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Sanità

Il termine sanità indica un insieme di norme, valori, pratiche e persone (operatori sanitari e pazienti) connesso alla salute fisica e mentale risp. alla Malattia. Qui di seguito l'attenzione sarà focalizzata sul sistema sanitario e spec. sui processi e le strutture istituzionali. In questo contesto il carattere pubblico della sanità non assume un valore univoco; il significato di "pubblico" può comprendere tutte le accezioni possibili da "accessibile al pubblico" da un lato a "promosso, organizzato e diretto dalla mano pubblica" dall'altro.

Per la sanità pubblica risulta socialmente rilevante la definizione di salute risp. di malattia, che dal tardo ME a causa del razionalismo e della società industriale fu sempre più legata alla capacità lavorativa. Contestualmente allo sviluppo di una concezione del lavoro come dovere si diffuse l'idea della salute come una sorta di obbligo, che a sua volta presuppone il diritto fondamentale alla salute. Le Costituzioni fed. del 1848 e 1874 non prevedevano un diritto esplicito alla salute, che comunque venne di fatto riconosciuto quale conseguenza del diritto alla libertà individuale. La Costituzione fed. del 1999 (art. 10) menziona espressamente il diritto all'"integrità fisica". All'evoluzione dei bisogni e delle possibilità individuali corrispose la progressiva affermazione di un sistema sanitario pubblico; la medicalizzazione della società si manifestò fondamentalmente in due forme: da un lato con la creazione di un'infrastruttura sanitaria perlopiù statale, e dall'altro con la nascita di un mercato della salute, caratterizzato da offerta e domanda privata e regolamentato sul piano legale.

Il contesto religioso determinò, dall'alto ME, lo sviluppo delle concezioni moderne di salute e malattia. Esse presero forma nel quadro di altri importanti processi di decristianizzazione e modernizzazione della società, che Max Weber definì come "disincanto del mondo" (secolarizzazione, razionalismo). L'approccio premoderno alla salute e alla malattia che oscillava tra cure mediche e rituali magici è testimoniato da numerose fonti relative alla Medicina del tardo ME e dell'età moderna o alla persecuzione della stregoneria. Fino alla fine del XVIII sec., quando i pionieri della scienza medica acc. cercarono di superare l'orientamento fatalistico e passivo di larghi strati della pop., predominò un atteggiamento prescientifico nei confronti della medicina. In quel periodo l'emergente medicina scientifica, sulla scia dei progressi delle scienze naturali e della tecnica, riuscì a imporre le proprie interpretazioni e definizioni di salute e malattia. In ciò fu sostenuta dallo Stato, anch'esso in fase di trasformazione, che nel sistema sanitario intravedeva un utile strumento per il Disciplinamento sociale dei cittadini e soprattutto della classe lavoratrice. La Medicina del lavoro, scienza che si occupa della capacità lavorativa in senso stretto, si sviluppò verso la fine del XIX sec.

L'affermazione dell'odierno rapporto soggetto-oggetto tra personale curante e malati, come modello prevalente e largamente accettato dalla società, fu di particolare rilevanza per il consolidamento della sanità pubblica moderna. La sanità premoderna, in cui la salute (intesa come salvezza) derivava da Dio, era dominata in maniera meno netta dagli operatori sanitari. Soprattutto attraverso la creazione della moderna classe medica (Medici), le professioni sanitarie riuscirono a ottenere una supremazia dei curanti nei confronti dei curati.

Dall'epoca moderna anche le distinzioni di genere assunsero grande importanza in questa definizione dei ruoli, con l'esclusione delle donne dal corpo dei medici, a cui furono riammesse solo dalla fine del XIX sec. Al più tardi dal 1750 i medici maschi occuparono anche il settore ostetrico (Levatrici), su cui esercitarono un crescente predominio.

Regolamento concernente l'esercizio della professione medica, pubblicato il 6.9.1785 dalla cancelleria di Berna (Biblioteca nazionale svizzera).
Regolamento concernente l'esercizio della professione medica, pubblicato il 6.9.1785 dalla cancelleria di Berna (Biblioteca nazionale svizzera). […]

Alla base del già cit. rapporto soggetto-oggetto ci furono anche l'individualizzazione delle condizioni di vita e la socializzazione della sanità, avvenuta sia tramite l'implementazione politica di norme sanitarie, sia attraverso la creazione, da parte di privati, di un'interessante offerta di prestazioni sanitarie. In un contesto di mutamento delle mentalità e delle strutture, gli operatori privati (spec. i medici) promossero la professionalizzazione della loro categoria, che segnò anche le altre componenti del sistema sanitario e si manifestò soprattutto nella legislazione in materia. Nelle Costituzioni fed. e cant. e nelle relative norme legislative le più importanti disposizioni sulla sanità sono infatti interamente volte a garantire il predominio della medicina scientifica e dei suoi rappresentanti sotto la tutela dello Stato (ingerenza nella libertà di commercio e di industria nell'ambito delle professioni scientifiche, predominio della medicina scientifica, regolamentazione degli interventi in caso di epidemia, leggi sulle fabbriche, normativa sulla formazione, direzione delle facoltà di medicina assunta direttamente dallo Stato, sostegno alla ricerca).

Uno strumento particolare del sistema sanitario, che favorisce una sua gestione secondo logiche di mercato - o forse ne costituisce addirittura una premessa indispensabile - è la speciale forma di garanzia costituita dall'Assicurazione malattia. Verso la fine del XIX sec. le Casse malati - formatesi soprattutto a partire da varie org. autonome dei lavoratori, come ad esempio le casse dei garzoni (le cui origini sono a loro volta riconducibili ai vincoli di carattere solidaristico delle corporazioni), e dalle assicurazioni aziendali istituite dagli imprenditori - si trasformarono in strutture efficienti, sempre più regolamentate e tutelate (leggi fed. del 1911, 1964 e 1994). Queste ultime si organizzarono nel cosiddetto concordato (di diritto privato) delle casse malati sviz., che riunisce tutte le federazioni cant. e si occupa della difesa degli interessi di categoria e della formazione dei collaboratori. Oltre alle casse malati, al più tardi dal 1850 anche altri tipi di assicurazioni si occuparono della copertura dei rischi legati alla salute, tra cui le Assicurazioni contro gli infortuni - con l'INSAI/Suva dal 1911 - e quelle di responsabilità civile. Nel XX sec. seguirono poi le Assicurazioni sociali: l'Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) e quella contro l'invalidità (AI) furono introdotte nel 1948; la legge fed. sulla previdenza professionale entrò in vigore nel 1985.

Stato e sistema sanitario

Lo sviluppo del sistema sanitario è legato in maniera indissolubile al doppio ruolo dello Stato quale legislatore da un lato e fornitore di prestazioni sanitarie e detentore delle infrastrutture dall'altro.

Durante l'ancien régime le autorità competenti in materia di sanità erano i cant. conf., le cui prerogative risultavano comunque eterogenee; soprattutto nelle città-Stato tali compiti venivano assunti anche da entità quali corporazioni, ass. e facoltà univ. Nel quadro dei loro ordinamenti sanitari, i vecchi cant. istituirono vari organismi e cariche di natura medica e politica per far fronte agli impegni, che consistevano, tra l'altro, nell'assunzione di medici cittadini, nella gestione degli ospedali, nella regolamentazione e nell'abilitazione al servizio di personale sanitario, nella regolamentazione dell'attività dei medici dei poveri, nelle indagini di medicina legale, nella mediazione tra operatori sanitari e pazienti e nella prevenzione delle epidemie. A Berna venne creata un'apposita commissione (dal 1679, dal 1709 Consiglio della sanità). Per quanto riguarda la prevenzione dalle epidemie, già dall'inizio dell'epoca moderna si assistette a forme di cooperazione all'interno della Conf. e persino sul piano intern. (accordi per quarantene e blocchi).

La sanità fu uno dei settori dell'attività pubblica in cui nel 1803, contrariamente alla tendenza generale, non si verificò un ritorno al passato. Gli ordinamenti più avanzati dell'ancien régime e le innovazioni dell'Elvetica vennero ripresi e ulteriormente sviluppati; anche la Restaurazione (1815) non portò a un'inversione di tendenza. Negli anni dopo il 1803 la maggior parte dei cant. regolamentò l'ambito sanitario con disposizioni formali e si dotò di organismi direttivi (collegi sanitari, Consigli della sanità), in parte basati su strutture preesistenti. Tra i loro compiti rientravano in particolare l'abilitazione del personale curante e la supervisione del settore ospedaliero. Assunsero inoltre la funzione di "polizia sanitaria" (Medicinische Policey), imponendo standard sanitari e igienici (Igiene). Questi organismi lavoravano in stretto contatto con il governo; spesso erano presieduti da un membro del Piccolo Consiglio. Tra gli altri membri prevalevano spesso i medici con una formazione acc.

La nascita dello Stato fed. non comportò mutamenti di principio: nonostante le autorità fed. avessero acquisito diverse competenze, anche dopo il 1848 la sanità rimase fondamentalmente prerogativa dei cant., che emanarono apposite legislazioni e crearono e svilupparono propri sistemi sanitari. Per far fronte a esigenze di natura legislativa e operativa, già nel XIX sec. i cant. conclusero concordati e istituirono consessi, come ad esempio l'Unione intercant. per il controllo dei medicamenti (1900; oggi Ist. sviz. per gli agenti terapeutici Swissmedic), e la Conferenza sviz. dei direttori cant. della sanità (1919). Accordi garantirono inoltre ai cant. la collaborazione di soggetti terzi, come la Croce Rossa sviz., nel campo della formazione professionale infermieristica, medico-tecnica e medico-terapeutica. Talvolta i concordati intercant. diedero origine a regolamentazioni sul piano nazionale: la libertà di esercizio per i medici a livello fed., introdotta tramite concordato nel 1867, venne ancorata nella Costituzione fed. nel 1874. Gli esami fed. per le professioni mediche vennero introdotti nel 1877.

Le competenze della Conf. in ambito sanitario (cresciute in modo puntuale dal 1848) sono elencate dettagliatamente nella Costituzione fed. Un importante strumento della Conf. fu l'amministrazione sanitaria, che nei primi tempi poggiò tuttavia su basi giur. precarie e risultò politicamente controversa; nel 1879 venne istituita una commissione sanitaria fed. (sciolta nel 1882). La carica di segr. della sanità pubblica in seno al DFI, la cui creazione fu rivendicata dai medici capitanati da Jakob Laurenz Sonderegger negli anni 1870-80, venne istituita nel 1889 e affidata al medico Johann Friedrich Schmid. Fu all'origine del servizio fed. dell'igiene pubblica (oggi ufficio fed. della sanità pubblica), fondato nel 1893. Già nel 1876 venne elaborata una statistica sanitaria fed. (cause di morte, prevalenza delle malattie ecc.); il medico Fridolin Schuler fu nominato ispettore fed. incaricato dell'applicazione della legge sulle fabbriche. La Conf. si occupò inoltre della vigilanza sulle derrate alimentari e della lotta alla tubercolosi e alle malattie reumatiche. Dalla seconda guerra mondiale le competenze fed. nell'ambito della collaborazione intern. sono cresciute. Nel 1948 la Svizzera fu membro fondatore dell'Organizzazione mondiale della sanità. L'ultimo spostamento di attribuzioni si ebbe con la Costituzione fed. del 1999 (art. 63) e la legge fed. sulle professioni mediche univ. del 2006 (entrata in vigore nel 2007).

Evoluzioni mediche e sistema sanitario

Vetrata della società dei barbieri-chirurghi di Zurigo, realizzata nel 1534 (Museo nazionale svizzero).
Vetrata della società dei barbieri-chirurghi di Zurigo, realizzata nel 1534 (Museo nazionale svizzero). […]

Lo sviluppo della classe medica e della medicina tradizionale assunse un ruolo centrale nell'istituzione del sistema sanitario moderno. Il concetto di medicina tradizionale si diffuse negli anni 1880-90 nella cerchia degli omeopati (Omeopatia) senza formazione acc. quale termine polemico per qualificare la medicina insegnata nelle Univ. sotto l'egida dello Stato. All'inizio del XXI sec. l'espressione indicava la medicina scientifica ampiamente riconosciuta.

Lo sviluppo della sanità moderna seguì numerose tappe parallele. Così venne superato il dualismo, risalente al ME, tra medicina interna "dotta" e chirurgia (Cerusici) e i due settori divennero ambiti disciplinari di una scienza medica intesa in senso ampio, in cui venne integrata anche l'ostetricia, che divenne il terzo pilastro della medicina tradizionale moderna. La formazione venne progressivamente dominata dalle scuole mediche e dalle Univ. con facoltà di medicina (Basilea 1460, Zurigo 1782, Berna 1797, Ginevra 1872, Losanna 1890). L'attività medica venne sottratta all'ordinamento corporativo e furono introdotti esami d'accesso alla professione (esami di Stato cant. dal 1803). Lo Stato esercitò un ruolo attivo nel far approvare le richieste della medicina tradizionale, ad esempio nella formazione o anche regolamentando determinate prestazioni terapeutiche (come la vaccinazione obbligatoria contro il vaiolo a Zurigo dal 1836). La tendenza della medicina ad acquisire un carattere vieppiù scientifico e soprattutto lo sviluppo delle scienze naturali portarono a una specializzazione dei medici e a crescenti esigenze di perfezionamento professionale, ciò che nel 1932 sfociò nella creazione di un sistema di certificazione della formazione continua da parte dell'ass. privata Fœderatio Medicorum Helveticorum (FMH). Nel corso del XIX sec. i rappresentanti della medicina tradizionale garantirono progressivamente un'assistenza sanitaria capillare nelle città e in campagna.

La trasformazione dell'Ospedale moderno in un centro di formazione per il personale sanitario e in un cardine istituzionale per l'assistenza sanitaria della pop. determinò a sua volta un'evoluzione del sistema sanitario. I primi ospedali, risalenti all'alto ME (San Gallo, VIII sec.), vennero fondati da enti ecclesiastici quali ospizi e luoghi di cura; in seguito furono promossi perlopiù da entità com. e confraternite (S. Spirito). In reazione alla comparsa di determinate malattie epidemiche (Lebbra, Sifilide), si procedette a una diversificazione spaziale e funzionale dei luoghi di cura (creazione di apposite strutture come i lazzaretti). L'ampliamento e la razionalizzazione del sistema ospedaliero nel XVII e XVIII sec. comportò la costruzione di numerosi nuovi nosocomi e la revisione degli ordinamenti ospedalieri (ad esempio a Zurigo nel 1683 e nel 1780-85). Seguendo esempi stranieri (Bamberga, Würzburg, Parigi e spec. Amburgo), dagli anni 1830-40 vennero fondati risp. riorganizzati numerosi ospedali cant. Spesso su iniziativa di privati, dagli anni 1860-70 si assistette a un'ondata di fondazioni di ospedali regionali. Nel 1930 fu costituita l'Ass. sviz. degli stabilimenti ospedalieri (VESKA) e nel 1972 l'Ist. sviz. degli ospedali (ISO), che avrebbe dovuto contribuire al contenimento dei costi nel settore.

La Psichiatria, assurta a settore autonomo della sanità moderna, presenta un'evoluzione particolare. L'identificazione del disturbo mentale come malattia da parte dei medici illuminati del XVIII sec. (William Battie, A Treatise on Madness, 1758) rappresentò un fondamentale passo in avanti sul piano scientifico. In seguito anche i medici generalisti si occuparono in maniera crescente dei malati mentali, e anche in ambito ospedaliero si procedette con cautela alla creazione di strutture specifiche (come la costruzione di un manicomio sul sedime del vecchio ospedale a Zurigo nel 1817). Nel corso del XIX sec. i cant. crearono strutture specializzate; la più conosciuta fu la clinica psichiatrica univ. Burghölzli a Zurigo, inaugurata nel 1870. Contestualmente alla specializzazione scientifica, queste istituzioni gettarono le basi per una politica psichiatrica autonoma che, polarizzata tra terapie individuali, tentativi di profilarsi sul piano scientifico e politiche cant. risp. fed., produsse esiti in parte molto controversi (tra l'altro dualismo tra emarginazione e integrazione, Eugenica e questione razziale). All'inizio del XXI sec. i trattamenti, resi possibili dai progressi in ambito farmacologico e terapeutico, si orientavano al potenziamento delle cure ambulatoriali attraverso adeguate misure istituzionali.

Lo sviluppo scientifico e professionale della medicina dalla seconda guerra mondiale ha portato a un'offerta sanitaria molto diversificata, in parte basata su standard di qualità, in cui prestatori di cure privati e pubblici, finanziati dallo Stato e dalle casse malati, si occupano di pazienti sempre più anziani ed esigenti. Alla correlata crescita quantitativa ha contribuito in particolare un forte orientamento verso apparecchiature tecniche e farmaci sofisticati; una limitazione nel loro impiego viene oggi discussa in maniera puntuale.

Le professioni sanitarie

Persone attive nel settore della sanità 1985-2001
Persone attive nel settore della sanità 1985-2001 […]
Numero e distribuzione sul territorio dei medici 1960-2000
Numero e distribuzione sul territorio dei medici 1960-2000 […]

In seguito all'affermazione della medicina tradizionale e del sistema ospedaliero, all'inizio del XXI sec. il Personale infermieristico costituiva insieme ai medici il gruppo più numeroso nell'ambito delle professioni sanitarie (sanità pubblica). Durante il ME e l'età moderna le prestazioni di cura erano relativamente ridotte; dove queste ultime venivano formalmente offerte, a occuparsene erano soprattutto gli ordini religiosi. Nell'Europa dell'epoca moderna l'assistenza era compito dell'intero nucleo fam. Nel corso dell'industrializzazione motivazioni filantropiche diedero origine a nuove forme di attività socialmente utili, che in parte si tradussero nella fondazione di nuovi ordini (Diaconesse sul fronte rif., Congregazioni su quello catt.). Questi ultimi si occuparono spesso dell'assistenza ai malati. La crescita delle strutture ospedaliere nel XIX sec. comportò il reclutamento di nuovo personale infermieristico, soprattutto femminile. A sostegno di quest'ultimo furono attive in particolare la Soc. femminile sviz. di utilità pubblica e la Croce Rossa sviz. (concretamente solo dal 1900); a cavallo del 1900 vennero inaugurate scuole per infermiere a Berna e Zurigo. Lo sviluppo della categoria professionale, ancora oggi a predominanza femminile, fu a lungo ostacolato dal prevalere degli interessi maschili e della medicina tradizionale, tanto da creare un'identità professionale, ma non un vero e proprio processo di professionalizzazione. Grazie al miglioramento della formazione e del perfezionamento professionale, si assistette a una diversificazione delle professioni in ambito ospedaliero. Nei com. vennero creati servizi di assistenza ai malati, anche a domicilio (Spitex).

Anche altre categorie professionali sono attive nell'ambito della sanità pubblica, in parte sin dal ME. Ciò vale in particolare per i Farmacisti, che nelle città si occupavano sia del commercio intern. sia della produzione in loco di medicinali (Farmacia). La medicalizzazione offrì ai farmacisti l'opportunità di rafforzare la loro posizione nel crescente mercato della salute, ciò che portò ripetutamente a conflitti con la classe medica. Soprattutto nel XIX e XX sec. questa rivalità si catalizzò attorno alla questione della distribuzione diretta dei farmaci da parte dei medici. A Zurigo, ad esempio, nel 1830-33 si scatenò un dibattito pubblico sul ruolo dei farmacisti. Alla petizione inoltrata alla Conf. e ai cant. dalla Soc. sviz. dei farmacisti (1934) seguirono aspri conflitti all'interno della Conferenza dei direttori cant. della sanità. D'altra parte, soprattutto nel XX sec., la posizione dei farmacisti nel settore dell'assistenza sanitaria generale venne insidiata anche dalle drogherie, che in alcuni cant. disponevano addirittura del diritto di vendere medicamenti classificati (accordo del 1948 tra le ass. di categoria e l'ufficio intercant. di controllo dei medicamenti, precursore di Swissmedic).

All'inizio del XXI sec. l'industria farmaceutica ricopriva un ruolo rilevante all'interno del sistema sanitario. Da una parte essa contribuiva in misura fondamentale allo sviluppo di tecniche diagnostiche e strumenti terapeutici moderni. Dall'altra però esercitava una sorta di monopolio; il conflitto tra lo sfruttamento economico dei brevetti e l'esigenza di contenere i costi dei farmaci - soprattutto attraverso i generici - era un tema politico ricorrente.

Se "cavare i denti" fu in origine compito dei cerusici, verso la fine del XIX sec. i dentisti si affermarono come gruppo professionale autonomo. L'Odontoiatria riuscì a imporsi come disciplina univ. e quindi a ottenere una sostanziale parità di trattamento rispetto alla medicina umana. Nel XX sec. gli odontotecnici contestarono il monopolio dei dentisti, chiedendo di poter aprire propri studi dentistici; nel 1920 tale rivendicazione venne però respinta dalla Conferenza dei direttori cant. della sanità.

Ulteriori gruppi professionali si formarono soprattutto nel XX sec. tra l'altro nei settori della chiropratica, della psicoterapia (psicologia), della fisioterapia, dell'ergoterapia e delle attività ospedaliere ausiliarie. Essi contribuirono alla continua crescita, alla professionalizzazione e alla diversificazione del sistema sanitario.

Azione di protesta del personale curante dell'ospedale universitario di Zurigo, 2.5.2000 © KEYSTONE.
Azione di protesta del personale curante dell'ospedale universitario di Zurigo, 2.5.2000 © KEYSTONE. […]

Nel corso degli ultimi sec. alcune categorie furono però anche emarginate. Tra i perdenti figurano i successori storici dei barbieri-chirurghi, i parrucchieri, che del loro ambito di attività originario riuscirono a conservare almeno la cura dei capelli (deprofessionalizzazione). All'inizio del XX sec. scomparve del tutto la chirurgia elementare, che nel XIX sec. fu separata dalla medicina chirurgica, ma continuò a essere regolamentata dallo Stato. In un'ottica di lungo periodo, tra i perdenti figurano per certi versi anche le levatrici, che conservarono tuttavia la propria funzione e in maniera limitata furono coinvolte in un processo di professionalizzazione (formazione, regolamentazione delle competenze, creazione di un'ass. di categoria).

Ripercussioni sociali

Soprattutto dalla seconda metà del XIX sec. l'efficace medicalizzazione ebbe conseguenze che andarono ben oltre l'ambito sanitario. L'approccio sanitario venne generalizzato e il paradigma medico divenne un punto di riferimento per le politiche sociali, in particolare per la soluzione della Questione sociale. Ciò si ripercosse nelle leggi sulle fabbriche, che introdussero forme di protezione dei lavoratori e il divieto del lavoro infantile, nell'urbanizzazione e nell'urbanistica, nei sistemi di canalizzazione e nella gestione delle acque di scarico, nell'architettura e nella costruzione di alloggi, nel movimento per la moralità, nei movimenti per la salute pubblica e una vita sana, nell'elevazione dell'igiene a scienza e strumento per il disciplinamento sociale e nell'elaborazione di una strategia preventiva diversificata nel quadro dell'affermazione della medicina preventiva e sociale quale scienza.

Nel XIX sec. i principali fattori scatenanti di questa evoluzione furono il Colera, la Tubercolosi e, in misura minore, anche il Tifo. L'alta mortalità causata nel 1830 dal colera in molte grandi città europee attirò l'attenzione dell'opinione pubblica; la Svizzera fu colpita in maniera significativa con le Epidemie del 1854 e del 1867. Le misure proposte dai medici per la lotta al colera influenzarono in maniera determinante le autorità (ad esempio il rapporto del medico distr. Carl Zehnder del 1867 o il risanamento urbanistico e degli alloggi e la costruzione di canalizzazioni promossi da Arnold Bürkli, ingegnere cittadino di Zurigo).

Campagna di radiografie a Le Châble, promossa dalla Lega antitubercolare di Martigny nel dicembre del 1944; fotografia realizzata da Hans Steiner © Musée de l'Elysée, Losanna.
Campagna di radiografie a Le Châble, promossa dalla Lega antitubercolare di Martigny nel dicembre del 1944; fotografia realizzata da Hans Steiner © Musée de l'Elysée, Losanna.

Al più tardi dalla fine del XIX sec., la tubercolosi, considerata una malattia dei poveri, fu la più importante causa di morte. Tuttavia già in precedenza aveva suscitato grande interesse tra l'opinione pubblica, spec. in occasione dell'identificazione del bacillo della tubercolosi (1882) e dell'annuncio della scoperta, da parte di Robert Koch, della tubercolina (1890), rimedio poi rivelatosi inefficace. Malgrado la reputazione di malattia degli strati popolari, dal 1860 vennero dapprima sviluppati metodi curativi costosi come la clinoterapia nei sanatori di alta montagna (la più importante stazione sviz. fu Davos) e solo successivamente furono aperti sanatori popolari (i primi sei sorsero nel 1895-1900). Nel 1903 venne fondata una prima Ass. sviz. contro la tubercolosi; nel corso del XX sec. seguirono poi altre leghe della salute private per la lotta a singole malattie (malattie reumatiche, dipendenze, cancro ecc.). La crescente attenzione per le problematiche sanitarie fu accompagnata da sforzi, intensificatisi dopo il 1850, per divulgare nozioni di medicina e igiene ad uso di un vasto pubblico attraverso riviste popolari. In tempi recenti la salute pubblica (Public health), e in particolare la prevenzione, è tornata al centro del dibattito scientifico e politico.

Correnti alternative

Malgrado un contesto generale di fiducia nella scienza e nel progresso (dopo il 1850), già all'inizio del XIX sec. si registrarono segnali di scetticismo tra la pop. La lotta si concentrò soprattutto contro le Vaccinazioni obbligatorie (abolizione dell'obbligo di vaccinazione in alcuni cant., bocciatura della legge fed. sulle epidemie nel 1882 poiché prevedeva tale obbligo), la sperimentazione sugli Animali e il monopolio della medicina tradizionale. I rappresentanti della medicina alternativa rivendicarono la libertà di cura (possibilità per tutti di offrire prestazioni terapeutiche) e il riconoscimento della Medicina naturale; un'iniziativa in tal senso venne respinta nel cant. Zurigo nel 1904. Anche se alcuni cant. disciplinano in maniera meno rigida l'accesso alle professioni sanitarie, fino a oggi la medicina tradizionale ha mantenuto in larga misura il proprio monopolio curativo e terapeutico, attenuato in parte solo nel XX sec. con l'autorizzazione della chiropratica, della psicoterapia, dell'agopuntura (combinata alle cure mediche tradizionali), dell'omeopatia e di metodi curativi simili.

Il finanziamento del sistema sanitario

Evoluzione dei costi del sistema sanitario 1960-2000
Evoluzione dei costi del sistema sanitario 1960-2000 […]

Mentre in origine il finanziamento del sistema sanitario avveniva sulla base del pagamento diretto degli operatori sanitari da parte dei pazienti (ad esempio salario del medico), nel XX e all'inizio del XXI sec. il sistema sanitario veniva sostanzialmente finanziato tramite le assicurazioni e lo Stato. Solo in pochi casi le prestazioni vengono saldate direttamente dai privati (soprattutto nell'odontoiatria); recentemente l'incidenza dei premi delle casse malati sui nuclei fam. ha assunto un onere sempre maggiore. I flussi finanziari risultano in parte assai complessi, soprattutto in quegli ambiti in cui le prestazioni sanitarie sono legate alla formazione professionale. La questione relativa ai costi della salute veniva già dibattuta durante l'ancien régime; il Consiglio di Zurigo, ad esempio, sollecitò ripetutamente la commissione ospedaliera (cosiddetta Wundgeschau) a controllare attentamente le spese. L'attuale esplosione dei costi sanitari non ha comunque precedenti sul piano storico. Dalla seconda guerra mondiale vennero promossi numerosi tentativi di contenimento (fondazione dell'ISO da parte della Conferenza dei direttori cant. della sanità nel 1972, avvio di programmi di ricerca, legge fed. sull'assicurazione malattie del 1994), che finora non hanno tuttavia avuto successo, poiché le risorse assorbite dal sistema sanitario continuano a crescere.

Conclusioni

Le ripercussioni del sistema sanitario sono difficilmente valutabili. In un'ottica di lungo periodo, gli effetti della medicalizzazione vengono probabilmente spesso sopravvalutati, ad esempio individuando un nesso causale diretto tra l'evoluzione demografica (riduzione della mortalità infantile, aumento della speranza di vita) e lo sviluppo della medicina tradizionale, ma trascurando altri fattori quali la politica sociale, l'alimentazione e il tenore di vita. Poco significativa a questo proposito risulta anche la statistica sanitaria, incentrata più sui provvedimenti da adottare che sull'analisi degli effetti del sistema sanitario. Alcune conseguenze sono comunque dimostrabili: il Vaiolo, ad esempio, risulta estirpato in tutto il mondo; in Svizzera, l'aggiunta di iodio al sale da cucina comportò una riduzione massiccia del gozzo (commissione fed. sul gozzo, 1922) e le vaccinazioni generalizzate contro la poliomielite (dal 1957 risp. 1961) portarono alla quasi totale scomparsa della malattia. Pur volendo evitare semplificazioni, un indizio della grandissima importanza che si continua ad attribuire al sistema sanitario - che si occupa del "bene più prezioso", la salute - è costituito dalle accese discussioni sui suoi costi e la sua organizzazione ("esplosione dei premi", limitazione delle prestazioni).

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