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Case d'abitazione

Nell'accezione qui adottata, il concetto di case d'abitazione si riferisce alle abitazioni che sono date in affitto, agli immobili locativi o a reddito, in cui è tipica la presenza nel medesimo edificio di vari appartamenti dati in locazione. In questo senso, di case di reddito, si tratta dunque di un fenomeno quasi esclusivamente urbano. Le case d'abitazione si differenziano dalla residenza privata, dalla villa padronale (Casa borghese) e dalla casa fam. Poiché la Svizzera è una nazione di inquilini (63,2% dei nuclei fam. sviz. nel 2011), molto più di quanto non lo siano i Paesi limitrofi, le sue abitazioni in locazione ospitano sia esponenti del ceto borghese sia membri di classi modeste e popolari (Colonia operaia). Nel XIX sec. il modello di questo habitat collettivo era generalmente straniero: inglese, ted. o franc.

Durante l'ancien régime, l'organizzazione degli edifici era basata in primo luogo su un insediamento nel catasto parcellare urbano (Lotto) che tendeva ad occupare tutta la superficie disponibile del terreno. Con la legislazione sulle costruzioni, introdotta generalmente verso la fine del XIX sec., le dimensioni degli immobili furono calcolate più spesso in base alla loro struttura interna che in funzione dei limiti fondiari. Dalla fine del XIX sec. l'immobile a reddito si conformò a forme di aggregazione relativamente recenti come lo square o l'isolato. Tra il XVII e il XX sec. l'economia dello spazio domestico e della distribuzione dei corpi principali degli edifici mutò; la casa di città, contraddistinta dalla contiguità fra ambienti di lavoro e d'abitazione, perse il suo carattere unitario per comprendere soltanto locali ad uso abitativo. La segregazione sociale verticale, per piani, tradizionale dell'ancien régime (più si saliva, più la condizione sociale del locatario diveniva modesta), venne inoltre sostituita dalla segregazione per quartieri.

Durante il XIX sec. si assistette al moltiplicarsi delle case d'affitto situate tra la strada e il cortile interno, in cui ogni piano presentava una distribuzione identica. Il principio seguito nella maggior parte dei casi era quello della tromba delle scale interna da cui si accedeva direttamente agli appartamenti. Tale sistema permetteva di evitare i corridoi e poteva variare in funzione del numero di porte, da due a sei, affacciate sul medesimo pianerottolo. In contrapposizione a questo "archetipo" della casa d'abitazione collettiva, nelle città d'importanza secondaria, come Friburgo o Le Locle, si trovavano abitazioni frutto dell'adattamento della casa rurale all'ambiente urbano, la cui caratteristica principale era di riunire un numero ridotto di alloggi, abitualmente uno solo per piano. Questa disposizione rifletteva la persistenza di modi di vita d'ispirazione patriarcale, con il tipico raggruppamento a corona dei locali abitativi attorno a una stufa centrale.

L'asse di analisi più pertinente del piano d'abitazione rimane probabilmente quello incentrato sull'identificazione di archetipi domestici (un unico vano, un'infilata di locali), generati dalla riproduzione di stili di vita tipici e di modi di coabitazione omologati. Così, l'infilata di stanze consentiva sia di riunire una serie di locali destinati ad essere occupati dai rappresentanti della stessa fam. sia di isolare i vani. Con l'introduzione tardiva, nel XIX sec., della pianta a doppio affaccio si instaurarono nuove relazioni tra i vani situati nel lato anteriore (un tempo le stanze di ricevimento) e quelli del lato posteriore, e venne garantita un'efficace ventilazione trasversale. Gli immobili borghesi si differenziavano dai "casermoni" popolari per il numero di stanze, per la loro dimensione, il loro orientamento e per la presenza o l'assenza di balconi, stanze da bagno e gabinetti privati.

La moltiplicazione di alloggi contigui organizzati in forma di case a schiera fu il risultato di forme di allargamento o di democratizzazione della residenza privata. Tra questi due estremi si colloca tutta una serie di tipi talvolta organizzati in "casermoni" o blocchi, talvolta inseriti in volumi autonomi, come le villette fam. o collettive che potevano essere riunite in città giardino. L'architetto inglese Henry Roberts fu l'ispiratore di nuovi modelli di case d'affitto. La sua opera illustrata dedicata alle tipologie abitative, tradotta in franc. nel 1850 e ampiamente diffusa in Europa continentale a metà del XIX sec., presenta degli immobili con appartamenti indipendenti che beneficiano di spazi differenziati ben ventilati. In Svizzera si avverte il suo influsso in alcune città industriali come, ad esempio, Winterthur.

Oltre alle diverse forme di abitazione in questione, è possibile classificare i tipi di alloggio in funzione dell'origine della loro committenza: industriali illuminati, come i von Roll o i Suchard, che si preoccupavano di dare alloggio al loro personale (alloggio padronale); soc. di costruzione composte da rappresentanti di ambienti liberali (alloggio filantropico); imprenditori edili che erano in grado di assumere a proprio carico l'insieme dell'operazione immobiliare (alloggio speculativo) e che si occupavano sia d'immobili di lusso sia di caseggiati popolari (Costruzione di alloggi). La dimensione sociale dell'abitazione si concretizzò soltanto all'inizio del XX sec. con l'alloggio cooperativo. Alla fine del XIX sec. la creazione della Soc. per il miglioramento dell'alloggio ebbe un ruolo centrale nel perfezionamento dell'abitazione sia popolare sia borghese, determinando la costituzione di soc. locali in favore di alloggi igienici, fondate allo scopo di diffondere appartamenti di concezione razionale. La pianta degli alloggi disposti "schiena contro schiena", criticata a buon diritto per la scarsa aerazione delle stanze, venne vantaggiosamente sostituita dalla disposizione a doppio affaccio degli spazi dell'alloggio, come raccomandavano i vincitori del concorso del 1903 per la costruzione di case operaie nel quartiere ginevrino di Les Grottes. Il muro divisorio, che tagliava longitudinalmente la pianta, venne perforato in misura maggiore, o persino soppresso, per mettere in comunicazione diretta i locali situati sui lati anteriore e posteriore degli immobili. Il miglioramento dell'abitazione novecentesca consistette soprattutto nello sviluppo progressivo della pianta dell'alloggio che prevedeva l'introduzione degli impianti sanitari e del riscaldamento centrale, coniugando l'economia della disposizione con il comfort degli ab.

Vi fu dunque un'estesa omologazione della pianta a doppio affaccio con un nucleo degli impianti sanitari interno che normalmente serviva due o tre appartamenti per pianerottolo. La produzione del secondo dopoguerra, che permise di moltiplicare l'effettivo degli alloggi esistenti, valorizzò e finì con il codificare questo tipo di disposizione, a causa soprattutto di un'urgenza che impediva qualsiasi sperimentazione. Un esame critico avviato alla fine del XX sec., tuttavia, rilevò, al di là della crisi dell'alloggio, un adeguamento lacunoso dei tipi correnti di abitazione alla diversificazione dei modi di vita e promosse altre forme di organizzazione delle piante e l'attribuzione di alloggi atipici a forme di coabitazione inconsuete.

Riferimenti bibliografici

  • AA. VV., Pour les Grottes, 1979
  • G. Heller, "Propre en ordre", 1979 (19802)
  • INSA
  • C. A. Beerli, Rues Basses et Molard, 1983
  • AA. VV., Wohnungen für unterschiedliche Haushaltformen, 1988
  • Architecture de la raison, cat. mostra Losanna, 1991
  • G. Barbey, «Case d'abitazione e cultura domestica nella Svizzera occidentale (1850-1980)», in La Svizzera. Vita e cultura popolare, a cura di P. Hugger, 1, 1992, 393-415
  • H.-P. Bärtschi, «Edilizia e industrializzazione. Da una popolazione di contadini e artigiani a una di impiegati e inquilini», in La Svizzera. Vita e cultura popolare, a cura di P. Hugger, 1, 1992, 377-392
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