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Protezione delloStato

Strumento giur. e apparato del settore pubblico, la protezione dello Stato ha il compito di difendere quest'ultimo da attività illegali che costituiscono una minaccia per l'ordine costituito. In un regime democratico, questo obiettivo generico è legittimato dalla necessità di difendere la libertà generale anche a scapito di quella individuale. I critici sostengono però che gli organi preposti alla protezione dello Stato, in quanto sottratti a ogni controllo, per loro natura sono inconciliabili con un ordinamento liberale e rappresentano sempre uno strumento di repressione nelle mani delle autorità.

L'art. 2 della Costituzione fed. del 1848 attribuiva alla Conf. il compito di "mantenere la tranquillità e l'ordine nell'interno". Il Codice penale fed. del 1853, che attuava il dettato costituzionale, prevedeva tra le fattispecie principali le sommosse e i disordini di natura violenta nonché l'istigazione orale o scritta a questi atti. Sin dall'inizio furono pertanto prese di mira non solo le attività sovversive vere e proprie, ma anche quelle sediziose. L'istigazione in ambito civile alla disobbedienza militare costituiva una categoria a sé stante. Se inizialmente la minaccia maggiore veniva individuata nelle azioni perpetrate da singoli (tipicamente un rivoluzionario anarchico), a cavallo del 1900, con la diffusione degli scioperi di massa, lo scenario di disordini provocati da un'agitazione di vaste dimensioni assunse il sopravvento. La protezione così non riguardava più solo lo Stato, ma anche "intere classi della pop." potenzialmente vittime di persecuzioni violente.

I tentativi di rafforzare la protezione dello Stato furono ripetutamente sconfessati alle urne. Nel 1903 fu respinta la cosiddetta legge-bavaglio, nel 1922 la prima e nel 1934 la seconda Lex Häberlin, nel 1922 e nel 1923 due iniziative che miravano a introdurre risp. l'obbligo di espellere gli stranieri che costituivano un pericolo per lo Stato e la possibilità dell'arresto preventivo. Reagendo alle crescenti agitazioni di gruppi di Estrema sinistra e di Estrema destra, il 5.12.1938 il Consiglio fed. adottò un'ordinanza contro le minacce per la sicurezza dello Stato e per la protezione della democrazia. Queste misure furono precedute, anche sul piano cant., da diversi decreti che prendevano di mira il PC sviz. Dal 1945 in poi l'ordinanza fu prorogata più volte, fino a confluire, nel 1950, nel diritto penale ordinario.

In linea di principio, gli organi addetti alla protezione dello Stato avrebbero dovuto vigilare in egual misura contro l'estremismo di sinistra e di destra. In pratica però l'attenzione fu sempre maggiormente rivolta alla sinistra radicale, e talvolta anche alle correnti semplicemente nonconformiste o dissidenti di quell'area politica. Nel dibattito politico, di fronte alla sinistra democratica si tentò spesso di legittimare la protezione dello Stato facendo appello alla necessità di combattere la destra estrema. I controlli e le restrizioni applicati nei confronti degli stranieri furono più intensi e severi rispetto a quelli riservati ai cittadini sviz. Nel 1936 il Consiglio fed. introdusse l'obbligo di autorizzazione per i discorsi pubblici tenuti da cittadini esteri; questa norma fu abrogata solo alla fine degli anni 1980-90. Le attività preventive raggiunsero il loro apice durante la guerra di Corea. In questo contesto ebbe un ruolo determinante l'idea di una quinta colonna, già agitata durante la seconda guerra mondiale in relazione al Nazionalsocialismo e poi riproposta dopo il 1945 in riferimento al Comunismo (Anticomunismo). Oltre al "pericolo rosso", i principali rischi, effettivi o presunti, per lo Stato e la società furono rappresentati dall'immigrazione di massa di manodopera it., dalla questione giurassiana, dai movimenti giovanili e, dal 1970, dal Terrorismo, dapprima palestinese e poi di matrice islamista.

Accanto agli sforzi per potenziare gli strumenti giur., si assistette anche a un rafforzamento sul piano organizzativo: nel 1889 l'affare Wohlgemuth portò alla rapida istituzione del Ministero pubblico della Confederazione, malgrado l'assenza di una base costituzionale. Nel 1903 fu creato l'ufficio centrale di polizia, poi aggregato nel 1929 al Ministero pubblico della Conf.; durante la prima guerra mondiale le competenze di quest'ultimo furono estese al controspionaggio (1916). Dopo l'affare Jacob, la Polizia federale, fondata nel 1935, fu chiamata a integrare l'attività delle polizie cant. L'affare del brigadiere Jean-Louis Jeanmaire a metà degli anni 1970-80 portò a un considerevole potenziamento dell'apparato centrale di protezione dello Stato. Rispetto all'estero, gli effettivi della polizia fed. (senza contare quindi i corpi cant.) rimasero comunque limitati: il servizio esterno contava 32 posti nel 1981 e 42 nel 1988, il servizio interno negli stessi anni risp. 45 e 46 posti.

Manifesto del PS svizzero in vista della votazione del 3.12.1978 relativa alla legge federale sull'adempimento dei compiti della Confederazione in materia di polizia di sicurezza (Biblioteca nazionale svizzera).
Manifesto del PS svizzero in vista della votazione del 3.12.1978 relativa alla legge federale sull'adempimento dei compiti della Confederazione in materia di polizia di sicurezza (Biblioteca nazionale svizzera).

Nel 1978 il popolo bocciò l'istituzione di una polizia di sicurezza fed.; nel 1982 votò tuttavia a favore di un inasprimento dei provvedimenti penali contro gli atti preparatori di reati. Contestualmente all'affare Kopp, nel 1989 si scoprì che la polizia fed. aveva schedato ca. 900'000 persone. Nel corso dell'inchiesta che ne seguì, emerse che anche il Dip. militare fed. e numerosi servizi di sicurezza cant. avevano promosso delle schedature. L'indignazione generale portò all'istituzione di due commissioni parlamentari d'inchiesta e indusse importanti esponenti del mondo culturale a boicottare i festeggiamenti per i 700 anni della Conf. del 1991. L'iniziativa popolare lanciata nel 1990, "S.o.S. - per una Svizzera senza polizia ficcanaso", che chiedeva la soppressione della polizia politica, fu nettamente respinta nel 1998 con il 75,4% di voti contrari. Per garantire un controllo dell'attività di vigilanza, furono allestite, da un lato, liste "negative" per le attività che non possono essere sorvegliate (ad esempio quelle legate all'esercizio dei diritti democratici) e, dall'altro, liste "positive" (relative ad esempio a estremisti di destra, terroristi, trafficanti di armi di distruzione di massa). L'odierna lista d'osservazione, basata in linea di principio sulla legge fed. sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna, entrata in vigore nel 1998, viene sottoposta ogni quattro anni a una valutazione complessiva da parte del DDPS. Dal gennaio del 2010 gli organi di sorveglianza civili e militari sono riuniti in un unico servizio informazioni fed. (denominato servizio delle attività informative).

Riferimenti bibliografici

  • M. Müller, Die Entwicklung der Bundespolizei und ihre heutige Organisation, 1949
  • Schnüffelstaat Schweiz, 1990
  • «Storie di schede, schede per la storia», in AST, 109, 1991, 121-156
  • H. U. Jost et al. (a cura di), Cent ans de police politique en Suisse (1889-1989), 1992
  • R. Soland, Staatsschutz in schwerer Zeit: Bundesrat Heinrich Häberlin und der Ordnungsstaat 1920-1934, 1992
  • G. Kreis (a cura di), Staatsschutz in der Schweiz: Die Entwicklung von 1935-1990, 1993