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Crisi del tardo Medioevo

L'espressione "crisi del tardo ME" trae origine dai lavori dedicati alle crisi agrarie e ai loro corollari demografici pubblicati dallo storico ted. Wilhelm Abel nel 1935. Sarebbe più adeguato intendere il termine "crisi" al plurale, poiché la storiografia recente prende in considerazione qualsiasi tipo di Crisi, non soltanto quelle che concernono l'agricoltura e la pop., ma anche quelle legate alla vita culturale e religiosa (Chiesa, persecuzioni contro gli ebrei, ruolo della donna nella società) o a fenomeni fisici (Clima). Queste crisi colpirono l'Europa nel XIV e nel XV sec., due sec. in cui comunque avvennero molti mutamenti, come dimostrò l'olandese Johan Huizinga nel suo L'autunno del Medioevo (1919).

Sebbene la parola e la nozione di crisi riferite all'ambito finanziario, commerciale o politico fossero in uso sin dagli anni 1810-30, prima degli anni 1930-40 suscitarono negli storici soltanto uno scarso interesse. La scuola romantica non ignorò fenomeni quali le Carestie, la guerra o la Peste, ma li affrontò con l'intento di dipingere il ME con le fosche tinte che volentieri si attribuivano a questo periodo, limitandosi sovente all'aneddoto. Dal canto loro i positivisti, che privilegiavano la descrizione diretta dell'avvenimento fornita dalle fonti, si dimostrarono incapaci di costruire l'oggetto "crisi".

In seguito alle crisi economiche e sociali vissute dall'Occidente nel corso degli anni 1920-40, alcuni storici divennero sensibili alle realtà economiche e sociali del passato. Da allora, utilizzando i metodi degli economisti, impararono a individuare i fatti che avrebbero permesso loro di eleggere la crisi a oggetto scientifico. In Svizzera, i lavori di Hektor Ammann sulla pop. urbana e sul commercio cominciarono proprio in questo periodo pionieristico, ma le principali ricerche risalgono al periodo 1960-1990. Oggi è possibile cogliere più pienamente le Congiunture e i cicli e misurare la portata delle crisi che, durante il XIV e il XV sec., incisero sullo sviluppo demografico della pop., sull'agricoltura, sul commercio e su altri ambiti.

Nell'ultimo quarto del XX sec. si è sviluppato un nuovo modo di intendere i fenomeni di crisi, caratterizzato dalla volontà di considerare i cambiamenti del tardo ME non già come avvenimenti fortuiti legati alla congiuntura (visione liberale), ma nella prospettiva dei mutamenti che toccarono la civiltà medievale nel suo insieme. Le crisi sono viste insomma come effetti e dunque come segni di movimenti che colpirono in profondità un sistema di civiltà in corso di trasformazione. Le periodizzazioni sono state in parte riconsiderate: in quest'ottica, dal momento che le crisi si verificarono in un insieme più vasto e complesso, l'inizio dei mutamenti viene fatto risalire alla fine del XIII sec.

Riferimenti bibliografici

  • W. Abel, Agrarkrisen und Agrarkonjunktur, 1935 (19662)
  • H. Ammann, «Die Bevölkerung der Westschweiz im ausgehenden Mittelalter», in Festschrift Friedrich Emil Welti, 1937, 390-447
  • L. Binz, «La population du diocèse de Genève à la fin du Moyen Age», in Mélanges d'histoire économique et sociale en hommage au professeur Antony Babel, 1, 1963, 145-196
  • G. Bois, Crise du féodalisme, 1976
  • J.-F. Bergier, «Le cycle médiéval», in Histoire et civilisation des Alpes, a cura di P. Guichonnet, 1, 1980, 162-264
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  • H.-J. Gilomen, «Sozial- und Wirtschaftsgeschichte der Schweiz im Spätmittelalter», in L'histoire en Suisse, 1992, 41-66