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Protezione deilavoratori

Caricatura pubblicata nell'ottobre del 1897 su Der Neue Postillon (Gretler's Panoptikum zur Sozialgeschichte, Zurigo).
Caricatura pubblicata nell'ottobre del 1897 su Der Neue Postillon (Gretler's Panoptikum zur Sozialgeschichte, Zurigo). […]

L'espressione protezione dei lavoratori (o protezione del lavoro) indica le misure adottate da privati o dalle autorità per tutelare la manodopera dipendente dai rischi fisici connessi all'esercizio dell'attività professionale (incidenti, malattie professionali, danni e pericoli per la salute, affaticamento eccessivo). Queste disposizioni sono inoltre volte a definire diritti e doveri di lavoratori e datori di lavoro nel caso di procedimenti giudiziari e divergenze di interessi, al fine di consentire alla parte più debole di difendere le proprie istanze (Diritto del lavoro). Allo sviluppo di una legislazione a protezione dei lavoratori concorsero l'impegno di filantropi e riformatori sociali, le rivendicazioni del Movimento operaio, nato nel contesto dell'Industrializzazione, motivazioni religiose (santificazione della domenica) e, non da ultimo, la consapevolezza, maturata nell'ultimo terzo del XIX sec., che l'intervento dello Stato nei rapporti di lavoro costituisse un necessario e auspicabile correttivo nei confronti dei rischi e dei potenziali abusi legati alla libertà contrattuale individuale (protezione dei lavoratori in senso stretto).

Le misure a protezione della manodopera possono essere suddivise in disposizioni e divieti. Le prime mirano a tutelare il lavoratore garantendo condizioni di igiene e sicurezza sul posto di lavoro e un efficace contenimento dei rischi per la salute (Medicina del lavoro), fissando parametri salariali (Salari), limitando il Tempo di lavoro giornaliero e settimanale, assicurando il diritto alle Vacanze, ponendo limiti alla disdetta ordinaria del contratto di lavoro (protezione dal licenziamento) e garantendo un'adeguata copertura assicurativa (malattie, infortuni, responsabilità civile). I divieti riguardano i tempi e le condizioni di lavoro, e concernono prevalentemente la parziale esclusione (per lo meno in certe fasce orarie) di singole categorie di persone da determinate attività e processi produttivi.

Storicamente queste norme hanno riguardato soprattutto bambini e adolescenti (Lavoro infantile), e le donne (Lavoro femminile salariato). Da alcuni anni, l'analisi critica promossa dalla storia di genere ha evidenziato come, oltre alla volontà di proteggere le donne, abbia avuto un ruolo anche l'intenzione di escluderle da determinate attività. Questa branca disciplinare è giunta alla conclusione che la legislazione a tutela dei lavoratori non si è tradotta tanto in processi diretti di esclusione e marginalizzazione della manodopera femminile, quanto piuttosto in una segregazione verticale e orizzontale del mercato del lavoro in base al genere.

Le prime leggi furono introdotte sul piano cant., dato che la Costituzione fed. del 1848 non attribuiva ancora alla Conf. la competenza di legiferare in materia. Solo con la revisione del 1874 vennero poste le basi per l'emanazione di disposizioni sull'impiego di bambini nelle fabbriche, sugli orari di lavoro degli adulti e sulla protezione dei lavoratori che esercitavano attività pericolose per la salute e l'incolumità (art. 34; art. 110 della Costituzione del 1999). Dal decennio 1840-50 fino agli anni 1870-80, vari cant. (Zurigo, Glarona, San Gallo, Berna, Basilea Città, Basilea Campagna, Sciaffusa, Argovia, Ticino, Svitto) promulgarono Leggi sulle fabbriche o norme relative a settori particolarmente pericolosi (fabbricazione di fiammiferi). Nella maggioranza dei casi si trattava di disposizioni a tutela di bambini e adolescenti; nei cant. di Glarona (1864) e Basilea Campagna (1867) il tempo di lavoro giornaliero venne inoltre limitato a 12 ore (a Glarona a 11 dal 1872) per tutte le categorie di lavoratori. Glarona fu anche il primo cant. a introdurre un divieto di lavorare sei settimane prima e dopo il parto e a proibire il lavoro notturno non solo per le donne, ma anche per gli uomini.

Bambini al lavoro in un laboratorio artigianale di tessitura. Fotografia, 1900 ca. (Biblioteca nazionale svizzera, Archivio federale dei monumenti storici, Collezione Wehrli).
Bambini al lavoro in un laboratorio artigianale di tessitura. Fotografia, 1900 ca. (Biblioteca nazionale svizzera, Archivio federale dei monumenti storici, Collezione Wehrli).

La legge fed. sul lavoro nelle fabbriche del 23.3.1877, sottoposta a referendum e accettata in votazione popolare, impose la giornata lavorativa di 11 ore, la responsabilità civile degli imprenditori nel caso di danni fisici ai loro dipendenti (dal 1881 regolata dalla cosiddetta legge sulla responsabilità civile) e il divieto di lavorare nelle fabbriche per i minori di 14 anni. Appositi ispettori erano incaricati di vigilare sul rispetto della legge. La protezione delle puerpere si ispirò al modello glaronese, ma ridusse a due settimane il periodo di congedo di Maternità prima del parto. A differenza della legislazione glaronese, il divieto di lavoro notturno e domenicale fu assoluto soltanto per le donne, mentre per gli uomini erano previste numerose eccezioni. La legge accordava inoltre un aumento di 30 minuti della durata della pausa pranzo alle donne responsabili di un'economia domestica, cui erano anche vietati lavori pesanti e nocivi per la salute durante la gravidanza.

Manifesto contro l'introduzione della legge federale sull'assicurazione contro le malattie e gli infortuni (LAMI) realizzato in vista della votazione del 4.2.1912 (Collezione privata).
Manifesto contro l'introduzione della legge federale sull'assicurazione contro le malattie e gli infortuni (LAMI) realizzato in vista della votazione del 4.2.1912 (Collezione privata). […]

Il Codice delle obbligazioni (1881) unificò sul piano nazionale le disposizioni in materia di contratto di lavoro, che furono ampliate nel 1911. La revisione della legge sulle fabbriche del 1914 risp. del 1919 comportò un'ulteriore riduzione dell'orario di lavoro a 48 ore settimanali e rafforzò, attraverso una serie di norme, la protezione della manodopera femminile (divieto di compiere attività pericolose o dannose per la salute, sabato pomeriggio libero per le donne con un'economia domestica a carico), limitando però il divieto di lavorare per le puerpere al periodo dopo il parto. Il 20.5.1900 venne respinta in votazione popolare la cosiddetta Lex Forrer (1899), una legge a favore dell'introduzione sul piano nazionale di un'assicurazione obbligatoria contro le malattie e gli infortuni, che prevedeva un'assicurazione maternità obbligatoria anche per le operaie di fabbrica prossime al parto. Le puerpere in congedo percepivano un'indennità giornaliera soltanto se avevano stipulato un'apposita polizza con una cassa malati - opzione possibile dal 1911 grazie all'approvazione della nuova legge fed. sull'assicurazione contro le malattie e gli infortuni, che equiparava il puerperio a una malattia assicurata. Poiché le indennità versate non compensavano la perdita di guadagno, le donne spesso riprendevano l'attività prima dei termini stabiliti dalla legge. Più volte si è cercato invano di colmare questa lacuna nel sistema delle assicurazioni sociali sviz. Solo dal 2005 anche la Svizzera dispone, nel quadro della Indennità per perdita di guadagno, di un'indennità di maternità.

Mentre sul piano fed. dopo l'approvazione della legge sulle fabbriche non vennero più introdotte nuove disposizioni generali a tutela dei lavoratori, sul piano cant. si ampliarono le misure specifiche in favore di donne e apprendisti. I cant. di Basilea Città (1884, 1888, 1905), San Gallo (1893, 1925), Zurigo (1894), Lucerna (1895), Soletta (1896), Neuchâtel (1896, 1901), Argovia (1903), Berna (1908) e Appenzello Esterno (1908) emanarono leggi, a grandi linee ispirate alla legge fed. sulle fabbriche, che estendevano la protezione delle lavoratrici alla manodopera non attiva nelle industrie; prima della Grande guerra Obvaldo (1887), Nidvaldo (1888), Glarona (1892) e Ticino (1912) approvarono leggi protettive che concernevano unicamente i lavoratori di sesso maschile. A livello fed., il 31.3.1922 entrò in vigore la legge fed. sull'impiego degli adolescenti e delle donne nelle arti e mestieri, che tra l'altro proibiva il lavoro notturno per queste categorie. Con questa norma la Svizzera si adeguava non solo alla Convenzione intern. di Berna del 1906 per l'interdizione del lavoro notturno delle donne, ma anche a diverse convenzioni della prima Conferenza intern. del lavoro a Washington del 1919. L'ordinanza del Consiglio fed. che stabiliva quali lavori erano vietati si fece però attendere fino all'11.1.1944. Nel 1890 Neuchâtel fu il primo cant. - dopo breve tempo seguito da altri - ad adottare una legge sugli apprendisti. Il 26.6.1930 la Conf. approvò una legge fed. sulla formazione professionale e il 24.6.1938 una legge sull'età minima dei lavoratori.

Manifesto in favore della legge federale del 6.3.1920 sulla durata del lavoro nell'esercizio delle strade ferrate ed altre imprese di trasporto e di comunicazione, realizzato da Carl Scherer (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).
Manifesto in favore della legge federale del 6.3.1920 sulla durata del lavoro nell'esercizio delle strade ferrate ed altre imprese di trasporto e di comunicazione, realizzato da Carl Scherer (Museum für Gestaltung Zürich, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).

In votazione popolare furono respinte la legge fed. del 27.6.1919 sulla regolamentazione delle condizioni di lavoro, che prevedeva un disciplinamento dei rapporti di lavoro tra l'altro conferendo un carattere obbligatorio generale ai contratti collettivi di lavoro, e la legge fed. dell'1.7.1922, che attraverso una modifica dell'art. 41 della legge sulle fabbriche avrebbe consentito alla Conf. di aumentare l'orario di lavoro settimanale fino a 54 ore. Venne invece accettata la legge fed. del 6.3.1920 sulla durata del lavoro nell'esercizio delle strade ferrate e altre imprese di trasporto e di comunicazione. Nel periodo tra le due guerre mondiali, sul piano cant. furono emanate alcune leggi generali sulla protezione dei lavoratori. Basilea Città promulgò leggi sull'orario di lavoro (1920) e sulle vacanze (1931), Vallese e Vaud si dotarono di leggi a tutela dell'insieme della forza lavoro (risp. nel 1933 e nel 1944), mentre le norme preesistenti vennero ampliate nel Ticino (nel 1936, poi sostituite da una nuova legge nel 1953) e a Glarona (nel 1947). Per l'approvazione di una legge fed. sul lavoro nell'industria, nel commercio e nell'artigianato, auspicata dall'introduzione dell'art. 34ter della Costituzione fed. nel 1908, si dovette attendere il 1964; primi progetti di legge furono respinti nel 1918, nel 1935 e nel 1945. Il testo presentato all'Assemblea fed. nel 1960, sottoposto a un'approfondita procedura di consultazione e a diverse revisioni, inglobava la legge fed. sulle fabbriche. La nuova normativa, che per la prima volta riguardava tutti i settori economici ad eccezione dell'agricoltura, fissava una durata massima per la settimana lavorativa e introduceva le vacanze pagate. Le disposizioni particolari a tutela della forza lavoro femminile riprendevano in sostanza quelle previste dalla legislazione fed. precedente. Una prima riforma della legge, sottoposta a referendum, è stata respinta in votazione popolare nel 1996; i punti più controversi riguardavano la definizione e i meccanismi compensativi previsti per il lavoro notturno e la regolamentazione dei giorni festivi. Un secondo progetto che teneva conto di questi aspetti è stato accettato nel 1998.

Oltre che sul piano del diritto pubblico, la protezione dei lavoratori avviene anche a livello aziendale e nel quadro dei contratti individuali e collettivi. Quest'ultimo ambito ha acquisito importanza dopo il 1945 con la diffusione dei contratti collettivi e l'ampliamento del loro campo di applicazione da parte del Consiglio fed. ("conferimento dell'obbligatorietà generale") in virtù della revisione dei cosiddetti articoli sull'economia della Costituzione fed. (1947). L'ampliamento della tutela dei lavoratori è stato favorito in Svizzera, anche se spesso con un certo ritardo, pure dall'attivismo dell'Organizzazione internazionale del lavoro, soprattutto durante l'alta congiuntura degli anni 1950-60 e 1960-70, e, dal 1993, dalle norme dell'Unione europea.

Riferimenti bibliografici

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