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Innovazioni 

L’innovazione è un processo caratterizzato dallo sviluppo di nuovi procedimenti o di nuovi prodotti (beni o servizi) che permettono ai loro detentori di instaurare una posizione dominante o di rafforzare la loro competitività sul mercato (produttività, concorrenza). L’economista austriaco Joseph Schumpeter, uno dei primi ad analizzare le dinamiche dell’innovazione, inserì quest’ultima al centro del sistema capitalistico e mostrò la relazione fra novità, mercato, imprenditorialità e crescita economica. L’innovazione va dunque distinta dall’invenzione, che porta sì a una scoperta o a una creazione, ma senza alcun legame con il mercato. La mercificazione dell’invenzione dà così luogo a un’innovazione. Sul piano macroeconomico, l’innovazione è un fattore essenziale di crescita, insieme al trasferimento di tecnologie, altrettanto importante per il progresso tecnico (modernizzazione). Ciò si verifica in particolare nei Paesi che non dispongono di risorse naturali, come la Svizzera.

Una collaboratrice del laboratorio di ricerca della IBM a Rüschlikon nel canton Zurigo lavora con un microscopio a effetto tunnel. Fotografia, 31.7.2008 (KEYSTONE / Alessandro Della Bella, immagine 55075855).
Una collaboratrice del laboratorio di ricerca della IBM a Rüschlikon nel canton Zurigo lavora con un microscopio a effetto tunnel. Fotografia, 31.7.2008 (KEYSTONE / Alessandro Della Bella, immagine 55075855). […]

Gli attori dell’innovazione sono molteplici. Si tratta sia di persone (imprenditori, artigiani, ingegneri ecc.) che di organizzazioni come le imprese, lo Stato e le università. Nella maggior parte dei Paesi industrializzati, nel periodo fra le due guerre mondiali la via privilegiata del processo innovativo era quella dall’individuo al laboratorio. La storica dell’economia Béatrice Veyrassat mostra, nel caso specifico dell’orologeria, come la percentuale dei brevetti depositati dalle imprese, rispetto a quelli registrati da individui, sia passata dal 25% del totale negli anni 1890-1897, al 58% tra il 1934 e il 1939. Così, anche in un’industria diffusa e con solo un esiguo numero di laboratori propriamente detti, durante il periodo interbellico si osserva un’internalizzazione delle funzioni di ricerca nelle imprese.

Le relazioni fra i diversi attori istituzionali coinvolti nell’innovazione e il peso relativo di ciascuno di essi variano da Stato a Stato. Il concetto di sistema nazionale d’innovazione (National Innovation System) fu sviluppato dagli economisti, tra cui Richard Nelson, nel ventennio 1980-2000, con lo scopo di mettere in luce in termini comparativi le specificità nazionali. In questa prospettiva, la Svizzera si distingue per il netto predominio del suo settore privato. Nel 2015, le spese di ricerca e sviluppo (R&S) ammontavano a 2 miliardi di franchi per la Confederazione, a 5,9 miliardi per le scuole universitarie (università, politecnici, scuole universitarie professionali, ricerca scientifica) e a 15,7 miliardi per le imprese private.

Le imprese private

A partire dalla rivoluzione industriale, le imprese private sono la principale sede di innovazione in Svizzera. Tuttavia, malgrado questa specificità strutturale del sistema elvetico di innovazione, le modalità di realizzazione della R&S mutarono profondamente alla fine del XIX secolo.

In un primo tempo, nei settori legati alle tecnologie della prima rivoluzione industriale, come il tessile e l’orologeria, la R&S fu un’attività sostanzialmente individuale, svolta da meccanici e tecnici nelle officine. Si trattava allora essenzialmente di una cosiddetta innovazione incrementale, volta al miglioramento progressivo dei prodotti e delle tecnologie esistenti, quali le macchine tessili importate dalla Gran Bretagna. Vennero anche applicate nuove tecnologie di produzione, come l’utilizzo di macchine utensili in settori fino ad allora poco meccanizzati (meccanizzazione), sull’esempio dell’industria delle calzature e dell’orologeria. Nel XIX secolo l’innovazione incrementale fu parte integrante di una trasformazione dei modi di produzione basata anche sul trasferimento di tecnologie. In questo contesto, coloro che fondavano imprese erano sovente essi stessi dei tecnici e degli innovatori. Dopo la seconda guerra mondiale furono elevati a vere e proprie figure eroiche della Svizzera moderna attraverso diversi luoghi della memoria come i musei (Museo svizzero dei trasporti a Lucerna, 1959; Museo internazionale dell’orologeria a La Chaux-de-Fonds, 1974) e a pubblicazioni come la collana dedicata ai pionieri svizzeri dell’economia e della tecnica (Schweizer Pioniere der Wirtschaft und Technik = Pionniers suisses de l’économie et de la technique, dal 1955).

Rotaie della ferrovia dello Harz da Blankenburg a Tanne (Sassonia-Anhalt), ultimata nel 1886 e realizzata secondo il sistema Abt. Silografia tratta da Das Buch der Erfindungen, Gewerbe und Industrien, 9. edizione, 1901, volume 9, p. 164 (ETH-Bibliothek Zürich, Rar 6632, e-rara.ch, DOI: 10.3931/e-rara-26751).
Rotaie della ferrovia dello Harz da Blankenburg a Tanne (Sassonia-Anhalt), ultimata nel 1886 e realizzata secondo il sistema Abt. Silografia tratta da Das Buch der Erfindungen, Gewerbe und Industrien, 9. edizione, 1901, volume 9, p. 164 (ETH-Bibliothek Zürich, Rar 6632, e-rara.ch, DOI: 10.3931/e-rara-26751). […]
Cremagliere con due rispettivamente tre piastre del sistema Abt, sezione longitudinale e trasversale. Silografia tratta da Das Buch der Erfindungen, Gewerbe und Industrien, 9. edizione, 1901, volume 9, p. 163 (ETH-Bibliothek Zürich, Rar 6632, e-rara.ch, DOI: 10.3931/e-rara-26751).
Cremagliere con due rispettivamente tre piastre del sistema Abt, sezione longitudinale e trasversale. Silografia tratta da Das Buch der Erfindungen, Gewerbe und Industrien, 9. edizione, 1901, volume 9, p. 163 (ETH-Bibliothek Zürich, Rar 6632, e-rara.ch, DOI: 10.3931/e-rara-26751). […]

L’innovazione nell’ambito dell’industria tessile e dell’orologeria consentì lo sviluppo di questi settori in un ambiente competitivo, dominato dalle imprese inglesi. La necessità di esportazione presente sin dagli inizi dell’industrializzazione e la forte concorrenza sul mercato mondiale portarono inoltre gli imprenditori a sviluppare un altro tipo di innovazione, non tecnologica, in rapporto con i prodotti commercializzati. Le informazioni raccolte sui diversi mercati mondiali permisero in particolare ai commercianti di cotonati e di orologi di adattare i loro prodotti alla domanda multiforme e in continuo cambiamento. Un esempio in tal senso è dato dai commercianti Edward Anton Keller e Wilhelm Heinrich Diethelm, che alla fine del XIX secolo esportarono in Estremo Oriente prodotti tessili disegnati appositamente per quei mercati, o dell’orologiaio Georges Frédéric Roskopf, che dal 1867 produsse un orologio semplice e a buon mercato destinato agli operai.

In un secondo tempo, a cavallo fra XIX e XX secolo, nell’ambito delle imprese si sviluppò un nuovo tipo di organizzazione, che si impose a poco a poco come il fulcro della R&S e dell’innovazione: il laboratorio di ricerca. I primi laboratori fecero la loro comparsa nelle grandi aziende americane e tedesche della fine del XIX secolo, soprattutto nei settori della seconda rivoluzione industriale come la chimica, l’elettricità (elettrificazione, industria elettrica) e l’automobile (motorizzazione). Le imprese reclutarono ingegneri diplomati nelle università e nelle scuole tecniche per realizzare ricerca applicata. Questi lavori non si esaurirono nell’innovazione incrementale, ma diedero impulsi per un’innovazione radicale, ossia l’invenzione di nuovi prodotti e di nuove tecnologie.

In Svizzera, i laboratori di ricerca videro la luce dapprima nell’industria chimica, nell’elettrotecnica e nell’industria delle macchine. Ciba e Roche crearono dei laboratori di ricerca alla fine del XIX secolo, seguiti da Sandoz all’inizio del XX secolo e da Geigy nel corso degli anni 1930. Il caso dell’industria chimica mostra d’altronde che la R&S e l’innovazione si organizzarono rapidamente su scala transnazionale, seguendo l’internazionalizzazione precoce di questo settore. Tra le due guerre, le grandi imprese basilesi investirono nella ricerca e nella produzione negli Stati Uniti, sull’esempio di Ciba, che nel 1921 acquisì la società americana Aniline Dyes and Chemicals, Inc (ridenominata in seguito Ciba Company, Inc), che possedeva un importante centro di R&S. Nel 1929 Roche lanciò delle attività di ricerca a New York per lo sviluppo di vitamine e ormoni.

L’internazionalizzazione dell’innovazione si basa anche sulla presenza di multinazionali estere in Svizzera. Durante la prima metà del XX secolo fu questo in particolare il caso di Siemens (Siemens-Albis), che avviò la produzione in Svizzera all’inizio degli anni 1920. Prima della seconda guerra mondiale era una delle rare filiali del gruppo tedesco a disporre di un ufficio brevetti per tutelare in maniera diretta le innovazioni realizzate sul territorio svizzero.

Dopo il 1945, benché l’apertura dei laboratori di ricerca e l’internazionalizzazione della R&S si estendessero all’insieme dei settori industriali, la chimica e l’elettrotecnica conservarono la loro posizione dominante nell’ambito del sistema di innovazione. Dopo l’inizio degli anni 1990, in questi due settori le spese investite per la R&S all’estero superavano quelle investite per lo stesso scopo in Svizzera. La globalizzazione della ricerca e dell’innovazione in queste industrie non è tuttavia una specificità elvetica. La loro importanza nell’ambito dell’economia svizzera le rende tra i più importanti attori dell’innovazione. Nel 2015 i principali settori industriali della R&S erano la chimica farmaceutica (39,4% delle spese private di R&S), quello delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, scaturito dall’elettrotecnica (10,9%), e le macchine (10,1%). Inoltre, questa statistica evidenzia il ruolo determinante delle medie e grandi imprese: le società con oltre 100 collaboratori rappresentavano più dell’86% delle spese per la R&S nell’economia privata.

Nel corso del XX secolo la R&S e l’innovazione furono però presenti anche nei settori tradizionali e nelle piccole imprese. In questo ambito si presentano tuttavia in una forma diversa, basata sul modello classico di innovazione individuale e caratterizzata dall’assenza di centri di R&S. Dopo la seconda guerra mondiale, le piccole e medie imprese dell’industria delle macchine utensili e dell’orologeria si impegnarono attivamente nell’innovazione dei processi. Ispirate dal taylorismo e dal fordismo, misero a punto dei metodi volti a razionalizzare la produzione e ad abbassare i costi di fabbricazione (razionalizzazione, divisione del lavoro).

Il prototipo "Beta 1" del 1967, primo orologio da polso al quarzo al mondo, sviluppato dal Centre électronique horloger (CEH) di Neuchâtel. Fotografia proveniente dall’archivio del Centre (Musée international de l’horlogerie, La Chaux-de-Fonds).
Il prototipo "Beta 1" del 1967, primo orologio da polso al quarzo al mondo, sviluppato dal Centre électronique horloger (CEH) di Neuchâtel. Fotografia proveniente dall’archivio del Centre (Musée international de l’horlogerie, La Chaux-de-Fonds). […]

Nell’ambito dell’innovazione dei prodotti, le esigue dimensioni delle aziende dei settori tradizionali rese difficoltosa la creazione di centri di R&S. Questo problema fu superato dall’organizzazione di ricerche comuni, per esempio nell’industria dei cavi e dell’orologeria. Lo esemplificano il Laboratorio svizzero di ricerche per l’orologeria (Laboratoire suisse de recherches horlogères, LSRH), le cui origini risalgono al 1921, e il Centre électronique horloger SA (CEH), fondato nel 1962 da Ebauches SA, entrambi a Neuchâtel, e numerose aziende orologiere. Il CEH realizzò nel 1967 il primo prototipo di orologio da polso al quarzo del mondo. Nel 1984 la fusione del LSRH e del CEH diede vita al Centro svizzero di elettronica e microtecnica (Centre suisse d'électronique et de microtechnique, CSEM). Quest’ultimo perseguì attività di R&S nell’ambito dell’elettronica, delle tecnologie di comunicazione e di microtecniche in collaborazione con numerose imprese private e università. Va inoltre menzionata l’apertura a Ginevra, nel 1953, di una filiale della fondazione americana Battelle Memorial Institute, che nel corso della seconda metà del XX secolo ha realizzato lavori di R&S per conto di numerose aziende svizzere.

Lo stato

La Confederazione interviene a diversi livelli nel sistema svizzero di innovazione. In primo luogo tramite un quadro istituzionale volto a favorire l’innovazione da parte delle imprese. Lo Stato federale agisce in questo ambito principalmente attraverso la politica dei brevetti. L’adozione di un articolo costituzionale sulla protezione dell’innovazione (1887) e l’allestimento di un ufficio federale della proprietà intellettuale (1888) posero le basi della protezione legale dell’innovazione. Fino al 1907, i processi chimici furono esclusi da questa legislazione, ciò che permise alle imprese basilesi di copiare le conoscenze acquisite dai Tedeschi e di svilupparsi sulla base di un trasferimento di tecnologie, prima di passare all’inizio del XX secolo a una strategia di crescita basata sull’innovazione.

Brevetti 1891-2017 – Fonti: Statistique historique de la Suisse HSSO, 2012, Tab. W.18a et W.19; Istituto federale della proprietà intellettuale, Statistica dei brevetti.
Brevetti 1891-2017 – Fonti: Statistique historique de la Suisse HSSO, 2012, Tab. W.18a et W.19; Istituto federale della proprietà intellettuale, Statistica dei brevetti. […]

In secondo luogo, lo Stato incoraggia finanziariamente la ricerca e l’innovazione nei politecnici federali, nelle università e nelle scuole universitarie professionali (legge federale sulla promozione e sul coordinamento del settore universitario svizzero, ricerca scientifica). Il finanziamento è indiretto e avviene essenzialmente attraverso il Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS), fondazione privata sostenuta dalla Confederazione creata nel 1952. Il FNS finanzia principalmente la ricerca di base nelle università e nelle scuole universitarie (professionali), con l’obiettivo di rinforzare la competitività internazionale della piazza scientifica svizzera. Inoltre, la Commissione per la promozione delle ricerche scientifiche creata nel 1944 (Commissione per la tecnologia e l’innovazione dal 1996, Innosuisse dal 2018) riunisce rappresentanti dell’amministrazione federale, dell’economia privata e della comunità scientifica. Il suo ruolo è quello di valutare i progetti di ricerca in lizza per ottenere contributi federali e di determinare il loro potenziale per la creazione, diretta o indiretta, di posti di lavoro. Infine, a partire dagli anni 1980, la Confederazione si allinea alla politica scientifica europea, fortemente orientata verso la ricerca applicata, finanziando la ricerca e lo sviluppo anche nell’ambito della propria amministrazione (è il caso per esempio dell’ufficio federale dell’energia) e partecipando così alla globalizzazione della ricerca e dell’innovazione.

In terzo luogo, la Confederazione si è impegnata direttamente in grandi progetti di ricerca industriale. In tal senso, la Svizzera si distingue dalle grandi nazioni per il marcato disinteresse da parte dell’esercito per le questioni tecnologiche. Fanno eccezione il gas o la bomba atomica, per i quali l’esercito ha fatto capo a delle innovazioni sviluppate nel privato per introdurre nell’ambito militare tecnologie esistenti. L’esercito non è quindi un attore di primo piano dell’innovazione in Svizzera.

Dopo la seconda guerra mondiale la Confederazione ha esplicato la sua azione soprattutto nello sviluppo di tecnologie civili, con un’attenzione particolare su due grandi progetti: l’energia atomica e la digitalizzazione delle comunicazioni (telecomunicazioni, informatizzazione, società digitale). Innanzitutto, nell’ambito dell’energia nucleare, lo Stato partecipò nel 1955 alla creazione di una società privata di R&S, la Reaktor AG, accanto a un centinaio di imprese condotte da Brown, Boveri & Cie e Sulzer. Inoltre, la Confederazione finanziò l’Istituto federale di ricerche sui reattori, fondato nel 1960 con la partecipazione di numerose aziende private (Istituto Paul Scherrer dal 1988). L’anno successivo, venne creata la Società nazionale per la promozione della tecnica atomica industriale, finanziata in particolare da capitali di Sulzer e da sovvenzioni della Confederazione. Essa aprì nel 1968 una centrale atomica a Lucens, chiusa l’anno successivo in seguito a un incidente tecnico. Tuttavia, nel frattempo, le aziende elettriche svizzere si rivolsero a imprese americane per acquisire le tecnologie necessarie all’apertura delle prime centrali nucleari. La politica interventistica dello Stato nell’ambito dell’energia atomica si è tradotta quindi in un insuccesso, poiché fu piuttosto un trasferimento di tecnologie estere più che un’innovazione realizzata su territorio svizzero che diede vita ai progetti industriali per la produzione di energia elettrica.   

Una situazione analoga si è presentata nell’ambito delle comunicazioni. Alla fine degli anni 1960, la regia federale delle PTT si lanciò in vasti progetti di R&S legati alla digitalizzazione delle comunicazioni (progetto Integrated Telecommunication System), in collaborazione con le aziende private Hasler (Ascom, dal 1987), Siemens-Albis e Standard Telephone & Radio AG (in seguito Alcatel STR AG), queste ultime due basate su capitali esteri e stabilite in Svizzera. Anche questo progetto si concluse con un fallimento, avendo deciso le PTT nel 1983 di acquisire una tecnologia estera.

Questi due esempi mostrano i limiti dell’azione diretta della Confederazione in materia di ricerca e innovazione. A partire dagli anni 1980, lo Stato ha però abbandonato le sue ambizioni in questo settore, così come si evince dalla composizione delle spese pubbliche destinate alla R&S. Nel 2015 queste ultime ammontavano a 2 miliardi di franchi, di cui all’incirca la metà destinate al FNS e 700 milioni alle scuole universitarie. A essere sostenute direttamente dalla Confederazione sono essenzialmente le ricerche in agronomia (Agroscope).

Le scuole universitarie

Fino all’inizio del XX secolo le scuole universitarie svizzere sostenevano l’innovazione sostanzialmente attraverso la formazione di ingegneri e di ricercatori. Esse fornivano all’industria personale qualificato, ma realizzavano poca ricerca a favore delle imprese private. Il Politecnico federale, aperto a Zurigo nel 1855, costituiva un’eccezione. Sin dai primi anni si impose come un centro di spicco per l’innovazione in Europa, in particolare nei settori dell’elettrotecnica e della chimica. Rafforzò i suoi legami con le imprese private nel periodo fra le due guerre, soprattutto con il suo istituto di fisica, diretto dal 1927 da Paul Scherrer, e con l’apertura di un dipartimento di ricerca industriale nel 1937. Le scuole tecniche superiori, tra cui la prima aperta a Winterthur nel 1874, svolsero a loro volta attività di ricerca a favore delle imprese dall’inizio del XX secolo, ma il loro ruolo principale era di formare tecnici.

Fotografia aerea del cantiere del Technopark nel circondario 5 a Zurigo, febbraio 1990 (ETH-Bibliothek Zürich, Bildarchiv, Bestand Comet Photo AG, Com_FC24-8005-0074).
Fotografia aerea del cantiere del Technopark nel circondario 5 a Zurigo, febbraio 1990 (ETH-Bibliothek Zürich, Bildarchiv, Bestand Comet Photo AG, Com_FC24-8005-0074). […]

È sostanzialmente dopo la seconda guerra mondiale che le scuole universitarie svizzere si collocarono tra i principali attori dell’innovazione. I progetti di ricerca comuni con le imprese private si generalizzarono. L’azienda farmaceutica Roche, per esempio, finanzia dei lavori di ricerca universitaria sin dagli anni 1950. Nel 1969 la scuola politecnica dell’Università di Losanna fu elevata al rango di Politecnico federale, diventando un importante centro di ricerca applicata nella Svizzera romanda, in particolare grazie al suo istituto di microtecnica. All’inizio degli anni 1990, i politecnici federali incoraggiarono la creazione di imprese start up e parteciparono all’organizzazione di parchi scientifici destinati ad accoglierle (Science Park a Losanna nel 1991, oggi Innovation Park; Technopark a Zurigo nel 1993). Diverse centinaia di imprese provengono da questo processo di spin off.

Quattro edifici del parco dell'innovazione dell’EPFL a Écublens. Fotografia, estate 2011 (EPFL Innovation Park).
Quattro edifici del parco dell'innovazione dell’EPFL a Écublens. Fotografia, estate 2011 (EPFL Innovation Park). […]

La Svizzera nel confronto internazionale all’inizio del XXI secolo

Le statistiche dell’OCSE mostrano che la Svizzera si trovava nel 2010 fra i Paesi sviluppati che più spendevano per la R&S. Le spese ammontavano allora al 3% del prodotto nazionale lordo (PNL), collocando la Svizzera dietro a Israele (4,4%), Finlandia (3,9%), Corea del Sud (3,9%), Svezia (3,4%), Giappone (3,3%) e Danimarca (3,1%), ma davanti a Stati Uniti (2,9%) e Unione europea (1,9%). D’altra parte, fra questi Paesi, la Svizzera era, con il Giappone, quello con i contributi pubblici alla R&S più bassi (0,8% del PNL). Infine, la Svizzera si piazzava al sesto rango dei Paesi in cui l’industria finanzia maggiormente la ricerca pubblica, attraverso borse, donazioni e contratti.

Spese per la ricerca e lo sviluppo in alcuni Paesi 1981-2016 – Fonte: Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
Spese per la ricerca e lo sviluppo in alcuni Paesi 1981-2016 – Fonte: Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). […]

All’inizio del XXI secolo la Svizzera si collocava inoltre tra i Paesi dell’OCSE in cui la ricerca si distingueva per il suo spiccato orientamento internazionale. Nel 2010, figurava al terzo rango per quanto riguarda la pubblicazione di articoli scientifici in collaborazione con autori stranieri e al quarto per il deposito di brevetti in comune con un partner di un altro Paese.

Screenshot della carta panoramica con la rete di sedi riunite sotto il mantello di Switzerland Innovation. Versione inglese di switzerland-innovation.com, consultata il 25.10.2018 (Stiftung Swiss Innovation Park).
Screenshot della carta panoramica con la rete di sedi riunite sotto il mantello di Switzerland Innovation. Versione inglese di switzerland-innovation.com, consultata il 25.10.2018 (Stiftung Swiss Innovation Park). […]

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