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Giovanni FrancescoBonomi

6.12.1536 Cremona, 26.2.1587 Liegi, di fam. patrizia cremonese. Studiò diritto a Pavia e Bologna. Fu uditore (1560), referendario e prefetto della Segnatura (1565), abate di Nonantola (1566), vescovo di Vercelli (1572-87), nunzio in Svizzera (1579-81), nunzio alla corte imperiale di Vienna (1581), primo nunzio permanente a Colonia (1584). B. era in contatto con Melchior Lussi e accompagnò il suo amico Carlo Borromeo nei viaggi nelle terre ticinesi dell'arcidiocesi di Milano (1567) e nel resto della Svizzera (1570). Per desiderio del Borromeo e dei cant. della Svizzera centrale (eccetto Lucerna), papa Gregorio XIII nel 1578 inviò B. nella diocesi di Como quale visitatore e nel 1579 in Svizzera come nunzio straordinario. B. promosse la fondazione del collegio dei gesuiti di Friburgo (1580) e contribuì all'arrivo in quella città di Pietro Canisio. Appoggiò il patto di mutua assistenza tra i cant. catt. e il vescovado di Basilea e visitò assiduamente parrocchie e conventi delle diocesi di Costanza, Basilea, Coira, Losanna e Sion. Con esiti alterni, seppe coinvolgere nei suoi progetti di riforma anche le autorità temporali. I suoi tentativi di imporre le direttive del Concilio di Trento (celibato, clausura ecc.) - così energici che persino il Vaticano lo esortò talvolta a una maggiore moderazione - furono avversati da parte del clero e di alcuni conventi (spec. in Argovia e Turgovia). Parimenti, i suoi sforzi di escludere l'autorità temporale dall'attribuzione delle prebende e dalla giurisdizione ecclesiastica suscitarono l'opposizione dei governi. La Dieta e il vescovo Hildebrand von Riedmatten si opposero a una sua visita in Vallese. Nel 1580 B. riuscì a provocare le dimissioni del vescovo di Coira Beatus a Porta, che si era rifiutato di risiedere in quella città. Nel 1585 valutò la possibilità di far rimuovere dal suo incarico il candidato della Lega Caddea, Peter de Raschèr, eletto nel 1581. La missione di B. incontrò resistenze sempre maggiori tanto da parte catt. che rif.; nondimeno egli riuscì, nonostante i modesti riscontri iniziali, ad affermare in Svizzera i suoi obiettivi di riforma.

Riferimenti bibliografici

  • HS, I/1, 42 sg., 204, 497; I/4, 151 sg.; III/3; VII, 162-166
  • DBI, 12, 309-315
  • A.-J. Marquis, «Die Nuntiatur von G. F. Bonhomini in der Schweiz», in Gfr., 133, 1980, 163-249
  • U. Fink, Die Luzerner Nuntiatur 1586-1873, 1997 (con bibl.)
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