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Vedovanza

Gli studi storici si concentrano generalmente su due aspetti della vedovanza: il passaggio a questa condizione in seguito alla morte del congiunto e la posizione delle vedove nella società.

La fine delle unioni è in primo luogo un riflesso di fattori demografici quali la differenza di età tra i coniugi al momento del Matrimonio (Nuzialità) e, soprattutto, una Mortalità differenziata in funzione del sesso. Prima del XX sec. quest'ultima variava in particolare a seconda della confessione (maggiore rischio di mortalità da parto nelle regioni catt. ad elevata fecondità) o del tipo di attività (maggiore rischio di incidenti nelle campagne). Già nel ME le vedove erano più numerose dei vedovi e sempre sovrarappresentate nelle aree urbane. Nel 1870 in Svizzera si contavano 194 vedove ogni 100 vedovi, con però una media di 278 vedove ogni 100 vedovi nelle città e nei com. di più di 7000 ab. Nel corso dei decenni questo scarto aumentò (236 ogni 100 vedovi nel 1900, 319 nel 1950, 456 nel 1980, 477 nel 2000), anche grazie all'accresciuta speranza di vita delle donne nel XX sec. Questo fenomeno fu inoltre una conseguenza di variabili socioculturali, quale ad esempio la minore possibilità per le donne di risposarsi, che si riduceva con il progredire dell'età e del numero di figli (con l'eccezione delle vedove di maestri delle corporazioni cittadine). Si tratta di una costante di lungo periodo. A Speicher (Appenzello Esterno) nel XVIII sec. solo il 7,8% delle donne divenute vedove tra i 30 e i 49 anni si risposava, a fronte del 65,6% degli uomini. Anche l'età media delle seconde nozze attesta disparità evidenti fra vedovi e vedove; nel 2000 era di 50,8 anni per le donne e di 73,6 per gli uomini.

I nuclei fam. di vedove erano caratterizzati da dimensioni ridotte e dalla precarietà di risorse. Prima della diffusione delle case di riposo, le vedove, più che i vedovi, erano prese a carico da uno dei figli. Fino all'istituzione dell'AVS, una percentuale non trascurabile di vedove doveva lavorare fino in età avanzata; nel 1950 nella città di Zurigo questo tasso toccava il 16,9% delle vedove tra i 65 e i 69 anni, il 5,9% di quelle con più di 70 anni.

Disegno di moda per abiti da lutto nella Neue Schweizer Mode, 1900, fascicolo 3, p. 27 (Biblioteca nazionale svizzera).
Disegno di moda per abiti da lutto nella Neue Schweizer Mode, 1900, fascicolo 3, p. 27 (Biblioteca nazionale svizzera). […]

La maggior parte delle legislazioni limitava, o persino annullava, il diritto delle vedove di godere dei beni o di ereditare una parte del patrimonio del defunto marito in caso di seconde nozze, mentre ciò non avveniva per i vedovi (Diritto successorio). Fino alla fine del XIX sec. vedove e vedovi non erano equiparati sul piano giur., spec. per quanto concerneva la tutela dei figli e l'eredità. Inoltre, in caso di seconde nozze, le donne erano spesso confrontate con l'opposizione della fam. Ovunque primeggiavano i vincoli di sangue, i diritti di parentela e la protezione della discendenza; i vincoli coniugali passavano quindi in secondo piano. Dall'alto ME (Specchio sassone), secondo la dottrina prevalente il vedovo aveva diritto a due terzi dei beni, la vedova a un terzo o a una quota pari a quella di un figlio (ed era quindi esposta a un rischio maggiore di povertà se i figli erano numerosi); anche l'accesso alla terra era talvolta limitato. Esistevano alcune eccezioni; nell'Emmental la vedova poteva ereditare per intero la tenuta agricola. Il Codice civile sviz. del 1912 prevedeva ancora la concessione di un terzo dell'eredità alla vedova; il nuovo diritto matrimoniale, in vigore dal 1988, ha sancito l'uguaglianza tra vedove e vedovi.

Riferimenti bibliografici

  • C. Hagmayer, Bis dass der Tod euch scheidet: Witwen in der Schweiz um 1900, 1994
  • M.-A. Valazza Tricarico, Le régime des biens des époux dans les pays romands au Moyen Age, 1994, 257-293
  • A.-L. Head-König, «Veuvage et remariage féminins en Suisse», in Les femmes dans la société européenne, a cura di A.-L. Head-König, L. Mottu-Weber, 2000, 317-333
  • L. Hubler, «Le veuvage et le remariage dans le canton de Berne au XVIIIe siècle et l'exemple des Vallorbières», in Les femmes dans la société européenne, a cura di A.-L. Head-König, L. Mottu-Weber, 2000, 303-315
  • J.-F. Poudret, Coutumes et coutumiers, 3, 2002, 387-481