Riva

Famiglia nobile di Lugano, dove è documentata dall'inizio del XIII secolo e, tra il XVII e il XVIII secolo, fu tra i casati che occuparono le magistrature più influenti.

Stemma gentilizio dei Riva sopra il portale d'ingresso di palazzo Riva di Santa Margherita a Lugano (attuale via Pretorio). Scultura in granito, 1752 ca., restauro del XIX secolo (Fondazione Palazzo Riva, Lugano; fotografia Roberto Pellegrini, 2012).
Stemma gentilizio dei Riva sopra il portale d'ingresso di palazzo Riva di Santa Margherita a Lugano (attuale via Pretorio). Scultura in granito, 1752 ca., restauro del XIX secolo (Fondazione Palazzo Riva, Lugano; fotografia Roberto Pellegrini, 2012). […]

Molto diffuso nell'Italia settentrionale e nella Svizzera italiana, il nome di famiglia Riva è attestato anche a Tesserete, Locarno (dalla fine del XV secolo), Brissago e Bellinzona (dal 1479), così come a Roveredo (GR, dal 1555) e più tardi anche a nord delle Alpi e in Sudamerica. Le origini e i legami di parentela tra i diversi rami non sono certi.

Il primo membro noto dei Riva di Lugano, originari probabilmente di Como, è Ariprandus da Ripa, menzionato nel 1205 come notaio. Nel 1331 Jacobus Riva è attestato quale podestà del borgo. A partire da Benedetto Riva (1380-1452), speziale, la genealogia è documentata in modo continuo. Accolti nel vicinato nella prima metà del XV secolo, i Riva sono citati nella matricola dei vicini del 1448. Tra il XVII e il XVIII secolo la famiglia compì una considerevole ascesa sociale: divenne una delle più potenti del borgo e della regione, annoverando esponenti di rilievo in ambito politico, militare, culturale ed ecclesiastico. Molto numerosi, i Riva luganesi si suddivisero in diversi rami.

Protagonisti di un percorso classico per i ceti dirigenti urbani dell’epoca, i Riva furono attivi in ambiti che spaziavano dalla mercatura (commercio) alla rendita fondiaria (proprietà fondiaria), alle magistrature e all’attività creditizia (credito), anche se interessi commerciali perdurarono talora fino al XVIII secolo, come nel caso di Stefano Riva, sempre definito quale «mercante» nelle fonti. Non furono invece coinvolti in attività legate all’emigrazione, né in ambito militare, né in quello edile-artistico.

I Riva furono rappresentati con regolarità ai tre livelli dell’amministrazione di Lugano e del suo baliaggio: Consiglio del borgo, Consiglio della comunità (o Reggenza) e Magnifico ufficio, consesso che riuniva gli ufficiali che assistevano il capitano reggente o balivo. L'ingresso nell'esclusiva cerchia dei casati che controllavano quest'organo – di cui facevano parte anche i Castoreo, i Morosini o i Rusca, con cui spesso i Riva si imparentarono – sancì l'ascesa del casato ai vertici della comunità.

Veduta dell'antico palazzo Riva. Negativo al bromuro d'argento di Vincenzo Vicari, 1936-1939 ca., 18 x 24 cm (Archivio storico della città di Lugano, Lugano, Fondo Vincenzo Vicari, Inv. MS 1).
Veduta dell'antico palazzo Riva. Negativo al bromuro d'argento di Vincenzo Vicari, 1936-1939 ca., 18 x 24 cm (Archivio storico della città di Lugano, Lugano, Fondo Vincenzo Vicari, Inv. MS 1). […]

A partire dal XVII secolo i Riva furono molto attivi nel mercato fondiario, dapprima nel Luganese, poi anche nel Mendrisiotto e al di là dei confini delle due prefetture meridionali. Furono titolari di importanti diritti ed estesi possedimenti soprattutto nel Sottoceneri (baliaggi di Lugano e Mendrisio), ma anche di alcuni beni nel baliaggio di Locarno e nello Stato di Milano, in particolare a Masnago, nei pressi di Varese. I Riva acquistarono e fecero costruire diversi edifici a Lugano, fra cui i tre palazzi delle contrade di Cioccaro, Canova e Verla (Santa Margherita) che testimoniano ancora attualmente il prestigio e la ricchezza di un tempo, negli immediati dintorni del borgo (Montarina e Castagnola) nonché in numerosi villaggi del Luganese e del Mendrisiotto (tra cui Bioggio, Besazio, Genestrerio e Rancate).

La costituzione di un esteso patrimonio fondiario fu anche all’origine di intense attività creditizie e di patrocinio. La capillarità e la durata nel tempo di queste reti clientelari (clientelismo) contribuirono a rafforzare l'influenza politica, sociale ed economica del casato. Per alcune comunità, come Cademario, i Riva divennero solidi punti di riferimento per prestiti e per patrocini di diversa natura.

Nel borgo i Riva furono pure protettori di conventi, ecclesiastici di rango (come Stefano Riva) ed ebbero stretti legami con il collegio di S. Antonio, in particolare durante il XVIII secolo, grazie ai due fratelli somaschi, i conti Giovanni Battista e Gian Pietro Riva. Quest'ultimo si distinse anche sul piano culturale, come Francesco Saverio Riva, a sua volta benefattore e protettore di diverse comunità religiose del borgo. Le donne Riva furono ben rappresentate nei conventi borghigiani, spesso quali badesse o superiore (ad esempio Vittoria Marianna Riva), nonché attive in ambito caritativo e assistenziale, come d’uso per le nobildonne dell’epoca.

Gli orizzonti del casato non si limitarono ai baliaggi italiani. A Giovanni Battista Riva, accolto nel patriziato cittadino di Lucerna nel 1691, nel 1698 fu conferito il titolo ereditario di conte presso la corte dei Farnese, duchi di Parma, Piacenza e Castro, mentre nel 1728 il figlio Antonio Riva ottenne la cittadinanza di Milano. Nel 1777 Giacomo Riva (1738-1825) fu insignito del titolo di marchese dal duca Massimiliano III Giuseppe di Wittelsbach, principe elettore di Baviera. L’acquisizione di questi titoli mostra la volontà del casato di muoversi su più fronti, tra nord e sud delle Alpi.

Titolo comitale rilasciato dal duca Francesco Farnese a Giovanni Battista Riva. Miniatura su pergamena di Domenicus Gallus, 10 ottobre 1698 (Archivio storico della città di Lugano, Lugano, Fondo Famiglia Riva, Inv. 1.2).
Titolo comitale rilasciato dal duca Francesco Farnese a Giovanni Battista Riva. Miniatura su pergamena di Domenicus Gallus, 10 ottobre 1698 (Archivio storico della città di Lugano, Lugano, Fondo Famiglia Riva, Inv. 1.2). […]

I Riva rafforzarono le loro relazioni dentro e fuori i baliaggi anche tramite politiche matrimoniali e di parentela spirituale. Se le alleanze furono strette soprattutto sul piano locale e secondo logiche endogamiche, in seno al ceto dirigente di Lugano e Mendrisio, non mancarono i matrimoni anche in area lombarda, come quello che unì il già menzionato conte Antonio Riva a Regina Francesca Giani o quello tra il loro primogenito Giovanni Battista Riva (1704-1774) e la patrizia comasca Margherita Raimondi (1716-1767). Le parentele spirituali si orientarono per contro anche a nord delle Alpi, così da rafforzare i legami con l'élite cattolica di queste regioni, e in particolare di Lucerna.

Durante i moti rivoluzionari e controrivoluzionari della fine del XVIII secolo, i Riva si schierarono generalmente, secondo logica visti i privilegi e il potere esercitati fino ad allora, nella fazione conservatrice filoelvetica anche se non mancarono membri protagonisti sul fronte cisalpino (tra gli altri, FrancescoRodolfo e Stefano Riva, 1755-1842); nel XIX-XX secolo la famiglia contò ancora uomini politici di rilievo (fra cui Antonio Riva), ma non esercitò più un ruolo egemonico come nel XVIII secolo.​​​​​​

Riferimenti bibliografici

  • Fidecommesso Riva (a cura di): Storia della famiglia Riva, 3 voll., 1972-1993 (con genealogia).
  • Schnyder, Marco: «Cademario tra Sei e Settecento. Flussi di potere e governo di un territorio», in: Panzera, Fabrizio (a cura di): Cademario. Dall'antichità al terzo millennio, 2008, pp. 51-71.
  • Schnyder, Marco: Famiglie e potere. Il ceto dirigente di Lugano e Mendrisio tra Sei e Settecento, 2011.
  • Martinoli, Simona (a cura di): Il palazzo Riva di Santa Margherita a Lugano e la sua quadreria, 2014.
  • Agustoni, Edoardo; Pedrini Stanga, Lucia (a cura di): Dentro i palazzi. Uno sguardo sul collezionismo privato nella Lugano del Sette e Ottocento: le quadrerie Riva, 2020.

Suggerimento di citazione

Marco Schnyder: "Riva", in: Dizionario storico della Svizzera (DSS), versione del 26.05.2023. Online: https://hls-dhs-dss.ch/it/articles/023544/2023-05-26/, consultato il 29.05.2024.