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Previdenza per la vecchiaia

Per sec. la previdenza per la vecchiaia ebbe lo scopo di garantire il sostentamento nella Vecchiaia attraverso l'accumulazione di un patrimonio privato durante gli anni di vita attiva. Questa sostanza veniva poi utilizzata direttamente o convertita, tramite l'acquisto di Rendite risp. di Prebende, in una pensione di vecchiaia prestabilita. L'idea di assicurazione per la vecchiaia come è intesa attualmente (Assicurazioni sociali, Assicurazione vecchiaia e superstiti) nacque solo nel XIX sec. Poiché la vecchiaia era spesso accompagnata da Povertà e Malattia, la previdenza per la vecchiaia era sempre legata anche all'Assistenza pubblica.

Dal Medioevo fino al 1798

Nelle leggi burgunde e alemanniche dell'alto ME si trovano già abbozzate diverse forme di previdenza per la vecchiaia, che si svilupparono poi ulteriormente nei diritti locali e territoriali vigenti sul territorio dell'attuale Svizzera. Si basavano tutte sulla stessa idea: la proprietà patrimoniale veniva trasferita a terzi garantendo all'anziano il relativo usufrutto fino alla morte. È in tal senso che dai sec. centrali del ME i conventi accettarono beni materiali (ad esempio signoria, curtis, residenza cittadina) come donazioni per la salvezza dell'anima (pie fondazioni) cedendoli poi allo stesso donatore a titolo di usufrutto vitalizio. Il donatore doveva gestire il bene traendone profitto; se non ne era in grado riceveva una rendita periodica in natura o in denaro. Alla sua morte il bene passava al convento che era obbligato a celebrare le messe di suffragio. I contratti di vitalizio potevano comprendere diversi usufruttuari, come la moglie, i figli, i nipoti o anche terzi non consanguinei. L'usufrutto cessava con la morte dell'ultimo beneficiario, quello della moglie anche nel caso di seconde nozze. Alla previdenza per la vecchiaia erano destinate anche le rendite vitalizie e riscattabili, stipulate tra laici con un pagamento unico (immobile o capitale). Era pratica diffusa firmare contratti di rendite vitalizie anche tra i cittadini e le loro città. Fino al XVI sec. le autorità com. si procurarono in tal modo i mezzi finanziari per far fronte ai loro compiti pubblici.

Le prebende costituirono un'altra forma di previdenza per la vecchiaia: nei loro Ospedali i conventi offrivano a singole persone o a coppie vitalizi comprendenti vitto, alloggio e assistenza; in cambio esse cedevano il loro patrimonio al convento. Dal XIV sec. l'esempio fu seguito dalle città, che nei loro ospedali accoglievano beneficiari di vitalizi. Per far fronte all'accresciuta domanda, si convertirono in asili municipali gli ex lebbrosari e le fondazioni ospedaliere dei ricchi cittadini, dopo la Riforma anche gli ospedali gestiti da ordini religiosi, secolarizzati.

Sul modello dei conventi e delle città, nel tardo ME si sviluppò anche la rendita vitalizia in ambito rurale. Detta Leib(ge)ding nella Svizzera ted. (Schleiss a ovest della Reuss e del Napf) e rente viagère nella Svizzera occidentale, fino al XIX sec. rappresentò la principale forma di prevenzione privata per la vecchiaia degli agricoltori del ceto medio e alto. I ricchi contadini acquistavano vitalizi anche negli ospedali cittadini; i poveri, per contro, dipendevano dall'assistenza.

I contratti di rendita vitalizia rurali - stipulati in anticipo come parte del contratto matrimoniale, istituiti durante il matrimonio o integrati in un secondo tempo nel contratto di spartizione dell'eredità - servivano anzitutto a garantire il sostentamento della vedova. In caso di cessione anticipata dell'azienda agricola al figlio o di vendita a terzi, anche il padre o i genitori potevano procurarsi una rendita vitalizia, rinunciando al versamento della somma in denaro. Se alla morte del marito non esisteva un contratto di rendita vitalizia, in origine erano la fam. e i vicini a regolare la rendita vedovile, dal XVII sec. in poi sempre più frequentemente le autorità, d'intesa con gli eredi. Nel caso di divisioni ereditarie, la rendita era garantita da un'ipoteca sulla fattoria. Di regola la rendita vitalizia contadina offriva all'anziano un diritto di abitazione, chiaramente stabilito in base alla sua situazione patrimoniale, e di che nutrirsi nella casa di origine: una stanza riscaldata attrezzata per la preparazione dei cibi - per i contadini ricchi anche diversi locali o una residenza separata (Stöckli nella Svizzera ted.) -, oltre a generi alimentari o un appezzamento per la coltivazione in proprio. Gli ammalati firmavano un contratto vitalizio con i parenti in cambio del diritto di abitazione, di cibo cucinato e di assistenza.

Dal 1798 ad oggi

Fino al XX sec. inoltrato forme di previdenza per la vecchiaia regolate dal diritto pubblico e casse pensioni aziendali costituirono l'eccezione e in un primo momento rimasero circoscritte a poche categorie professionali selezionate. La previdenza individuale privata era e rimase a lungo la più importante forma di previdenza contro le alterne vicende della vita. Solo verso la fine del XVIII e all'inizio del XIX sec. iniziarono a diffondersi, seguendo il modello franc., i regolamenti pensionistici per le alte cariche pubbliche, i funzionari o gli ufficiali. A Ginevra nel 1783 fu per la prima volta introdotto un sistema pensionistico per gli ufficiali e i soldati della Repubblica. Nel corso del XIX sec. il regime delle pensioni per soldati e funzionari fu gradualmente esteso agli impiegati privati e a categorie scelte di lavoratori. Dopo il 1860 anche un numero crescente di imprese sviz. istituì - in collaborazione con la Rentenanstalt - fondi pensionistici collettivi risp. Casse pensioni. Queste casse servirono tra l'altro a legare i lavoratori all'impresa. Basilea Città nel 1888 fu il primo cant. a istituire una cassa di assicurazione per i propri funzionari. Ginevra seguì nel 1893. Per contro nel 1891 il popolo respinse una legge sul pensionamento dei funzionari fed. In seguito alla nazionalizzazione delle ferrovie, i ferrovieri furono i primi impiegati fed. a ottenere, nel 1907, un fondo pensione. La Cassa fed. d'assicurazione (poi cassa pensioni della Conf., dal 2003 Publica) fu istituita nel 1919. A cavallo del 1900 conobbero larga diffusione anche i fondi pensione e le casse pensionistiche aziendali - cofinanziate da dipendenti e datori di lavoro - che però interessavano in maggioranza solo gruppi scelti di manodopera (lavoratori di lunga durata, impiegati con salario mensile). Il principio della partecipazione del datore di lavoro alla creazione e realizzazione della previdenza professionale per i suoi dipendenti venne ancorato nel diritto del contratto di lavoro; nel 1916 i premi assicurativi furono esentati dalle imposte. La previdenza professionale si sviluppò rapidamente nel periodo di alta congiuntura del dopoguerra (casse pensioni aziendali). Alla fine degli anni 1960-70 tuttavia solo due terzi dei lavoratori e solo un quarto delle lavoratrici, ovvero la metà dei lavoratori dipendenti, beneficiavano di una previdenza professionale.

La previdenza per la vecchiaia ebbe un'evoluzione lenta anche sul piano giur. (assicurazione di rendita). I tre cant. della Svizzera franc. Ginevra (1849), Neuchâtel (1898) e Vaud (1907) furono i primi a promuovere delle assicurazioni popolari facoltative cui potevano aderire, oltre alla pop. cant. residente, anche i cittadini stabilitisi altrove. Glarona fu il primo cant. ad approvare, nella Landsgemeide del 1899, un'assicurazione vecchiaia e invalidità obbligatoria (legge accettata nel 1916). Seguirono i cant. di Appenzello Esterno (1925) e Basilea Città (1931).

Rispetto ad altri Stati europei, in Svizzera una previdenza per la vecchiaia di diritto pubblico a livello fed., che sancì il passaggio dall'assistenza alla previdenza, fu realizzata solo tardivamente. La struttura federalistica e la democrazia referendaria rallentarono l'elaborazione e l'introduzione di una soluzione sul piano nazionale. Sebbene la base costituzionale per un'assicurazione vecchiaia esistesse dal 1925, si dovettero aspettare altri 23 anni prima che entrasse in vigore un'assicurazione vecchiaia obbligatoria. Una prima modesta legge sull'introduzione di un'assicurazione vecchiaia (Lex Schulthess) fu respinta nel 1931. La concretizzazione del concetto di sicurezza sociale riuscì solo quando, sotto la pressione della seconda guerra mondiale, fu necessario provvedere alla sicurezza economica dei soldati e delle loro fam. Avvalendosi dei pieni poteri, il Consiglio fed. istituì un ordinamento sull'indennità per la perdita di salario e di guadagno (futura Indennità per perdita di guadagno). Il suo successo spianò la via a un'assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) statale finanziata con percentuali sul salario. Accettata da una larga maggioranza nel 1947, la legge entrò in vigore l'anno seguente.

Manifesto a favore dell'iniziativa popolare "per la decima revisione dell'AVS senza aumento dell'età di pensionamento", posta in votazione nel 1998 (Museum für Gestaltung, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste).
Manifesto a favore dell'iniziativa popolare "per la decima revisione dell'AVS senza aumento dell'età di pensionamento", posta in votazione nel 1998 (Museum für Gestaltung, Plakatsammlung, Zürcher Hochschule der Künste). […]

Nel messaggio del Consiglio fed. sulla sesta revisione dell'AVS del 1964 venne formulato per la prima volta il concetto dei tre pilastri: l'AVS obbligatoria come primo pilastro, la previdenza professionale obbligatoria (cassa pensione) come secondo e il risparmio privato (che beneficia di agevolazioni fiscali) come terzo. Nel 1972 questo principio fu iscritto nella Costituzione. Dopo lungaggini pluriennali, nel 1985 entrò in vigore la previdenza professionale obbligatoria (legge fed. sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità, LPP) che con l'AVS e l'Assicurazione contro l'invalidità (AI), introdotta nel 1960, dovrebbe garantire in misura adeguata il mantenimento dell'abituale tenore di vita in caso di vecchiaia, di invalidità e ai superstiti. Contrariamente all'AVS o all'AI, la previdenza professionale non è un sistema fondato sulla ripartizione ma sulla capitalizzazione, motivo per cui il secondo pilastro subisce meno direttamente dell'AVS le conseguenze dei mutamenti nella struttura demografica. Nell'ottobre del 2003 è stata approvata una prima revisione della LPP che, accanto a un più efficace coordinamento con le disposizioni dell'AVS, ha comportato anche una migliore protezione dei lavoratori a tempo parziale. Nello stesso tempo dal 2005 al 2014 è stata progressivamente abbassata, in reazione alla crescente aspettativa di vita dei pensionati, anche l'aliquota di conversione della LPP (tasso per il calcolo della rendita stabilito in una percentuale del capitale di vecchiaia) dal 7,2% a 6,8%. Poiché la previdenza professionale si trova ancora in una fase di sviluppo, il capitale risparmiato fino al 2007 è salito a 605 miliardi di frs. La crisi finanziaria del 2008-09 ha per contro determinato una sottocopertura di diverse casse pensioni.

In complesso in Svizzera si è affermato - anche se lentamente e spesso più tardi rispetto ad altri Paesi - un sistema diversificato di previdenza per la vecchiaia che garantisce l'esistenza materiale della pop. anziana. Il futuro della previdenza per la vecchiaia è valutato in maniera controversa. Da un lato l'aumento dei costi legato a fattori demografici ha provocato discussioni sull'innalzamento dell'età di pensionamento. Ristrutturazioni economiche hanno dall'altro generato un numero maggiore di prepensionamenti. L'iniziativa popolare intitolata "Per un'età di pensionamento flessibile", lanciata dai sindacati, è stata respinta il 30.11.2008 dal 59% dei votanti.

Riferimenti bibliografici

Dal Medioevo al 1798
  • R. Vögeli, Das Leibding, 1949
  • W. Ogris, Der mittelalterliche Leibrentenvertrag, 1961
  • A.-M. Dubler, «Der Emmentaler Schleiss», in SAVk, 85, 1989, 332-362
Dal 1798 ad oggi
  • Invecchiare in Svizzera, 1995
  • Rapporto sui 3 pilastri, 1995
  • Ageing in OECD Countries, 1997
  • W. Nussbaum, Das System der beruflichen Vorsorge in den USA im Vergleich zum schweizerischen Recht, 1999
  • S. Möckli, Die demographische Herausforderung, 1999
  • M. Leimgruber, Solidarity without the State? Business and the Shaping of the Swiss Welfare State, 1890-2000, 2008