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JakobGuntern

15.8.1567 Sion, 12.9.1617 nel cant. Berna, di Sion. Figlio di Martin (->) e di Anastasia von Schallen. (1587) Maria de Vinea (Weingartner), figlia di Jakob, notaio. Dopo le scuole a Briga, studiò all'Univ. di Basilea (1583-88). Poco incline allo studio, litigioso, arrogante e spendaccione, deluse suo padre, che lo diseredò. Nel 1588 tornò nel Vallese senza aver conseguito un diploma. Nel decennio seguente fu probabilmente attivo in ambito commerciale e divenne notaio, ma non esercitò alcuna carica pubblica. Quale mercante di sale partecipò al traffico di transito di sale it. verso la Savoia, ma soprattutto affiancò il ted. Anton Fels nella ripresa delle importazioni di sale franc. nel Vallese (1599). Nell'ambito di tale commercio si alleò indistintamente con rif. e catt. (ad esempio Nikolaus Kalbermatten, futuro gran balivo e parente acquisito attraverso il matrimonio). Accumulò una fortuna, in parte probabilmente anche grazie a malversazioni a danno dei suoi soci in affari. Capo della comunità dei vicini di Sion (1599), nel 1601 divenne cancelliere subentrando a Gilg Jossen-Bandmatter, anch'esso di orientamento rif., che era stato eletto gran balivo. Nel marzo del 1604 la Dieta prese provvedimenti contro i rif., destituendo in particolare G. dalla carica di cancelliere e condannandolo a una multa di 100 ducati. Contrariamente ad altri "patrioti" rif., rifiutò di sottomettersi. Rimasto a Sion, partecipò all'elezione del vescovo (giugno 1604), divenne castellano di Granges e Bramois e nel 1608 borgomastro di Sion. Nel 1607-08 venne però escluso dal monopolio sull'importazione del sale, e nel 1608-09 le altre decanie lo ricusarono come rappresentante di Sion alla Dieta. Nel dicembre del 1610 venne interdetto dal notariato e condannato a un'ammenda di 500 scudi per i suoi ripetuti e violenti attacchi contro il vescovo e le autorità nonché per aver inviato quattro giovani vallesani a studiare a Berna. Fuggito a Berna, nel 1611 venne condannato dalla Dieta per crimini di lesa maestà, bandito per 101 anni dal territorio vallesano e dichiarato fuorilegge; la sua fortuna fu confiscata. Non gli venne riconosciuto il diritto di difendersi davanti a un giudice, molto probabilmente perché le sue dichiarazioni sarebbero potute risultare imbarazzanti per le autorità.

Riferimenti bibliografici

  • A. Dubois, Die Salzversorgung des Wallis 1500-1610, 1965, 610-614
  • C. Schnyder, Reformation und Demokratie im Wallis (1524-1613), 2002
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