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Marginalità sociale

Il concetto di marginalità sociale comprende singole persone e gruppi che non possono o non vogliono rispettare le norme e le usanze della società in cui vivono. La loro emarginazione sociale, tuttavia, non deriva solo dal loro essere diversi, ma si spiega soprattutto con la reazione della maggioranza che, sulla base dei criteri più diversi, prende le distanze da tali individui spingendoli appunto ai margini della società. La condizione di marginalità è accompagnata da un danno economico, dalla discriminazione sociale ed eventualmente giur., dalla perdita della capacità giur. (infamia) e/o dalla limitazione dei diritti politici. La marginalità sociale comprende fenomeni molto eterogenei ed è soggetta a continui cambiamenti.

Medioevo ed età moderna

Alcune zingare leggono la mano ai passanti. Illustrazione nella Schweizer Chronik (1576) di Christoph Silberysen (Aargauer Kantonsbibliothek, Aarau, MsWettF 16: 1, p. 717, e-codices).
Alcune zingare leggono la mano ai passanti. Illustrazione nella Schweizer Chronik (1576) di Christoph Silberysen (Aargauer Kantonsbibliothek, Aarau, MsWettF 16: 1, p. 717, e-codices). […]

Erano considerati emarginati tanto i Disabili e i malati, per esempio i lebbrosi (Lebbra), quanto persone che esercitavano mestieri indispensabili per la società, ma gravati dal marchio del disonore (Mestieri vili). A quest'ultima categoria appartenevano, fra l'altro, prostitute (Prostituzione), Carnefici, scorticatori, becchini e vuotatori di latrine. Anche differenze etniche o religiose potevano determinare l'esclusione di una minoranza, come avvenne per gli Zingari, gli ebrei (Giudaismo), gli Anabattisti e gli Eretici. Le autorità laiche ed ecclesiastiche talvolta emanavano prescrizioni per il vestiario, per stigmatizzare gli appartenenti a determinati gruppi marginali, oppure costringevano questi ultimi a contrassegnare i propri abiti con colori o segni infamanti.

Durante il ME, l'atteggiamento nei confronti dei lebbrosi oscillava fra la marginalizzazione (alto ME), una sorta di trasfigurazione (basso ME) e la demonizzazione nel tardo ME, quando essi vennero confinati nei cosiddetti lebbrosari, situati al di fuori dei centri abitati. Nel 1321 in Aquitania la presunta congiura dei lebbrosi, accusati di essere avvelenatori di pozzi e nemici della cristianità, scatenò un vasto movimento di persecuzione che fece vittime anche nella diocesi di Losanna.

Quando gli zingari fecero la loro comparsa nell'Europa occidentale e centrale, all'inizio del XV sec., furono accolti benevolmente e ospitati dai governi cittadini, per esempio da quello di Basilea. Già verso la fine del XV sec. vennero però associati a furti, divinazioni e altri delitti e addirittura accusati di essere spie dei Turchi. Nel 1498 la Dieta imperiale di Friburgo in Brisgovia decise di bandirli per sempre dall'Impero.

Nel corso del tempo il livello di emarginazione di determinati gruppi o persone poteva aumentare ma anche diminuire. In epoca moderna si accentuò per esempio la condanna sociale nei confronti di carnefici e scorticatori; a questo processo di stigmatizzazione parteciparono in primo luogo le corporazioni e i garzoni, in ragione del concetto d'onore legato al mestiere. Con l'assunzione da parte delle municipalità dell'assistenza ai poveri nel tardo ME, poveri e mendicanti (Povertà, Mendicità) furono colpiti da una nuova ondata di emarginazione. Furono ora le autorità a stabilire i criteri che davano diritto a ricevere elemosine e a mendicare. Essere "nullafacente" o "vagabondo" corrispondeva per contro a un comportamento che nei sec. successivi venne sempre più criminalizzato. Gli uomini, le donne e i bambini sani e in grado di lavorare che vivevano di elemosine e non avevano fissa dimora sottostavano, come gli stranieri, al divieto di accattonaggio. In questa categoria rientravano i mendicanti forestieri, ma anche gli uomini e le donne privi del diritto di cittadinanza nel luogo in cui abitavano. Dal tardo ME chi mendicava illegalmente veniva espulso. I contravventori recidivi erano passibili di pene corporali. Per motivi economici e disciplinari le autorità organizzavano appositi trasporti per espellere i forestieri mendicanti. La non sedentarietà, che interessava anche i Girovaghi, costituì quindi un importante criterio di emarginazione. Dal XVI sec. in poi gli stranieri poveri furono sottoposti a una crescente repressione da parte delle autorità. Misure di polizia quali retate e bandi, come pure lo scambio di schede segnaletiche e di avvertimenti fra autorità di città amiche, contribuirono alla loro criminalizzazione.

Talvolta erano considerati emarginati anche gli artigiani ambulanti, i cosiddetti guastamestieri, i venditori ambulanti (Commercio ambulante), i Mercenari senza occupazione con le loro accompagnatrici e i Menestrelli. I ricercatori non sono concordi nel considerare i criminali quali emarginati. Di certo non lo erano uomini e donne che, banditi per un certo periodo, dopo aver scontato la pena riprendevano la loro vita sociale e lavorativa e nemmeno i Briganti. Le bande che assalivano i viaggiatori, attive soprattutto nelle regioni boscose come il Jorat, rappresentano un fenomeno del XVII e del XVIII sec.; si tratta di gruppi di struttura eterogenea che formavano una sorta di società alternativa.

Già negli anni 1480-90, in occasione delle Diete fed. si levarono isolate rimostranze contro soldati di ventura, mendicanti forestieri, zingari, mercenari, vagabondi e calderai ambulanti. Soprattutto in tempi di guerra costoro venivano facilmente sospettati di svolgere attività di spionaggio per una potenza nemica. Dal 1500 il confronto con questi gruppi di emarginati in movimento fu costantemente all'ordine del giorno nelle Diete, spingendo i cant. a stipulare degli accordi tra di loro. L'ampliamento dell'apparato di repressione statale in epoca moderna consentì di organizzare su più vasta scala le azioni contro la marginalità sociale, rispetto a quelle più locali e isolate intraprese nel ME.

Analogamente agli esponenti dei mestieri nobili, anche gli emarginati si riunirono in Confraternite e in più grandi ass. sovraregionali, la cui sfera d'influenza abbracciava intere parti della Conf. (Royaumes). Queste org. costituivano per i loro membri, spesso sparsi sul territorio, una rete sociale che offriva un sostegno spirituale e, in caso di necessità, anche materiale. La confraternita di S. Giacomo di Basilea, fondata nel 1486 con sede nel capitolo dei canonici di S. Leonardo sul Kohlenberg, accoglieva tanto cittadini residenti quanto emarginati con o senza fissa dimora.

XIX e XX secolo

Se l'idea di marginalità sociale riferita a epoche più antiche è un termine tecnico attribuito a posteriori, dalla seconda metà del XX sec. coincide invece con l'uso linguistico contemporaneo. Analogamente al concetto di classe inferiore, non è neutro, ma ha una connotazione negativa. Nell'ultimo terzo del XX sec. la sensibilità per questa problematica è cresciuta nella misura in cui ordinamenti sociali multiculturali, ispirati ai diritti umani e scaturiti dalla convivenza di gruppi sociali diversi ma con pari diritti, si affermavano quali modelli di riferimento. Anche in Svizzera trascorse molto tempo prima che i poveri, i disabili, gli appartenenti a minoranze etniche discriminate e gli omosessuali (Omosessualità) venissero riconosciuti come persone con uguali diritti.

L'Elvetica procurò il diritto di cittadinanza generale (per gli uomini), che fu tuttavia negato dai cant. e dai com. nella prima metà del XIX sec. a molti gruppi, in particolare a persone di fede diversa, convertiti, immigrati, poveri, clandestini e persone senza fissa dimora. Fu solo dopo la nascita dello Stato fed. (1848) che nel 1851 fu conferito, contro la resistenza di cant. e com., il diritto di cittadinanza alle persone di origine sviz. considerate Senza patria. Su pressioni intern., nel 1867 lo ottennero anche gli ebrei sviz. Fra il 1926 e il 1973 la Conf., i cant. e Pro Juventute cercarono di estirpare la cultura e lo stile di vita degli Jenisch, sottraendo i bambini alle loro fam. Fino al 1972 agli zingari stranieri fu proibita l'entrata in Svizzera, fatta eccezione per un breve periodo di tolleranza dal 1848 al 1888. In un contesto caratterizzato dal darwinismo sociale, dalla fine del XIX sec. le persone affette da Malattie mentali e da nanismo, gli alcolisti (Alcolismo), i tossicodipendenti (Droghe), gli omosessuali, i disabili e coloro che dipendevano dall'assistenza (Assistenza pubblica) vennero giudicati "indegni di riprodursi" (Eugenica). Le sterilizzazioni forzate - regolate nel cant. Vaud da una legge (1929-85) ed eseguite in altri cant. affidandosi all'autorità dei medici - interessarono nella prima metà del XX sec. migliaia di appartenenti a questi gruppi marginali, soprattutto donne. Le discriminazioni nei confronti degli omosessuali erano ancora diffuse all'inizio del XXI sec.

Nel solco delle trasformazioni economiche e sociali avvenute in Svizzera - un tempo terra di emigranti - negli ultimi decenni del XIX sec., si formò un nuovo gruppo di emarginati, quello dei lavoratori immigrati (Stranieri). Se gli immigrati ted. avevano spesso rapido accesso a posizioni chiave in ambito scientifico ed economico, i lavoratori it. e gli ebrei dell'Europa dell'Est erano invece esposti a diverse forme di rifiuto e di emarginazione (Xenofobia); l'Antisemitismo caratterizzò anche la politica d'asilo prima e durante la seconda guerra mondiale. Dopo il 1945 l'industria sviz. reclutò altri lavoratori stranieri provenienti dai Paesi dell'Europa meridionale e orientale. Leggi in materia di domicilio e di occupazione (statuto di stagionale) vietavano a numerosi di loro di cambiare impiego o il ricongiungimento fam. L'integrazione attraverso matrimoni fra nazionalità diverse e l'assimilazione di elementi culturali stranieri nella quotidianità sviz. erano in contrasto con la paura dell'inforestierimento, che si manifestava ripetutamente nei programmi politici di diversi partiti o nelle votazioni popolari. I profughi dell'Ungheria (1956), del Tibet (1959), della Cecoslovacchia (1968), del Vietnam (dal 1975) e della Cambogia (dal 1978) incontrarono minore ostilità a causa della logica della guerra fredda. Dagli anni 1990-2000 sono stati invece esposti a forti riflessi xenofobi gli immigrati di colore e di religione islamica.

Gli appartenenti alle culture giovanili, come teddy boy, rocker e hippy, un tempo combattuti dalla polizia nell'ambito delle proteste del 1968 e del 1980, si sono trasformati da gruppi marginali in segmenti di mercato corteggiati dagli specialisti del marketing e i loro raduni in feste popolari (concerti open air, Street Parade). Hanno invece continuato a vivere ai margini della società i punk, che a volte vivono di accattonaggio, e gruppi giovanili estremisti come neonazisti, skinhead, autonomi e occupanti. I tossicodipendenti, che si procurano la droga con la piccola criminalità o mendicando, dagli anni 1970-80 costituiscono, spec. nelle città, un gruppo emarginato sempre più visibile e in crescita.

Riferimenti bibliografici

Medioevo ed età moderna
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