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Sfruttamento del suolo

Con l'espressione sfruttamento del suolo si intendono qui i metodi di coltivazione di un'azienda agricola o di un intero insediamento, l'organizzazione spaziale dello sfruttamento agricolo e l'ordine di successione delle colture. La storia agraria distingue principalmente tra sistemi in cui la terra è destinata in maniera permanente alla Campicoltura (con o senza Maggese) e sistemi in cui quest'ultima viene alternata con altre forme di utilizzo (Pascoli, Prati, Boschi) o con terreni incolti. Le caratteristiche e lo sviluppo dei metodi di sfruttamento del suolo dipesero da vari fattori, tra cui l'altitudine, la conformazione topografica dello spazio vitale, il clima, l'intensità del dominio signorile e l'evoluzione della struttura insediativa, demografica ed economica.

In seguito l'attenzione sarà focalizzata sui sistemi di sfruttamento del suolo del ME e dell'età moderna, poiché in queste epoche essi furono strettamente legati alla realtà politica e sociale locale e quindi assunsero una valenza che andava ben oltre la storia agraria. Per le forme di sfruttamento agricolo dalla Preistoria all'epoca romana si rinvia principalmente alle voci Agricoltura, Neolitico, età del Bronzo e Villa.

Medioevo

Alto Medioevo

Per il periodo altomedievale, le informazioni sui metodi di sfruttamento del suolo sviz. sono molto lacunose. Le singole attestazioni mostrano un quadro ancora poco differenziato, caratterizzato da sistemi misti. I primi riscontri di forme regolamentate di sfruttamento agricolo si trovano nei documenti delle Signorie fondiarie conventuali.

Fino all'VIII sec., nei territori alemanni dell'Altopiano sembra aver prevalso l'allevamento, comunque esercitato in stretta correlazione con la campicoltura, praticata secondo i sistemi dell'Economia agricola mista (detta anche agricoltura convertibile) o dell'alternanza con la selvicoltura (Debbio). Per l'VIII-X sec., i documenti più antichi dell'abbazia di San Gallo, che offrono indicazioni dettagliate sulla struttura economica e signorile dei territori conventuali, attestano uno sfruttamento del suolo basato sul modello curtense bipartito (Economia curtense), con riserva signorile e mansi. Nei campi della riserva signorile, menz. la prima volta nel 763, veniva praticata la Rotazione triennale. Al di fuori delle signorie fondiarie, così come nei territori prealpini e alpini meno soggetti all'influenza signorile, continuò probabilmente a prevalere un'economia agricola mista di tipo spontaneo, con alternanza irregolare tra campicoltura e praticoltura. Indizi su forme arcaiche di organizzazione economica vengono forniti da fonti tardomedievali della Svizzera centrale, in cui si parla di un gruppo di "montanari" (Bergleute), che vivevano in zone montane autonome, indipendenti dagli ab. dei fondivalle. In origine dediti probabilmente a un'economia silvopastorale itinerante, entro il XIII sec. questi montanari passarono all'economia agricola mista. Con modalità regionali diverse, i due sistemi coesistettero anche parallelamente. Per la Svizzera centrale nell'alto ME si può quindi presupporre uno sfruttamento incostante e poco strutturato delle zone più elevate. Nello stesso periodo, i Grigioni, diversamente dalla Svizzera centrale, si caratterizzarono per un maggior numero di insediamenti scaturiti da dissodamenti promossi dal potere signorile. Come mostra il cosiddetto testamento di Tellone del 765, la loro struttura era simile a quella delle curtes signorili dell'Altopiano. Anch'essi erano caratterizzati da un'economia mista; inizialmente non è però chiaro se predominasse l'agricoltura convertibile o la campicoltura permanente. Nel testamento di Tellone, la dimensione ridotta delle parcelle testimonia ad ogni modo lo sfruttamento intensivo del suolo. Dissodamenti a quote elevate attestano la presenza di pascoli d'altura. Nei Grigioni meridionali e nel Ticino, nel XIII sec. vigeva un'economia mista con campicoltura permanente o rotazione biennale, un sistema le cui origini risalgono probabilmente all'alto ME. Nel Giura alcuni conventi promossero dissodamenti e la creazione di grange nelle vallate superiori ancora in larga parte disabitate. I sistemi di sfruttamento del suolo adottati da queste grange furono probabilmente molto simili a quelli utilizzati nell'Altopiano.

Secoli centrali del Medioevo

In seguito al forte aumento demografico, nell'XI-XIV sec. la campicoltura fu intensificata. In questo periodo, nelle aree cerealicole dell'Altopiano si svilupparono sistemi di rotazione delle colture organizzati su base comunitaria, tra cui il più diffuso fu l'Avvicendamento delle colture triennale con maggese. Lo sviluppo di tale sistema fu correlato alla contemporanea densificazione del tessuto insediativo e alla costituzione di Villaggi. Per l'organizzazione dello sfruttamento del suolo non fu più determinante la curtis signorile, bensì la comunità di villaggio contadina. Insediamenti rurali e frazioni con i propri metodi autonomi di coltivazione (in parte già basati sulla rotazione delle colture e in parte ancora legati all'economia agricola mista) vennero riuniti in una comunità di marca e i loro terreni suddivisi in appezzamenti (Zelgen), grandi unità di sfruttamento coltivate in maniera omogenea. Le vecchie parcelle e i Gewanne (fondi formati da strisce di terreno parallele) perlopiù sopravvissero, ma a essi si sovrappose l'avvicendamento triennale delle colture promosso dalle comunità di villaggio. Il risultato di questo processo fu una chiara separazione spaziale tra i campi coltivati - ager, terre vicine agli abitati (infield), appezzamenti - da un lato e i pascoli boschivi e non - saltus, terre periferiche (outfield), Beni comuni - dall'altro. Gli insediamenti con giardini e orti si densificarono e rimasero spazialmente separati rispetto all'ager e al saltus. Con l'abbandono delle riserve signorili e delle relative corvée, il ruolo dei signori fondiari si limitò sempre più alla riscossione dei censi fondiari, e la loro influenza sull'Ordinamento agrario diminuì drasticamente. Seppure con un ruolo subordinato, anche nelle regioni cerealicole continuarono a esistere altre forme di sfruttamento del suolo accanto al sistema dominante dell'avvicendamento triennale delle colture: nel cant. Friburgo ad esempio sono attestate la campicoltura temporanea, la campicoltura permanente senza maggese e, soprattutto nel sud del cant., la rotazione biennale.

Nelle aree collinari e prealpine l'avvicendamento delle colture e la formazione dei villaggi non si affermarono o lo fecero solo in forma embrionale. Gli insediamenti rimasero sparsi e ogni podere sfruttava il proprio suolo. Solo nei sec. centrali del ME è possibile distinguere le zone contraddistinte dalla presenza di villaggi e dall'avvicendamento delle colture da quelle in cui prevalevano l'Insediamento sparso e gruppi di poderi. Anche nella fascia collinare e prealpina all'interno di queste ultime si affermò la rotazione regolamentata delle colture, tuttavia senza quasi mai giungere alla suddivisione in appezzamenti. In queste aree, l'allevamento e i pascoli mantennero la loro importanza, cosicché il territorio continuò a essere caratterizzato dalla compresenza di campi coltivati e spazi verdi.

Nelle Alpi della Svizzera centrale, nei fondivalle e sui versanti delle montagne si consolidò una forma flessibile di economia agricola mista. L'infield, vale a dire le terre intensamente sfruttate vicine agli insediamenti, comprendeva non solo i campi coltivati, ma anche prati e pascoli privati. Nell'ambito della campicoltura predominava generalmente la rotazione delle colture, biennale o, più raramente, triennale. Dall'XI sec. esistettero sistemi basati sull'avvicendamento delle colture con maggesi utilizzati come pascoli collettivi nelle aree delle ampie vallate adibite alla campicoltura. L'outfield, più lontano dagli abitati, era composto prevalentemente da pascoli boschivi o d'altura ed era quindi una zona di sfruttamento estensivo. Nei sec. centrali del ME, nelle aree alpine si assistette generalmente a una differenziazione più netta dei sistemi di sfruttamento del suolo. Come nella Svizzera centrale e negli altri territori nordalpini, nei Grigioni settentrionali prevaleva l'economia agricola mista, mentre nelle valli meridionali dei Grigioni, nel Vallese e nel Ticino la rotazione delle colture. Nel basso Vallese è attestata la rotazione biennale con maggese, e, più raramente, anche la campicoltura permanente. In tutte le aree prealpine e alpine anche l'allevamento (soprattutto nella forma della transumanza) assunse un ruolo determinante nell'economia mista contadina.

La colonizzazione delle valli superiori del Giura progredì solo nei sec. centrali del ME. Nelle ampie aree boschive, signorie laiche ed ecclesiastiche crearono insediamenti pianificati frutto di dissodamenti. Anche in queste zone prevaleva l'economia agricola mista. All'infield, sfruttato in maniera individuale, con ampie strisce di terra contigue ai poderi, si contrapponevano i pascoli comuni e i pascoli boschivi, situati all'estremità delle parcelle allungate verso i margini vallivi, che formavano l'outfield. L'avvicendamento delle colture è parzialmente attestato, ma non è chiaro a quando risale la sua diffusione.

Tardo Medioevo

Le epidemie di peste e il peggioramento climatico nel tardo ME comportarono una massiccia riduzione della pop., soprattutto nella fascia cerealicola dell'Altopiano (Crisi del tardo Medioevo). Numerose superfici agricole notevolmente ampliate nei sec. centrali del ME furono di nuovo abbandonate o sfruttate in modo più estensivo. Ai margini dei campi vennero così a crearsi aree di transizione verso i beni comuni utilizzate in maniera eterogenea. Dal 1438 il Consiglio del cant. Lucerna esortò più volte la pop. a coltivare gli appezzamenti e a non trasformarli in pascoli e prati delimitati da Recinzioni. Nel complesso il calo demografico dell'Altopiano portò a un incremento dell'estensione media dei poderi agricoli. Il sistema dell'avvicendamento delle colture rimase in linea di principio immutato, ma i contadini passarono a una coltivazione estensiva dei campi meno redditizi. Nelle regioni dell'Altopiano dove vigeva l'avvicendamento delle colture e, in misura molto più accentuata, nelle aree collinari e nelle Prealpi, dove tale sistema non veniva praticato, si registrò quindi un aumento dell'allevamento e dei pascoli. La domanda di bestiame delle città, grandi e piccole, contribuì in maniera determinante a tale evoluzione. Nella fascia prealpina della Gruyère già nel XIV sec. sono documentati prati recintati all'interno delle aree coltivate. La crisi della cerealicoltura stimolò anche la Viticoltura; il vino assurse a importante prodotto aggiuntivo destinato al mercato, la cui produzione nelle aree idonee fu promossa con grande vigore soprattutto su iniziativa signorile.

Date queste premesse, nella Svizzera centrale e nelle valli nordalpine dei Grigioni i pascoli e l'economia alpestre si espansero a scapito dell'agricoltura convertibile. Le forme di sfruttamento sovente mutevoli dell'economia agricola mista e pascoliva nella fascia montana cedettero il passo a un'economia alpestre spesso organizzata in forma comunitaria dai com. dei fondivalle, favorendo la coesione tra territori a monte e a valle. Nella fascia montana si trovavano gli alpeggi caricati a partire dai fondivalle, dove dopo l'indebolimento del potere signorile e il rafforzamento di una nuova élite contadina continuò a prevalere l'economia agricola mista, tuttavia sempre più orientata alla produzione di fieno. Tranne che ad esempio a Svitto, di regola la campicoltura non fu però del tutto abbandonata.

Anche nelle valli alpine interne si registrò un aumento dell'Allevamento, che però non si sostituì all'economia mista con campicoltura permanente. Nel tardo ME, le vallate del Ticino settentrionale seguirono invece piuttosto l'esempio della Svizzera centrale, con una prevalenza dell'allevamento. A differenza dei territori dell'Altopiano, nelle aree cerealicole del Ticino meridionale non si affermò l'avvicendamento delle colture organizzato su basi comunitarie. Non esistevano nemmeno i maggesi; veniva praticata una campicoltura permanente di tipo intensivo. Prevaleva la forma organizzativa della mezzadria. Nelle aree collinari del Ticino e in alcune zone privilegiate del Vallese, la viticoltura assunse una grande importanza. Anche nei territori dissodati del Giura l'allevamento progredì, ma il sistema tradizionale dell'economia agricola mista regolamentata (cioè con un'alternanza regolare delle colture) non scomparve.

Nelle valli superiori del Giura, nel corso della seconda ondata di dissodamenti (XIV-XVII), promossa dai contadini, il sistema delle strisce parcellizzate di terreno si diffuse ulteriormente.

Età moderna e contemporanea

Età moderna

Anche se nel XVI-XVII sec. non si affermarono nuovi sistemi di sfruttamento del suolo, vi furono comunque mutamenti significativi. I dissodamenti (soprattutto nel XVI sec.) e spesso anche le migliorie fondiarie, indotti dal forte incremento demografico, portarono infatti a un ampliamento e a una maggiore qualità dei terreni agricoli. Lo sfruttamento di nuovi campi poteva risultare problematico quando non era accompagnato da un aumento delle superfici prative, poiché la conseguente carenza di concime (Concimazione) comportava una diminuzione delle rese cerealicole. Ciò si verificò in alcune aree dell'Altopiano nell'ultimo terzo del XVI sec., un periodo sfavorevole dal profilo climatico. All'estremità meridionale dell'Altopiano, dove il minore frazionamento dei terreni garantiva una maggiore flessibilità, venne trovata una contromisura efficace: una parte degli appezzamenti dei villaggi venne trasformata in prati recintati, dove si alternavano la campicoltura e le colture foraggere. Questa forma di economia agricola mista permise di incrementare sia la cerealicoltura sia l'allevamento. Per garantire una maggiore produzione di fieno, i prati, che in molti luoghi sottostavano al pascolo comune come gli appezzamenti, furono recintati in maniera permanente, impedendo l'accesso al bestiame del villaggio e garantendo non solo una, ma due fienagioni. Nel 1591 le autorità bernesi esortarono i loro sudditi vodesi a recintare i prati. Probabilmente tale appello ebbe però solo scarsa eco, dato che venne reiterato nel 1717. Attorno al 1600 nei dintorni di Coira una parte dei beni comuni venne suddivisa e i diritti di pascolo collettivi sugli appezzamenti furono aboliti. In molti villaggi l'Orticoltura conobbe una forte espansione, soprattutto a scapito dei beni comuni, ma in parte anche dei campi avvicendati. La coltivazione di orti (per la verdura), di piante industriali (soprattutto lino e canapa) e di frutteti (per la frutta e l'erba) si affermò come "agricoltura di nicchia", promossa soprattutto dagli strati popolari rurali. Furono introdotte nuove verdure come pomodori, topinambur e fagioli rampicanti e nani; inoltre migliorò la cura degli alberi.

A causa della pressione demografica, la campicoltura temporanea, già attestata nel tardo ME, si estese anche ai beni comuni. In molti villaggi ogni membro della comunità aveva il diritto di dissodare una parte dei beni comuni e di coltivarla per tre o più anni. In seguito la parcella ripulita per il pascolo doveva essere lasciata a riposo per lungo tempo, e altre parti dei beni comuni erano destinate allo sfruttamento agricolo. Questi particolari terreni, denominati Rütenen o Neubrüche nelle fonti, non venivano lavorati con l'aratro, ma con la zappa e la vanga; poiché non erano concimati con il letame, le rese erano modeste. Talvolta si cercò di migliorarne la qualità asportando e bruciando lo strato erboso. Dove questa campicoltura non stazionaria occupava vaste superfici, i beni comuni potevano trasformarsi, nel quadro di un vero e proprio sistema infield-outfield, nell'outfield utilizzato in maniera estensiva, contrapposto all'infield formato da campi e prati intensamente sfruttati in prossimità dei villaggi.

Girenbad nel comune di Hinwil. Disegno a penna colorato tratto dall'opera Varia collectanea praeprimis Helvetica di Johann Leu, 1650 ca. (Zentralbibliothek Zürich, Handschriftenabteilung, Ms. L 464, pp. 481 e 482).
Girenbad nel comune di Hinwil. Disegno a penna colorato tratto dall'opera Varia collectanea praeprimis Helvetica di Johann Leu, 1650 ca. (Zentralbibliothek Zürich, Handschriftenabteilung, Ms. L 464, pp. 481 e 482). […]

La distribuzione spaziale delle varie forme di sfruttamento del suolo viene descritto con il modello delle Zone agrarie. Queste zone, caratterizzate dal predominio di un sistema di sfruttamento e/o di determinate colture, si formarono dai sec. centrali del ME. Durante l'età moderna si verificarono mutamenti sostanziali nella zona di transizione tra la fascia cerealicola e quella a economia agricola mista. I poderi isolati si resero sempre più indipendenti dall'agricoltura organizzata delle comunità di villaggio tramite la recinzione di campi e prati e la suddivisione dei beni comuni sui fondivalle (come ampiamente documentato per l'Emmental e l'Entlebuch). Nelle aree a insediamento sparso si affermò un tipo di economia agricola mista (comunemente denominato Egartenwirtschaft) caratterizzato da una cerealicoltura più o meno intensiva su proprietà sottoposte a ricomposizione parcellare. In generale il modello delle zone agrarie non permette di esimersi da un'analisi attenta dei sistemi di sfruttamento del suolo locali, che talvolta divergevano notevolmente dalla tipologia dominante. Soprattutto gli studi svizzeroted. più datati sono tendenzialmente troppo precipitosi nell'affermare, sulla base di pochi indizi, l'esistenza di un sistema classico di avvicendamento triennale delle colture con maggese, senza considerare altre tipologie di avvicendamento delle colture. Non vanno poi dimenticate le regioni di confine spec. della Svizzera lat., che non corrispondono a nessuna delle grandi zone agrarie. Fino al XVIII sec. i dintorni di Ginevra appartennero alla categoria del paesaggio a bocage, con le tipiche parcelle a forma quadrata (a differenza di quelle a strisce dei villaggi dove si praticava l'avvicendamento triennale delle colture) circondate da siepi. Prevaleva la rotazione biennale orientata alla produzione di frumento, volta a soddisfare la domanda cittadina di pane bianco. La viticoltura non veniva pratica solo all'interno dei vigneti, ma anche negli alteni (hutins), campi a coltura mista dove i tralci si sviluppavano in altezza da albero ad albero sopra le colture cerealicole al suolo. Nel Ticino meridionale nella seconda metà del XVII sec. fu introdotto il Mais, che presto assunse una grande rilevanza per l'alimentazione della pop. contadina.

Dalla prima modernizzazione agraria all'inizio del XXI secolo

Il processo di modernizzazione agraria, iniziato dopo la metà del XVIII sec. (Rivoluzione agricola), provocò profondi mutamenti nello sfruttamento del suolo. Nella fascia cerealicola si affermò una forma perfezionata di avvicendamento triennale delle colture, in cui il maggese venne completamente abbandonato a favore della coltivazione di piante foraggere quali il trifoglio, la lupinella, l'erba medica e la veccia, che arricchivano il terreno di azoto. Queste varietà erano impiegate come Foraggi freschi per i bovini, che non venivano più fatti pascolare sui maggesi e i beni comuni ma erano tenuti per tutto l'arco dell'anno nelle stalle. Le marcite (Irrigazione), altamente considerate per sec., persero il loro ruolo preminente all'interno delle superfici prative, poiché la loro erba si prestava solo alla produzione di fieno e non era utilizzabile come foraggio fresco. Sui beni comuni sorsero nuovi campi e prati, suddivisi tra gli ab. perlopiù in un contesto caratterizzato da notevoli conflitti tra i gruppi sociali di un villaggio. L'introduzione della Patata, diffusasi probabilmente dapprima nelle regioni prealpine (nell'Entlebuch è attestata già nel 1709) ma sull'Altopiano solo dalla metà del XVIII sec., ebbe grande importanza. A parità di superficie coltivata, questo tubero forniva un apporto nutritivo più che doppio rispetto ai cereali, per cui assunse un ruolo di rilievo soprattutto per la popolazione che disponeva di poca terra. Con l'introduzione di nuove varietà si ebbero anche nuovi tipi di rotazione delle colture. Alla successione tra cereali invernali, cereali estivi e maggese subentrarono varie forme di Rotazione continua. Nelle parcelle a prevalenza cerealicola vigeva l'alternanza cereali - patate/tuberi - trifoglio o cereale 1 - cereale 2 - tuberi/trifoglio, in quelle a prevalenza foraggera la successione trifoglio - tuberi - piante oleaginose - cereali o trifoglio 1 - trifoglio 2 - tuberi - cereali. L'abolizione dei Tributi feudali e la limitazione dei diritti d'uso collettivi tramite la soppressione dei pascoli comuni risp. il diritto di libero pascolo costituirono i presupposti per il passaggio definitivo dalla sola cerealicoltura alla rotazione continua. La rotazione, organizzata prevalentemente in maniera collettiva e vincolante per la superficie agricola di un intero villaggio, lasciò quindi il posto a rotazioni effettuate su scala aziendale, con ampie libertà nella scelta del tipo e del ritmo di produzione. Laddove il microclima e il suolo lo permettevano, venivano coltivati cereali, tuberi ed erbe foraggere. Il passaggio da una coltura all'altra, all'interno di una parcella o di un Gewann, avveniva in maniera individuale in base ai piani colturali dell'agricoltore, alle rese, alla qualità del suolo ecc. Gli appezzamenti coltivati a rotazione annuale in modo omogeneo scomparvero dal paesaggio agrario. Se prima della modernizzazione agricola, nelle aree dedite all'avvicendamento triennale delle colture, era chiaro dove si trovavano i prati e i campi, ora erano sparsi su tutto il territorio e la situazione era sostanzialmente mutata. I grandi appezzamenti avvicendati, con le loro forme di sfruttamento e i loro colori uniformi, cedettero il passo a un mosaico di parcelle in costante evoluzione.

Mappa della ripartizione dei beni comuni in località Oberes Moos a Büron, 1805 (Staatsarchiv Luzern, PL 1076).
Mappa della ripartizione dei beni comuni in località Oberes Moos a Büron, 1805 (Staatsarchiv Luzern, PL 1076). […]

Viste le maggiori possibilità di importazione dall'estero, nella seconda metà del XIX sec. si assistette a un forte incremento dell'allevamento e dell'economia lattiera a scapito della cerealicoltura. Per questo motivo si diffusero sistemi di rotazione con un alto tasso di foraggi. Negli anni 1920-30 la rotazione triennale perfezionata (con un solo anno di coltivazione del trifoglio in sei anni) veniva ormai praticata solo in un'area ristretta dell'Altopiano nordorientale, mentre nel resto dell'Altopiano prevalevano i prati misti a trifoglio (con tre anni di trifoglio in una rotazione sessennale) e nelle aree prealpine e nordalpine molto piovose la praticoltura. Dall'inizio del XX sec. e soprattutto dopo il 1950 la Politica agraria della Conf. contribuì in misura determinante a definire gli orientamenti fondamentali dello sfruttamento del suolo. Nel XX sec. fu quindi posto un forte accento sulla produzione di foraggi quali mais, orzo, graminacee, tuberi e colza, alternati a cereali (soprattutto frumento e segale) e patate. Per favorire la biodiversità, i maggesi (fioriti e mobili) fecero la loro ricomparsa tra la fine del XX e l'inizio del XXI sec. nelle zone di coltura intensiva (aree di compensazione ecologica).

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