis 1500-1610, 1965
  • F. Redlich, Die deutsche Inflation des frühen 17. Jahrhunderts in der zeitgenössischen Literatur: Die Kipper und Wipper, 1972
  • A. Dubois, «Une crise monétaire du XVIIe siècle: la Suisse pendant les années 1620-1623», in Etudes de lettres, 1973, n. 6, 39-54
  • M. Körner, «Zum Geldumlauf in der Schweiz (1500-1629)», in Schweizer Münzblätter, 27, 1977, 38-46
  • M. Bloch, Lineamenti di una storia monetaria d'Europa, 1981 (franc. 1954)
  • A. Dubois, «Eins gleich eins...», in Geschichte und Gegenwart, 1981, 119-134
  • M. Körner, Luzerner Staatsfinanzen 1415-1798, 1981
  • M. Körner, «Zum Problem der Währungsvielfalt in der alten Schweiz», in Münzprägung, Geldumlauf und Wechselkurse, a cura di E. van Cauwenberghe, F. Irsigler, 1984, 219-235
  • N. Furrer, Das Münzgeld der alten Schweiz, 1995, spec. 160 (con bibl.)
  • AA. VV., Sistemi monetari e corsi delle specie in Svizzera, 2001
  • A. Dubois, «Qu'est-ce qu'une crise monétaire à l'époque moderne?», in Regionaler und überregionaler Geldumlauf, 2002, 121-127
XIX e XX secolo
  • E. Weisskopf, Das schweizerische Münzwesen von seinen Anfängen bis zur Gegenwart, 1948
  • Die Schweizer Wirtschaft, 1946-1986, 1987
  • ANS, 1996
  • P. Halbeisen et al. (a cura di), Wirtschaftsgeschichte der Schweiz im 20. Jahrhundert, 2012, spec. 983-1075
Scheda informativa
Contesto Rivalutazione, svalutazione