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JeanHory

Piano di insediamento di Henripolis; incisione realizzata da Claude Savary e Barthélemy Gaultier per l'edizione francese dell'opuscolo promozionale della città ideale, pubblicato a Lione nel 1626 (Zentralbibliothek Zürich, Abteilung Karten und Panoramen).
Piano di insediamento di Henripolis; incisione realizzata da Claude Savary e Barthélemy Gaultier per l'edizione francese dell'opuscolo promozionale della città ideale, pubblicato a Lione nel 1626 (Zentralbibliothek Zürich, Abteilung Karten und Panoramen). […]

1573 Neuchâtel (?), agosto 1656 Combe-Varin (vallée des Ponts), rif., di Neuchâtel. Figlio di Daniel (->). Nipote di Blaise (->). Signore di Miécourt (1611), signore e barone di Lignières (1624). Madeleine Fornachon, figlia di Jean, notaio. Studiò a Basilea (1592-93) e all'Acc. di Losanna. Chiamato anche "il cancelliere Hory", dal 1595 assistette alle sedute del Consiglio di Stato di Neuchâtel, di cui divenne segr. nel 1601; inizialmente esercitò la carica sotto la supervisione del padre, che ne aveva assicurato la successione. Nel 1611 divenne esattore delle Quatre-Mairies (giurisdizioni di La Côte, Rochefort, Boudevilliers e della città di Neuchâtel) e Consigliere di Stato. Propose, senza successo, di modificare il sistema delle entrate dello Stato tramite la concessione in appalto generale della riscossione degli introiti. La debolezza dell'economia agricola fece nascere in lui l'idea di una città in grado di attirare industrie nel Paese. Tuttavia, il progetto di Henripolis, approvato da Henri II d'Orléans-Longueville, fallì, procurando a H. l'inimicizia dei suoi oppositori. Alla morte del governatore Jacob Vallier de Saint-Aubin (1623), H. presiedeva il Consiglio che si oppose alla nomina di François d'Affry. Si fece inoltre nemici a Neuchâtel in occasione di un conflitto fra il Consiglio di Stato e il Consiglio dei Quatre-Ministraux in merito ai borghesi esterni. Nel 1626 venne destituito da tutte le cariche a causa dei debiti contratti quando era esattore. La sua vita subì una tragica svolta: i suoi beni vennero gradualmente confiscati, una domestica lo accusò di essere il padre di suo figlio (1634) e sua moglie venne condannata a morte (1640) per complicità in stregoneria. Lasciato il Paese, vi ritornò solo dopo 12 anni di esilio, in virtù di una grazia tardiva che gli permise di risiedere nella sua fattoria di Combe-Varin senza poter varcare la soglia della propria casa.

Riferimenti bibliografici

  • Quellet-Soguel, Notices, AEN
  • J. Guibert, L'affaire J. Hory, 1972
  • AA. VV., Histoire du Conseil d'Etat neuchâtelois, 1987, 38-40
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