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Società digitale

Il termine società digitale si riferisce all’autorappresentazione di società che per svolgere le proprie funzioni e fornire le loro prestazioni ricorrono a reti informatiche e computer.

Dalla metà del XX secolo, realtà e problematiche sociali vennero trasferite nello spazio digitale, dapprima nelle università e nel militare, poi nelle grandi aziende e amministrazioni (informatizzazione). Il termine società digitale iniziò però a imporsi solo dalla metà degli anni 1980, quando anche nei media, nelle piccole e medie imprese e nel settore privato divennero fruibili nuove forme di interazione assistita da computer. Premesse per questa trasformazione furono la larga diffusione del personal computer (PC), lo sviluppo di reti digitali per la telecomunicazione e la mercificazione dell’informazione. Unita ai concetti di società dei consumi, dell’informazione e della conoscenza, la società digitale ha soppiantato la società industriale quale forma dominante di autorappresentazione sociale. Essa concerne tutti i ceti sociali e gli ambiti di vita, ha imposto una forma di comunicazione legata ai media digitali e rinnovato la percezione di sé di società e individui.

Sala dei cataloghi della biblioteca centrale del Politecnico federale di Zurigo (ETH). Fotografia, 1989 ca. (ETH-Bibliothek Zürich, Bildarchiv, Ans_01693-001).
Sala dei cataloghi della biblioteca centrale del Politecnico federale di Zurigo (ETH). Fotografia, 1989 ca. (ETH-Bibliothek Zürich, Bildarchiv, Ans_01693-001). […]

Comunicazione e politica

Analogamente a quanto accaduto per la società borghese, la società digitale ha assunto un carattere politico attraverso le sue modalità di comunicazione. Nell’orbita di centri di calcolo, aule informatiche, istituti di ricerca e aziende di servizio dell’infrastruttura digitale, dagli anni 1960 si formarono circoli di discussione di specialisti composti da sviluppatori, amministratori, gruppi di utenti o proprietari di PC. Accomunati dall’interesse per il funzionamento di apparecchi, software e dati, condividevano le loro conoscenze in materia, dibattevano problemi di applicazione, routine degli utenti o database e iniziarono a immaginare una società digitale. Tali gruppi, in genere basati su progetti e poco organizzati, avevano un carattere meritocratico e distribuivano ruoli per conferenze, pubblicazioni, consulenze e offerte. La loro prossimità a determinati sistemi operativi condizionò fortemente la loro azione sul piano dei contenuti.

Foto di gruppo dell’istituto di matematica applicata del Politecnico federale di Zurigo (ETH) con l’elaboratore centrale Ermeth. Fotografia, 1963 (ETH-Bibliothek, Bildarchiv, Ans_05020).
Foto di gruppo dell’istituto di matematica applicata del Politecnico federale di Zurigo (ETH) con l’elaboratore centrale Ermeth. Fotografia, 1963 (ETH-Bibliothek, Bildarchiv, Ans_05020). […]

Questa sfera di comunicazione specializzata generò un rapporto particolare tra l’individuo e la collettività, rispettivamente tra il privato e il pubblico. La comunità di utenti e gestori definiva le regole di appartenenza e di comportamento, stabiliva cosa fosse possibile, approvava o sanzionava errori o comportamenti scorretti. Tali forme di socializzazione (associazioni, club, community, reti) si politicizzarono e generalizzarono il loro sistema normativo per la società digitale, allargandolo oltre il loro obiettivo primario.

In senso inverso, nell’ultimo terzo del XX secolo istituzioni sociali esistenti hanno iniziato in misura crescente a memorizzare le loro norme e i loro procedimenti in forma digitale. I rendiconti ed esercizi di attività si sono trasformati in reporting costanti di sistemi informativi di gestione (MIS), operanti in tempo reale. Con l’e-government, l’amministrazione pubblica assistita da computer è stata estesa al sistema di decisione politica. Movimenti politici e sociali (flash mob), aziende (forme di finanziamento collettivo, crowdfunding) e ricercatori hanno usato la capacità comunicativa e documentaria della tecnologia. Se nelle società borghesi la partecipazione politica costituiva un privilegio, nella società digitale si è mutata in un obbligo di partecipazione determinato da apparecchiature e procedure.

Le congiunture della partecipazione forzata rispecchiavano il clima politico generale, erano frutto delle strategie per sormontare il divario digitale (digital divide) geografico o generazionale oppure derivavano da analisi sociali assistite da banche dati e algoritmi. Se negli anni 1980 il discorso era incentrato sull’integrazione dell’informatica a livello aziendale e sulla sorveglianza di massa, negli anni 1990 il tema della società digitale era dibattuto anche nel contesto del nuovo ordine mondiale instauratosi in seguito alla caduta della cortina di ferro. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 la società digitale è stata messa sotto pressione dalla sorveglianza statale in rete e ha iniziato nello stesso tempo a sviluppare una propria opinione e contro-opinione pubblica digitale (Wikipedia, Wikileaks, darknet).

Nel XXI secolo editoriali, pagine di fondo culturali e statistiche nazionali hanno perso la loro importanza per l’autoanalisi sociale. L’introspezione della società digitale si basa su strumenti di valutazione assistiti da computer (monitoraggio, reporting, valutazioni, ranking) e su dati, ricavati da interazioni in tempo reale (metadati, data mining, big data). Nonostante un metodo avanzato di autorappresentazione della realtà attuale e futura (simulazione), la società digitale non è stata e non è una società autogestita, ma è costantemente confrontata con i problemi decisionali generati dalle sue stesse forme di comunicazione. Si interroga in particolare sul fatto se dalla convergenza di media risulti una varietà di interpretazioni, se le percezioni si allineino tra di loro o se la produzione di conoscenza sia divenuta troppo individuale. Di conseguenza le negoziazioni per la configurazione di autonomie ne sono ostacolate.

Quale forma di autorappresentazione sociale, la società digitale deve convivere con modelli interpretativi ambivalenti. Si definisce come una società di grande trasparenza e complessità in un’epoca dominata dalla molteplicità di opzioni individuali a fronte di una crescente omogeneità dell’offerta. Si orienta al facile accesso e al divario digitale, celebra la propria ricchezza di dati e il flusso sterminato d’informazione. Il bisogno di introdurre limitazioni tramite codificazione (codici, firewall) è contrapposto al desiderio di consentire ulteriori connessioni grazie a potenti standard (protocolli, plug and play). Le criticità di una gestione dei contenuti poco attenta all’autonomia dei suoi elementi sono, infine, affiancate dalla speranza che dalle risorse esistenti si creino nuove combinazioni.

Infrastruttura

La connessione di computer, utenti, programmi e dati è uno dei luoghi comuni più radicati sulla società digitale. Già alla fine degli anni 1960 erano state create delle connessioni tramite tecniche di trasmissione e di memorizzazione digitali, da cui alla fine degli anni 1980 sarebbe nato internet. Tecniche di trasmissione dati a distanza hanno densificato zone d’interazione collettiva. I provider si sono trasformati in fornitori di servizi, che gestiscono le capacità di reti e modalità di trasmissione digitali. Mediatori di operazioni di pagamento e di pubblicità (PayPal, Google) hanno iniziato a imporre convenzioni non vincolanti al di fuori della regolamentazione statale per strettoie informatiche e punti di passaggio obbligatori (chokepoints).

Campagna pubblicitaria contro il cyberbullismo tra bambini e ragazzi, lanciata dalla fondazione Berner Gesundheit. Progetti della Scuola di design di Berna e Bienne, 2011 (Museo della comunicazione, Berna, PLG 21286 e PLG 21287).
Campagna pubblicitaria contro il cyberbullismo tra bambini e ragazzi, lanciata dalla fondazione Berner Gesundheit. Progetti della Scuola di design di Berna e Bienne, 2011 (Museo della comunicazione, Berna, PLG 21286 e PLG 21287). […]

All’inizio del XXI secolo il baricentro si è spostato dalla rete alla piattaforma. Hanno quindi preso importanza l’integrazione di apparecchi (PC, laptop, personal digital system e smartphone), la convergenza di forme di visualizzazione (formulari, formato PDF) e la standardizzazione di processi (registrazione, thread, cookies). Questo spostamento è stato regolato da social media (Whatsapp, Facebook, Twitter) e su piattaforme commerciali per beni di consumo e servizi. Gli utenti si aspettano che l'utilizzo degli strumenti informatici funzioni indipendentemente dal luogo in cui si trovano (roaming), dall’accesso scelto o dai servizi ricercati e questo su diverse reti, dispositivi, applicazioni e piattaforme. Sono in particolare i social media a connettere e-mail, siti web, campagne pubblicitarie, attività specifiche per gruppi, dibattiti e documentazioni. Si caratterizzano per l’uso di modalità di comunicazione informali e un’elevata compatibilità tra hardware e software.

Le società digitali presentano un basso livello di protezione dalla concorrenza legata ai costi di trasporto. L’attività comunicativa è notevolmente diffusa, con la pretesa di essere addirittura ubiquitaria. Ciononostante, la densità d’interazione delle società digitali presenta grandi differenze geografiche e le comunicazioni delle società digitali non sono prevalentemente globali. Tra i luoghi con traffico di dati particolarmente intenso figurano le piazze finanziarie e di ricerca. A causa di questa qualità glocal delle società digitali, nella socializzazione digitale si creano nuovi luoghi di riferimento. Se nel 2017 Google ha offerto i suoi servizi, globalmente in ampia misura omogenei, da 70 sedi operanti in 50 Paesi, a livello locale per gli utenti vi sono prospettive molte diverse per quanto concerne la fruibilità delle interazioni digitali.

Le società digitali hanno organizzato i loro archivi della conoscenza sempre più in forma iconica e aptica, ossia visiva e tattile. Dalla fine degli anni 1980 la rapida perdita di informazioni che minaccia la società digitale viene contrastata ricorrendo alla tecnica dell’ipertesto e alle miniature (thumbnail). L’aggancio di contenuti permette una strutturazione flessibile, contestuale e user friendly del sapere esistente. Negli ipertesti da allora gli elementi di un testo vengono evidenziati in modo da segnalare la possibilità di deviazione (link) verso altri testi. Il World Wide Web (WWW), quale insieme di tutti gli elementi di testo resi agganciabili attraverso l’Hypertext Transfer Protocol (HTTP), può essere indicizzato tramite robot (web crawler). A cavallo tra XX e XXI secolo, l’impiego di questi indici con motori di ricerca finanziati tramite pubblicità ha aperto possibilità di accesso alle comunicazioni della società digitale senza precedenti. Da allora, accanto ai testi vengono connessi e resi accessibili in misura maggiore anche dati audiovisivi. La struttura a ipertesto della rete ha rinforzato un trend esistente rivolto verso l'interfaccia grafica (Graphical User Interface, GUI). Periferiche e indicatori (mouse, trackpad, joystick, dita) consentono una cultura del What you see is what you get (WYSIWYG) e una forma comunicativa visiva, quasi aptica, dapprima su PC e in seguito su touchpad e smartphone. La crescente popolarità dell’infografica interattiva e l’aumento dell’importanza di simulazioni visualizzate indicano un mutamento fondamentale dell’interazione comunicativa nelle società digitali. Anche la vasta offerta di servizi (vendita online, conferenze video, messaggistica, social media, server musicali, video on demand) si caratterizza per una grande permeabilità, ampliata dal grande impatto dell’immagine.

Evoluzione in Svizzera

Un aspetto peculiare dell’evoluzione della società digitale in Svizzera è che nelle aziende dei settori dei servizi (banche, assicurazioni, trasporti) e dell’industria (ricerca farmaceutica, automazione di processi) la produzione di hardware e software è integrata. L’offerta di formazione per professioni dell’informatica è molto sfruttata e diversificata. La densità e stabilità delle infrastrutture pubbliche in Svizzera nell’ultimo ventennio del XX secolo ha probabilmente frenato piuttosto che favorito lo spostamento delle interazioni sociali nello spazio digitale. Le solide prestazioni della posta lettere tradizionale e dei servizi di telecomunicazione analogici (telefono, telex, fax) hanno determinato un adattamento relativamente lento all’uso della posta elettronica (e-mail). Questa forma di comunicazione si è imposta a livello aziendale solo dalla metà degli anni 1990, con uno sviluppo ancora più lento nelle economie domestiche private. Nel 1997 solo il 7% della popolazione usava regolarmente internet, nel 2016 questa quota era salita all’85%. Le nuove forme di interazione digitale si sono diffuse in modo particolarmente rapido dove i servizi potevano contare su infrastrutture esistenti. Lo dimostrano l’online banking (Videotex), l’uso di messaggi di testo via telefono (Short Message Service, SMS) oppure l’impiego più esteso della televisione via telefono e cavo (PTT, Rediffusion) per la trasmissione di dati, teletext, internet e video on demand (Swisscom, Cablecom). Tra le grandi strutture della società digitale svizzera con maggiore successo figurano anche offerte di car sharing o di consegna a domicilio basate sul web, che sfruttano il parco macchine del servizio pacchi della posta, come pure giornali cartacei, generati da dati digitali, destinati ai pendolari sulla rete ferroviaria delle FFS.

Spettatori filmano e fotografano con i loro cellulari l’esibizione del gruppo hip-hop francese Suprême NTM durante il 43. Paléo Festival Nyon. Fotografia del 21.7.2018 © KEYSTONE / Valentin Flauraud, immagine 349429175.
Spettatori filmano e fotografano con i loro cellulari l’esibizione del gruppo hip-hop francese Suprême NTM durante il 43. Paléo Festival Nyon. Fotografia del 21.7.2018 © KEYSTONE / Valentin Flauraud, immagine 349429175. […]

In Svizzera la società digitale si distingue per la quasi totale irrilevanza in ambito militare di una cultura command and control assistita da computer, mentre è possibile individuare una precoce affinità per i computer nelle istituzioni della Confederazione (PTT, FFS, politecnici federali) e nelle amministrazioni cantonali (uffici delle imposte). L’uso precoce di computer nel settore finanziario ad esempio è riconducibile sia all’aumento massiccio di transazioni finanziarie dagli anni 1960, che alla necessità di superare i limiti di crescita di banche e assicurazioni tramite la riorganizzazione delle strutture aziendali (decentralizzazione, flessibilizzazione, outsourcing). Mentre l’uso di computer ha giovato alla ristrutturazione delle grandi aziende, per le piccole e medie imprese l’introduzione di questa tecnologia dalla metà degli anni 1980 sembra aver contribuito alla ulteriore stabilizzazione delle loro strutture.

Interazioni assistite da computer sono state contemporaneamente promosse grazie alla crescente importanza di forme di controllo strategico proprie all’economia aziendale degli anni 1980 (consulenza aziendale, valutazione, gestione delle risorse umane). La deregolamentazione dei servizi pubblici nel periodo di recessione degli anni 1990, il New Public Management e l’armonizzazione strategica dei processi aziendali (Enterprise Resource Planning) hanno dato ulteriore spinta all’uso di computer. Con il boom del web (ipertesto, e-mail, siti web) nello stesso tempo sono nate forme private di utilizzo. Per i mezzi di comunicazione stampati e il commercio al dettaglio il trasferimento dei tradizionali procedimenti amministrativi, logistici e produttivi nello spazio digitale ha creato sinergie inattese. Da un lato si assiste a una differenziazione dei prodotti (grandi distributori, derivati finanziari, radio, mercato librario), dall’altro a una omogeneizzazione dell’offerta (quotidiani).

Riferimenti bibliografici

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