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Concimazione

Quando si compì il passaggio da un'economia basata sulla caccia e la raccolta a una fondata sulla produzione dei mezzi di sussistenza e dedita alla Campicoltura, si pose il problema di come rigenerare la fertilità del suolo. Il primo accorgimento adottato fu quello di cambiare frequentemente il terreno coltivato (Debbio): il concime era fornito dalla cenere degli incendi appiccati nel sottobosco dopo il dissodamento del terreno.

Con la trasformazione della campicoltura in attività stanziale nacque la necessità di lasciar riposare e di rigenerare i terreni attraverso lunghi periodi di Maggese; se sfruttati in maniera intensiva, gli stessi campi erano per contro sottoposti a concimazione, al fine di sostituire le sostanze nutritive sottratte con la raccolta dei prodotti coltivati. Nel ME e nell'epoca moderna il concime animale non era sufficiente, poiché dalla primavera all'autunno il bestiame pascolava libero nei beni comuni, nei boschi e, dopo la raccolta, nei campi. Lo sterco veniva distribuito in modo casuale, e veniva solo parzialmente impiegato nei campi. Gli animali venivano tenuti in stalla unicamente nei pochi mesi invernali, durante i quali veniva prodotta una quantità minima di concime utilizzabile. Dato che il concime prodotto nelle fattorie non bastava per tutta la superficie coltivata, alcune zone alla periferia dei villaggi erano destinate per alcuni anni alla campicoltura e non venivano concimate; in seguito, e per un periodo più lungo, erano adibite a pascolo. La cronica mancanza di concime è attestata anche da alcune prescrizioni emanate dalle autorità nel XVI sec., che vietavano ai contadini di vendere fieno e strame, da impiegarsi unicamente nell'azienda in cui erano prodotti.

Dove le condizioni del terreno lo permettevano, si ricorreva anche all'impiego di concimi prodotti all'esterno dell'azienda. Nella bonifica dei terreni aveva una lunga tradizione l'impiego di marna, una miscela di calcare e minerali argillosi documentata per l'area germ. dall'erudito romano Marco Terenzio Varrone nel I sec. a.C. e utilizzata anche in epoca tardomedievale. Nel XVIII sec., nel Wehntal zurighese, la marna delle Lägern venne utilizzata per trasformare aree magre in prati grassi di trifoglio, il che rese possibile l'ingrasso dei buoi. Un altro tipo assai apprezzato di concimazione era l'Irrigazione dei prati che, in regioni ricche di precipitazioni quali l'Altopiano, fertilizzava i terreni. L'acqua che scendeva dalle montagne conteneva materiale roccioso, ridotto in finissima polvere, e sostanze organiche, in particolare provenienti dagli insediamenti umani. L'irrigazione aveva per i contadini dell'epoca moderna un'importanza tale da spingerli a organizzarsi collettivamente per costruire onerosi ed estesi sistemi di irrigazione.

Trasporto del concime nelle vigne sopra Sion. Fotografia di Oswald Ruppen, 1964 (Médiathèque Valais, Martigny).
Trasporto del concime nelle vigne sopra Sion. Fotografia di Oswald Ruppen, 1964 (Médiathèque Valais, Martigny).

La forte crescita demografica del XVIII sec. acuì maggiormente il problema della concimazione. La produttività del terreno poteva essere accresciuta solo con un aumento della produzione di concime. Pure la coltivazione della patata, che si andava gradatamente diffondendo, richiedeva grandi quantità di stallatico. Verso la fine del sec., il perfezionamento della rotazione triennale (Rotazione continua) favorì un notevole progresso: i campi lasciati a maggese vennero seminati con erbe da foraggio (trifoglio ed erba medica), che hanno la proprietà di fissare l'azoto atmosferico attraverso i tubercoli radicali (batteri azotofissatori). La produzione di foraggio permise inoltre la stabulazione annuale, la conseguente raccolta razionale dello sterco (non più disperso a caso) e il suo impiego più proficuo. Pare che l'idea di utilizzare quale concime il colaticcio (miscela di sterco e urina) sia venuta, tra il 1720 e il 1740, a un anonimo contadino zurighese; l'adozione di questo sistema, verso la fine del XVIII sec. molto diffuso in tutta la zona del lago di Zurigo, comportò diversi investimenti, destinati a rendere più impermeabili i pavimenti delle stalle e a costruire apposite fosse per la raccolta dei liquami.

La Rivoluzione agricola favorì l'intensificazione della campicoltura e fece aumentare il bisogno di concime. Dato che quello prodotto nelle singole aziende non era più sufficiente, si cominciarono a utilizzare, seppure in piccole quantità, concimi industriali, ad esempio farina di ossa, inizialmente prodotta in officine artigianali, e guano importato dal Sudamerica. La dottrina scientifica della concimazione minerale, sviluppata nel 1840 da Justus von Liebig, rese possibile il passaggio alla moderna scienza della concimazione. Da allora la crescita vegetale fu favorita dall'immissione nel suolo di sali minerali facilmente solubili, ben presto prodotti industrialmente. Nel 1860 la Chemische Düngerfabrik di Marthalen iniziò la produzione di perfosfato e di un concime a base di fosfato derivante dalla farina di ossa. Dal 1871 produsse perfosfato e diversi concimi misti anche la Fabrique d'engrais chimiques di Friburgo.

Manifesto pubblicitario per una ditta di concimi vallesana, realizzato nel 1947 da Martin Peikert (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).
Manifesto pubblicitario per una ditta di concimi vallesana, realizzato nel 1947 da Martin Peikert (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).

Il concime industriale divenne un fattore essenziale dell'economia agricola solo nell'ultimo quarto del XIX sec. Nel 1875 il suo consumo era stimato a 60'000 q, nel 1884 già a 260'000 q. Tra gli anni 1877/80 e 1906/10, le importazioni aumentarono di nove volte, portando la media annua da 126'000 a 1'119'000 q. Le neocostituite cooperative agricole promossero l'impiego dei concimi industriali e l'acquisto in grandi quantità ne ridusse il prezzo al dettaglio. La fiducia dei contadini nei nuovi fertilizzanti fu ulteriormente rafforzata dalla creazione, nel 1878, presso il Politecnico di Zurigo, di una stazione di ricerca agrochimica, preposta all'analisi dei concimi in commercio sulla base dell'effettivo contenuto di sostanze nutritive delle piante. L'aumento del numero di capi di bestiame e il miglioramento della loro alimentazione produssero una maggiore quantità di stallatico. L'enorme crescita della produttività in rapporto alla superficie coltivata, verificatasi tra la fine del XIX e l'inizio del XX sec., dipese essenzialmente dai progressi realizzati nel campo della concimazione.

L'impiego di concimi industriali continuò a crescere fino alla fine del XX sec. Negli anni 1970-80 se ne importarono in media 4'774'000 q l'anno, una cifra più di quattro volte superiore a quella di inizio sec. Mentre il fabbisogno di azoto (che dal 1913 poteva essere prodotto chimicamente) era in gran parte coperto dalla produzione degli stabilimenti indigeni sorti negli anni 1930-40, i concimi a base di fosfato e di potassio venivano per lo più importati. Ciò implicò crisi di approvvigionamento dei prodotti a base di fosfato durante i due conflitti mondiali. Nonostante il notevole aumento dell'impiego di concimi industriali, nel decennio 1970-80 ca. il 70% del consumo totale di concime in agricoltura era coperto dalla produzione delle singole aziende (letame e colaticcio). Verso la fine del XX sec. si è verificata un'inversione di tendenza: dal 1980 ca. è in calo l'impiego di concimi a base di fosforo e potassio, dall'inizio degli anni 1990-2000 quello dei concimi azotati; anche il consumo di stallatico ha con ogni evidenza raggiunto il suo apice attorno al 1980.

Dalla seconda metà del XX sec. sono noti gli effetti negativi che il massiccio impiego di concimi ha avuto sull'Ambiente. I nitrati del colaticcio sono percolati nel terreno inquinando le falde acquifere; l'ammoniaca liberata nell'atmosfera ritorna a terra sotto forma di concime provocando l'acidificazione del terreno; i fosfati portano all'eutrofizzazione dei corsi d'acqua e alla proliferazione delle alghe, riducendo così il tasso di ossigeno e la pescosità. La legge fed. sulla protezione delle acque (1991) vuole combattere l'iperconcimazione obbligando le aziende agricole a un bilancio equilibrato di concime: per ettaro possono essere tenute al massimo tre unità di bestiame grosso-letame.

Riferimenti bibliografici

  • Volkswirthschafts-Lexikon der Schweiz, 1, 1887, 454-465
  • H. Brugger, Die schweizerische Landwirtschaft 1850-1914, 1978
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  • M. Lemmenmeier, Luzerns Landwirtschaft im Umbruch, 1983, spec. 312-315
  • C. Pfister, Das Klima der Schweiz 1525-1860, 2 voll., 1984 (19883)
  • H. Brugger, Die schweizerische Landwirtschaft 1914-1980, 1985
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  • E. Spiess, Nährstoffbilanz der schweizerischen Landwirtschaft für die Jahre 1975 bis 1995, 1999