de fr it

Patrimonio

Il termine patrimonio deriva dal lat. pater (padre). Il suo equivalente ted. Vermögen designava in origine (medioalto ted. vermüge) la forza, la capacità e il potere di una persona, significati che ricopre in parte ancora oggi. Una definizione universalmente accettata di patrimonio nell'accezione economica del termine non esiste; di regola viene menz. il fatto che comprende i beni e diritti di cui può disporre un operatore economico in un determinato momento e ai quali è possibile attribuire un valore economico.

Il patrimonio può essere considerato dal punto di vista della sua messa a frutto (reddito), della sua realizzazione (ad esempio la trasformazione di beni immobili in valori mobili), della sua trasmissione (per via ereditaria o tramite donazione) e del potere che conferisce al suo detentore. Esso si compone di beni materiali e denaro, ma anche di beni immateriali (capacità umane e diritti di utilizzo). Questi ultimi sono però difficilmente quantificabili e quindi non vengono quasi mai presi in considerazione nelle analisi empiriche.

Medioevo ed epoca moderna

Nel ME per lungo tempo le proprietà dei singoli e degli enti collettivi non vennero valutate né in termini monetari né assunsero la forma di Denaro. Solo con la graduale affermazione dell'Economia monetaria a partire dal basso ME, i patrimoni personali furono vieppiù calcolati in base a tale parametro. Lo sviluppo delle città nell'odierno territorio sviz. nel corso del XII-XIII sec. e la conseguente crescita economica favorirono l'accumulazione di notevoli fortune da parte di singoli soggetti economici. Le ondate di peste che si susseguirono dalla metà del XIV sec. comportarono una significativa ridistribuzione della ricchezza. Con il massiccio calo demografico, i beni dei defunti furono suddivisi tra un numero molto inferiore di persone, ciò che nelle città si tradusse in una maggiore ostentazione del Lusso (feste, abbigliamento ecc.); nel tentativo di arginare questa tendenza, le autorità cittadine adottarono le leggi suntuarie. Parallelamente i centri urbani furono confrontati con l'afflusso di persone prive di radicamento sociale e per lo più indigenti, attratte dalla speranza di una vita migliore. Proveniente soprattutto dalle campagne, questa immigrazione generò un diffuso pauperismo (Povertà, Mendicità).

Pagamento delle pensioni legate al servizio mercenario. Illustrazione nella Luzerner Chronik (1513) di Diebold Schilling (Zentral- und Hochschulbibliothek Luzern, Sondersammlung, Eigentum Korporation Luzern).
Pagamento delle pensioni legate al servizio mercenario. Illustrazione nella Luzerner Chronik (1513) di Diebold Schilling (Zentral- und Hochschulbibliothek Luzern, Sondersammlung, Eigentum Korporation Luzern). […]

Nelle città del tardo ME e dell'età moderna votate all'economia monetaria, il patrimonio costituiva uno dei principali fattori di distinzione sociale. Solo chi disponeva di sufficienti ricchezze aveva accesso - oltre che a risorse materiali e ideali, al benessere e a cariche politiche o ad altre funzioni - anche e soprattutto all'onore e al prestigio sociale. In particolare il commercio all'ingrosso e di lunga distanza offriva la possibilità di costituire capitali e patrimoni; i margini di guadagno ridotti dei mestieri artigianali furono per contro solo raramente all'origine di grandi Ricchezze. Il Verlagssystem e la partecipazione a soc. commerciali (Commercio) risultavano particolarmente redditizi. Malgrado l'opposizione della Chiesa, nel tardo ME e nell'età moderna anche il settore creditizio (Credito) assunse un'importanza sempre maggiore per l'accumulo di fortune. Dalla fine del XV sec. le entrate derivanti dal servizio mercenario e dalle Pensioni permisero non solo di formare alcuni ingenti patrimoni privati nel XVI e XVII sec., ma anche di alimentare le casse pubbliche dei cant. conf. (Finanze pubbliche). Il servizio mercenario, oltre a essere una fonte di Reddito, ridusse la disoccupazione nelle sovrappopolate regioni prealpine e alpine; tuttavia, tra i semplici soldati solo pochi tornavano ricchi in patria.

Soprattutto i cittadini facoltosi investivano le loro fortune, spesso accumulate correndo grandi rischi, nella Proprietà fondiaria, meno redditizia ma più sicura, o nell'acquisto di diritti signorili. Anche le Rendite costituivano una forma di investimento diffusa; grazie agli interessi, esse garantivano regolari entrate ai loro detentori senza dover lavorare. Dato che nel ME e nell'età moderna era in primo luogo la sostanza - e non, come in tempi più recenti, il reddito - a servire da parametro per l'imposizione fiscale, i registri e gli elenchi tributari coevi forniscono generalmente un quadro attendibile della struttura sociale e della ripartizione della ricchezza nelle città. I centri urbani si caratterizzavano per una distribuzione ineguale dei patrimoni: il 50-60% dei contribuenti disponeva di averi minimi o non possedeva nulla, mentre una ristretta élite deteneva la maggior parte della sostanza. In base al registro fiscale di Berna (Tellbuch) del 1448, i cittadini più facoltosi, pari al 6,2% dei contribuenti, detenevano il 75% dei patrimoni soggetti a tributi. Nel 1411 a San Gallo poco meno della metà dei contribuenti, che pagava solo l'imposta minima, possedeva appena il 5% della ricchezza cittadina. Durante l'età moderna la situazione non subì sostanziali variazioni; nel 1677 a Sciaffusa ca. un quinto dei contribuenti possedeva l'85% della sostanza. Malgrado l'esistenza di divari sociali legati al patrimonio meno marcati, anche nelle città minori si assisteva alla contrapposizione tra un'ampia parte della pop. con un patrimonio nullo o minimo e un esiguo gruppo di cittadini ricchi.

Ancora poco studiata risulta la distribuzione della ricchezza nelle campagne. Singole ricerche hanno evidenziato come il patrimonio medio della pop. rurale fosse nettamente inferiore a quello degli ab. delle città. Ad esempio nel territorio zurighese, in base ai dati relativi all'imposta sulla sostanza riscossa nel 1467 e nel 1471, un ab. delle campagne disponeva mediamente solo di un quarto degli averi di un contribuente cittadino; nel 1445 a Friburgo lo stesso rapporto era di uno a tre. Nei villaggi le disparità patrimoniali, sebbene notevoli, erano comunque molto meno ampie che nelle città.

XIX e XX secolo

Nel paradiso ginevrino. Incisione su legno di Alexandre Mairet per L'Avant-Garde dell'1.4.1922 (Collezione privata).
Nel paradiso ginevrino. Incisione su legno di Alexandre Mairet per L'Avant-Garde dell'1.4.1922 (Collezione privata). […]

Non esistono statistiche ufficiali sull'entità e sull'evoluzione dei patrimoni; i rilevamenti privati presentano inoltre ampi margini di incertezza. Nell'ambito di un dibattito sulla prosperità della Svizzera, negli anni 1910-20 vennero compiute diverse stime sulla massa patrimoniale complessiva, che oscillava tra i 30 e i 40 miliardi di frs. Dagli anni 1930-40 si fece sempre più ricorso al reddito nazionale quale indicatore della ricchezza del Paese. Una stima approssimativa privata ha calcolato che, nel periodo 1880-1978, il patrimonio nazionale (esclusi i beni immateriali) passò da 22 a 2312 miliardi di frs. In particolare a causa della perdita di valore delle superfici agricole e boschive, nello stesso lasso di tempo la quota dei terreni scese dal 17% al 6%, mentre quella degli immobili e dei beni strumentali (purtroppo disaggregati solo dal 1938) crebbe dal 23% al 26%; tra il 1938 e il 1978 il peso relativo degli immobili rimase costante (17%). I patrimoni finanziari passarono dal 42% al 48%, soprattutto in seguito al forte aumento dei crediti nei confronti di banche e assicurazioni (dal 9% al 23%); la parte delle ipoteche diminuì invece dal 18% al 7%. La quota degli averi all'estero salì dal 9% al 15%. Secondo una stima riferita agli anni 1980-90, le imprese detenevano il 32% del patrimonio netto, le economie domestiche il 24%, le assicurazioni sociali il 31% e lo Stato il 13%.

Esistono poche informazioni sulla ripartizione delle ricchezze tra la pop.; gli unici dati disponibili sono quelli dell'amministrazione fed. delle contribuzioni. I primi accertamenti riguardano la riscossione dell'imposta di guerra straordinaria nel 1921: il 3% più ricco deteneva oltre il 50% delle fortune dichiarate, mentre i due terzi meno favoriti solo un quarantesimo ca. Secondo i rilevamenti per il 1997, il 3% più ricco continuava a possedere ca. la metà della massa patrimoniale complessiva, mentre i due terzi più poveri meno di un ventesimo. L'attendibilità delle statistiche fiscali va comunque relativizzata, in quanto non tengono conto o considerano solo in parte alcune attività (ad esempio le pretese nei confronti delle assicurazioni sociali, le suppellettili domestiche, le quote sul patrimonio pubblico e le assicurazioni sulla vita), mentre ne sottostimano fortemente altre (il valore fiscale degli immobili risulta inferiore a quello venale). Da un'indagine relativa al 1981 risultò che il 70% delle economie domestiche non possedeva immobili e il 20% nessun patrimonio liquido. Gli imprenditori dichiaravano la sostanza netta di gran lunga più cospicua, seguiti dai liberi professionisti, dai commercianti, dagli alti funzionari e dagli impiegati. Malgrado i bassi redditi, pure i contadini disponevano di un patrimonio relativamente elevato; la massa dei salariati risultava per contro chiaramente distanziata. Dal 1991 nel cant. Zurigo vengono effettuati rilevamenti regolari sulla ripartizione patrimoniale. In base a questa statistica, fino al 2003 si è accentuata la concentrazione della ricchezza nelle mani dei più facoltosi: nel 2003 il patrimonio dello 0,01% dei contribuenti più ricchi era pari alla sostanza del 74% dei contribuenti meno abbienti (66% nel 1991); per lo 0,1% più agiato la quota corrispettiva ammontava all'86% (82% nel 1991), e per l'1% al 95% (94% nel 1991). Rispetto alla Svizzera, altri Stati economicamente avanzati presentano una ripartizione più equilibrata della ricchezza, ciò che viene spiegato con una maggiore diffusione della proprietà immobiliare.

Manifesto in vista della votazione federale del 3.12.1922, realizzato da Jules-Ami Courvoisier e stampato a Ginevra (Bibliothèque de la Ville de La Chaux-de-Fonds, CFV ICO Af-D-72).
Manifesto in vista della votazione federale del 3.12.1922, realizzato da Jules-Ami Courvoisier e stampato a Ginevra (Bibliothèque de la Ville de La Chaux-de-Fonds, CFV ICO Af-D-72). […]

Le politiche pubbliche in ambito patrimoniale risultano estremamente eterogenee (imposte di successione, privatizzazione di proprietà dello Stato, promozione del risparmio, indebitamento pubblico, partecipazione agli utili, Imposte sulla sostanza e imposte straordinarie sul patrimonio). Dopo la prima guerra mondiale, in molti Paesi venne riscossa un'imposta straordinaria sul patrimonio per ridurre i debiti accumulati durante il periodo bellico. In Svizzera i socialisti promossero in tal senso un'iniziativa che rivendicava un unico forte prelievo sui patrimoni molto elevati; venne respinta nel 1922, dopo una campagna elettorale molto accesa. La Piazza finanziaria sviz. esercita un ruolo di primo piano nella gestione patrimoniale. In base a una stima, nel 1996 le sole banche amministravano fortune pari a 2330 miliardi di frs., di cui il 40% era di provenienza estera.

Riferimenti bibliografici

  • Statistica della sostanza delle persone fisiche per l'insieme della Svizzera, 1969- (pubbl. a scadenze irregolari)
  • Eidgenössische Wehrsteuer, Statistik […], 1945-1981/1982
Medioevo ed epoca moderna
  • H. Ammann, Schaffhauser Wirtschaft im Mittelalter, 1949
  • U. Schlüer, Untersuchungen über die soziale Struktur von Stadt und Landschaft Zürich im fünfzehnten Jahrhundert, 1978
  • W. Schnyder, «Soziale Schichtung und Grundlagen der Vermögensbildung in den spätmittelalterlichen Städten der Eidgenossenschaft», in Altständisches Bürgertum, a cura di H. Stoob, 2, 1978, 425-444
  • K. Schmuki, Steuern und Staatsfinanzen, 1988
  • LexMA, 8, 1557-1559
  • W. Schoch, Die Bevölkerung der Stadt St. Gallen im Jahre 1411, 1997
XIX e XX secolo
  • R. W. Goldsmith, «A tentative secular national balance sheet for Switzerland», in SZVwS, 117, 1981, 175-187
  • B. I. Buhmann, Wohlstand und Armut in der Schweiz, 1988
  • H. Kissling, Reichtum ohne Leistung, 2008