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Pesi e misure

Nel 1875 la Svizzera, aderendo con altri 17 Stati - tra cui quelli confinanti - alla Convenzione del metro di Parigi, si impegnò a utilizzare le unità di misura intern. Con un'apposita legge fed. (1875), il Sistema metrico decimale acquisì validità sull'intero territorio elvetico; l'introduzione definitiva del metro, del litro e del grammo risale al gennaio del 1877. Un sec. più tardi, dopo aver riveduto il proprio sistema legale di pesi e misure (1977), la Svizzera aderì al Sistema intern. d'unità (SI), le cui unità fondamentali (metro, chilogrammo, secondo, ampère, kelvin, candela, mole) nel 1978 divennero anche nella Conf. i parametri di riferimento per la misurazione quantitativa; tale provvedimento segnò definitivamente la fine del particolarismo elvetico in quest'ambito.

Evoluzione storica della metrologia

Pesi e misure antichi

In origine la misurazione e la pesatura facevano riferimento a grandezze sempre disponibili (ad esempio piedi, passi, pollici, braccia, bicchieri, brocche, secchi, sacchi), che più tardi, con le rispettive denominazioni, confluirono nei sistemi metrologici di tutti i Paesi.

L'uso di pesi e misure nell'odierno territorio sviz. è attestato dal I sec. a.C. con i Romani, che introdussero le loro unità di misura in tutte le province, come dimostrato da reperti rinvenuti anche sul suolo elvetico. Per le distanze, dal 200 d.C. ca. gli Elvezi oltre al miglio romano tornarono a utilizzare la leuga gallica, pari a 1,5 miglia romane (2,22 km). Le vie di comunicazione romane erano costellate di cippi (Pietre miliari) che indicavano la distanza da un punto di riferimento (ad esempio una colonia). Altre unità celtiche, come ad esempio un piede di ca. 31 cm, sono difficilmente attestabili.

La fine dell'epoca romana e la colonizzazione alemanna portarono al declino del sistema metrologico romano nel territorio sviz., che seguì comunque gli sviluppi in atto nelle unità territoriali più vaste di cui faceva parte (regno di Borgogna, regno merovingio). Per le unità di lunghezza e di peso l'influenza romana comunque non svanì: con lievi modifiche sopravvissero da un lato il pes (piede, pied, Fuss), l'uncia (oncia, once, Unze), il cubitus (cubito o braccio, Elle) e la decempeda-pertica (pertica, perche, Rute), e dall'altro la suddivisione ponderale romana. Denotano la loro origine romana anche alcuni tipi di libbra come la libbretta ticinese o il poids de marc franc. (1 livre = 1,5 libra). Per quanto riguarda le misure di capacità sopravvissero termini come modius, sextarius o hemina, ma non i rispettivi ordini di grandezza. Una caratteristica del periodo successivo alla caduta dell'Impero romano d'occidente è l'assenza di un inquadramento matematico generale dei pesi e delle misure esistenti: per ogni materia o attività misurabile si adottavano unità specifiche, inizialmente poco correlate fra loro e non esprimibili in rapporto a misure di tipo diverso. Neppure le unità per i liquidi e i cereali, entrambe misure di capacità, coincidevano.

La pertica romana e le sue suddivisioni; incisione su legno tratta dalla prima edizione dell'opera di Glareano sulle unità di misura e le monete nell'Impero romano e i loro corrispettivi in epoca moderna (Liber de asse, & partibus eius), pubblicata nel 1550 a Basilea (Biblioteca nazionale svizzera).
La pertica romana e le sue suddivisioni; incisione su legno tratta dalla prima edizione dell'opera di Glareano sulle unità di misura e le monete nell'Impero romano e i loro corrispettivi in epoca moderna (Liber de asse, & partibus eius), pubblicata nel 1550 a Basilea (Biblioteca nazionale svizzera). […]

Le conoscenze su pesi e misure storici si basano in gran parte sui rilevamenti del XIX sec. Grazie a fonti amministrative quali ad esempio i registri fiscali e censuari si conoscono le denominazioni delle unità di misura a partire dal ME, ma solo di rado la loro entità concreta. Anche i reperti archeologici (vasi utilizzati come unità di misura nell'alto e pieno ME) forniscono poche certezze. Le indicazioni relative al XIX sec. costituiscono inoltre solo il risultato di una lunga evoluzione, caratterizzata da una serie solo in parte conosciuta di riforme con cui le autorità fin dal tardo ME cercarono di mettere ordine in quest'ambito, caratterizzato da una grandissima varietà.

Pesi e misure come espressione di potere

Insieme ad altri diritti in materia di mercati, tribunali e imposizione fiscale, fissare e verificare i pesi e le misure nel ME faceva parte delle prerogative delle signorie fondiarie e giurisdizionali. Le autorità (nobili, conventi, città) stabilivano le unità di misura vigenti nei loro territori (compatti o sparsi) e le sottoponevano a controlli nelle sedi di mercato. Nel tardo ME le città rilevarono gradualmente i diritti signorili relativi al territorio urbano, tra cui anche quelli riguardanti pesi e misure. Di norma la competenza in quest'ambito si estendeva all'area di influenza dell'ex signore cittadino e del mercato urbano, e quindi generalmente solo alla città e agli immediati dintorni; solo di rado si trattava di territori più vasti (come nel caso di Burgdorf, che nel 1383 acquistò dai conti von Kyburg i diritti su pesi e misure nell'intera Alta Argovia). Dal XV sec. i cant. urbani compirono sforzi di uniformazione nei loro territori imponendo le unità in uso nei capoluoghi. Entro il XVIII sec. tali tentativi ebbero in parte successo per quanto riguarda i pesi e le misure di lunghezza, di superficie o di volume. Le riforme delle misure per cereali, utilizzate anche come parametro per la riscossione dei censi e delle decime, suscitarono invece forti opposizioni locali (come nel caso della campagna lucernese nel XV sec. o delle innovazioni introdotte da Berna nel Paese di Vaud nel 1616-17).

Pesi campione della corporazione dei fabbri di Basilea; bronzo colato, realizzati verso il 1600 (Historisches Museum Basel).
Pesi campione della corporazione dei fabbri di Basilea; bronzo colato, realizzati verso il 1600 (Historisches Museum Basel). […]

La pace di mercato garantita dai signori fondiari all'interno della loro giurisdizione prevedeva, oltre alla sorveglianza sui pesi e le misure, l'istituzione di tribunali di mercato, che perseguivano le frodi. Vigeva l'obbligo di utilizzare (a pagamento) strumenti di misura e bilance pubblici, mentre quelli privati venivano controllati dai funzionari signorili (Taratura); le uniche unità di misura consentite erano quelle locali. Dal XIII-XIV sec. nei giorni di mercato tali verifiche vennero compiute anche dalle corporazioni oltre che da pubblici ufficiali. A seconda del luogo, le bilance pubbliche (tra l'altro per il pesce, il riso, il burro, l'argento) erano affidate ad appositi addetti o ai responsabili di empori o stazioni di sosta. Malgrado i controlli, i pesi e le misure di uso comune, realizzati in legno o in ferro da artigiani locali e quindi soggetti a deformazioni e a ossidazione, risultavano insoddisfacenti. Nelle operazioni quotidiane la precisione era approssimativa; essa risultava maggiore solo per la pesatura di farmaci e metalli preziosi.

L'influsso dell'economia su pesi e misure

L'uso di determinati pesi e misure non dipendeva solo dalla forza delle autorità locali; a tale proposito, l'appartenenza a importanti spazi economici assumeva un peso maggiore. La Svizzera meridionale (Ticino e valli sudalpine dei Grigioni) guardava all'Italia settentrionale, mentre la Romandia subiva l'influenza savoiarda, franc. e della Franca Contea. La città di Basilea faceva riferimento all'Alsazia, mentre la campagna, così come le altre zone dell'Altopiano, alla Germania meridionale. Mentre la Svizzera orientale era tradizionalmente legata all'area a nord del Reno e del lago di Costanza, vincoli meno stretti univano i Grigioni al Vorarlberg o al Tirolo.

Antichi pesi e misure in Svizzera
Antichi pesi e misure in Svizzera […]

Attraverso gli scambi con i centri commerciali intern., il territorio conf. entrò anche in contatto con pesi e misure stranieri, che scalzarono o affiancarono le unità locali. Tra questi vi erano i pesi commerciali ted. e franc. (libbra di Anversa o di Colonia, poids de marc) e misure di lunghezza (pied de roi, aune de roi, braccio di Milano, piede di Norimberga, piede renano). Mentre nei traffici intern. le unità estere restavano invariate, nel commercio regionale diedero invece origine a nuove misure locali, soprattutto nelle zone cerealicole economicamente più prospere. Nei propri vasti territori le autorità bernesi diedero un notevole contributo all'unificazione dei pesi e delle misure; il commercio zurighese esercitò un forte influsso sull'area compresa tra il Reno e le Alpi retiche. La Svizzera centrale con il mercato di Lucerna assumeva una posizione intermedia, risultando influenzata da nord (Alsazia, Renania), da est (mercato di Zurigo) e da ovest (campagna bernese). La linea Napf-Reuss risp. Reuss-Aar costituiva una barriera negli scambi tra la parte occidentale e orientale della Conf. Pesi e misure della Svizzera meridionale non ebbero un ruolo degno di nota a nord delle Alpi.

L'arco alpino presentava situazioni differenziate. Coira, sede di mercato, lungo le sue vie commerciali istituì propri sistemi combinando pesi e misure di Zurigo, del Vorarlberg e del Tirolo, ma il suo influsso restò scarso in Engadina e nelle valli grigionesi meridionali. Nell'alta valle del Rodano le singole valli adottavano unità diverse, ciò che rispecchiava l'autonomia delle decanie e la debolezza dell'autorità centrale; solo nel XVIII sec. il Vallese si aprì all'influsso franc. Lungo la direttrice del San Gottardo l'influenza straniera sulle unità locali fu scarsa. Uri guardava al mercato di Lucerna (cereali, vino), il Ticino all'Italia settentrionale. Va per contro sottolineato come in tutto il versante alpino elvetico le unità utilizzate per misurare la redditività dei pascoli corrispondessero (Piede d'erba).

Pesi e misure nella vecchia Confederazione

Mentre i sistemi metrologici di epoca romana matematicamente derivati erano fondamentalmente a base decimale e duodecimale, quelli affermatisi successivamente nella Conf. erano incentrati su numeri quali il quattro (Staio, Quarto, Quartane), il sei (Sester, Staro), l'otto, il 12 e il 16. Non erano invece diffusi sistemi basati sul cinque, sul sette o sul dieci. La struttura decimale di vari pesi e misure risale a riforme del XVII-XVIII sec.

In tutti i sistemi esistevano varie categorie di pesi e misure. Le unità più diffuse, maneggevoli e di grandezza media, venivano utilizzate quotidianamente in ambito commerciale, a scopi privati e pubblici, tra l'altro da mercanti, osti, mugnai e artigiani. Tra queste figuravano il Piede, il Braccio, lo staio, la Pinta e la Libbra. Per i cereali e il vino venivano anche impiegate altre unità: alcune (Sacco, Soma) servivano per i trasporti (navi, carri, someggiatura); altre, più piccole, per la fase intermedia tra il trasporto e il consumo (Staio, Brenta); altre ancora rappresentavano invece solo unità di calcolo (comprese tra 250 e 1000 l, troppo grandi quindi per essere misurate concretamente con appositi contenitori) per gli amministratori di granai, cantine e depositi di sale.

Era prassi consueta ricorrere a pesi e misure diversi a seconda del contesto. Alcune unità tuttavia erano utilizzate in maniera polivalente: nelle regioni di montagna quelle per cereali (staio, Fischel, bichet, mesure, staro) venivano anche impiegate per misurare superfici agrarie.

Misure di lunghezza e di volume

Le unità romane - il passo (gradus, passus), il cubito (cubitus) e il piede (pes) - anche in epoca successiva mantennero sostanzialmente la loro lunghezza originaria. La misura più diffusa a nord delle Alpi era il piede, utilizzato in ambito artigianale e compreso tra 26 e 36 cm ca. Dal tardo ME predominarono tre sue varianti: due nelle aree occidentali - il piede parigino, detto anche franc. oppure regio (pied de roi), e il piede bernese -, e una a est e a nord (piede di Norimberga). Oltre che nell'area di influenza di Berna (cant. Berna, Paese di Vaud, Argovia), il piede bernese era in uso anche nelle zone limitrofe di Friburgo, Soletta, Bienne e Neuchâtel, insieme e in concorrenza con il piede regio; quest'ultimo nel XVIII sec. prese il posto del piede savoiardo a Ginevra e di tipologie locali nel principato vescovile di Basilea e nel Vallese. Il piede di Norimberga, città artigianale, dalla Svizzera orientale si diffuse fino alla Reuss e nei Grigioni (valli sudalpine escluse). Il piede corto della città di Lucerna risultava simile al piede per i campi della Svizzera settentrionale e occidentale (Basilea, Neuchâtel, Vaud). Nelle regioni di montagna (Oberland bernese, Svizzera centrale, Engadina, Erguel) sopravvissero varianti locali. Dato che non tutte le professioni artigianali utilizzavano unità della medesima misura, di solito in una località coesistevano tipologie diverse di piede: nell'edilizia erano diffusi il piede artigiano (Werkschuh) e quello dei tagliapietre (Steinbrecherschuh), nella lavorazione del legno i piedi parigino e bernese a ovest e quello di Norimberga a est, mentre nell'agrimensura si ricorreva al piede per i campi (Feldschuh, Feldmessfuss, pied de commissaire).

Il braccio, misura per tessuti, era compreso all'incirca tra il doppio e il quadruplo dei vari tipi di piede diffusi a livello locale, dai quali comunque non poteva essere derivato. Nella Svizzera ted. e nei Grigioni il braccio corrispondeva a ca. due piedi, mentre nelle aree francofone le aunes (Stab) erano di lunghezza doppia (quattro piedi). Nella Svizzera meridionale, dove il piede non fu utilizzato fino a XIX sec. inoltrato, il braccio, adottato in ambito tessile e artigianale, equivaleva più o meno all'omonima misura (ted. Elle) diffusa a nord delle Alpi. Dove la produzione e il commercio di tele storicamente assumeva un ruolo importante (Svizzera orientale, occidentale e meridionale), per il lino, la lana e la seta si faceva ricorso a misure distinte, in parte corrispondenti a quelle dei partner commerciali. A sud delle Alpi vigevano, come in Lombardia, il braccio lungo per le tele e quello corto per la seta; nella Svizzera orientale le braccia erano simili a quelle della Germania meridionale. Attraverso il commercio di tessuti con la Francia, dal tardo ME nella Svizzera occidentale (fino alla Sarina) si impose l'aune de roi franc., da cui vennero derivate altre misure tessili locali di lunghezza variabile. Nella Svizzera ted. l'aune de roi, detto Pariser Stab, veniva impiegato per la mussola e il cotone.

Anche alcune unità per la misura dei terreni come la Tesa (ted. Klafter, franc. toise) e il Trabucco (ted. Rute, franc. perche) e la tesa cubica, unità di volume, si basavano sul piede, di regola sulla sua variante locale (salvo nei Grigioni, a San Gallo e in Vallese). Vari tipi di toises vallesane erano ricollegabili a vecchie varianti del piede ormai scomparse. La tesa veniva utilizzata in ambito edilizio, la tesa quadrata e il trabucco quadrato per la misurazione dei terreni. Oltre alle tese cubiche con lati uguali, utilizzate per fieno, torba e carbone, esisteva una tesa più piccola, con un lato più corto, per misurare la legna da ardere (Waldklafter, Holzklafter, toise pour le bois, moule, corde). Per quest'ultima nella Svizzera meridionale si faceva ricorso anche allo Spazzo e alla Catasta.

Misure di superficie (superfici agricole)

In genere le unità relative a superfici agricole non derivavano da misure di lunghezza, ma da stime del lavoro svolto in un certo arco di tempo. A una giornata di aratura corrispondeva la Pertica (ted. Juchart, franc. pose), la Tagehri, il Mal o il Journal; in riferimento alla falciatura si ricorreva invece al Mannwerk, al Tagwan o alla Faux. La fascia cerealicola dell'Altopiano utilizzava misure più grandi per campi e prati, mentre nelle zone collinari e di montagna del Grigioni meridionale, del Vallese, del Ticino e del Giura erano in uso unità più piccole. Le autorità adattarono in gran parte le misure dei terreni prativi a quelle per i campi coltivati - a seconda del contesto, le prime risultavano più piccole (Argovia, Zurigo) o più grandi (fino al doppio, come a Neuchâtel) delle seconde - entro il XVIII sec. Le grandi pertiche dell'Altopiano (Argovia, Zurigo, Rheintal sangallese), utilizzate per le superfici boschive, vennero invece mantenute fino a XIX sec. inoltrato. Nella viticoltura si ricorreva al Manngrab, al Mannsschnitz o all'Ouvrier. Nelle zone viticole di più antica tradizione, queste unità risultavano più piccole di quelle per i campi, mentre nelle aree di produzione più recenti dell'Altopiano esse risultavano più o meno equivalenti. Nelle regioni dove prevaleva l'alpicoltura (fascia collinare superiore, Giura, Prealpi, Alpi), le misure di redditività affiancavano o sostituivano interamente quelle di superficie. Poiché la produttività degli alpeggi variava molto a seconda dell'altitudine, del soleggiamento, della qualità dei terreni e della manutenzione, queste misure costituivano l'unico parametro ragionevole. La valutazione avveniva in base al numero stimato di bovini che poteva essere estivato; da ciò ebbe origine il piede d'erba - termine che designa sia i diritti di pascolo su un alpeggio, sia un'unità di misura relativa allo sfruttamento dei pascoli - tuttora di uso corrente nelle regioni di montagna.

Misure per aridi

Fino al XIX sec. cereali, legumi, noci e sale non venivano pesati ma misurati con apposite unità di capacità dette misure per aridi; in alcune regioni (Argovia, Svizzera centrale e orientale) si utilizzavano misure diverse per cereali mondati (lisci) e non mondati (ruvidi). In nessun altro contesto la varietà delle misure rimase così ampia: nelle zone cerealicole infatti la pop. rurale si opponeva alle riforme volute dalle autorità perché temeva che dissimulassero aumenti dei censi fondiari e delle decime. L'uniformazione ebbe invece successo nei territori che dipendevano da mercati cerealicoli urbani (Oberland bernese, Svizzera centrale, Grigioni).

La piazza del mercato di Gruyères. Fotografia realizzata attorno al 1920 da Charles Morel, editore di cartoline postali a Bulle (Biblioteca nazionale svizzera).
La piazza del mercato di Gruyères. Fotografia realizzata attorno al 1920 da Charles Morel, editore di cartoline postali a Bulle (Biblioteca nazionale svizzera). […]

I recipienti più diffusi erano quelli più piccoli utilizzati in ambito commerciale, che variavano tra 10 e 38 l e che, a seconda delle usanze locali, venivano riempiti "a raso" (a filo del bordo) o "a colmo" (anche oltre il bordo). Essi corrispondevano a un quarto (staio, quarteron, Viertel, Fischel) o a un sesto (staro, Sester, Ster) di unità da trasporto più grosse come il sacco (ted. Sack, franc. sac) e il Moggio (ted. Mütt, franc. muid). Basate sul carico che poteva essere trasportato da un uomo, queste ultime indipendentemente dalla loro denominazione consistevano in sacchi di traliccio, la cui capienza variava da 65 fino a oltre 150 l. Misure grandi (anche fino a 840 l) come il Malter, il Viernzel, il Bichot e il grande muid costituivano delle pure unità di calcolo, per cui non esistevano i relativi contenitori. Nelle zone a confine tra due diversi sistemi di misura venivano utilizzati entrambi: Friburgo ad esempio, soggetta all'influenza sia del sistema bernese, basato sul Mütt e sul Mäss, sia di quello vodese (sac e quarteron), li unì in un sistema proprio fondato sul muid, sul sac e sul bichet (equivalente al Mäss).

Per il sale, prodotto di notevole importanza commerciale, le misure di capacità utilizzate erano il sacco nelle regioni occidentali, e il Mäss e lo staio in quelle orientali. La carrata (franc. sommée), pari a ca. 495 kg, era un'unità di calcolo della Svizzera occidentale, mentre il barile (Röhrli, 165-270 kg) era una misura da trasporto impiegata nella Svizzera orientale. Nel XVIII sec. le autorità (ad esempio Zurigo nel 1772) imposero la pesatura al posto delle misure di capacità; per il sale, il peso franc. (489,5 g) fu l'unità più diffusa.

Misure per liquidi

Anche per i liquidi vigevano apposite misure di capacità. In questo caso però predominavano pochi sistemi la cui validità si estendeva su territori più vasti. Nella parte germanofona della Conf., dal Fürstenberg alle Alpi e dalla Sarina al lago di Costanza, le unità di riferimento erano la Soma (Saum), lo Staio (Eimer; Brenta) e la Pinta (Mass). Nella Svizzera occidentale (compresi il Giura e il Vallese) si ricorreva allo char, al setier (brante) e al pot, nella Svizzera it. alla brenta, allo staio e alla pinta (detta anche boccale). Le unità più importanti per vino e acqua - pinta o boccale, Mass, pot - variavano da ca. 1 a oltre 2 l. Talvolta nelle città queste misure erano più piccole che nei rispettivi contadi; le regioni a economia lattiera utilizzavano unità più grandi. Dalle botti in cantina ai carri sulla strada il vino veniva trasportato in recipienti di legno aperti, che costituivano anche misure di capacità (staio, brenta, Zuber, Tinne, Coupe). Botti in legno con una capienza massima di 180 l erano impiegate come unità da trasporto (soma). Grandi misure come il Fuder (Bosse) erano esclusivamente unità di calcolo senza un corrispettivo contenitore. Per latte, olio e miele si utilizzavano misure speciali. Nel XVII-XVIII sec., con la diffusione della frutticoltura dall'Argovia alla Svizzera orientale, acquisirono importanza le apposite misure per il sidro (Trübmasse) e le nuove unità da acquavite.

Pesi

Le unità ponderali, reciprocamente correlate molto più delle misure, derivavano in maggioranza dal peso romano; in alcuni casi venne ripreso il peso stesso, e in altri solo la sua denominazione e suddivisione. Nell'odierno territorio sviz. il parametro adottato era quasi sempre la libbra, a cui corrispondevano però pesi molto diversi tra loro (dalle libbrette leggere di derivazione romana, di poco superiori a 300 g, fino alle libbre pesanti, pari a oltre 900 g). Di origine romana era anche la suddivisione in once, di peso e numero variabile a seconda della libbra presa a riferimento. Tutti i sistemi ponderali, sia quello ted. (Oncia, Lot, Quent), sia quello franc. (once, denier) e it. (oncia, Denaro), comportavano una ripartizione rigida.

La varietà dei pesi diffusi in Svizzera testimonia il grande influsso esercitato dagli spazi economici limitrofi, dai centri commerciali e dalle vie di transito intern. Unità utilizzate sul piano intern. come il poids de marc franc. e la libbra di Anversa (detta anche di Colonia) erano considerate le più importanti per il commercio. Di solito in una stessa località si utilizzavano simultaneamente almeno due pesi, ossia una libbra leggera (interregionale) per beni mercantili e spezie e una pesante (locale) per i prodotti di largo consumo. Sull'esempio lombardo, la Svizzera meridionale adottava le libbrette leggere per i traffici di più lunga distanza, e le libbre per gli scambi sul piano locale. A Zurigo, nella Svizzera orientale e nei Grigioni in ambito commerciale era in uso la libbra di Anversa, a Coira denominata libbra da negozio (Ladenpfund, da cui derivava la Krinne grigionese). Le libbre pesanti erano simili a quelle della Germania meridionale e del Vorarlberg. Nel primo quarto del XV sec. Zurigo e Lucerna sui loro mercati imposero come peso commerciale la libbra di Zurzach (o vecchia libbra di Zurigo), presto adottata dal Reno fino a Uri e nei Grigioni. Nei centri urbani si ricorreva, inoltre, a pesi speciali per metalli (metalli preziosi, ferro, ottone), medicinali e seta.

Principali antiche unità di misura diffuse in Svizzera dal Medioevo al XIX secolo

 tedescofranceseitaliano
lunghezzaFusspied 
 Elle braccio
 Stabaune 
 
superficieJuchartposepertica
 Manngrabfossorier, ouvrier 
 Mannwerk, Madseiteur, faux 
 
volumeKlafter (per legname)toise, moule, cordespazzo, catasta
 
cerealiViertel, Sesterquarteron, quartstaio, staro
 Mäss, Fischelbichet, mesure, fichelin, boisseau 
 Mütt, Sackmuid, coupe, sacmoggio
 Malter, Viernzelbichot 
 
saleSack, Wagensac, sommée 
 
bevandeMasspotpinta, boccale
 Schoppenpinteboccale
 Eimer, Ohmsetierstaio
 Brente, Zuberbrante, tinnebrenta
 Saum, Lagel soma
 Fuderchar, bosse 
 
pesiPfund, Krinnelivrelibbra, libbretta
 Unzeonceoncia
 Zentner, Ledi  
Principali antiche unità di misura diffuse in Svizzera dal Medioevo al XIX secolo -  Anne-Marie Dubler

Il passaggio ai sistemi internazionali nel XIX secolo

In seguito alla Rivoluzione del 1789, in Francia tra il 1790 e il 1799 venne adottato un nuovo sistema di pesi e misure a base decimale, le cui unità fondamentali erano il grammo e il metro. Nel 1801 la Svizzera ricevette una copia del metro campione di Parigi; la legge elvetica sui pesi e le misure elaborata e approvata ancora lo stesso anno, che introduceva il sistema metrico in Svizzera, non venne però mai applicata. Nel 1803 la sorveglianza su pesi e misure passò ai cant., che cercarono di promuovere l'uniformazione del settore sul piano nazionale, un obiettivo che la Dieta fed. non era mai riuscita a raggiungere.

Per il traffico commerciale con la Francia, tra il 1800 e il 1827 i cant. romandi introdussero in parte o integralmente sistemi metrici, mantenendo però le vecchie denominazioni per le nuove unità. Nel 1826 il cant. Ticino varò un sistema proprio, in parte basato su vecchi pesi e misure milanesi. Dal 1828 una commissione intercant. elaborò un sistema nazionale fondato sul metro, influenzato però ancora dalle antiche unità. Attraverso un concordato, nel 1835 12 cant. ne decisero l'introduzione, divenuta effettiva tra il 1838 e il 1839.

Con la nascita dello Stato fed. (1848) la competenza su pesi e misure venne attribuita alla Conf. La sorveglianza fu lasciata ai cant., dal 1862 però sotto l'alta vigilanza del neoistituito ufficio fed. di taratura. La legge fed. del 1851 cercò di porre fine alla pluralità esistente dichiarando obbligatorio per tutti i cant. il concordato del 1835. I cant. romandi e il Ticino non vollero però rinunciare ai loro sistemi introdotti da poco, e Uri si ostinò a mantenere il proprio; sistemi diversi continuarono così a coesistere. Un primo passo verso l'uniformazione fu compiuto nel 1868 conferendo valore legale al sistema metrico decimale, che affiancò quello del 1835; nel 1875 la Svizzera aderì poi alla Convenzione del metro di Parigi. Con l'introduzione definitiva del sistema metrico nel gennaio del 1877, l'unificazione di pesi e misure sul piano nazionale ebbe finalmente luogo.

Pesi e misure in Svizzera 1838-1876

lunghezza1 piede = 10 pollici = 100 linee = 1 000 tratti
 1 tesa = 6 piedi = 1,8m
 1 trabucco = 10 piedi = 3m
 unità di misura: 1 piede = 30cm
 1 ora di cammino svizzera = 16 000 piedi = 4,8km
 
superficie1 piede quadrato = 0,09m²
 1 pertica = 40 000 piedi quadrati = 36 are
 
volume1 tesa cubica = 6 x 6 x 6 piedi = 5,8m³
 1 tesa per legname = 6 x 6 x 3 piedi = 2,9 steri
 
cereali1 Malter = 10 stai = 100 mine o 40 quarti
 unità di misura: 1 staio = 15l
 
liquidi1 soma = 4 quarti di soma (stai, brente) = 100 pinte
 unità di misura: 1 pinta = 1,5l
 
pesi1 libbra = 32 lot = 128 quarti di lot
 1 quintale = 100 libbre
 unità di misura: 1 libbra = 500g
Pesi e misure in Svizzera 1838-1876 -  Anne-Marie Dubler

Basi delle conoscenze di pesi e misure antichi

In seguito all'introduzione di nuove unità, tra il 1800 e il 1857, su incarico dei rispettivi governi, i controllori cant. dei pesi e delle misure stabilirono le corrispondenze con quelle tradizionali in uso a livello locale. Basandosi sulle loro tavole di conversione, oggi conservate in archivi di Stato e biblioteche cant., nel 1889 Friedrich Ris-Schnell, direttore dell'ufficio fed. di taratura di Berna, allestì per primo un compendio degli antichi pesi e misure sviz., poi pubblicato nel Volkswirtschafts-Lexikon der Schweiz di Alfred Furrer (in quattro volumi, 1889-92). Grazie ai nuovi mezzi tecnici, le tabelle cant. si caratterizzavano per un'elevata precisione. Considerando però che i vecchi metodi di misurazione e pesatura risultavano strutturalmente imperfetti e che le misure campione erano spesso difettose, le tavole di conversione suggeriscono una varietà ancora maggiore di quella effettiva. Dato che esse consideravano poi solo le unità principali, le varianti locali (tra cui numerose piccole misure) risultano trascurate. Su queste ultime i dizionari dialettali forniscono comunque importanti informazioni.

Riferimenti bibliografici

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