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Protoindustrializzazione

Il termine protoindustrializzazione si riferisce a un periodo (dal XV al XIX sec. inoltrato) precedente l'Industrializzazione, in cui da un lato la produzione artigianale registrò solo limitati progressi tecnici, ma dall'altro si affermarono forme complesse di organizzazione dell'attività produttiva che andavano al di là della singola bottega artigianale, vale a dire il Kaufsystem, il Verlagssystem e la Manifattura. Dato che la produzione avveniva per lo più a domicilio (Lavoro a domicilio), al di fuori delle manifatture degli imprenditori, la protoindustria si sviluppò in concomitanza con le Regioni protoindustriali, caratterizzate dal fatto che una parte notevole delle fam. sia cittadine sia rurali (Società rurale) svolgeva attività artigianali. Un ulteriore tratto distintivo della protoindustrializzazione fu la fabbricazione di massa di prodotti artigianali destinati a un mercato sovraregionale o intern.

Il concetto di protoindustrializzazione venne coniato nel 1972 dallo storico economico Franklin Mendels. Tale ambito di ricerca esamina le premesse strutturali e i fenomeni correlati all'avvento della protoindustria, in particolare le strategie di vita dei piccoli produttori rurali. Questo approccio è subentrato a un tipo di analisi più datato, focalizzato soprattutto sugli imprenditori, sulle forme di organizzazione e sulla diffusione spaziale delle attività produttive.

Le premesse sul piano europeo

Durante l'età moderna si registrò un divario dei Prezzi tra l'Europa sudoccidentale e il resto del continente. Poiché nelle città della penisola iberica i beni di uso quotidiano costavano almeno il doppio che altrove in Europa, dal XVI all'inizio del XVIII sec. l'economia di esportazione della Conf. fu fortemente orientata verso quei mercati; in tale contesto, Lione assunse il ruolo di importante piazza commerciale. Tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII sec. si assistette inoltre a una rivoluzione generalizzata nei Consumi e nell'approccio al lavoro. Le persone erano ormai disposte a lavorare di più a parità di salario, dato che i consumi contribuivano maggiormente alla distinzione sociale e all'affermazione dell'identità personale rispetto al tempo libero. Questo nuovo modo di intendere il lavoro fu dovuto alla scomparsa delle norme di consumo della società per ceti e all'accresciuta disponibilità di prodotti extraeuropei, tra cui anche generi voluttuari (ad esempio tabacco, zucchero, tè o caffè) e manufatti (spec. tessuti di cotone indiani stampati e decorati). Il settore cotoniero sviz. contribuì in misura importante a debellare la concorrenza dei prodotti indiani sul mercato europeo nel XVIII sec. Contemporaneamente alla rivoluzione del lavoro, si ebbe pure un secondo profondo mutamento nell'ambito del Commercio. I nuovi metodi di corrispondenza commerciale e le lettere di cambio si diffusero anche al di fuori dei grandi centri commerciali e finanziari, rendendo inutile la visita delle Fiere. La vendita di una gamma diversificata di prodotti di consumo fu facilitata e i commercianti divennero maggiormente stanziali, ciò che lasciava loro più tempo a disposizione per l'organizzazione della produzione artigianale.

Le premesse sul piano svizzero

Dato che la protoindustrializzazione si manifestò spesso sotto forma di sfruttamento commerciale di tecniche artigianali contadine, la produzione autoctona di materie prime assunse inizialmente un ruolo di rilievo (Piante industriali). Tra queste vi erano il lino (Giura, aree collinari prealpine della Svizzera nordorientale e della zona di confine tra Argovia e Lucerna), la Lana (Prealpi friburghesi, Glarona) nonché il ferro e il legno (Giura). Con il progredire del fenomeno, si fece però maggiore ricorso a materie prime quali la Seta e il Cotone.

La protoindustria si diffuse nell'ambito di città come Ginevra, San Gallo e Zurigo, dove le élite, spec. per motivi politici, risultavano poco coinvolte nel servizio mercenario e quindi erano alla ricerca di altre attività redditizie. Essa attecchì inoltre nelle aree prealpine, dove fu promossa soprattutto da imprenditori rurali che garantivano l'approvvigionamento della pop., già presto non più autosufficiente, con generi di uso quotidiano (tra l'altro pane e vino) oppure che erano attivi nel commercio ambulante (ad esempio a Glarona). L'indebitamento dei contadini più poveri nei confronti di questa categoria assunse una rilevanza notevole: per scongiurare il rischio, sempre latente, che i propri clienti diventassero insolventi, il commerciante affidava loro incarichi di lavoro, deducendo poi le somme che gli spettavano dal salario. Parallelamente all'impoverimento di vasti strati della pop., capitali inizialmente investiti in attività puramente commerciali furono così forzatamente indirizzati verso il settore protoindustriale. In questo contesto vanno inseriti anche i pagamenti in natura (Trucksystem), già all'epoca considerati una forma di sfruttamento. Dato che spec. il pane veniva prodotto all'interno delle economie domestiche degli imprenditori da donne o uomini imparentati con questi ultimi, la disponibilità di forza lavoro fam. poteva favorire l'accumulazione di capitale protoindustriale. Dovendo fare capo agli imprenditori per il credito, per il lavoro e per l'approvvigionamento di beni di consumo, le classi popolari rurali erano legate a essi da uno stretto rapporto di dipendenza, che spesso aveva ripercussioni negative sul piano materiale.

Nelle aree rurali le attività artigianali coesistettero a lungo, anche se in misura variabile, con il lavoro agricolo. Per questo motivo la protoindustria si diffuse soprattutto nelle zone dove prevalevano forme di sfruttamento del suolo a bassa intensità di manodopera o in quelle caratterizzate da grandi disparità sociali, con un'alta percentuale di fam. che disponevano solo di piccoli appezzamenti o erano del tutto prive di terra. La prima tipologia corrisponde in particolare alle regioni collinari prealpine, che soprattutto nel XV e nel XVII sec., con la crescente importanza dei mercati agricoli sovraregionali, si orientarono verso l'allevamento, che non richiedeva molta forza lavoro. Durante l'età moderna, la combinazione tra lavoro a domicilio e allevamento favorì in molte zone l'estensione delle aree di insediamento. La seconda situazione si verificò invece anche nelle regioni dell'Altopiano caratterizzate da un'agricoltura intensiva. Nelle aree viticole del lago di Zurigo, ad esempio, la compresenza di coltivazioni ad alta intensità di manodopera e della tessitura della seta era dovuta alla divisione del lavoro in base al sesso: le donne erano attive nel settore serico - in parte persino figlie di contadini vivevano presso fam. di piccoli agricoltori dedite ad attività artigianali -, mentre gli uomini degli strati inferiori e i piccoli contadini lavoravano come giornalieri o servi nelle aziende agricole. Una terza premessa strutturale, di particolare importanza per l'intenso sviluppo protoindustriale della Svizzera settentrionale, fu la vicinanza con le regioni cerealicole della Germania meridionale (Alsazia per Basilea, Svevia per Zurigo e la Svizzera nordorientale). Malgrado gli elevati costi di trasporto, la diminuzione del grado di autoapprovvigionamento (ridottosi a ca. il 60% alla fine del XVIII sec. nella Svizzera settentrionale) non rappresentò quindi un ostacolo alla protoindustrializzazione.

Demografia, famiglia e forme di vita

Gli effetti della protoindustrializzazione sul piano sociale e demografico variarono a seconda del contesto. Il fenomeno fece sì che ampi strati della pop. rurale ottenessero una retribuzione in denaro. Per questo motivo le esigenze di consumo vennero soddisfatte in maniera crescente tramite il mercato. L'alimentazione non serviva più solamente a calmare la fame, ma rappresentava anche un elemento di autoaffermazione e una forma di consumo compensatorio di fronte ad attività monotone e poco stimolanti: pane bianco, carne, caffè e tabacco si diffusero così nelle regioni rurali. Soprattutto per opera di giovani adulti si sviluppò inoltre una cultura del tempo libero, con forme specifiche di convivialità e consumi a titolo dimostrativo (abbigliamento ricercato). Grazie al lavoro salariato, i giovani potevano creare una propria economia domestica indipendentemente dalla propria fam. risp. senza una base agricola, ciò che portò a un aumento dei matrimoni e della pop.

Telaio a navette multiple (1764) proveniente dal laboratorio di Niklaus Tschudin a Sissach (Archäologie und Museum Baselland, Liestal, deposito del Museum der Kulturen Basel).
Telaio a navette multiple (1764) proveniente dal laboratorio di Niklaus Tschudin a Sissach (Archäologie und Museum Baselland, Liestal, deposito del Museum der Kulturen Basel). […]

Poiché nelle prime fasi della protoindustrializzazione le remunerazioni erano molto basse, le attività artigianali costituivano spesso solo un'occupazione stagionale per donne e bambini. In quel caso l'organizzazione fam. subiva solo piccole modifiche e l'incremento demografico era dovuto esclusivamente a un tasso di mortalità leggermente inferiore alla media. Se invece il lavoro artigianale era ben retribuito e richiedeva un forte impiego di capitali (come in molti rami della tessitura), esso era esercitato da entrambi i sessi, concentrandosi però in momenti diversi del ciclo di vita. Quando l'ordinamento agrario permetteva di impiegare piccole somme nell'ampliamento delle fattorie, ad esempio in diverse aree collinari prealpine, venivano accantonate quote di reddito, poi investite nell'agricoltura; in tal caso i consumi finalizzati al prestigio sociale avevano un peso limitato. Gli alti salari facilitavano il risparmio destinato alla creazione di nuovi nuclei fam.; la necessità di capitali per l'esercizio di attività protoindustriali limitava tuttavia l'abbassamento dell'età matrimoniale. In questo caso l'aumento della pop. era dovuto sia a una bassa mortalità sia a un tasso di fecondità moderatamente elevato. Un incremento demografico dovuto soprattutto a un alto numero di matrimoni e a un'elevata fecondità, combinato alla diffusione di consumi finalizzati al prestigio sociale, si riscontra principalmente in quei contesti in cui anche processi produttivi semplici (come la filatura) garantivano forti entrate, ad esempio durante il boom del settore cotoniero tra il 1740 ca. e il 1785.

Le condizioni quadro politiche

Considerati i limitati progressi tecnici, i costi di accesso ai mercati esteri costituirono, insieme alla crescita del capitale e all'incremento demografico, un fattore determinante per lo sviluppo protoindustriale. Oltre alle spese di trasporto, essi comprendevano in particolare i costi di transazione (costi per acquisire informazioni su partner commerciali, prezzi e qualità dei prodotti, spese per la conclusione e l'attuazione di accordi), che dipendevano dalle condizioni quadro politiche. Fino alla metà del XVII sec., gli accordi commerciali conclusi con Paesi limitrofi contestualmente a capitolazioni militari (con la Francia nel 1516 e nel 1521, con Venezia nel 1615 e nel 1618) concorsero notevolmente alla capacità concorrenziale dei settori orientati all'esportazione tramite la riduzione dei costi di transazione. Tra la seconda metà del XVII e il 1750 ca., all'interno dei singoli cant. conf. furono invece le numerosi leggi sulle attività artigianali - elaborate congiuntamente dai Direttori commerciali (istituiti a Zurigo nel 1662, a Basilea nel 1682 e, in seguito alla trasformazione di un'org. precedente, a San Gallo nel 1730 ca.) e dalle autorità politiche - a contribuire a tenere bassi i costi di transazione di una struttura produttiva sempre più complessa ma ancora decentralizzata. Infine, la crescita economica della seconda metà del XVIII sec., in particolare il boom del settore cotoniero, ebbe ormai in gran parte luogo al di fuori delle strutture di mercato determinate dallo Stato; parallelamente, in vari cant. l'assunzione di cariche pubbliche da parte dei mercanti, fenomeno molto diffuso nel XVII e all'inizio del XVIII sec., diminuì.

Protoindustrializzazione come premessa all'industrializzazione

Per quanto riguarda il ceto imprenditoriale, i settori coinvolti e il radicamento territoriale, in Svizzera si registra una continuità tra protoindustrializzazione e industrializzazione. Ciò fu dovuto al fatto che, già durante la prima delle due fasi, ampi strati della pop. erano abituati e dipendevano dal lavoro salariato e che le competenze tecniche, il capitale e le conoscenze relative ai mercati di sbocco erano già stati acquisiti. La protoindustrializzazione portò inoltre a una struttura industriale diversificata, in grado di reagire alle nuove sfide in maniera flessibile e a costi contenuti. Fino alla fine del XIX sec. si verificò uno stretto connubio tra produzione centralizzata nelle fabbriche e lavoro a domicilio decentralizzato in molti rami dell'industria tessile e nel settore orologiero. Stabilimenti con un ampio parco macchine, che necessitavano di ingenti investimenti, dovevano essere sfruttati a pieno regime. Nei periodi di alta congiuntura potevano essere assunti in modo flessibile lavoratori a domicilio, che nelle fasi di contrazione del ciclo economico venivano poi licenziati.

Riferimenti bibliografici

  • U. Pfister, Die Zürcher Fabriques, 1992
  • M. Cerman, S. C. Ogilvie (a cura di), Proto-Industrialisierung in Europa, 1994
  • R. Leboutte (a cura di), Proto-industrialisation, 1996
  • J. De Vries, The Industrious Revolution, 2008