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Prestiti di guerra

L'espressione prestiti di guerra indica i titoli obbligazionari a medio (da uno a tre anni) e lungo termine (oltre tre anni) emessi dal Consiglio fed. dopo il 1848 per coprire le spese belliche, vale a dire i costi supplementari derivanti dalle misure prese sul fronte esterno e interno in caso di conflitti intern. armati. Il Prestito di difesa nazionale 1936 non risultò quindi un prestito di guerra in senso stretto, benché fosse finalizzato a fornire i mezzi necessari all'esercito per prepararsi al conflitto incombente. I prestiti di guerra furono diffusi pure nel ME e in età moderna, anche se con una denominazione diversa.

Tardo Medioevo ed età moderna

Nel tardo ME lo stato delle Finanze pubbliche era spesso critico. Gli introiti bastavano appena a coprire le spese correnti; per le spese straordinarie dovute a guerre o alla costruzione di opere di fortificazione era necessario ricorrere a entrate supplementari. Per questo motivo principi e città in caso di conflitto emettevano prestiti di guerra.

Nel XV sec. ricorsero a tale espediente Ginevra, Berna, Basilea, Lucerna e altre città sviz., ma anche i duchi di Savoia e del Württemberg. Per l'ammortamento del debito venivano riscosse imposte dirette sul patrimonio. Nell'ambito dei prestiti di guerra si riscontrava una forte solidarietà municipale. Per il pagamento degli interessi, delle rendite e dei rimborsi, le città assumevano reciprocamente il ruolo di garante, anche nei confronti della nobiltà alleata. Questo sistema funzionò fino al XVI sec. Ancora durante le guerre di religione tra Conf., Berna e Zurigo emisero prestiti a Basilea e Strasburgo. In questa fase tuttavia le città sviz., ad eccezione di Ginevra, da debitori si tramutarono sempre più in creditori.

Nel XVI e agli inizi del XVII sec., capitali sviz. vennero tra l'altro investiti in prestiti di guerra dei sovrani franc., del governo dell'Austria anteriore, della nobiltà della Germania meridionale, del ducato del Württemberg, dei conti palatini, dei conti von Sulz e von Fürstenberg, del vescovo di Costanza, del principato abbaziale di Sankt Blasien. Durante la guerra dei Trent'anni il flusso di capitali pubblici verso la Germania meridionale si arrestò; Zurigo per contro concesse prestiti alle Tre Leghe, coinvolte nelle vicende belliche. Alla fine del conflitto, diverse città della Germania poterono di nuovo collocare prestiti nella Conf. A prescindere dai persistenti problemi legati all'ammortamento dei debiti, da allora e fino alla fine della vecchia Conf. i prestiti di guerra non costituirono più un tema rilevante.

XIX e XX secolo

Dopo il 1848, i primi prestiti di guerra della Conf. furono di modesta entità (12 milioni di frs. nel 1857 in relazione all'affare di Neuchâtel, emessi in Germania meridionale; 22,2 milioni nel 1871 dopo il conflitto franco-prussiano).

Durante i due conflitti mondiali, le spese sostenute dalla Conf. crebbero per contro in maniera vertiginosa, quadruplicando in termini correnti. Durante la Grande guerra questo marcato aumento fu coperto per il 60% tramite prestiti (nove dei quali detti "di mobilitazione", uno collocato negli Stati Uniti), che fruttarono complessivamente 1 miliardo di frs., e per il 20% ca. da imposte supplementari. La cospicua parte restante fu finanziata ricorrendo alle anticipazioni a breve termine della Banca nazionale, vale a dire stampando banconote, ciò che comportò un aumento della massa monetaria. La combinazione tra l'emissione di carta moneta e il ricorso massiccio ai prestiti, i cui effetti deflazionistici furono limitati, fu all'origine di un'Inflazione galoppante, fonte di aspre tensioni sociali e politiche. Durante la seconda guerra mondiale l'incidenza dei prestiti sul finanziamento delle spese di guerre si aggirò nuovamente attorno al 60%, per un totale di ca. 5 miliardi di frs. La quota dei prelievi fiscali fu pari a ca. il 30%, e quindi maggiore rispetto al 1914-18, mentre il ricorso all'emissione di banconote fu molto limitato. Gli errori compiuti in precedenza non vennero ripetuti: l'inflazione, benché non trascurabile, rimase nettamente inferiore.

La scelta operata durante le due guerre mondiali di privilegiare il ricorso ai prestiti di guerra rispetto all'imposizione fiscale, gravosa per il bilancio dello Stato, è riconducibile essenzialmente a tre fattori. In primo luogo, le classi dirigenti temevano ogni misura che potesse favorire l'adozione duratura di un'Imposta federale diretta. Secondariamente, esse volevano ritardare il più possibile le lotte sulla ripartizione delle spese di guerra tra i vari gruppi sociali, in maniera da scongiurare conflitti ed evitare di minare l'unità nazionale durante la guerra. Infine, rispetto alle imposte i prestiti offrivano il vantaggio di essere investimenti relativamente sicuri e redditizi, non solo per privati agiati, ma anche per banche e soc. di assicurazione. Questa forma di impiego era particolarmente apprezzata, poiché durante la seconda guerra mondiale le possibilità di investimento nell'economia privata si erano sensibilmente ridotte. Durante i due conflitti, salvo alcune eccezioni (fra cui il primo "prestito di mobilitazione" del 1914), il Consiglio fed. non offrì mai direttamente al pubblico i prestiti. Si avvalse invece - più o meno di buon grado - dell'intermediazione del Sindacato di emissione delle banche sviz., ponendosi così in una posizione di crescente dipendenza dagli ambienti bancari. Durante la prima guerra mondiale, considerata la tensione che caratterizzava il mercato dei capitali, le autorità fed. chiesero in prestito somme elevate negli Stati Uniti. Tra il 1939 e il 1945 tutti i prestiti di guerra furono per contro collocati all'interno del Paese.

Riferimenti bibliografici

Tardo Medioevo ed età moderna
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